Con le opere di Gabriel Chaile, Lonnie Holley e Huda Takriti dal 27 marzo al 23 agosto prossimo
Il 27 marzo prossimo, il Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea presenta la seconda edizione di “Inserzioni”, il programma semestrale di commissioni che introduce nuove opere concepite in dialogo con le sale barocche normalmente dedicate alla collezione permanente, trasformandole in un dispositivo espositivo in continua evoluzione. Il progetto interviene nella narrazione museale, invitando artisti contemporanei a misurarsi con l’architettura incompiuta del castello e con la stratificazione storica e simbolica delle sue sale, attivando relazioni inedite tra opere, spazio e memoria. A cura di Francesco Manacorda, con l’intervento di Huda Takriti, curato da Linda Fossati, “Inserzioni” coinvolge per questa edizione Gabriel Chaile, Lonnie Holley e Huda Takriti, le cui pratiche affrontano temi legati alla memoria, alla genealogia e alla costruzione delle narrazioni collettive in contesti geografici e culturali diversi. Concepite usando le sale auliche come punte di partenza non neutrali, le opere si inseriscono nel percorso della collezione contribuendo a rinnovarne periodicamente l’allestimento e ad ampliarne la prospettiva culturale. Attraverso queste commissioni, il museo prosegue nel ripensamento dei canoni della storia dell’arte, aprendosi a tradizioni e visioni che criticamente interrogano le narrazioni occidentali dominanti.
Il progetto si radica nella vocazione originale del Castello di Rivoli come luogo aperto all’intervento diretto degli artisti, in cui l’architettura diventa condizione generativa. Gli artisti sono così chiamati a partecipare attivamente alla scrittura della storia espositiva del Museo, contribuendo all’evoluzione del suo patrimonio culturale.
Tra gli artisti figurano Gabriel Chaile, nato a San Miguel de Tucumán, in Argentina, nel 1985, che presenta un intervento in relazione al pozzo medievale del Castello, elemento che connette l’edificio alla collina su cui sorge. Lo spazio viene trasformato in un ambiente sospeso tra diorama storico e scenario fantascientifico, in cui una figura antropomorfa in creta interagisce con elementi scultorei evocativi di un accampamento precario, suggerendo una condizione di sopravvivenza post-apocalittica. La ricerca d’artista si fonda sul concetto di genealogia della forma, secondo cui le forme custodiscono stratificazioni culturali e tracce di memorie individuali e collettive. Le sue sculture, realizzate con argilla, terra e adobe, si ispirano alle tradizioni artigianali e alle cosmologia indigene del Nord Ovest argentino, evocando narrazioni ancestrali e i processi di trasmissioni culturali. In dialogo con i frammenti di affreschi storici presenti in sala, l’intervento intreccia memoria architettonica e immaginazione contemporanea, riflettendo su storia, identità e trasformazione; Lonnie Holley, nato a Birmingham, in Alabama, negli Stati Uniti, nel 1950, presenta un gruppo di nuove sculture e dipinti concepiti per la Sala dei Continenti, decorata nel Settecento con rappresentazioni allegoriche che riflettono la visione geopolitica dell’epoca. Estendendo la tradizione della Black Art del Sud degli Stati Uniti, Holley trasforma materiali trovati e di recupero, come il legno bruciato, il metallo, la plastica e oggetti di uso quotidiano in assemblaggi che attivano le narrazioni insite negli stessi materiali. Attraverso un processo intuitivo e improvvisato, Holley affronta temi quali memoria collettiva, diseguaglianze sociali, violenza storica e possibilità di trasformazione spirituale e politica. Nel contesto del Castello, le opere instaurano una tensione critica con le rappresentazioni storiche della Sala, proponendo nuove prospettive sul potere e sulla memoria. Sculture dipinte su trapunta evocano presenze collettive e genealogie simboliche che ridefiniscono la percezione dello spazio espositivo.
La pratica espositiva di Huda Takriti, nata a Damasco, in Siria, nel 1990, oggi residente a Vienna, intreccia ricerca d’archivio, video e performance, dando vita a installazioni che mettono in relazione immagini in movimento e materiali storici con il contesto architettonico. Per “Inserzioni”, l’artista presenta un progetto che indaga il ruolo delle immagini, del cinema, delle istituzioni e dell’industria nella costruzione delle narrazioni storiche del secondo dopoguerra. Il soggetto riunisce il video “Clarity is the Closest Wound to the Sun”, del 2023, e due nuove produzioni, tra cui “It is Always Midnight in Their Minds”, del 2026, sviluppata a partire da ricerche condotte negli archivi italiani. L’opera indaga il rapporto tra l’Ente Nazionale Idrocarburi ENI e le ex colonie europee, comprese quelle italiane, e quelle ancora in lotta per la liberazione negli anni Cinquanta e Sessanta, esaminando le intersezioni tra sostegno politico, interessi economici e produzione cinematografica nel contesto dei processi di decolonizzazione. Accanto ai video, Takriti realizza un’installazione in vinile concepita come un affresco contemporaneo che si estende sulle pareti della sala 29, stabilendo un dialogo con gli affreschi storici della residenza. Il progetto riflette sulle modalità attraverso cui le narrazioni storiche vengono costruite e trasmesse, interrogando il ruolo delle immagini nella costruzione dell’immaginario collettivo.
Info: Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea-piazza Mafalda di Savoia, Rivoli – info@castellodirivoli.org – 0119565222 – orari d’apertura: da mercoledì al venerdì dalle 10 alle 17/ sabato, domenica e festivi dalle 11 alle 18.
Mara Martellotta







