NUOVO ORARIO : 12,30
Analisi del sentiment degli imprenditori, con un focus speciale sulle prospettive del 2024 MARTEDI’ 7 novembre in Ascom, in via Massena 20
Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.
Ormai ci siamo: la fine del mercato tutelato del gas è sempre più vicina. La deadline è stabilita all’alba del 2024. Dopodiché resterà in piedi soltanto il regime di mercato libero, con conseguente cambiamento radicale delle abitudini di consumo energetico degli italiani.
Entro il 10 gennaio i clienti dovranno formalizzare il passaggio al mercato libero, pena la fine dell’utenza all’asta. Coloro che non effettueranno il passaggio non subiranno l’interruzione delle forniture, bensì avranno la possibilità di aderire al Servizio a tutele graduali (Stg, ne avevamo parlato qui) fino a un massimo di quattro anni. Discorso diverso per i clienti considerati vulnerabili, che rimarranno invece transitoriamente riforniti nell’attuale servizio di maggior tutela, in attesa di un provvedimento mirato dell’Autorità per l’energia.
Sono considerati tecnicamente clienti vulnerabili le seguenti categorie: chi ha un’età superiore ai 75 anni; chi si trova in condizioni economicamente svantaggiate (ad esempio è percettore di bonus energia); chi versa in gravi condizioni di salute che richiedono l’utilizzo di apparecchiature medico-terapeutiche salvavita alimentate dall’energia elettrica o i soggetti presso i quali sono presenti persone che versano in tali condizioni; chi è un soggetto con disabilità ai sensi della legge 104/92; chi si trova in una struttura abitativa di emergenza a seguito di eventi calamitosi; chi si trova in un’isola minore non interconnessa.
Sul sito ufficiale dell’Arera si precisa cosa si intende con “servizio di maggior tutela” nell’ambito delle bollette energetiche. Si tratta di “servizi di fornitura di energia elettrica e gas naturale con condizioni economiche (prezzo) e contrattuali definite dall’Autorità destinati ai clienti finali di piccole dimensioni (quali famiglie e microimprese) che non hanno ancora scelto un venditore nel mercato libero”. Il prezzo è stabilito ogni trimestre sulla base di vari fattori, tra cui il costo dell’energia, le spese di rete e di distribuzione.
Ma come si passa concretamente al mercato libero nel 2024? La transizione è gratuita e può essere effettuata in qualsiasi momento. Bisognerà contattare un fornitore di energia elettrica del mercato libero e richiedere un’offerta. Se non si passa al mercato libero entro le date stabilite, si verrà automaticamente trasferiti a un fornitore del mercato libero che sarà scelto direttamente dall’Arera.
Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format.
Il 14 Novembre, nella sede The Place-Green Pea, (Via Ermanno Fenoglietti 20, Torino) si svolgerà una serata di architettura interamente dedicata all’esplorazione del futuro dell’abitare sostenibile organizzata da Cult Lab e Green Pea e curata da Il Giornale dell’Architettura e comunicArch.
Architetti, urbanisti, designer, paesaggisti, aziende e startup si confronteranno ti in una tavola rotonda promuovendo l’efficienza energetica, la riduzione degli sprechi e l’integrazione degli elementi naturali nelle abitazioni.
I loro esempi illustreranno come le aree verdi e gli spazi all’aperto possano essere integrati in maniera sinergica nelle comunità urbane, migliorando la qualità della vita e la connessione con la natura.
Di seguito il programma, che vede invitati, tra gli altri, i torinesi Carlo Ratti Associati fino ai milanesi Studio Marco Piva e Lombardini22 (che sta costruendo un nuovo studentato nell’ex sede della Lavazza di corso Novara), passando per gli altoatesini noa* (che hanno appena aperto una sede a Torino) fino a Tiziana Monterisi e ancora: lo studio LAND (che si sta occupando della rigenerazione del Parco del Valentino) e Piuarch (che sta costruendo l’espansione della fabbrica Leone a Collegno), ma non solo.
