CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 538

Ne è valsa la pena?

Faceva freddo in quella stalla abbandonata. Dai muri tirati su a secco entrava un’aria gelida, sibilata dal vento che quella notte di fine inverno del 1944 turbinava neve. Attorno a quel tavolo di fortuna, combinato da due vecchie assi poggiate su malfermi cavalletti di legno ci trovammo a parlare del futuro, di ciò che ci attendeva. Eravamo in tre: io, Giorgio e Renato.

La cera liquefatta della candela si era rappresa in pallide lacrime e le parole scorrevano veloci. Quando sarebbe finito l’incubo della guerra, dell’occupazione dei tedeschi, dell’arroganza dei fascisti della repubblica sociale con quei ghigni e i simboli delle teste da morto? L’Italia sarebbe tornata come prima del fascismo o sarebbe cambiata davvero? Certo, volevamo la libertà ma non si combatteva solo per questa ragione. “Il nostro obiettivo è tenere insieme, come una cosa sola, libertà e democrazia”, diceva Giorgio. “ Non è possibile che le cose rimangano come ai tempi dello Statuto Albertino. Non basta che ci sia un sovrano che conceda di sua iniziativa, che bontà, i diritti al popolo. Anzi. Non va nemmeno bene che ci sia un Re, la monarchia, i Savoia a decidere e comandare. Quelli sono scappati all’8 settembre lasciandosi alle spalle un paese dilaniato, distrutto, occupato. Prima hanno aperto le porte al Duce, poi all’avventura della guerra, lasciando l’esercito in rotta, e ora dovremmo accoglierli ancora, perdonando tutto? Nemmeno per idea!”. Picchiò un pugno sul tavolaccio, facendo tremare la candela che prontamente presi al volo. Su quel punto eravamo tutti d’accordo: non avevamo preso le armi per cacciare fascisti e tedeschi e poi tornare ad essere sudditi. C’erano giornate in quel duro inverno dove si aggiravano gli occupanti armati fino ai denti, e non era il caso di uscire allo scoperto; altri ancora dove si preparava o si effettuava un agguato o un’azione particolare.

Nei lunghi periodi di inattività eravamo impegnati anche in grandi discussioni dove si parlava del futuro, di come lo si immaginava. L’idea su cosa avrebbe dovuto essere il domani, anche per istinto, non era certo riflessa dalle immagini del passato, di prima del fascismo, ma autorizzava ad immaginare l’avvento di qualche cosa di completamente diverso che chiamavamo genericamente democrazia, cioè un Paese senza dittatura, senza imposizioni, senza violenza. A volte penso a quella sera e alle altre passate a discutere, quando l’inattività era obbligata dal bisogno di attendere o dalle pessime condizioni del tempo, e  vedendo quest’Italia piatta, meschina, ignorante mi scopro a pensare chi ce l’avesse fatto fare. Poi, superato lo scoramento, mi vengono in mente le parole di Renato quando diceva che non bisognava illudersi, che le cose sarebbero sì cambiate ma che non c’era conquista che sarebbe stata ottenuta una volta per tutte, che per noi che volevamo cambiare la società, che aspiravamo a cambiare il mondo non ci sarebbe mai stato congedo.  Quante volte ci siamo ritrovarti da anziani in tutti questi anni. Noi, i sopravvissuti, con i capelli bianchi e le ossa stanche. Noi che avevamo fatto saltare i ponti; con queste mani tremanti che un giorno avevano lanciato bombe a mano. Condividendo paure, ansie e speranze con quelle ragazze dallo sguardo deciso che da signore, madri, nonne e bisnonne è diventato più dolce e mite, capaci  in quei tempi da lupi di nascondere pistole, portare messaggi, ospitare e nutrire partigiani, prendere parte ai combattimenti con coraggio. Oggi facciamo fatica a camminare, sorretti da un bastone o una stampella. Attraversiamo lentamente le vie che un tempo ci videro muoverci con rapidità, colpendo e fuggendo. Vecchi, un po’ malandati. Faremo anche tenerezza ma a quel tempo sbaragliammo interi battaglioni,  rischiammo la vita, ci battemmo per garantire quella libertà della quale oggi tanti fanno cattivo uso, abusandone, senza immaginare quanto ci sia costata perché non ne sono mai stati privati e non hanno dovuto battersi per riconquistarla. Non c’è retorica in questi pensieri. Abbiamo imparato a nostre spese che non serve indulgere in nostalgie. C’è piuttosto la consapevolezza di aver fatto ciò che era giusto e che tutto quanto è accaduto non deve essere dimenticato perché quei semi di giustizia e libertà non inaridiscano mai. E a quella domanda c’è una sola risposta possibile: sì, ne è valsa la pena.

Marco Travaglini

Agatha Christie, regina del giallo

Sessantasei romanzi, svariati racconti, traduzioni in 45 lingue: Agatha Christie, al secolo Agatha Mary Clarissa Miller è stata la regina indiscussa del romanzo giallo.

