CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 943

Flamini e la “Rassa nostrana”. Chi ne raccoglierà il testimone?

 L’aspetto meno conosciuto e sicuramente il più importante di Flamini : è la paziente, diuturna raccolta ,diventata negli anni davvero imponente, di documenti e libri sulla storia e sull’arte piemontesi. Le stanze di via Vanchiglia sono piene zeppe di un vero e proprio tesoro

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di Pier Franco Quaglieni*

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Il video diffuso dal “Torinese” relativo all’imponente funerale di Andrea Flamini mi inducono ad alcune riflessioni sul Gianduia più noto ed amato,giunto alla soglia dei 90 anni, quasi senza accorgersene. Era sicuramente un uomo straordinario e poliedrico, cultore delle tradizioni piemontesi e savoiarde (peccato non abbia mai pensato a Nizza ),portate con i suoi spettacoli folcloristici in tutto il mondo, soprattutto nelle comunità italiane all’estero che rischiavano di perdere le loro radici. Senza risparmio di sé e in collaborazione con l’associazione “Piemontesi nel mondo” del comm. Colombino,stretto collaboratore di Calleri, ha girato il mondo con le insegne del Piemonte che si identificavano nella bianca croce di Savoia. Ripristinò la Festa di San Giovanni il 24 di giugno, una festa che era andata perduta. Soprattutto i non torinesi di origine capirono perché a Torino si festeggiasse San Giovanni a cui non casualmente è intitolato il Duomo della città.

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Meno convincenti sono le presenze ai diversi Carnevali che ormai hanno perso quasi d’interesse, se si esclude quello di Ivrea in cui risalta lo spreco di arance e il non sempre buon trattamento praticato nei confronti dei cavalli, obbligati a partecipare ad un rito ormai superato, se è vero che il berretto frigio usato a Ivrea ci fa riandare ai tempi della Rivoluzione francese e della dominazione francese della città della Dora. L’aspetto meno conosciuto e sicuramente il più importante di Flamini : è la paziente, diuturna raccolta ,diventata negli anni davvero imponente, di documenti e libri sulla storia e sull’arte piemontesi. Le stanze di via Vanchiglia sono piene zeppe di un vero e proprio tesoro. Sentendo i discorsi di circostanza del Sindaco/a di Torino e del Presidente della Regione ai suoi funerali mi sono chiesto perché tanti elogi in morte a fronte dello scarsissimo interessamento per la sede dell’associazione fondata da Flamini che ospita il tesoro da lui accumulato. La sede dell’associazione ha avuto lo sfratto, sembra per morosità. I suoi costi erano diventati insostenibili. Tenere in piedi un’associazione è cosa difficile, se non disperata in questa città che privilegia solo una certa cultura schierata e considera intellettuali sono gli amici di certe persone.

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Flamini non apparteneva al solito giro, alla solita compagnia di giro ,potremmo dire, al “sistema Torino” che ,lungi dal tentare di smantellare, come aveva promesso durante la campagna elettorale, il Sindaco/a sta di fatto appoggiando. Flamini poteva intendersi con grandi presidenti come Aldo Viglione che aveva un’idea alta del Piemonte e fu l’iniziatore del progetto relativo alle Regge sabaude, lui socialista e repubblicano. Così come si intese a prima vista con Gianni Oberto, presidente anche lui della Regione, a cui è intitolato un centro studi della Regione Piemonte. Il cuneese Viglione e il canavesano Oberto avevano una grande sensibilità verso la cultura piemontese, anzi direi verso le culture piemontesi. Un altro grande tutore delle tradizioni piemontesi, Renzo Gandolfo ,ha avuto ben altra sorte rispetto a quella di Flamini(addirittura un pezzo di via a lui intitolato nel centro di Torino),ma Gandolfo, in fondo, era un aristocratico persino nel volto e nel portamento. La sua barba bianca faceva pensare ai grandi piemontesi dell’’800. L’immagine di Gianduia era cosa diversa e toglieva di credibilità all’immagine di Flamini difensore della cultura piemontese,almeno agli occhi degli intellettuali snob che egemonizzano questa città.Sicuramente il folclore non è sempre cultura,spesso è mero divertimento e basta.

