“Carlo Alberto per la grazia di Dio Re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme…con lealtà di Re e con affetto di padre… prendendo unicamente consiglio dagli impulsi del Nostro cuore, …avuto il parere del Nostro Consiglio, abbiamo ordinato ed ordiniamo in forza di Statuto e legge fondamentale, perpetua ed irrevocabile della Monarchia, quanto segue…”
Lo Statuto del Regno o Statuto Fondamentale della Monarchia di Savoia, meglio noto come, Statuto Albertino, entrò in vigore il 4 marzo 1848. Successivamente con la Fondazione del Regno d’Italia il 17 marzo 1861, divenne la Carta fondamentale.
La politica estera del Regno di Piemonte e Sardegna negli anni precedenti e durante la I Guerra d’Indipendenza è rigorosamente legata al sovrano in carica, Carlo Alberto di Savoia-Carignano.
Mentre dal punto di vista politico e delle strutture dello Stato, si possono evidenziare tre fasi: la restaurazione attuata nel 1815 da Vittorio Emanuele I; la politica riformistica di Carlo Alberto e la concessione dello Statuto (1848); lo sviluppo in senso liberale nel decennio 1849-1859.
Una svolta importante nella situazione generale del Regno Sardo Piemontese fu data dalla politica riformatrice di Carlo Alberto durante tutto il suo regno (1831-1849).
Le riforme legislative e amministrative, come, l’istituzione di un Consiglio di Stato, la promulgazione di un codice civile, di commercio e penale. Furono affiancate da dei provvedimenti economici, i quali andarono maggiormente incontro alle esigenze dei ceti borghesi, come l’abolizione del divieto di esportare seta greggia, l’adozione di tariffe doganali ridotte rispetto a quelle precedenti , la diminuzione del dazio sul grano, la stipula di ventisei nuovi trattati commerciali con alcuni Stati d’Europa e d’America. Così espandendo la propria politica estera fuori dal proprio regno.
Sofia Scodino



Chiara De Carlo

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Dapprima protagonista è Benjamin Rask, unico erede di una ricca famiglia che commerciava tabacco. Quando il padre muore per uno scompenso cardiaco, Benjamin è all’ultimo anno di collegio. Dimostra subito una compostezza mirabile e una grande precocità quando chiede di esaminare il testamento paterno e tutti i documenti finanziari.
E’ una saga affascinante questa di Melissa Fu, nata in New Messico nel 1972, ma di origine sino-taiwanese. Ha vissuto in vari paesi nordamericani (dal Texas al Colorado, da Washington a New York e altri), ha studiato fisica e letteratura inglese ed è stata insegnante e consulente scolastica, ora vive a Cambridge in Gran Bretagna.
La Egan dice di no, ma per alcuni questo è un po’ il sequel de “Il tempo è un bastardo” che nel 2011 valse il Premio Pulitzer a questa talentuosa scrittrice americana (nata a Chicago nel 1962). Ha trascorso l’adolescenza viaggiando per tutto il mondo, poi a 30 anni è approdata a New York, ed è stata fidanzata con Steve Jobs negli anni 80.
Questa è un po’ la biografia romanzata della figlia secondogenita di James Joyce, ragazza sfortunata e vittima dei disastri di una psichiatria che fece parecchi danni; vittima pure di un padre complesso e di un fratello prevaricatore.