La sua immaginazione e la sua penna hanno regalato al mondo personaggi indimenticabili: l’arguta e adorabile Miss Marple, il severo e acuto Hercule Poirot, gli intraprendenti Tommy e Tuppence Beresford. La “signora del mistero” morì a Wallingford nella sua casa di campagna inglese il 12 gennaio 1976, quarantasei anni fa. Aveva 86 anni “la donna che, dopo Lucrezia Borgia, è vissuta più a lungo a contatto col crimine, come la descrisse Winston Churchill. Grazie alla sua impareggiabile penna creò dei personaggi senza tempo, vendendo più di due miliardi di copie e proponendo le trame per i molteplici adattamenti cinematografici e televisivi delle sue fatiche letterarie. Cosa sarebbe stato il mondo del giallo senza Hercule Poirot e Miss Marple o senza capolavori intramontabili come Dieci piccoli indianiAssassinio sul Nilo ? Da ragazzina sognava di  diventare una cantante lirica ma (e per fortuna!), dopo aver prestato servizio come volontaria presso l’ospedale inglese di Torquay durante la prima guerra mondiale, la sua vita imboccò un’altra strada, per certi versi inaspettata. Le nozioni apprese su medicinali e veleni durante il periodo belligerante le furono di grande aiuto per la stesura di molti dei suoi romanzi. Agatha Christie ebbe due uomini nella sua vita: il primo, l’amatissimo Archie Christie, di cui mantenne il cognome anche dopo il divorzio, e l’archeologo Max Mallowan, conosciuto viaggiando in treno verso Baghdad, lo stesso che le diede l‘ispirazione per creare uno dei suoi grandi capolavori, Assassinio sull’Orient Express. Gran parte dei capitoli di quel libro Agatha Christie li scrisse nella camera 411 del Pera Palas di Istanbul, “il più vecchio hotel europeo della Turchia” che affaccia le sue camere sul Corno d’Oro, costruito nel 1892 per ospitare i passeggeri dell’Orient Express. Non va poi dimenticato che dal 1952, ininterrottamente, viene rappresentata in un teatro londinese la più famosa delle sue commedie, The Mousetrap (Trappola per topi), ispirata a un racconto della raccolta Tre topolini ciechi e altre storie. L’ultimo romanzo che ha come protagonista Hercule Poirot (Sipario) venne pubblicato poco prima della morte dell’autrice; ed è proprio in quel romanzo, scritto tempo prima, che Agatha decise di far morire il suo famoso investigatore. Addio Miss Marple venne invece pubblicato pochi mesi dopo la morte della scrittrice. Nonostante siano passati decenni sulla popolarità di Agatha Christie e sui suoi racconti non è mai calato il sipario e restano tra i più letti dagli appassionati del genere letterario del quale è stata una delle più prolifiche e geniali interpreti.

 

Marco Travaglini

 

Gli appuntamenti di fine luglio ai Musei Reali

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Continua l’estate dei Musei Reali, tra mostre, conferenze e aperture straordinarie.

Giovedì 28 luglio alle ore 17, nuovo appuntamento con il ciclo di conferenzeChiamata alle Arti. Vite parallele. Storie di uomini e animali”. Tema dell’incontro Bones: resti animali per ricostruire la storia, Beatrice De Marchi del  Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università degli Studi di Torino dialoga con Elisa Panero.

Per informazioni: Chiamata alle Arti – Vite parallele. Storie di uomini e animali – Musei Reali Torino (beniculturali.it)

Venerdì 29 luglio, dalle 19.30 alle 23.30, apertura straordinaria della Galleria Sabauda – primo piano e Sezione Maestri del Rinascimento in Piemonte – e del Teatro Romano (ultimo ingresso ore 22.45). Tariffa di ingresso speciale a 5 Euro. 

Per la rassegna Torino. Crocevia di sonorità, alle ore 21, nel Teatro Romano suoneranno gli allievi della Scuola di Strumenti a percussione del Conservatorio di Torino. Ingresso riservato ai visitatori dei Musei Reali, fino a esaurimento dei posti disponibili.

Per informazioni: Aperture serali e concerti estivi ai Musei Reali. Torino Crocevia di Sonorità – Musei Reali Torino (beniculturali.it) / Visite serali in occasione di “Torino Crocevia di sonorità” | CoopCulture).

I Giardini della Cavallerizza Reale sono nuovamente aperti al pubblico. Il patrimonio verde del museo ritorna completamente accessibile grazie a iniziative e attività gratuite, rivolte a bambini e famiglie, realizzate in collaborazione con Xké? ZeroTredici, società consortile vincitrice della manifestazione d’interesse per l’assegnazione del servizio di valorizzazione dei Giardini della Cavallerizza. Le modalità di accesso e il programma degli appuntamenti sono pubblicati sul sito dei Musei Reali al link Racconti Reali. Un’estate per giocare con la cultura nei Giardini della Cavallerizza – Musei Reali Torino (beniculturali.it)

SAVE THE DATE 

Domenica 7 agosto torna l’iniziativa del Ministero della Cultura Domenica al museo, che offre l’ingresso gratuito ai luoghi della cultura statali ogni prima domenica del mese. L’ingresso gratuito ai Musei Reali è concesso esclusivamente con prenotazione online al link Biglietto Musei Reali di Torino | CoopCulture a partire da mercoledì 3 agosto.

Le attività con CoopCulture

Sabato 30 e domenica 31 luglio alle ore 11 e alle 15.30, appuntamento con Benvenuto a Palazzo. Le guide e gli storici dell’arte CoopCulture vi aspettano per condurvi in una visita guidata alla scoperta delle sale di rappresentanza del primo piano di Palazzo Reale e dell’Armeria, un itinerario per scoprire o riscoprire la storia e la magnificenza della prima reggia d’Italia.

Costo dell’attività: 7 Euro oltre al biglietto di ingresso ridotto ai Musei Reali (13 Euro ordinario, 2 Euro da 18 a 25 anni, gratuito under 18). Biglietti online su Musei Reali di Torino | CoopCulture – e-mail info.torino@coopculture.it

È possibile prenotare una visita ai percorsi speciali dei Musei Reali:

venerdì 29 e domenica 31 luglio alle ore 16, visita all’appartamento della regina Maria Teresa, al Gabinetto del Segreto Maneggio e alle Cucine Reali;

sabato 30 luglio alle ore 16, visita al secondo piano di Palazzo Reale.

Costo delle visite speciali: 20 Euro ordinario (13 Euro per Abbonamento Musei).