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Ma i libri raccolti da Flamini sono invece senz’altro cultura e qualcuno dovrà provvedere a salvarli e a renderli fruibili in una biblioteca pubblica della città.Ebbi scarsi rapporti con lui.Io sono un piemontese che ha cercato di “spiemontizzarsi “ come aveva fatto Alfieri e anche Bobbio. Non ho mai voluto parlare in dialetto, anche se lo capisco perfettamente:mio padre me lo proibì,invitandomi sommai a studiare l’Italiano e le altre lingue.Forse solo qualcuno dei miei compagni di scuola sapeva parlare in dialetto, forse due o tre in tutto.In casa ed a scuola si parlava italiano. Guardare nel 1968 al lucchese e romano Pannunzio significava una scelta precisa: non voler restare ad ogni costo sotto la Mole, ma guardare alla cultura nazionale e internazionale, come aveva fatto Giuseppe Baretti e pochi altri piemontesi. Nel 1998 mi conferì in Comune, alla presenza del Sindaco Castellani, il Premio San Giovanni insieme a don Luigi Ciotti e Lia Varesio, l’eccezionale animatrice di un’iniziativa umanitaria davvero straordinaria, “la Bartolomeo & C”. In quell’occasione sentii l’inutilità del mio lavoro intellettuale rispetto all’impegno concreto degli altri premiati. Fu l’unica occasione per me di parlare con don Ciotti, che ritengo a me molto distante e che pure ebbe parole gentili nei miei confronti.
Poi passarono anni senza incontrarci e Flamini nel 2011 mi invitò a presentare il mio libro su Cavour alla sua associazione. Fu un clamoroso insuccesso. Parlai in una sala semivuota. Alla fine si scusò e mi disse che l’Associazione non era più quella di un tempo e che doveva fronteggiare difficoltà che l’età gli rendevano gravose.Provai una profonda e sincera vicinanza nei confronti di un uomo che si era votato ad una missione con grande dispendio di energie e con disinteresse.

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Chi raccoglierà il testimone di Flamini? E’ difficile dirlo, ma bisogna auspicare che la sua associazione non muoia con lui. Sarebbe una grande perdita per il Piemonte e non solo. Le comunità piemontesi all’estero perdono infatti, con la sua morte, l’unico capace di tenere saldo un rapporto tra passato,presente e futuro di tanti immigrati piemontesi nel mondo che tengono alto il nome del Piemonte con il loro lavoro,la loro testardaggine, il loro impegno.Sono i piemontesi di cui scrisse Nino Costa:non a caso, papa Francesco,di origini piemontesi,citò, nel suo saluto alla città in piazza Vittorio,sia pure intraduzione italiana,il poeta piemontese. Mi piace pensare che qualcuno ai suoi funerali abbia citato Costa, parlando di lui Flamini era davvero un piemontese degno della “Rassa nostrana”,”dritt e sincer,testa quadra”fino all’ultimo respiro. Una razza ,purtroppo, in estinzione.

 

*direttore del Centro Pannunzio

(foto: Associassion Piemonteisa)

Cerano e un capolavoro del Seicento lombardo

Musei Reali – Galleria Sabauda, Spazio confronti fino al 18 giugno 2017

E’  la Madonna dei Miracoli, così chiamata perché a lei viene attribuito il merito di aver debellato la pestilenza che affliggeva la città di Milano nel 1485, la protagonista del terzo appuntamento con Confronti, il ciclo di mostre allestite all’interno dell’omonimo spazio della Galleria Sabauda dedicato all’incontro tra opere.

Dopo il successo di Venere incontra Venere, dedicata ai due dipinti di Botticelli, e quello che vedeva protagonista i bambini di Boldini e Van Dyck, raccontando due modi di vedere l’infanzia a distanza di secoli uno dall’altro, è ora il momento di un capolavoro del Seicento lombardo di Giovan Battista Crespi detto il Cerano.

