Dieci titoli di punta di cui cinque allestimenti coprodotti con importanti enti teatrali
La stagione lirica 2016-17 del teatro Regio di Torino si comporra’ di dieci titoli, tra cui otto opere di cui cinque nuovi allestimenti coprodotti con importanti teatri.
A inaugurarla sarà, mercoledì 12 ottobre prossimo, la Boheme di Giacomo Puccini, opera in quattro atti su libretto di Illica e Giacosa, tratta dal romanzo ” Scene de vie de Boheme” di Henry Murger. Si tratta di un nuovo allestimento in coproduzione con il Teatro dell’ Opera di Roma, con Orchestra e Coro del Teatro Regio di Torino, diretti dal maestro Gianandrea Noseda, accanto al Coro di Voci Bianche del Teatro Regio e del Conservatorio Giuseppe Verdi. La messa in scena avverrà in occasione del 120esimo anniversario della prima esecuzione assoluta dell’opera, avvenuta al Regio di Torino il 1 febbraio 1896. A firmare la regia sarà Alex Olle’ della Fura dels Baus, il collettivo teatrale che ha saputo rinnovare il linguaggio operistico con visioni e suggestioni tali da creare una svolta nella storia della regia d’epoca. Per rendere contemporaneo il capolavoro pucciniano l’allestimento concentra l’attenzione su un gruppo di Bohemien multietcnico, che abita nella banlieue parigina.
Il ruolo di Mimi sarà interpretato da Irina Lungu, soprano moldavo, e da Erika Grimaldi; quello di Rodolfo da Giorgio Berrugi e Ayon Rivas.
A seguire, martedì 15 novembre, la messainscena di “Sansone e Dalida” di Camille Saint Saens, per la regia di Hugo de Ana. L’opera si articola in tre atti e quattro quadri, su libretto di Ferdinand Lemaire, e sarà eseguita in versione originale francese con sopratitoli in italiano. Il nuovo allestimento è in coproduzione con il National Centre forse the Performing Art di Pechino. Hugo de Ana, regista d’opera tra i più immaginifici nel panorama odierno, vanta con il Regio di Torino una lunga collaborazione. Per quest’opera ha creato regia, scene e costumi intrisi di magie ed esotismo. Pinchas Steinberg, direttore tra i più apprezzati nel repertorio tardo ottocentesco, torna sul podio dell’ Orchestra e Coro del Regio per dar vita a una partitura giocata su sottili finezze strumentali.
Martedi 6 dicembre sarà la volta del celebre musical in due atti intitolato “West Side Story” di Leonard Bernstein, basato sulla tragedia di Romeo and Juliet di William Shakespeare. L’Orchestra del teatro Regio, diretta da Donald Chan, si cimentera’ con i frenetici ritmi e le melodie tra blues e jazz firmate da Bernstein per il suo capolavoro teatrale. Regia e coreografia dello spettacolo saranno quelle create nel 1957 da Jerome Robbins, la cui versione cinematografica vinse ben dieci Premi Oscar. A dicembre il teatro Regio ospiterà lo Staatsballett di Berlino ne “La bella addormentata nel bosco” di Cajkovskij con coreografia e regia di Nacha Duato. A gennaio, dall’ 11 al 22, l’opera dei Pagliacci dj Leoncavallo, dalle tinte forti e dalla verace passione che si tramuta in gelosia, sarà letta e interpretata da Gabriele Lavia, nei panni anche registici. A febbraio, in prima esecuzione a Torino, verrà presentata l’opera ” Katia Kabanova” del 1921, che ha per protagonista Katia, personaggio dalla coscienza inquieta, che ha trovato in Robert Carsen un grande poeta.
Dal 14 al 26 marzo andrà in scena la “Manon Lescaut” di Puccini, con Orchestra e Coro del teatro Regio diretti da Gianandrea Noseda. La regia, classica ma non convenzionale, è del celebre attore Jean Reno. L’allestimento rispetta l’ambientazione settecentesca prescritta nel libretto, che diventa, invece, rarefatta e simbolica nella parte finale, nelle scene del deserto. Sarà presente un cast di eccezione con Maria José Siri, Gregory Kunde, Dalibor Jenis e Carlo Lepore.