Biglietti online su Biglietto Musei Reali di Torino | CoopCulture – e-mail info.torino@coopculture.it

Le mostre in corso ai Musei Reali

Fantasmi e altri misteri – Fumetti in mostra. Fino a domenica 11 settembre, nello Spazio Scoperte al secondo piano della Galleria Sabauda, è visitabile la mostra Fantasmi e altri misteri – Fumetti in mostra. L’iniziativa del Ministero della cultura Fumetti nei Musei, in collaborazione con Coconino Press-Fandango, è stata realizzata per avvicinare i ragazzi al patrimonio artistico italiano. Le tavole originali della graphic novel “Io più fanciullo non sono” della fumettista e vignettista Lorena Canottiere, ispirata alla figura del Principe Eugenio di Savoia-Soissons, sono presentate con alcune opere dei Musei Reali legate al condottiero collezionista, con una selezione di lavori dei fumettisti che hanno partecipato al progetto e si sono confrontati con il tema del mistero e dei fantasmi. L’ingresso alla mostra è compreso nel biglietto dei Musei Reali. 

Informazioni: Fantasmi e altri misteri. Fumetti in mostra – Musei Reali Torino (beniculturali.it)

Animali a Corte. Vite mai viste nei Giardini Reali, curata da Stefania Dassi e Carla Testore, è la proposta con cui fino al 16 ottobre i Musei Reali intendono creare un percorso di visita innovativo nel quale le tecniche e i linguaggi dell’arte contemporanea dialogano con la cornice dell’antica residenza. Il percorso si snoda in parte nei Giardini Reali, elemento fondante dell’identità del museo, nonché prezioso luogo d’incontro e di socialità per cittadini e turisti. Le opere popolano non solo l’esterno, ma anche alcune sale di Palazzo Reale, Armeria e Galleria Sabauda per stabilire rimandi e connessioni tra le sculture e gli animali raffigurati nelle opere che costituiscono il patrimonio dei musei. Gli artisti in mostra sono Paolo Albertelli e Mariagrazia Abbaldo, Maura Banfo, Nazareno Biondo, Nicola Bolla, Stefano Bombardieri. Jessica Carroll, Fabrizio Corneli, Cracking Art, Diego Dutto, Ezio Gribaudo, Michele Guaschino, Luigi Mainolfi, Gino Marotta, Mario Merz, Pino Pascali e Velasco Vitali.

L’ingresso alla sezione della mostra nelle sale dei Musei Reali è compreso nel biglietto ordinario. Accesso gratuito per la sezione ospitata nei Giardini Reali. Informazioni: Animali a Corte. Vite mai viste nei Giardini Reali – Musei Reali Torino (beniculturali.it)

Le novità digitali

Tra le novità che accompagnano la visita ai Musei Reali, l’inedita applicazione di gamification MRT Play è disponibile gratuitamente sui principali store. Ideata dai Musei Reali in collaborazione con Visivalab SL e il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, nell’ambito del bando SWITCH_Strategie e strumenti per la digital transformation nella cultura, l’applicazione di realtà aumentata offre una nuova esperienza di fruizione innovativa e accattivante, per approfondire la conoscenza delle opere della Galleria Sabauda attraverso giochi e indovinelli, in compagnia di personaggi storici e professionisti della cultura.

Per visitare Palazzo Reale, la Galleria Sabauda e il Museo di Antichità con curiosi personaggi pronti a raccontare le loro coinvolgenti storie è disponibile l’Audioguida Kids, realizzata dai Servizi Educativi dei Musei Reali in collaborazione con CoopCulture. Lungo il percorso sono presenti dei QR-code da scansionare per ascoltare gratuitamente le tracce audio pensate per i giovanissimi visitatori, per un’esperienza di visita coinvolgente e divertente (età consigliata: 5/12 anni).

La Biblioteca Reale

La Sala Lettura della Biblioteca Reale è aperta il lunedì, dalle 8.30 alle 18.30, da martedì a venerdì dalle 8.30 alle 15.15 e il sabato dalle 8.30 alle 13.30: le consultazioni devono essere prenotate con almeno 24 ore di anticipo scrivendo all’indirizzo mr-to.bibliotecareale@beniculturali.it e indicando tutte le informazioni disponibili per la richiesta. Per conoscere le modalità di accesso e registrazione consultare la pagina Orari e modalità di apertura della Biblioteca Reale – Musei Reali Torino (beniculturali.it).

Caffè Reale

Nella suggestiva Corte d’Onore di Palazzo Reale è possibile rigenerarsi con una pausa al Caffè Reale Torino, ospitato in una ambientazione unica ed elegante, impreziosita da suppellettili in porcellana e argento provenienti dalle collezioni sabaude. Informazioni e prenotazioni al numero 335 8140537 o via e-mail all’indirizzo segreteria@ilcatering.net.

Ogni venerdì di luglio, il Caffè Reale resterà aperto anche dalle 19.30 alle 23 in occasione della rassegna Torino. Crocevia di sonorità.

Museum Shop

Per rimanere sempre aggiornati sulle pubblicazioni dei Musei Reali e per dedicarvi un pensiero, il Museum Shop è aperto.

È disponibile anche online Musei Reali (shopculture.it).

Dal 1° aprile 2022 per l’accesso ai percorsi museali non è più richiesto il Green Pass (D.L. 24/03/2022 n. 24, art. 7).

La mascherina chirurgica è raccomandata lungo i percorsi di visita, mentre il dispositivo di protezione FFP2 resta obbligatorio per partecipare agli eventi in luoghi chiusi.