La pala raffigurante La Madonna dei Miracoli di Santa Maria presso San Celso venerata da san Francesco e dal beato Carlo Borromeo, realizzata a ridosso del 1610, è presentata all’interno dello spazio Confronti insieme al bozzetto in terracotta della Vergine, modellato da Cerano in età giovanile, di proprietà della Regione Piemonte in deposito alla Reggia di Venaria Reale. Il confronto consente di apprezzare il rapporto dialettico tra pittura e scultura e la poliedricità di uno dei massimi protagonisti del Seicento lombardo.

L’opera appartiene alle collezioni dei Savoia da quando nel 1632, due anni dopo la morte di Carlo Emanuele I di Savoia, protagonista della mostra Le meraviglie del mondo, il nuovo duca Vittorio Amedeo I acquistò la tela a Milano. Questa venne sistemata nell’anticamera dell’appartamento privato del duca, nell’antico Palazzo di San Giovanni, che sorgeva dove oggi è l’edificio che ospita la Galleria Sabauda.

 

La pala è ricordata nell’inventario del 1635 come “La Madonna di San Celso finta di marmo” e riproduce in pittura quasi fedelmente la celebre statua marmorea dell’Assunta realizzata da Annibale Fontana tra il 1583 e il 1586 per l’altare di Santa Maria presso San Celso, a cento anni esatti dal miracolo che aveva dato l’avvio al cantiere del santuario milanese, particolarmente caro ai fedeli. Per tradizione, infatti, le spose portano un mazzo di fiori a questa Madonna nel giorno del matrimonio, come voto di buon auspicio. Per questo l’altare è popolarmente chiamato “dei matrimoni”.

 

È probabile che Cerano, impegnato tra il 1603 e il 1607 nella decorazione della chiesa di Santa Maria presso San Celso, avesse voluto portare con sé il ricordo della celebre statua della Vergine di Annibale Fontana, riproducendola in un bozzetto che verrà riutilizzato poi, a distanza di qualche anno, nella stesura del dipinto. Nella rielaborazione del modello originale tuttavia, gli aspetti più vistosamente manieristi sono stati addolciti, affusolando la figura e cercando effetti intensamente espressivi.

 

La visita di Confronti/3: Pittura come scultura. Cerano e un capolavoro del Seicento lombardo è inclusa nel biglietto dei Musei Reali. La mostra sarà visitabile fino al 18 giugno 2017.

La danza in 1 minuto

Nell’ambito della stagione del Balletto Teatro di Torino, Sabato 25 Marzo 2017 alle ore 21.00 la LAVANDERIA A VAPORE di Collegno ospita la serata di premiazione della VI Edizione 

La danza in 1 minuto è un contest di video di danza rivolto alle creatività del territorio nazionale, un’opportunità per esprimere, attraverso un video della durata di 60”, quali significati possa assumere la danza nel senso più ampio del termine. Un limite che risponde all’evidenza del nostro vivere contemporaneo e che allo stesso tempo costringe l’autore a riflettere sulla necessità della danza e l’urgenza del suo significato.Sono 105 i video arrivati da tutta Italia, 38 quelli ammessi alla 1° fase dei selezione, 15 i finalisti.

 

Per questa edizione sono state suggerite due tematiche:

        Videodanza e storie: raccontaci la tua

        La suggestione vuole incoraggiare ad investigare la ricerca di un senso dell’opera e di una struttura drammaturgica percepibile

La videodanza e i suoi luoghi, mappe e territori.

        Un approccio al territorio inteso come luogo fisico, geografico, ma anche come luogo dell’anima. Questa seconda tematica insiste anch’essa sulla ricerca di una maggiore concretezza tangibile del linguaggio.

 

Apre la serata la performance Aliento del Alma per la coreografia di Marco de Alteriis con i danzatori del Balletto Teatro di Torino. A seguire si alterneranno la proiezione dei video finalisti, la presentazione in prima nazionale, dei 2 cortometraggi realizzati dai vincitori del Premio Speciale – Sostegno alla Produzione dell’edizione 2015 del contest : Zona Zero di Ozne Production e Nous n’attendrons plus les barbares di Alain El Sakhawi, per chiudere con la proclamazione dei vincitori.

