Nel cartellone del Festival delle Colline
Bien sympa!, potrebbe essere il giudizio da dare a “La vie secrète des vieux” visto al Festival delle Colline, una fitta coproduzione tra tante realtà teatrali, a cominciare dal Festival d’Autumne di Parigi o dal Théâtre National Wallonie di Bruxelles, dal Festival d’Avignon o dalla Comédie de Genève, una sorta di Villa Arzilla dove un gruppetto sempre meno fitto di orgogliosi vegliardi si mette a informare un pubblico – alla fine divertitissimo – delle proprie ancora prodezze sessuali. Dico “meno fitto” dal momento che da una precedente distribuzione si contavano, “in ordine di longevità” capace di superare il secolo, ben tredici rappresentanti mentre l’altra sera, sul vasto palcoscenico dell’Astra, sgambettavano soltanto più in sei, qualcuno sicuramente perso per la strada, con conseguente differenza di durata dello spettacolo, una visibile su un piccolo schermo, ex annunciatrice di una qualche tivù, un paio, Anna e Georges, deceduti negli ultimissimi anni, i compagni pronti di lui a mettere in bella mostra l’urna delle ceneri perché sia ancora lì a prendere parte in qualche modo allo spettacolo.
Ed eccoli lì allora, guidate e guidati dall’affetto (e dalla realizzazione) di Mohamed El Khatib, sotto le cure e le altrettante narrazioni e attenzioni di una giovane accompagnatrice, che terminerà a cantare come Céline Dion sul ponte del Titanic in uno slancio canoro e non soltanto, affettuoso ognuno all’insegna del the show must go on, i vari Micheline Chille Jean-Pierre Annette Jean Paul, a dire dei propri corpi che non sono più quelli di un tempo, di quel vicino di stanza per cui una passione rimane, del primo orgasmo avuto a 65 anni, dei baci rubati su una panchina, del piacere di una sauna (con tanto d’indirizzo, tra i presenti non si sa mai…) con quei ragazzi che possono trovare piacere con un vecchio e lui con loro, di una serie d’amori etero felicemente stabilizzati in una relazione lesbica. Il desiderio che si può vestire di nuovi abiti, il reinventare la propria sessualità, intimità, chiacchiere, affettuosità, amori, divertissements solitari che coinvolgono l’uno e l’altro sesso, sorrisi e risate, allegria e confessioni aperte, fragilità e ribellioni pronte a combattere contro la cerchia familiare, gli “attori” (ma una sola lo è di professione, tutti gli altri non hanno nessun curriculum alle spalle) a divertirsi e a divertire, non esclusi canzoni e passi di ballo: vita vissuta o almeno crediamo presa a prestito, un documentario di parole, esperienze da trasmettere, tutto molto simpatico, dicevamo all’inizio. Non abbiamo partecipato a una serata “teatrale” ma ci siamo divertiti.
Elio Rabbione

Poi tutto esplode, al di là della tristezza e della sperata rigenerazione tutto esplode, un tumore al quarto stadio – con tutto il panorama autobiografico che ne consegue, le pagine e gli ultimi incontri della Murgia hanno insegnato -, le terapie che hanno la faccia d’aiutare ma che non faranno nulla, per cui sarà inevitabile andare verso una morte, lasciando agli altri, agli amici agli ex a chi forse poteva costruire una nuova storia, una casa ormai vuota. Nel tentativo di renderci complici della storia, ma non arriviamo mai a esserlo – e non per cuore indurito – e di costruire la vita (e le vite) che scorrono attorno alla protagonista, nel proprio grande arrembaggio alle storie che compongono l’omonimo romanzo della scrittrice scomparsa, Coixet ha pasticciato e truccato malamente il mondo scolastico e giovanile, la solitudine, la ragazzina che non è ancora pronta a sapere cosa esattamente vuole negli affetti e nella vita, la rabbia e le piccole tappe che maldestramente sono mantenute qui come riempitivi, a cominciare da quella che è vista come l’intrusione più vistosa, i sospetti e la scoperta, guardandole dall’alto, in un cesso scolastico, di due ragazze con l’abitudine di tagliarsi le braccia. Un’occasione imposta, alla spicciolata, gettata lì alla rinfusa, che non ha affatto il tempo per essere sviluppata. Imbarazzante, inconcludente, spropositata. D’intralcio. Troppe cose si rivelano scontate o estremamente deboli e se di una cosa siamo sicuri è che la regista (con gli attori) non ha reso un buon servizio alla scrittrice e alla sua dolorosa pagina scritta.