“Si sta come / di notte / sui cavi elettrici / i funamboli”

SPETTACOLO

Venerdì 29 luglio alle ore 21.30

la compagnia TEATRO AL FEMMINILE sarà in scena con lo spettacolo

Si sta come / di notte / sui cavi elettrici / i funamboliper il festival LArte nel Pagliaio (direzione artistica e organizzazione dellAssociazione Crack24) presso la Cascina Duc di Grugliasco (TO)

Si sta come / di notte / sui cavi elettrici / i funamboli è una lente di ingrandimento sul fenomeno sociale della disoccupazione under 35. Lo spettacolo si basa su recenti report, dati e fatti di cronaca del nostro Paese, come ad esempio quando lo scorso agosto, lazienda Logista multinazionale monopolista nella distribuzione del tabacco ha licenziato 90 dei suoi dipendenti tramite un messaggio whatsapp e con un preavviso di 36 ore.

Attraverso le esperienze di un poco più che trentenne, vengono rappresentate alcune tappe che si

affrontano quando ci si immerge nel mondo del lavoro. Un mondo fragile, precario e ignorato, che

divora speranze, sogni e aspirazioni. Un mondo in contrasto con lingenuità, lottimismo e la capacità di sdrammatizzare dei giovani.

Lo spettacolo ha vinto il bando di residenza “Dalle Stelle alle Stalle” proposto dal festival LArte nel Pagliaio.

scritto e diretto da Virginia Risso

con Matteo Bianco Dolino, Gaia Contrafatto, Mirco Tosches

scene e costumi di Maria Donzella

disegno luci di Massimo Forchino

Teatro al Femminile è una realtà nata a Torino nel 2017. Una compagnia eterogenea che nei suoi spettacoli cerca di lottare contro le discriminazioni e dar voce agli emarginati.

DATA, ORARI E COSTI DELLO SPETTACOLO

Venerdì 29 luglio alle ore 21.30

Lo spettacolo è a offerta libera.

Prima dello show, dalle 19.30, è possibile cenare con i prodotti della cascina.

DOVE: Cascina Duc Strada del Portone 197 Grugliasco (TO)

INFO E PRENOTAZIONI: arte.pagliaio@gmail.com

L’ultima guerra di Mario Schifano 1988-1998

Al valdostano “Castello Gamba” di Chatillon, una retrospettiva incentrata sull’ultima fase pittorica dell’artista romano

Fino al 25 settembre

“Pittore puma”, lo chiamava Goffredo Parise. “Un piccolo puma – spiegava lo scrittore vicentino – di cui non si sospetta la muscolatura e lo scatto, che lascia dietro di sé l’impronta nitida e misteriosa dell’eleganza”. Artista poliedrico (non solo pittore, ma anche musicista e regista cinematografico), animo ribelle, vita fortemente borderline, Mario Schifano (Homs-Libia italiana, 1934 – Roma,1998) seppe tastare annusare e attraversare, soffermandovisi più o meno a lungo, gran parte delle correnti dell’avanguardia artistica contemporanea con la lievità, l’eleganza, la muscolatura e lo scatto di un “puma”. Calzante a pennello, dunque, il ritratto cucitogli addosso da Parise. Il suo fu un lungo percorso d’arte che lo portò  dalla Scuola Romana di Piazza del Popolo (quella del “Caffè Rosati”), con approcci più che solidi ma altalenanti dall’Informale alla Pop Art (girovago fra New York e Parigi, grandi amicizie e pericolosi eccessi, a braccetto con Andy Warhol, Roy Lichtenstein non meno che con i Rolling Stones che a lui dedicarono il brano “Monkey Man”) fino all’attraversata di “rimembranze futuriste” o ai singolari “paesaggi anemici” così come alle “tele computerizzate”, per poi girare l’angolo e ritornare ai vecchi amori legati alla totale dedizione al colore lasciato libero di raccontare, con vigore e lirici sussulti, emozioni e natura, emozioni e vita, emozioni e drammi come la dolente assurdità delle guerre. Su questa linea verte la produzione dell’ultimo decennio di vita di Schifano. 1988 – 1998.

Dieci anni  raccontati con rigore nella retrospettiva “L’ultima guerra di Mario Schifano”, nata da un progetto di “Casa Testori” curata da Davide Dall’Ombra e realizzata dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta, negli spazi del “Castello Gamba – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea” di Chatillon. La mostra prende avvio e spunto da un concreto episodio della vita dell’artista, che fra il febbraio e il marzo del 1988 soggiornò in Vallée, lavorando a tutto spiano in un’ala dell’antico Priorato di Saint-Bénin producendo decine di quadri, insieme ad opere su carta, che vennero esposte alla “Tour Fromage”, nella mostra titolata “Mario Schifano. Verde fisico”, svoltasi da aprile a luglio dell’’88. Racconti di paesaggio, di occhi e anima a confronto con il potere della Natura. Opere che fanno tutt’oggi parte della Collezione permanente del Museo. Quello fra il 1988 ed il 1998 è un decennio irripetibile per l’artista: “anni febbrili e prolifici – si sottolinea – di ritorno alla pittura e di ‘guerra’ con la pittura stessa, come con le proprie dipendenze e ossessioni”. Introdotte da un video, che racconta la nascita di “Chimera”, l’opera monumentale realizzata da Schifano durante la performance di una sola notte a Firenze (1985), le grandi opere in mostra al “Castello Gamba” sono invece “ritratti” amari di guerra in senso reale. Dell’allora “Crisi del Golfo” che segnò in modo particolare l’artista, soprattutto attraverso le immagini televisive. Due opere su tutte. Nella sala principale dedicata alle esposizioni temporanee, troviamo due tele di monumentale forza espressionistica (de Kooning?), dedicate al dramma della guerra in Iraq“Tearful (In lacrime)” del 1990 e “Sorrisi Scomparsi” del 1991, l’unico volto possibile della tragedia in Kuwait. In “Tearful” il dramma della guerra parte da una foto ritagliata dal “Time” del 10 dicembre 1990, dove un bambino ci guarda smarrito mentre il padre soldato, in partenza per il fronte, china la testa coprendosi il volto in lacrime. In “Sorrisi scomparsi” una “folla di nuovi volti senza volto” sono sovrastati dalla traduzione in arabo del titolo dell’opera e danno corpo al dramma collettivo del Kuwait. La rielaborazione pittorica delle immagini televisive si affianca a quella fotografica. Schifano manda a stampare decine di rullini al giorno: foto scattate agli schermi TV che si accumulano nel suo studio “in un processo divorante e germinativo insieme”.

