Appuntamento martedì 19 novembre allo Spazio Bolaffi a Torino (corso Verona 34/D) con l’asta autunnale di design che propone un catalogo di oltre 420 lotti provenienti da importanti committenze private. Si va dagli anni Venti del Novecento, con Giacomo Cometti, ai giorni nostri. Tra i nomi di spicco figurano Franco Albini, Gae Aulenti e Gaetano Pesce, quest’ultimo presente con diversi lavori, tra cui la sedia in resina con macchie multicolore “Nobody’s perfect” in serie limitata per Zerodisegno del 2003 (lotto 416, base d’asta 2.400 euro).
Tra gli altri top lot del catalogo vi sono il tavolo basso scultoreo in legno e vetro in serie limitata degli artisti torinesi Nerone Ceccarelli e Giancarlo Patuzzi-Gruppo NP2 323 (lotto 323, base d’asta 9 mila euro), la rara poltrona “Giro” di Achille e Pier Giacomo Castiglioni per Gavina (lotto 84, da 2 mila euro) e alcuni lavori di Ettore Sottsass, di cui è proposta una corposa selezione di arredi, come il celebre specchio luminoso “Ultrafragola” (lotto 350, da 4 mila euro) e la rara cornice per Poltronova (lotto 89, da 1.800 euro), e di ceramiche, tra cui si segnala il raro vaso “a fischietto” per Il Sestante (lotto 163, base 1.500 euro).
Molte, infine, le curiosità, come le poltrone anni Sessanta “Kingstone” di William Plunkett (lotti 135, 136, basi 1.200 e 900 euro) e il grande espositore dello storico negozio di abbigliamento torinese “L’Esploratore azzurro” arredato da Toni Cordero (lotto 398, base 3.500 euro).
SFOGLIA IL CATALOGO: www.astebolaffi.it/it/auction/930



La Corte Costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità di parti importanti della legge Calderoli sull’autonomia differenziata delle Regioni. Sarebbe stato opportuno posticipare la pubblicazione della notizia dopo le elezioni regionali d’autunno, non essendoci urgenze all’orizzonte, ma restano comunque importanti le sette obiezioni di ordine costituzionale ad una legge che favorisce la frammentazione regionalista destinata a realizzare un autonomismo localistico sbagliato e antinazionale. Semmai sarebbe stato utile abolire le Regioni a Statuto speciale del tutto anacronistiche e fonte di sprechi, tornando ad un regionalismo compatibile con l’unità d’Italia su temi come la Sanità, venuto drammaticamente in evidenza con la pandemia. Quello di Calderoli non è il regionalismo né di Cattaneo, né di Miglio, ma quello confuso di un dentista bergamasco già autore di una legge elettorale tra le peggiori. Oggi sarebbe indispensabile, di fronte alla globalizzazione, un comportamento politico basato sulla rapidità delle decisioni e sull’unità nazionale. Rischiare di disfare l’unità d’Italia è un errore storico grave. La Consulta, dichiarando incostituzionale parte della legge, impedisce anche la celebrazione di un referendum su una materia giuridica complessa non riconducibile ad un sì o ad un no. L’abuso dei referendum è sempre in agguato e difficilmente verrebbe raggiunto il quorum richiesto.
sostituite con nuove vetrate oggetto di un pubblico concorso per volere di Macron. Si tratta di un’idea incredibile che non rispetta la storia. Quelle vetrate creavano un clima emotivo all’interno del tempio che va conservato. Ascoltare una messa tra quelle navate era un qualcosa di unico che faceva cogliere il valore del misticismo anche nella Francia di Voltaire. Notre Dame va restaurata senza manomissioni post moderne che tradiscono la storia. Solo l’affermazione della grandeur di un presidente incapace e ambizioso può giustificare la manomissione di un’opera che va lasciata come era. Questa notizia è passata nella più totale indifferenza. Anche la Francia ha perso il senso della sua storia?

sistematica .Va fatta prevenzione, vietando certe aree auliche della città a rischio vandalismo. Un nuovo ‘68 non va tollerato, anzi va represso.
I centenari sono considerati già morti quando sono ancora in vita, anche se Ferrarotti ha scritto fino all’ultimo periodo. Era considerato l’ultimo olivettiano e la figura stessa di Olivetti non è certo valutata per ciò che è stata. Io non amo la sociologia, ma Ferrarotti è stato uno studioso stimabile che non si è mai sottomesso al giogo dell’egemonia gramsciana. Forse certi silenzi sono spiegabili con le baronie rosse che ancora dominano, malgrado le sconfitte culturali e politiche, nelle università e nei giornali.