 

Novità di questa sesta edizione è una nuova sezione, frutto della collaborazione con alcuni partner del network internazionale di videodanza che ospiterà un’antologia di cortometraggi in un’ottica di scambio e confronto sul panorama della videodanza a livello internazionale: nell’ambito di questa sezione sarà riconosciuto un premio unico in denaro ad un’opera, selezionata da un’apposita giuria. I partner di quest’anno sono: Cinedans (NL), Athens Video Dance Project(GR), DesArts//DesCinés Festival (FR), SinemaDansAnkara (TR) e Tanzrauschen (DE).

 

Ancora una volta ad assegnare i premi sarà una giuria esperta, appassionata ed internazionale:

Anna Alexandre (Direttrice di Stelà – DesArts// DesCinés, FR), Chrysanthi Badeka (Direttrice di Athens Video Dance Project, GR), Enrico Coffetti (Presidente di Cro.me. – Cronaca e memoria dello spettacolo, MI), Davide Ferrario (Regista indipendente – Rossofuoco, TO); Gherardo Gossi (Direttore della fotografia, TO); Gitta Wigro (Critico ed esperto di video danza freelance, UK), Matteo Graziano (Cinedans, NL).

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IL PROGRAMMA DELLA SERATA

 

  • Performance Aliento del Alma coreografia Marco de Alteriis

musica La folia, 1490 – 1701 Martin y Coll: Diferencias Sobre Las Folias

luci Davide Rigodanza / costumi Marco de Alteriis , con i danzatori del Balletto Teatro di Torino

Aliento del alma, respiro dell’anima, narra di giovani uomini e giovani donne, che cercano nella propria anima il respiro delle emozioni e dei sentimenti attraverso la danza contemporanea. La coreografia parla di storie d’amore ma anche di solitudine, voglia di cercarsi e scoprirsi. La purezza di uno sguardo, l’innocenza di una carezza e la musica barocca accompagnano idanzatori a vivere realmente quello che accade in scena creando un’atmosfera intima e coinvolgente. Marco De Alteriis

 

  • Presentazione del Contest e dei film in concorso

 

  • Videoproiezione di Zona Zero di Ozne Production e Nous n’attendrons plus les barbares di Alain El Sakhawi

 

  • Sezione internazionale: proiezione dei film del network di videodanza provenienti da

CINEDANS TANZRAUCHEN, ATHENS VIDEO DANCE PROJECT ,DES ARTS //DES CINÉS SINEMADANSANKARA, COORPI

 

  • Proiezione dei 15 finalisti e attribuzione dei premi

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Lavanderia a Vapore di Collegno Corso Pastrengo 51 – Collegno (To)

Ingresso libero

 