In mostra vengono presentate attraverso quattro grandi composizioni in pannello incorniciate in plexiglass che presentano oltre 1300 fotografie (10×15 cm.) ritoccate ad olio e pennarello, realizzate tra la fine degli anni Ottanta e il principio degli anni Novanta. Una produzione sterminata che Emilio Mazzoli (grande gallerista modenese e grande sostenitore di Schifano) ha definito il “rosario di Schifano”, snocciolato durante il giorno. Nel tentativo di lasciare un’impronta su quanto accadeva intorno a lui. Tentativo riuscito.

Gianni Milani

“L’ultima guerra di Mario Schifano 1988-1998”

Castello Gamba, Località Cret-de-Breil, Chatillon (Aosta); tel. 0166563252 o www.castellogamba.vda..it

Fino al 25 settembre

Orari: tutti i giorni, dalle 9 alle 19

Nelle foto:

–       Mario Schifano al lavoro in Valle d’Aosta, Ph. T. De Tommaso

–       “Per vedere”, acrilico su tela, 1988

–       “Tearful”, tecnica mista su tela, 1990, Ph. Amos Parlatini

–       “Sorrisi scomparsi”, tecnica mista su tela, 1991

Cinema nel Parco del Castello di Miradololo: Encanto

Dalle fiabe occitane alle fiabe dei Grimm

Si terrà domenica 31 luglio alle ore 21.00 presso la Piazza del Comune di Usseaux, una conferenza a tema sul mondo delle fiabe, dal titolo: Dalle fiabe occitane alle fiabe dei Grimm.

Un viaggio magico verso le radici dell’uomo. Ospite dell’evento lo scrittore, saggista e mitologo Paolo Battistel che riprendendo il suo ultimo libro La vera origine delle fiabe. Gli ultimi frammenti di un mondo perduto (Uno Editori), prenderà in esame, analizzandole in chiave mitologica e antropologica, le più note fiabe del folklore

popolare occitano, comparandole con le principali fiabe dei fratelli Grimm come “Hänsel e Gretel” o “Cenerentola”. Verrà posta particolare attenzione alle fiabe e leggende legate al territorio di Usseaux come “La leggenda del colle della vecchia”.

 

L’evento patrocinato dal Comune di Usseaux sarà moderato dalla vicesindaco, la dottoressa Ester De Donatis.
In caso di pioggia la conferenza avrà luogo presso i locali del Punto Museo Eugenio Brunetta con sede in via Conte Eugenio Brunetta, 53, Usseaux (Torino).

 

Le fiabe, che la società moderna ha rinchiuso a forza nella stanza dei bambini, sono molto più antiche di quello che possiamo lontanamente immaginare e nascondono un volto segreto: sono ciò che rimane di antichi miti precristiani diffusi in Europa durante l’antichità e il Medioevo. Queste narrazioni sopravvissute agli stessi popoli che le avevano generate vennero censurate ed epurate dalla cultura cristiana trasformandole in seguito in racconti per l’infanzia.

Paolo Battistel, studioso di miti e leggende, metterà in luce l’antico significato delle fiabe immerso in una mitologia ormai perduta ma ancora presente dietro il primo livello di lettura di questi racconti. Sopravvissute agli stessi popoli che le avevano generate, le fiabe vennero infatti censurate ed epurate dalla cultura borghese benpensante trasformandole in “semplici” racconti per l’infanzia. Le fiabe ci incantano perché ritroviamo in esse i frammenti della nostra stessa anima, frammenti che ritenevamo perduti e che si risvegliano appena iniziamo a leggere “C’era una volta…”.

 

Paolo Battistel, laureato in filosofia con tesi in mitologia, è profondo conoscitore dei miti e delle leggende precristiane. Vanta numerose collaborazioni con testate giornalistiche e trasmissioni televisive nazionali e locali. Ha scritto una raccolta di fiabe dal titolo Lu Barban, il diavolo e le streghe e un saggio di storia dal titolo Il mistero della Roccaforte dei Rosacroce. Ha pubblicato tre saggi d’argomento mitologico Il sangue di Caino, I figli di Lucifero e Il dio cornuto. Ha scritto inoltre il saggio letterario J.R.R. Tolkien, il lungo sentiero tra ombra e luce. La vera origine delle fiabe è la sua ultima pubblicazione. Vive e lavora a Torino come scrittore, docente ed editor.

 

Ester De Donatis, dal 26/05/2019 è vicesindaco del comune di Usseaux con delega all’Istruzione, ai servizi sociali, alla cultura, all’ambiente e alla promozione del territorio.