Il ricco programma prevede:
- 18.00 Registrazione iscritti e visita al piano home di Green Pea con Pierangelo De Poli, Ceo di Green Pea Home
- 19.00-19.10 Saluti di Oscar Farinetti
- 19.15 Tavola rotonda con Fabio Basile (Studio Marco Piva), Marco Bonanno (LAND), Andrea Cassi (CRA-Carlo Ratti Associati), Gabriele Centazzo (Valcucine), Paolo Lioy (Whirlpool Italia), Gianni Mollo (Piuarch), Tiziana Monterisi (RiceHouse), Michele Pascucci (noa*), Cristiana Ruspa (Giardino Segreto), Elena Stoppioni (Lombardini22)
- 20.45 Dibattito finale
- 21.00 Termine lavori
Moderano: Cristiana Chiorino, Luca Gibello e Laura Milan (Il Giornale dell’Architettura)
Per gli architetti sono previsti 2 cfp accreditati da InArch/Piemonte.
Incontro in presenza presso Green Pea, via E. Fenoglietti 20, Torino.
Iscrizioni e info: www.eventbrite.it/e/biglietti-abitare-green-732693956347?aff=ebdssbdestsearch
Al via la III edizione, premiazione in primavera 2024
La Fondazione Circolo dei lettori bandisce la III edizione del Premio Atlante, il riconoscimento dedicato alle opere letterarie e giornalistiche, le attività d’ingegno e i progetti pilota che affrontano il tema della demografia sostenibile e della sostenibilità ambientale da prospettive nuove.
Il Premio Atlante si prefigge gli obiettivi di stimolare una riflessione virtuosa e attenta intorno al tema della sostenibilità demografica e ambientale, e le responsabilità verso il nostro pianeta; contribuire alla valorizzazione di idee e progetti che propongono nuovi metodi di approccio e possibili soluzioni ai temi dell’ambiente; promuovere la diffusione di idee e progetti sul tema della sostenibilità demografica e ambientale in termini di umana responsabilità.
Il Premio si divide in due categorie: narrazioni e idee e progetti.
La sezione “Narrazioni” premia le opere letterarie che affrontano il tema della sostenibilità ambientale proponendo chiavi di lettura nuove e/o evidenziando aspetti del tema con accuratezza scientifica a seguito di un attento lavoro di analisi. Per opere letterarie si intendono: saggi editi da gennaio a dicembre 2023, che devono essere circolanti e reperibili, oppure in corso di ristampa; reportage giornalistici pubblicati da gennaio a dicembre 2023 su riviste online o cartacee.
La sezione è aperta a tutti gli editori e i giornalisti che pubblicano in lingua italiana. Gli editori e i giornalisti possono presentare fino a un massimo di tre candidature.
Per candidarsi è sufficiente compilare il modulo di partecipazione e inviare il pdf leggero del libro e/o dell’articolo candidato all’indirizzo premioatlante@circololettori.it. Sarà possibile inviare le candidature fino al 28 febbraio 2024.
Agli editori si richiede inoltre di inviare tre copie cartacee all’indirizzo della Fondazione Circolo dei lettori (Via Bogino 9, 10123 Torino).
La sezione “Idee e progetti” premia le iniziative che affrontano il tema della demografia sostenibile e della sostenibilità ambientale proponendo possibili soluzioni e progetti innovativi che riducono l’impatto dell’uomo sull’ambiente.
La sezione è aperta a consorzi, cooperative o associazioni culturali, associazioni e organizzazioni della società civile e di solidarietà internazionale, che hanno realizzato in Italia e nel mondo progetti dedicati alla sostenibilità ambientale e climatica e a un miglior equilibrio tra l’uomo e l’ambiente nell’anno 2023.