Maffei tra Irlanda e Piemonte

Maura Maffei sta attraversando un periodo davvero felice della sua carriera di autrice. La scrittrice monferrina, casalese di adozione, registra proprio in questi giorni l’uscita del terzo libro della trilogia “Dietro la tenda”, ovvero “L’astuzia della volpe” (edito per Parallelo 45)che conclude la saga di due famiglie irlandesi nello scenario magnifico del Connemara, al tempo delle Leggi Penali, quando il piede dell’oppressore inglese calpestava il sacro suolo dell’Isola di Smeraldo. Nell’Irlanda, della cui storia e cultura è una profonda conoscitrice ed a cui è molto legata, Maura Maffei sviluppa le sue trame. Ma, sempre in questi giorni, sta portando a termine un altro romanzo che, pur prendendo spunto dalla lontana isola è ambientato per la maggior parte in Italia, o meglio a Casale ed in Monferrato. Nel coro dell’assemblea annuale di Santa Caterina Onlus, è stata la stessa autrice a parlare dell’uscita, a fine aprile di un libro incentrato sulla figura della marchesa Anna d’Alencon che avrà un ruolo in una vicenda storica realmente accaduta, quella di Gerald Fitzgerald, undicesimo conte di Kildare, unico erede al trono d’Irlanda, che fu costretto a fuggire in Europa dalle persecuzioni di Enrico VIII. Il giovane farà tappa a Casale e qui la sua vicenda si va ad intrecciare con quella di una stagione di passaggio per il Marchesato, dove il bastone di comando passerà dai Paleologo ai mantovani Gonzaga. Il libro, molto curato sotto l’aspetto storico, oltre che linguistico, ha un’ambientazione sia a Casale che a Crea per terminare a Curtatone, al Santuario della Beata Vergine delle Grazie, voluto verso la fine del quattordicesimo secolo da Francesco Gonzaga che là fece erigere un tempio alla Madonna che aveva fatto cessare l’epidemia di peste che aveva colpiti i mantovani. Il libro, edito per i tipi delle Edizioni della Goccia, verrà presentato ufficialmente, alle ore 17.30, presso Santa Caterina sabato 29 aprile, ed è prevista anche una sua presentazione a Curtatone il 28 maggio. E proprio questo libro, di cui sia l’autrice sia l’editore casalese Davide Indalezio (Edizioni La Goccia) fanno trapelare alcunchè né per quanto riguarda la trama, né tantomeno per quello che potrebbe essere il titolo, è ispiratore di un percorso di respiro anche europeo con un denominatore comune, quello delle radici dell’Europa cristiana. Il viaggio è quello percorso dal giovane nobile irlandese che parte, appunto, dalla lontana isola, approdando in Bretagna, che collega la Normandia da cui proveniva la marchesa d’Alencon, regista dell’ultimo periodo del marchesato ai tempi dei Paleologo (fu lei che, per ragione di stato e dinastia concesse la mano della figlia Margherita a Federico II Gionzaga) per giungere in Monferrato a Casale ed a Crea, il cui Sacro Monte è inserito nella lista dei beni patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. E si chiuderà proprio alle porte di Mantova in un Santuario che, come Crea, ha avuto il suo sviluppo proprio grazie alla famiglia dei Signori di Mantova, in quel di Curtatone, centro famoso anche perché nel Risorgimento, nella prima guerra di indipendenza, si consumò l’eroico sacrificio dei giovani studenti toscani (tra loro c’era anche quel Collodi poi diventato famoso come autore di Pinocchio) contro gli austriaci. Il primo passo è stato il protocollo d’intesa tra l’Unione dei comuni della Valcerrina, sul cui territorio insiste il Santuario di Crea, ed il Comune di Curtatone. E il 28 maggio nel centro mantovano ci saranno anche i rappresentanti dell’Unione per promuovere gli otto comuni che vi aderiscono. Ma questo è solo il primo passo, a breve ci si muoverà anche in direzione dell’Isola di Smeraldo. E tutto questo con il denominatore del racconto di Maura Maffei

Massimo Iaretti

 

Moda, Regia d’Autore e Teatro nel cuore del Monferrato

La moda il teatro e la regia d’autore saranno i protagonisti di una serata all’insegna dell’arte, o meglio delle arti, che si terrà nella Sala Eventi della Mostra Regionale di San Giuseppe a Casale Monferrato, giovedì 23 marzo, a partire dalle ore 21. Protagonisti ed animatori della serata, ognuno con le proprie competenze, saranno la scuola Arte e Moda di Casale Monferrato, fondata e diretta da Rita Corino, il regista Stefano Viale Marchino e la compagnia teatrale Teatro della Nebbia.

Lo spettacolo incomincerà con la proiezione del lavoro di Stefano Viale Marchino “Am Vis, seguirà con la rappresentazione teatrale a cura del Teatro della Nebbia, nel quale il ruolo di costumista è svolto da Arte e Moda e terminerà con la proiezione del backstage di tutto il lavoro che è stato svolto per arrivare alla creazione dei vari costumi. Si tratta, dunque, di un appuntamento nel quale c’è una “contaminazione” tra tre forme di arte diverse ma, come in questo caso, spesso collegate tra loro.