 

 

Per informazioni:

Comune di Usseaux

E-mail: usseaux.sindaco@gmail.com

E-mail: info@comune.usseaux.to.it

 

I Gozzano di Cereseto e la loro discendenza dai Gozani di Casale e Luzzogno

Una apprezzabile ricerca genealogica sulla antica e nobile famiglia Gozzano, frutto di una accurata pubblicazione di Armano Luigi Gozzano.
La presentazione avvenuta in molte dimore prestigiose del Piemonte ha avuto come ultima tappa il castello di San Giorgio Monferrato. Nella prima parte dell’interessante volume é stata inserita la prefazione simbolica e visionaria di Carlo A. M. Burdet che descrive “il filo della vita”, una pittura del torinese Vittorio Cavalleri (1860-1938), pubblicata nel 1979 sullo Strona di Omegna.
Viene immaginato un sortilegio valligiano legato alla emigrazione delle famiglie di Luzzogno dedite al commercio di ferrame che cercarono fortuna altrove, tra le quali i Gozzano. Ricercando le proprie origini, i loro discendenti non sempre collegavano i fili genealogici allo stesso antenato, impresa ancora tentata ad Armano Luigi Gozzano. Il libro racconta la storia dei personaggi più importanti, apparentamenti ed altre emigrazioni in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, Roma, Spagna, Francia, Austria, Balcani, Germania e USA. La loro nobiltà fu autentificata dalle investiture dei governi nelle varie epoche e dai diplomi imperiali: conti e marchesi dai Gonzaga, conti e cavalieri dai Savoia, principi del Sacro Romano Impero dall’imperatore Leopoldo I° d’Asburgo e re d’Ungheria, marchesi von Gozani dall’imperatore Franz I° d’Austria. La parte iconografica riporta i documenti inerenti a titoli onorifici e nobiliari, le proprietà, l’evoluzione nel tempo del cognome e dell’araldica familiare. Inoltre si sofferma sui grafici delle genealogie di Cereseto, Casale e Luzzogno, luogo d’origine della famiglia, dal 1525 ad oggi.
Della genealogia dei Gozzano di Agliè si occupa Carlo A. M. Burdet di Torino, discendente dalla antenata Marianna Gozzano. Ha pubblicato ad oggi una serie di approfondimenti relativi alle loro parentele con esponenti della cultura contemporanea del poeta Guido Gozzano, massimo esponente crepuscolare.
Il castello di San Giorgio, risalente all’anno 859 costruito attorno alla torre di origine sassone, fu per molti secoli feudo imperiale dei marchesi del Monferrato con a capo la dinastia degli Aleramici. Le forme architettoniche descrivono la vita di un maniero medioevale dove la torre era la vedetta, i piani nobili erano gli ambienti amministrativi dove viveva la corte mentre i piani inferiori erano adibiti a scuderie, granai e cantine. La difesa era rappresentata dai quattro torrioni angolari collegati dal muro di protezione. Le tracce evidenti del passato risalgono alla guerra di successione del ducato di Mantova e del Monferrato, durante la quale si insediarono le truppe francesi. Dopo la semidistruzione effettuata dalle truppe spagnole, il castello venne ceduto nel 1670 da Gaspare Maria Galeazzi Salviati a Giovanni Gozzano il giovane per 2100 doppie d’oro, per cui fu infeudato della contea di San Giorgio.
Dalle proprietà dei Gozzano riportate sul cabreo notarile risalente agli anni 1662-1740 risalta la piantina a colori del castello descrivendo le scuderie, la casa del torchio, la casa del forno, la giazzera (ghiacciaia), il piantamento dei frutti, la cappella barocca, il giardino e lo scalone singolo di accesso ai piani nobili precedente il doppio scalone barocco del 1700 tuttora esistente. Nel 1879, dopo la morte dell’ultimo marchese Felice Carlo von Gozani detto l’Alman, il castello venne ereditato dalla figlia contessa Paolina Gozani e dal marito conte Alessandro Cavalli d’Olivola. Dal 1950 ad oggi é proprietà della famiglia Rolla.
La presentazione al castello Gozzani avvenuta il 3-7-2022 é stata curata da Dionigi Roggero e da Bruno Pesce.
Sono intervenuti il sindaco Dallera, il proprietario Francesco Rolla, la nostra critica d’arte Giuliana Romano Bussola, Giuseppe Costanzo, Elio Botto ed Aurelio Marchese.
Hanno partecipato il vice sindaco Lavagno,
i rappresentanti delle associazioni storiche Orizzonti Casale e Compagnia della Polvere di Pontestura.

L’isola del libro

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria

Patricia Engel “Paese infinito” -Fazi- euro 18,50
Patricia Engel è una scrittrice americana nata da genitori colombiani, un’immigrata di prima generazione sospesa tra due mondi: nata su suolo americano ma cresciuta secondo i valori della sua famiglia, spagnolo parlato in casa, inglese fuori.
La sua è una famiglia di artisti molto unita che ha dovuto lasciare il proprio paese e la casa di origine. La nonna era una matriarca con 9 figli, e affidava i suoi pensieri alle parole sciorinate in poesie, diari, racconti e romanzi che scriveva per se stessa.
Forse è da lei che Patricia Engel ha in parte ereditato la sua immensa bravura di scrittrice; tanto che oggi è una delle voci più interessanti della letteratura d’Oltreoceano, capace di mettere il dito sulla piaga della discriminazione, che c’era già prima di Trump, lui l’ha solo accentuata e gridata nei suoi proclami.

La storia che racconta nel romanzo non è autobiografica, ma riflette le traversie di molti consanguinei che sono stati separati da barriere, muri, razzismo.
Narra le vicende travagliate di una famiglia colombiana in seguito alle violenze degli anni 80 e 90, ne segue le sorti lungo una trentina di anni; a partire da quando Elena e Mauro si incontrano, s’ innamorano e hanno 3 figli. Poi decidono di emigrare negli Stati Uniti alla ricerca di una vita e un futuro migliori.