Per candidarsi è sufficiente compilare il modulo di partecipazione e inviare un abstract del progetto e degli allegati visuali a supporto della candidatura all’indirizzo mail premioatlante@circololettori.it. Sarà possibile inviare le candidature fino al 28 febbraio 2024.
In occasione della sua III edizione il Premio Atlante rinnova il logo e istituisce anche una menzione speciale rivolta agli istituti scolastici di ogni ordine e grado (scuola dell’infanzia, scuola primaria, scuola secondaria di I grado e scuola secondaria di II grado).
La scuola, istituzione per eccellenza dedicata alla formazione non solo culturale, ma anche civica e sociale, svolge un ruolo di primo piano nella sensibilizzazione delle nuove generazioni alle tematiche ambientali.
Gli istituti scolastici hanno la possibilità di candidare al Premio percorsi, programmi e progetti di promozione e sensibilizzazione della sostenibilità realizzati nel 2023.
Per candidarsi è sufficiente compilare il modulo di partecipazione e inviare un abstract del progetto e degli allegati visuali a supporto della candidatura all’indirizzo mail premioatlante@circololettori.it. Sarà possibile inviare le candidature fino al 28 febbraio 2024.
L’annuncio dei vincitori o delle vincitrici è fissato per la primavera del 2023, cerimonia al Circolo dei lettori. Il vincitore della sezione “Narrazioni” e il vincitore della sezione “Idee e Progetti” riceveranno un premio ciascuno di 3.000 €. Il premio in denaro per la menzione speciale dedicata alle scuole è di 2.000 €. La giuria del Premio è composta dal Presidente della Fondazione Circolo dei lettori Giulio Biino, dal Direttore della Fondazione Circolo dei lettori Elena Loewenthal, da Mara Orecchia, membro del Comitato Fondatore del Premio, e da un esperto del settore la cui nomina cambia di edizione in edizione. La III edizione vede in giuria Stefania Farina, sustainability advisor.
Sono convinto che, come ha ricordato anche il Presidente di The Chocolate Way Nino Scivoletto, la ricaduta economica del cioccolato sulla città non vada sottovalutata bensì incoraggiata. Questo riconoscimento europeo sottolineerà una volta di più la straordinarietà di Torino e della nostra Regione!
Se n’è parlato al convegno “Il Cioccolato delle meraviglie: salute, benessere e felicità”
Si è parlato di Giandujotto di Torino IGP questa mattina al convegno Il Cioccolato delle meraviglie: salute, benessere e felicità di CioccolaTò in piazza San Carlo a Torino. A chiedere aiuto alle istituzioni è stato Antonio Borra, Segretario del Comitato del Giandujotto di Torino IGP.

Il progetto, volto ad ottenere il riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta del Giandujotto, è nato nel 2017 e ha il sostegno di 4 facoltà universitarie, di aziende come Ferrero, Venchi, Domori, Pastiglie Leone e di cioccolatieri come Guido Gobino, Guido Castagna, Giorgio e Bruna Peyrano.
Oggi il progetto è in stallo perché il Gruppo Lindt si oppone. Fra le richieste inaccettabili del gruppo svizzero quella di inserire nel disciplinare il latte, ingrediente utilizzato solo dall’industria: il vero giandujotto è fatto solo con 3 ingredienti: nocciola, zucchero e massa di cacao.
Antonio Borra ha chiesto aiuto dal palco di CioccolaTò alla Città e alla Regione per fare rete e lavorare per far riconoscere dall’Europa il Giandujotto di Torino IGP sulla base del progetto che ha forti basi scientifiche.
Borra ha proseguito poi ricordando un dato importante: oggi il gianduiotto vale 200 milioni di euro all’anno. Il Segretario del Comitato del Giandujotto di Torino IGP ha concluso con un’affermazione programmatica forte: “Un gruppo svizzero non può far naufragare un progetto europeo!”.