” L’inconorazione di Dario” di Antonio Vivaldi andrà in scena dal 13 al 23 aprile, nell’ambito del progetto dedicato all’opera barocca. Si tratta della prima sua rappresentazione in Italia, nell’ambito di una vasta opera di recupero delle opere del più grande compositore barocco italiano. Il nuovo allestimento, in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo, vanta la regia di Leo Muscato.
A maggio sarà la volta di Mozart, con la messinscena, dal 16 al 28, del ” Flauto magico”, per la regia di Roberto Andò’. A chiudere la stagione operistica nell’estate 2017 sarà il capolavoro giovanile di Verdi, il Macbeth, nel nuovo allestimento in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo, per la regia di Emma Dante. Artista creatrice di una drammaturgia forte e tellurica, la Dante ha riportato in vigore in Italia il cosiddetto “teatro di regia”.
Mara Martellotta
(Foto: il Torinese)



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Ed è forse proprio la “città dei quattro fiumi”, la capitale sabauda collocata ai vertici dei due triangoli magici esoterici, la vera protagonista del racconto, persa fra le nebbie e le vie coperte di foglie morte in un autunno che pare un tramonto infinito
delicata della musica stessa del grande compositore austriaco, sullo sfondo di una Torino magica e vagamente inquietante. Ed è forse proprio la “città dei quattro fiumi”, la capitale sabauda collocata ai vertici dei due triangoli magici esoterici, la vera protagonista del racconto, persa fra le nebbie e le vie coperte di foglie morte in un autunno che pare un tramonto infinito. I protagonisti, dei quali non si fa mai cenno al nome ( solo del cane, il volpino di Lei, si conosce il nome proprio: Pulce!) , lasciandone l’identità avvolta in un alone di mistero, sono immersi in situazioni che a volte sfumano nel surreale, e il romanzo sviluppa un intreccio avventuroso senza che venga mai meno il divertimento. Del resto, che fareste voi se un anonimo vi telefonasse a casa e, senza mai dire una parola, vi facesse ascoltare un’aria, una sonata, una sinfonia del repertorio mozartiano? Non un fatto isolato ma quasi un appuntamento quotidiano,
dove dalla cornetta del telefono escono i pezzi più famosi del genio salisburghese , a cominciare dalla
Dogana Vecchia, il più antico albergo della città , in via Corte D’Appello 4,), situata nella “Contrada dell’Albero Fiorito”. Accompagnato dal genitore, il giovane Mozart assistette al Teatro Regio, “uno dei più grandi e belli d’Europa”, alla rappresentazione dell’opera “Annibale in Torino” di Paisiello. Nonostante la riservatezza della nobiltà e della cultura sabauda, i Mozart riuscirono a frequentare alcuni salotti buoni tra cui quello dei marchesi Saluzzo di Paesana che li accolsero a Palazzo in via della Consolata. Non è certo che Mozart si sia esibito in quelle stanze ma è sicuro che a Torino – il 27 gennaio di quell’anno – il giovane Wolfgang Amadeus festeggiò il suo quindicesimo compleanno, probabilmente alla locanda dove alloggiava. Più che probabile, quindi, che nella città magica per eccellenza, il suo fantasma abbia trovato il modo di far avvertire la sua presenza e, visto il personaggio, accennare a qualcuna delle sue arie da concerto più famose.