Ma il sogno americano finisce in un incubo: Mario viene deportato in Colombia perché trovato senza documenti e la famiglia si spacca in due.
Elena resta senza documenti in America insieme ai figli Karina e Nado, arrabattandosi come può: vive in tuguri, cerca di stare a galla dalla miseria più nera accettando lavori tra i più umili e sottopagati.
Invece, Mauro in Colombia viene raggiunto dall’altra figlia Talia che cresce con la nonna materna Perla (e l’accudirà con riconoscenza quando la demenza senile ne afferrerà la memoria).

Il romanzo inizia proprio con le vicissitudini della giovane Talia.
Ha alle spalle un’aggressione compiuta per vendicare un torto. Poi la via Crucis dell’arresto in Colombia, il riformatorio, la fuga dal carcere; dapprima verso Bogotà, e da lì negli Stati Uniti, per raggiungere la madre, la sorella e il fratello.
Un’Odissea in cui diventa adulta tra espedienti vari, autostop e squallidi motel; per lo più da sola e senza la protezione di adulti amorevoli. Spesso se la cava ricorrendo ai consigli sgangherati delle ex compagne di riformatorio che la vita ha addestrato con impervi sentieri di guerra.

Sullo sfondo aleggia un dubbio amletico: è peggio la violenza di tutti i giorni in Colombia, oppure la feroce discriminazione e le crudeli politiche sull’immigrazione degli Stati Uniti?
Travalicare un confine è questione di movimento, la storia dell’umanità è un continuo venire e andare, ed è su questo che il romanzo inchioda il lettore e lo spinge a interrogarsi su concetti come empatia, giusto o sbagliato,……

 

Ann Tyler “La treccia alla francese” -Guanda- euro 18,00
Ann Tyler è tra le scrittrici americane più prolifiche e importanti: ha vinto il Premio Pulitzer nel 1989 con “Lezioni di respiro”, mentre “Turista per caso” è stato finalista al Pulitzer ed ha ottenuto il Premio del National Critics Circle Award.
In questo romanzo la Tyler sonda gli animi dei membri della famiglia Garret; apparentemente un nucleo ben assemblato e in armonia, una famiglia come tante altre. E invece, no. Il tranquillo e banale tran tran di Robyn e Mercy Garret -e dei loro 3 rampolli Alice, Lily e David- nasconde sotterranei inattesi che vengono alla superficie durante la settimana vacanziera che trascorrono in una baita affittata in riva al lago nel 1959. Da un episodio particolare inizia a sgretolarsi la facciata e scopriamo le vite dei vari Garret, anche negli anni che seguono, fino alla Pandemia che ha fermato il mondo.
Leggendo scopriamo le distanze siderali tra i 5 Garret.
A partire da Mercy che si rintana sempre più a lungo nell’atelier dove dipinge, ma che lentamente finisce per diventare la sua casa, lontano dal marito. Una separazione graduale e senza strilli che si realizza in totale armonia con Robyn. All’inizio non afferra la voragine che si sta spalancando ai suoi piedi; poi invece di riconquistare la moglie si butta a capofitto nel lavoro.
Capitoli a parte sono le vite dei figli: Alice è quella che resta ancorata più saldamente al concetto di famiglia, mentre gli altri prenderanno direzioni diverse.
Lily lascia il marito B.J. senza clamore e praticamente di comune accordo; si è innamorata di un altro uomo, Morris, il quale a sua volta divorzia dalla moglie.
I Garret senior non sono certo entusiasti della scelta della figlia, che per giunta si trova a dover affrontare una gravidanza della quale avrebbe fatto a meno.
Poi c’è David che si allontana dalla famiglia sempre di più; inizia con gli studi lontano da casa e non torma indietro. Della sua vita non racconta, i genitori sanno poco-nulla, salvo vederselo arrivare con una sorpresa non da poco.

Ecco a grandi linee il quadro di questa famiglia tutt’altro che infelice, non ci sono epici scontri o fratture insanabili; semplicemente veleggia una distanza dapprima interiore e poi anche fisica tra i vari membri. Una famiglia imperfetta, come lo sono tutte, raccontata magnificamente da questa notevole scrittrice.

 

Jean Diwo “Le dame del Faubourg” -21Lettere- euro 19,00
E’ un romanzo storico, il primo di una trilogia che in Francia ha venduto milioni di copie, scritto dall’autore francese Jean Divo, nato nel Faubourg Saint -Antoine nel1914 e morto nel 2011 a 96 anni.
Protagonista è proprio il suo luogo natio, uno dei sobborghi più importanti di Parigi.
Attraverso le avventure della famiglia Cottion-Thirion -di professione falegnami- Diwo ripercorre la storia di questa operosa arteria parigina: a partire dal 1471 nella Francia di Luigi XI, tra la fine del Medioevo e l’inizio del Rinascimento, e conclude il primo capitolo della trilogia con la presa della Bastiglia.

Jean Cottion arriva a Parigi nel 1471, è accolto dalla famiglia di Pierre Thirion, uno dei falegnami più talentuosi che provvede ai lavori nell’ all’Abbazia di Saint Antoine, intorno alla quale si raccoglie e vive il sobborgo. Pierre intrattiene ottimi rapporti con la badessa che darà protezione e slancio agli abitanti operosi.

Se amate i grandi affreschi storici questa saga familiare promette scene di vita quotidiana, la grande storia narrata attraverso quella più piccola di una famiglia di ebanisti che -tra mecenatismo, tanto lavoro e grandi doti- renderà il mobile francese famoso in tutto il mondo e nei secoli a venire.

Quasi 800 pagine che scorrono veloci e intense raccontando scene di vita quotidiana della Francia: i rapporti non sempre facili tra politica e clero, l’importanza della abazie e delle badesse che le dirigono e diventano grandi committenti degli artigiani del luogo. Scontri e alleanze tra nobili, usi e costumi dei vari ceti sociali e le vicende private di una famiglia di artigiani di alto livello, alle prese con innamoramenti, matrimoni, nascite e lutti.