L’idea dello spettacolo, che si chiama”14 Sfumature d’Amore” nasce dalla voglia di parlare dell’amore, in tutte le sue forme. I ragazzi del Teatro della Nebbia raccontano cos’è per ciascuno di loro l’amore, coi gesti e con oggetti, costumi e realizzazioni create appositamente dall’atelier di Rita Corino.

Stefano Viale Marchino, invece, è un videomaker e regista casalese che, dopo una lunga esperienza lavorativa all’estero, è tornato in Monferrato per proseguire la sua attività. Nel 2016 ha esordito con lo spot pubblicitario Keep Out Bracelets, andato in onda su La7 e, successivamente, ha partecipato all’edizione del MonFilmFest dello scorso anno con il cortometraggio “Am Vis” incentrato proprio sul Monferrato Casalese. La collaborazione con Arte e Moda e con Rita Corino è nata proprio per la volontà di valorizzare i progetti che danno spazio ad arte, spettacolo, cinema e moda nel Casalese. Il progetto è stato realizzato insieme ad Andrea Martinotti, giovane videomaker emergente e studente dell’Istituto Leardi, anch’egli protagonista nella realizzazione di “Am Vis” in qualità di aiuto operatore.

Lo spettacolo è gratuito, ma occorre ritirare i biglietti di invito presso la sede di Arte e Moda, in viale Morozzo di San Michele 5 a Casale Monferrato.

La magia del circo nel quartiere Aurora

Per la prima volta la magia del circo prende vita nel quartiere Aurora Torino – Dal 24 marzo al 3 aprile, il quartiere Aurora ospiterà “Crazy Dream Circus”, prima assoluta per questa zona, che si terrà presso l’Hub Multiculturale Cecchi Point (via Antonio Cecchi 17). Un grande tendone giallo e blu, che sarà visibile anche da via Cigna e da via Cecchi, ospiterà lo spettacolo organizzato da Davide Demasi, in arte Mister David. Crazy Dream Circus è un progetto nato dall’unione di due amici accomunati dalla stessa passione, ma con esperienze differenti: Larry Rossante, direttore del “Circo di Mosca” in Italia, e Mister David, performer, equilibrista ed escapologo torinese. Crazy Dream Circus è sotto un tendone ma non è un circo tradizionale, è moderno ma non contemporaneo, è semplicemente uno spettacolo comico, emozionante, circense, entusiasmante, che non ha bisogno di essere catalogato. Il circo e il quartiere «Aurora è il mio quartiere – ha spiegato Mister David – per questo ho deciso di far partire Crazy Dream Circus da qui. Penso sia una zona con grandi potenzialità che troppo spesso viene trascurata. Un festival come questo potrebbe essere un buon modo per portare cultura e visibilità a un’area che potrebbe sicuramente migliorare». Lo show ripercorre la storia del circo, dalle suo origini fino al giorno d’oggi, con numeri di alto livello tecnico e una comicità innovativa e coinvolgente. Ballerine, acrobati, equilibristi, giocolieri e illusionisti si alterneranno sotto il tendone per uno spettacolo fuori dagli schemi, divertente e istruttivo, adatto agli adulti e ai più piccoli. Un evento che utilizza un linguaggio moderno e racconta uno stile di vita quasi corsaro, come nei sogni di un bambino.