Il cacciatore e la regina di ghiaccio – Avventura. Regia di Cedric Nicolas Troyan, con Charlize Theron, Jessica Chastain, Chris Hemsworth e Emily Blunt. La perfida regina Ravenna ha spinto la sorella, la dolce Freya, a trasformarsi in un essere che dal proprio regno di ghiaccio ha bandito ogni sentimento. Ma i giovani Eric e Sara, una volta cresciuti, non potranno rinunciare al loro amore. Durata 114 minuti. (The Space, Uci) 
Le confessioni – Drammatico. Regia di Roberto Andò, con Toni Servillo, Connie Nielsen e Pierfrancesco Favino. Un gruppo di ministri dell’Economia delle grandi potenze, sotto la guida del direttore del Fondo Monetario internazionale, è riunito in un lussuoso albergo sulle rive del Baltico. Con loro alcuni ospiti, tra cui il monaco Roberto Salus, irreprensibile e pericolosamente non malleabile. All’indomani di quello che appare come un suicidio ma che potrebbe avere tutti i connotati di un omicidio, come si comporteranno i presenti con le manovre che si sarebbero dovute votare? Dal regista pluripremiato per “Viva la libertà”, anche questa volta affiancato dalla prova eccellente di Servillo. Durata 100 minuti. (Ambrosio sala 3, Eliseo grande, Romano sala 1)
La foresta dei sogni – Drammatico. Regia di Gus Van Sant, con Matthew McConaughey, Naomi Watts e Ken Watanabe. Ultimo film dell’autore di “ Will Hunting” duramente contrastato all’ultimo festival di Cannes. L’inoltrarsi di un americano lungo le pendici del monte Fuji, in Giappone, luogo ove la contemplazione e la prospettiva della morte convivono, tra realtà e magia, l’incontro dell’uomo con un imprenditore del Sol Levante, l’istinto di sopravvivenza. Durante il percorso, i vari flashback ci riportano alla vita familiare del protagonista, ai suoi rapporti con la moglie, un lutto che ci si deve lasciare poco a poco alle spalle. L’occasione per controllare di persona se il pubblico festivaliero abbia espresso un giudizio del tutto errato (qualche amico se ne era tornato a casa sostenendo che Van Sant aveva fatto un robusto racconto filosofico pieno di poesia). Durata 110 minuti. (Greenwich sala 2, Massaua, Reposi, The Space, Uci) 
Perfetti sconosciuti – Commedia. Regia di Paolo Genovese, con Marco Giallini, Edoardo Leo, Valerio Mastandrea, Giuseppe Battiston, Kasia Smutniak, Alba Rohrwacher. Una cena tra amici, l’appuntamento è per un’eclisse di luna, la padrona di casa decide di mettere tutti i cellulari sul tavolo e di rispondere a telefonate e sms senza che nessuno nasconda qualcosa a nessuno. Un gioco pericoloso, di inevitabili confessioni, che verrebbe a sconquassare le vite che ognuno di noi possiede, quella pubblica, quella privata e, soprattutto, quella segreta. Alla fine della serata, torneranno ancora i conti come quando ci siamo messi a tavola? Durata 97 minuti. (Eliseo blu, Greenwich sala 2)
Lo Stato contro Fritz Bauer – Drammatico. Regia di Lars Kraume, con Burghart Klaussner. Nella Germania del 1957, il procuratore generale Bauer viene a conoscenza che il criminale nazista Adolf Eichman si nasconde a Buenos Aires. Sin dal suo ritorno in patria si spende per portare in tribunale i responsabili di morti e massacri: ma non ha fiducia in uno Stato che vuole a tutti i costi cancellare il proprio passato. Preferirà rivolgersi al Mossad israeliano. Durata 105 minuti. (Eliseo Rosso, Romano sala 3)
Winslet, Judy Davis e Liam Hamsworth. All’inizio degli anni Cinquanta, divenuta una affermata stilista, Tilly torna da Parigi nel piccolo paese natio di Dungatar, nel cuore dell’Australia, da cui era stata cacciata anni prima. Con una ventata di modernità, costruendo abiti per le donne acide e immalinconite di Dungatar, Tilly avrà modo di far luce sul suo lontano passato. Grande successo all’ultimo TFF. Eccellente prova della Winslet al centro di un film che pur facendosi giudicare (pressoché) positivamente non riesce mai a definire le proprie scelte (commedia, divertimento surreale, percorso drammatico, un faticoso altalenarsi?) in maniera definitiva. Durata 118 minuti. (Ambrosio sala 2, Massaua, Reposi, The Space, Uci)
Il 5 maggio viene inaugurata la Mostra di Mario Berrino “Un mare di colori” a palazzo Cisterna sede della Città Metropolitana di Torino