Vedrete le primitive case del Faubourg trasformarsi da umili officine a dimore eleganti, compariranno personaggi famosi -tra i quali Caterina De Medici, Voltaire, e artisti come Vasari e Pinturicchio-, ci saranno guerre, epidemie, carestie, ma anche momenti di pace e maggior benessere. Tutto raccontato intercalando le piccole storie degli uomini semplici con i continui ribaltamenti delle vicende storiche.

 

Francesco Casolo “La salita dei giganti” -Feltrinelli- euro 19,00
Questa saga familiare è la storia di una scommessa vincente, del successo di chi ha saputo guardare oltre l’ostacolo, ed è la narrazione dei Menabrea, maestri birrai partiti da un altro paese e dal nulla. Un’avventura imprenditoriale tra seconda metà dell’Ottocento e giorni nostri, tra Biella e Val d’Aosta; iniziata grazie alla geniale intuizione di Giuseppe, walser di Gressoney che commerciava oltreconfine in lana e prodotti artigianali.
Gli avi dei Menabrea discendevano dal popolo germanico che nei secoli passati aveva valicato le Alpi per arrivare nella valle del Lys. Nel loro paese di origine si beveva parecchio e in Italia la nostalgia della birra a cui erano abituati si faceva sentire: a Gressoney la compravano, ma non era la stessa cosa. Erano abili commercianti sempre in movimento a vendere stoffe come si faceva a Biella. Poi Giuseppe (in walser Joseph) nato tra le cime di Gressoney, decise di farsela da solo quella spettacolare birra e puntò tutto sulla sua produzione.
Alla sua morte il timone del comando passa al figlio Carlo: è intraprendente, innovatore, sogna in grande, ed è l’artefice della dimensione imprenditoriale e della fabbrica che avvia con successo. Compra il castello di Gaglianico dove vive con la moglie Eugenia e le tre figlie: Albertina, Genia e Maria.
Ma la salute purtroppo non lo sostiene e a soli 39 anni muore lasciando un vuoto immenso nelle donne di casa. Sono magnifiche e intense le pagine che narrano la malattia ai polmoni che lo porterà nella tomba, assistito con amore, dedizione e apprensione dalla moglie e dalle tre bambine. Genia ha solo 9 anni quando il padre viene sotterrato e quello sarà il momento che decreta la fine della sua infanzia e l’affacciarsi di una grande donna.

E’ proprio Genia la prescelta, quella che il padre portava in montagna mentre il nonno Joseph le aveva spiegato che la birra era stata inventata in Egitto, lungo il Nilo; per caso, da una donna che aveva lasciato dell’orzo in una cesta, bagnata poi dagli scrosci del temporale.
Genia, memore della frase paterna «Non avere paura», si butta a capofitto nella vita, curiosa, ribelle e fuori dagli schemi della sua epoca.
Dopo la morte di Carlo, la moglie era riuscita a stare a galla e a mantenere in piedi l’azienda; ma è con i matrimoni delle figlie e l’ingresso dei generi nella fabbrica -i mariti di Albertina ed Eugenia- che l’impresa, diventa sempre più grande ed importante.
Genia si unisce a Emilio Thedy che caratterialmente assomiglia parecchio all’amato padre Carlo; stessa irruenza ed esuberanza, sempre in viaggio per affari. Il loro sarà un amore travolgente, ma destinato ad essere troncato dalla morte prematura di lui, che la lascia giovane vedova a soli 35 anni con 5 figli maschi da crescere.
Casolo ha ricostruito la complessa storia di questa dinastia consultando archivi, documenti e tutto quello che è riuscito a trovare sui Menabrea e i banchieri Sella, con i quali Carlo aveva unito le forze per costruire la strada che avrebbe spalancato le porte del mondo e di nuovi mercati, mettendo fine all’isolamento della valle.
Una grande avventura in cui si alternano: coraggio, rischi, successi, gelosie, amori, nascite, malattie e morti, ovvero la trama di mille fili che compone la vita.

 

Rock Jazz e dintorni: Patti Smith e Al Di Meola

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Martedì. A Ricaldone (Al) suona Goran Bregovic’. Al Magazzino sul Po si esibisce il gruppo punk Cro-Mags. Al Pala Alpitour è di scena Harry Styles preceduto dai Wolf Alice.

Mercoledì. Ai Giardini della Rocca di Bra suona il trio del polistrumentista statuninense Louis Cole con la voce di Genevieve Artadi.

Giovedì. Al Blah Blah si esibiscono gli Eyehategod. Per “Monfortinjazz” suona Benjamin Clementine. A Vercelli arriva Gianna Nannini. Al Forte di Bard suona Al Di Meola.

Venerdì. Ad Avigliana per il “Due Laghi Jazz Festival “ ad Almese, suona il “Nex Quartet” del sassofonista Claudio Fasoli. Per due sere consecutive al Tecnoparco di Verbania si esibisce Patti Smith. A Venaus parte “Alta Felicità” con Pop X e Bianco.

Sabato. Per il “Due Laghi Jazz Festival” a Rubiana, omaggio a Charlie Mingus con il quintetto di Aldo Zunino. Per “Alta Felicità” suonano gli Africa Unite e Alborosie. Per “Occit’amo” a Saluzzo lo spettacolo “Viaggio al termine della notte” con Teho Teardo e Elio Germano.

Domenica. A Ricaldone recital di Elio con l’omaggio a Jannacci “Ci vuole orecchio”. Al Forte di Bard si esibisce Toquinho.

Pier Luigi Fuggetta