Durante il convegno il progetto ha ricevuto l’endorsement anche di Giorgio Calabrese, medico specializzato in Scienza dell’Alimentazione e Presidente del Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare, che si è impegnato a portare la questione anche in sede ministeriale.
“Pensioni integrative falciate del 70%”
Non si era mai visto un caso simile: le pensioni integrative erogate dal Fondo pensioni ex Banco di Roma gestito da UNICREDIT sono state decurtate del 70%, riducendo a poche decine di euro gli importi erogati ad oltre 20.000 pensionati dell’Istituto! Una tragedia che, esaminando i fatti, ha delle cause ben precise.
Nel corso degli anni la situazione del Fondo è andata peggiorando, a causa di operazioni finanziarie non rispondenti alle esigenze di prudente gestione che normalmente si associano allo scopo di garantire una rendita sicura agli associati.
Un Fondo pensioni, infatti, non è un fondo comune speculativo, ma una cassa (alimentata da contributi del datore di lavoro e dei lavoratori) che raccoglie mensilmente i capitali versati per investirli nel modo più redditizio e sicuro possibile.
Questo fondamentale principio è chiaramente espresso dallo stesso Statuto del Fondo, che all’art.3 recita: “Il Fondo ha lo scopo di consentire agli Iscritti di disporre, all’atto del pensionamento, di prestazioni pensionistiche complementari al sistema obbligatorio secondo le previsioni contenute nella Parte III del presente Statuto e nel Regolamento da incorporazione, che costituisce parte integrante e sostanziale dello Statuto. A tale fine esso provvede alla raccolta dei contributi, alla gestione delle risorse nell’esclusivo interesse degli Iscritti stessi e all’erogazione delle prestazioni secondo quanto disposto dalla normativa in materia di previdenza complementare tempo per tempo vigente, dal presente Statuto e dal Regolamento da incorporazione. Il Fondo non ha scopo di lucro.”
La gestione deve essere effettuata “nell’esclusivo interesse degli iscritti”, senza alcuna commistione con gli interessi della banca, che possono anche essere opposti (e, come si vedrà, lo sono stati!).
Inoltre, non avendo scopo di lucro, il Fondo non può effettuare operazioni speculative, ma conservative del patrimonio con l’obiettivo precipuo di trarne un reddito, che è la fonte dalla quale attingere per erogare le pensioni, sulla base dei complessi calcoli tecnici elaborati dagli attuari.
Purtroppo per i pensionati, lo Statuto del Fondo prevede (art.34) che la gestione dei risparmi accumulati sia nelle mani dei dirigenti di Unicredit e dei rappresentanti degli “iscritti attivi” (in realtà si tratta di sindacalisti). Solo due “vecchietti” sono ammessi al Consiglio, trattati come un “carico residuale”, mentre dovrebbero essere i soli protagonisti.
“Il Fondo è amministrato da un Consiglio di Amministrazione costituito da sedici componenti dei quali: a) otto nominati da UniCredit di cui almeno uno appartenente alla categoria dei Pensionati fruenti di pensione diretta ovvero di rendita a capitalizzazione individuale; b) sette eletti dagli Iscritti attivi; c) uno eletto dai Pensionati fruenti di pensione diretta ovvero di rendita a capitalizzazione individuale.
Ma cosa è avvenuto di così grave negli anni per provocare il drastico calo delle prestazioni?
Lo chiarisce Gianluigi De Marchi, fiduciario per il Piemonte dell’Associazione pensionati ex Banco di Roma.