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Gli artisti

Regista e ring master: Mister David. Alla nascita Davide Demasi, è l’imbonitore e colui che terrà il filo conduttore dello spettacolo. Performer, escapologo ed equilibrista, Davide è diplomato alla scuola di circo Flic di Torino, artista della scuderia Brachetti, Guinness World Record 2015, è circense con famiglia Zoppè (Stati Uniti d’America), Embell Riva (Italia, Grecia), e TV performer nelle trasmissioni Circo Massimo 2005 – RAI 3, Timbuctu 2006 – RAI, Circo per l’ Estate 2005 – Rete Quattro, Si può fare con Carlo Conti 2015 – RAI 1, oltre a TV Holliwood e Slovenia TV. Acrobata aerea: Elena Timpanaro. Insegnante di discipline aeree presso la Flic Scuola di Circo Torino, Elena è stata performer per lo spettacolo della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali di Torino 2006. Ha lavorato come artista per il Circo di Mosca della famiglia Rossante nella stagione 2015. Equilibrista ed acrobata: Oleg Murzintszev. Clown, equilibrista ed acrobata, Oleg è diplomato nella prestigiosa scuola del “Circo di Mosca”. Ha lavorato come performer a Gardaland per più di dieci anni. Acrobati mano a mano: Igor e Andrea Matyushenko. Igor e Andrea sono padre e figlio, russi, acrobati e finalisti di Italia’s Got Talent 2013. Sono testimonial della Juventus e circensi da generazioni. Dancer: Giulia Serra. Ballerina e acrobata, Giulia è diplomata alla prestigiosa scuola di danza “Speed” di Milano. Il programma Il debutto di Crazy Dream Circus sarà venerdì 24 marzo, alle ore 21.

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Lo spettacolo si ripeterà sabato 25 marzo, alle 17 e alle 21, domenica 26 marzo, alle 16 e alle 18, e lunedì 27 marzo alle 21. Dopo il primo weekend, Crazy Dream Circus organizzerà diversi eventi. Lunedì 27 marzo, alle 11, ci sarà uno spettacolo dedicato alle scuole. Nel frattempo, martedì e mercoledi, il tendone allestito all’interno del Cecchi Point ospiterà il Teatro Della Caduta (28 marzo). Il Crazy Dream Circus tornerà poi giovedì 30 marzo e venerdì 31 marzo, sempre alle 21. Sabato 1° aprile lo spettacolo sarà in programma alle 17 e alle 21, mentre domenica 2 aprile sarà replicato alle 16 e alle 18. Si concluderà lunedì 3 aprile alle ore 21.

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I biglietti Il biglietto d’ingresso ha il costo di 18 euro, ma per i bambini sotto i 10 anni il costo è di 10 euro, mentre sotto i 3 anni di età l’ingresso è gratuito. Residenti del quartiere Aurora e associati Cecchi Point usufruiranno di ulteriori riduzioni. Solo per il debutto, il biglietto di ingresso sarà in vendita al prezzo speciale di 10 euro, fino a esaurimento posti. Per informazioni Telefono: 351.0100078.

Sito web: http://www.misterdavid.it/crazy-dream-circus/

I cinque giorni di Biennale Democrazia

Dal 29 marzo al 2 aprile torna per la sua la quinta edizione Biennale Democrazia. Nei cinque giorni dell’evento si danno appuntamento nel capoluogo piemontese 246 protagonisti nazionali e internazionali del dibattito culturale – scienza, filosofia, tecnologia, arte, economia, diritto – per una serie di confronti pubblici, con la partecipazione attiva dei cittadini e uno speciale coinvolgimento dei più giovani. Nel corso degli incontri ci si confronterà sulle emergenze, sui temi dei migranti e su altre questioni sociali cogliendo anche le opportunità di cambiamento e di nuovi inizi. Inaugurazione il 29 marzo alle 18 al Teatro Regio con una lectio di Tito Boeri e alle 21 il concerto dell’Orchestra di Piazza Vittorio.

(foto: il Torinese)

“I Concerti del Pomeriggio”, emozioni sonore

Al Teatro Alfieri di Torino, mercoledì 22 marzo ore 16, con il titolo di “Emozioni sonore… Momenti musicali tra i più amati dal grande pubblico” si conclude la stagione de “I Concerti del Pomeriggio 2016-2017”. Ne è interprete un trio un po’ insolito formato da Susy Picchio soprano, Nino Carriglio clarinetto e sassofoni e Massimiliano Brizio al pianoforte. Il programma comprende brani di genere vario: canzoni del passato e attuali, musiche da film e brani di musical. I tre artisti che si alterneranno anche in duo, presenteranno brani in trio arrangiati per l’occasione. Tra i vari titoli in programma brani di Gershwin come ‘S wonderful e la Rapsodia in Blu, La paloma di Yradier, J’ai deux amours di Scotto, Gabriel’s oboe di Morricone, Begin the Beguine di Porter, Arlecchinata di Chaplin, La vita è bella di Piovani, New York, New York di Kander e numerosi altri.