“Il primo macigno collocato sulle nostre spalle risale al 2003, quando gli amministratori del Fondo decisero di “avviare una graduale dismissione del patrimonio immobiliare ad uso abitativo” vendendo (o svendendo?) circa 400 appartamenti a Roma ed a Milano con l’obiettivo di “realizzare un’adeguata diversificazione degli investimenti” (le frasi in corsivo sono tratte in forma integrale dalla relazione del Consiglio di Amministrazione del Fondo al bilancio 2003). Ma cosa hanno fatto questi geni? “Il Consiglio ha valutato positivamente la possibilità di riallocare le risorse in cespiti immobiliari ad uso commerciale, con indubitabili vantaggi in termini di certezza dei valori e di certezza di redditività”; per i non esperti: usciamo dal settore immobiliare e rientriamo nel settore immobiliare…
Il bello è che a fronte di 400 appartamenti venduti, non sono entrati 400 negozi o uffici, ma un unico cespite, l’immobile in Viale Tupini 180 a Roma, guarda caso di proprietà del gruppo Capitalia (che aveva assorbito il Banco di Roma). Il Consiglio si affanna a giustificare l’operazione, precisando che “ha esaminato numerose proposte di investimento immobiliare”, arrivando a scegliere quella “in famiglia” che garantiva un prezzo interessante ed una redditività sicura (15 anni di affitto garantito). E naturalmente si mettevano le mani avanti precisando che “le oggettive caratteristiche dell’investimento sono tali da escludere in radice ogni aspetto di conflittualità con l’interesse del Fondo”! Insomma, si sono venduti 400 appartamenti per comprare un unico enorme immobile per ridurre il rischio… Roba che, se espressa da un iscritto al primo anno di ragioneria avrebbe comportato l’immediata bocciatura, perché è vero esattamente il contrario: il rischio si riduce con la diversificazione degli investimenti, non con la sua concentrazione!”.
La redditività è stata regolare per 15 anni, ma al termine del contratto di affitto UNICREDIT ha disdetto la locazione, gli amministratori hanno dormito sonni tranquilli e solo a trasloco avvenuto si sono resi conto che il mostro sul laghetto dell’EUR era vuoto e non produceva più un euro di reddito… Da tre anni, nonostante le tardive attività di commercializzare l’immobile, Viale Tupini è un’immobilizzazione infruttifera.
“Purtroppo non finisce qui” continua De Marchi ”perché nel 2008 il Fondo ha acquistato obbligazioni di Lehman Brothers poco tempo prima del suo fallimento, azzerando l’investimento (chissà se le ha comprate da UNICREDIT? A pensar male si fa peccato, ma…); nel 2015 ha comprato per 11 milioni il Fondo Immobiliare Idea Fimit, oggi svalutato a 0,5 milioni euro (il fondo faceva parte del Gruppo Parnasi, in gravissima crisi e debitore di UNICREDIT per oltre 500 milioni di euro, anche in questo caso a pensar male si fa peccato ma…); e per finire, chicca straordinaria per una gestione prudenziale tipica di un Fondo pensioni, nel 2015 ha acquistato strumenti finanziari derivati, con conseguente applicazione da parte della COVIP di sanzioni amministrative!!!”
E’ incredibile che una Banca come Unicredit, che amministra il Fondo, non sia riuscita negli anni a tutelare le pensioni dei suoi ex dipendenti ed abbia loro accollato investimenti disastrosi provenienti dal suo patrimonio.
“La misura è colma” dichiara De Marchi” “abbiamo sopportato per troppo tempo i casi di mala gestio, ora abbiamo deciso di reagire. Stiamo attivando una serie di azioni per tutelare i nostri interessi e nelle prossime settimane daremo il via anche a manifestazioni per smuovere l’opinione pubblica e richiamare alle proprie responsabilità tutte le parti coinvolte nel dissesto del nostro Fondo, al fine di ottenere l’apertura di negoziati istituzionali con il Fondo, con UNICREDIT, con la Autorità di vigilanza Covip e con i Ministeri vigilanti”.
MARA MARTELLOTTA
Le parole della Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori a favore dell’adozione della misura.
Oltre agli aumenti in busta paga derivanti dal taglio del cuneo fiscale c’è una novità che riguarda i fringe benefit, quei beni e servizi che le aziende concedono ai propri dipendenti e vanno ad integrare la retribuzione. Tema più che mai attuale, e altrettanto caldo.
“Misura utile, specie in tempo di inflazione e riduzione del potere d’acquisto: che, se da un lato aiuta i consumatori a fronteggiare le spese ordinarie divenute sempre più care, dall’altro offre alle imprese uno strumento utile in termini di abbattimento delle tasse sugli utili e di fidelizzazione della propria forza-lavoro, mai così preziosa e rara come in questo preciso momento storico”. Sono parole di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori. “Per il 2024 il tetto massimo di esenzione fiscale per le misure di welfare aziendale sale a 1.000 euro per tutti i lavoratori dipendenti e raddoppia a 2.000 euro per quelli con figli a carico. Il Decreto Lavoro 2023 aveva già previsto la conferma dei fringe benefit. Nell’anno in corso il beneficio è stato quantificato in 258,23 euro per i lavoratori dipendenti, che arrivano a 3.000 euro in caso di figli a carico”.
Che prosegue: “I fringe benefit ricadono nella categoria dei compensi in natura, ovvero quella parte di retribuzione, comunque presente nel cedolino, che viene erogata dal datore di lavoro sotto forma di beni e servizi. Gli esempi più comuni di fringe benefit riguardano la concessione di buoni pasto, auto aziendali, cellulari aziendali, uso di abitazioni in comodato d’uso o con affitto agevolato, prestiti agevolati, borse di studio e voucher cartacei o elettronici per una serie di servizi quali bollette, palestra, benzina, spesa e vacanza”.
L’applicazione dei fringe benefit è opzionale: non esiste nessun obbligo per il datore di lavoro di erogare i fringe benefit. I fringe benefit possono essere erogati alla generalità dei lavoratori, ma anche a un lavoratore in particolare. Rileva ancora da ultimo Patrizia Polliotto: “I servizi e i beni aggiuntivi alla retribuzione non rappresentano un costo oneroso per l’azienda, ma anzi sono deducibili entro i limiti sopra indicati, come specificato in Legge di Bilancio e nel Testo Unico delle Imposte dei Redditi. Oltre tale soglia i beni e i servizi erogati costituiscono un costo per l’impresa e sono soggetti a tassazione. Per quanto riguarda i dipendenti, a stabilire come debbano essere trattati fiscalmente i fringe benefit è l’articolo 51 del DPR n. 917/86 (c.d. TUIR)”.
Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri
E’ possibile ritirare la pensione nei 419 Uffici Postali e nei 236 ATM Postamat della provincia
Poste Italiane comunica che in tutti i 419 Uffici Postali della provincia di Torino le pensioni del mese di novembre saranno in pagamento a partire da giovedì 2.
Per una migliore fruizione del servizio, è consigliabile, per il ritiro delle pensioni in contanti, seguire la turnazione alfabetica suggerita nell’avviso specifico posto all’esterno di ciascun Ufficio Postale, come nell’esempio:
i cognomi dalla A alla C giovedì 2 novembre
dalla D alla K venerdì 3 novembre
dalla L alla P sabato (solo mattina) 4 novembre
dalla Q alla Z lunedì 6 novembre
Le pensioni di novembre saranno disponibili a partire da giovedì 2, anche per i titolari di un Libretto di Risparmio, di un Conto BancoPosta o di una Postepay Evolution che abbiano scelto l’accredito. I possessori di Carta di Debito associate a conti/libretti o di Postepay Evolution, quindi, potranno prelevare in contanti dai 236 ATM Postamat della provincia, senza recarsi allo sportello. Inoltre, i possessori di Carta di Debito associate a conti/libretti potranno usufruire gratuitamente di una polizza assicurativa che consente un risarcimento fino a € 700 all’anno sui furti di contante subiti nelle due ore successive al prelievo effettuato sia dagli sportelli postali sia dagli ATM Postamat.
Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito www.poste.it o contattare 06 45263322.