Gli archi della Scala a Pinerolo

Il prossimo concerto dell’Accademia di musica di Pinerolo  vedrà protagonista il Quartetto d’Archi della Scala con Claudio Voghera.

Formazione tra le più blasonate sulla scena mondiale, il Quartetto d’Archi della Scala martedì 21 marzo alle 21:00 regala agli abbonati della stagione concertistica dell’Accademia di Musica di Pinerolo (viale Giolitti, 7) un’occasione di ascolto da non perdere, come l’integrale cameristica di Schumann, iniziata la scorsa stagione. Su di loro Riccardo Muti ha scritto “Un quartetto di rara eccellenza tecnica e musicale, (…) La bellezza del suono e la preziosa cantabilità, propria di chi ha grande dimestichezza anche con il mondo dell’opera, ne fanno un gruppo da ascoltare con particolare gioia ed emozione”. Nel corso degli anni, il Quartetto d’Archi della Scala è stato protagonista di importanti eventi musicali e significative registrazioni che hanno alimentato una corposa discografia. Numerosi sono stati i loro concerti, sia in Italia che all’estero, con pianisti del calibro di Bruno Canino, Jeffrey Swann, Angela Hewitt, Paolo Restani e Bruno Campanella. Claudio Voghera, collega nel Trio Johannes con Francesco Manara e Massimo Polidori, collabora abitualmente con il Quartetto della Scala mettendo a disposizione delle varie formazioni la sua grande e luminosa esperienza di camerista.

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La Stagione è stata realizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo (maggior sostenitore) nell’ambito della Scadenza Unica 2016 Performing Arts e di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Piemonte, Città di Pinerolo, con il patrocinio della Città di Pinerolo e il contributo di Galup. Il nostro grazie va anche alla sempre preziosa sponsorizzazione tecnica di Piatino Pianoforti e Yamaha Musica Italia.

”Navigare nel segno”

“Navigare nel segno” è il titolo della mostra che sarà visitabile dal 31 marzo all’11 aprile presso la Galleria di “Arte Città Amica”, al civico 15 di via Rubiana a Torino. Quattro gli artisti che esporranno le loro opere:Renzo Foglietta, Ubaldo Rodari, Sissi Sardone e Rocco Zappalà, tuttiappartenentiallAssociazione “Il Brunitoio” di Griffa (Vb). I primi due sono esponenti di quella che è la tradizione  grafica, fatta di segni e figurazioni classiche. Renzo Foglietta è oltre che un esperto incisore anche un acquerellista e illustratore con una vasta e quarantennale esperienza espositiva. Viceversa, Ubaldo Rodari  – direttore artistico nonché conduttore delle attività di laboratorio de “Il Brunitoio” – è un’importante incisore con un lungo elenco di mostre in Italia e all’estero ( Svizzera, Francia, Giappone). Per l’altra coppia di giovani artisti la ricerca va oltre il segno, dove all’incisione e alle sue regole s’accompagnano tecniche particolari, espressioni pittoriche e concettuali  di una personale ricerca. Sissi Sardone ha alle spalle una ricca attività incisoria e da acquerellista, con una propensione per le tecniche monotipiche mentre Rocco Zappalà –poco più che trentenne – si serve dell’incisione per esprimere le sue ricerche sperimentali che rendono originale la sua produzione artistica e pittorica. Tutti e quattro legati a doppio filo con “Il Brunitoio”, associazione culturale di notevole prestigio, ospitata nell’ex-cappellificio “Panizza”, splendido esempio di archeologia industriale sul lago Maggiore, saranno ospitati dalla “consorella” associazione torinese che persegue le stese finalità.

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La mostra sarà aperta fino all’11 aprile con i seguenti orari: feriali e sabati, dalle 16.00 allle 19.00 ( chiuso il lunedì). Per info:mail:info@artecittaamica.it / tel.011/7717471-7768845.

 

Marco Travaglini