CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 199

Atomi e rock

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CALEIDOSCOPIO ROCK USA ANNI 60

In questo lungo viaggio tra le etichette discografiche rock degli anni ‘60 ci imbattiamo (e ci imbatteremo) regolarmente in “labels” eterogenei che coprivano tranquillamente i più diversi generi e stili, secondo una precisa volontà di rendersi operative quasi a 360 gradi nel mercato dei potenziali fruitori; facile comprendere come il garage rock fosse (e restasse) un prodotto relativamente di nicchia e come tale rivestisse un ruolo minoritario (se non talvolta laterale) nel quadro della produzione variegata di una singola casa discografica. E’ qui il caso di trattare l’etichetta “Era Records” (nota anche come “Era” o “Era Records, Inc.”), fondata a Los Angeles [Hollywood] nel marzo 1955 da Herbert (Herb) Newman e Lew (Lou) Bedell [Lewis Joseph Bedinsky]; da notare che nel 1958 sorgerà anche l’etichetta sorella “Doré Records”, che dal 1959 verrà gestita personalmente proprio da Bedell. Il gruppo “Era” operava anche come distributore di Monogram, Eden e Gregmark e tra 1969 e 1971 fu associato a Happy Tiger. A metà anni Settanta l’etichetta, il catalogo ed il logo [l’originario simbolo atomico] “Era” furono ceduti in blocco alla compagnia canadese K-tel.

Interessante rilevare che i generi predominanti nella discografia di “Era Records” furono alle origini rhythm and blues, dopo il 1959 jazz e country, ma qui senz’altro selezioniamo ed elenchiamo le sole incisioni di rock strumentale, surf, garage e psychedelic rock legate al tema centrale della nostra rubrica:

– THE SENTINALS “Latin’ia (Lateenya) / Tor-Chula” (3082) [1962];

– THE ARPEGGIOS “The Hot Canary / Like Old Times” (3085) [1962];

– THE SENTINALS “Christmas Eve / Latin Soul” (3097) [1962];

– THE SOUND OFFS “The Angry Desert / Working Up A Steam” (3100) [1963];

– THE VINE STREET BOYS “Come On Over / That Certain Someone” (3105) [1963];

– THE TOWERS “Alone In A Big Town / Friday Night Date” (3106) [1963];

– SANDY AND THE SANDSTORMS “Sandstorm / Flutterbug” (3112) [1963];

– THE MOMENTS “Surfin Train / Mamu Zey” (3114) [1963];

– THE CRESCENTS “Pink Dominos / Breakout” (3116) [1963];

– THE SENTINALS SIX “Infinity / Encinada” (3117) [1963];

– THE PAGENTS “Enchanted / Big Daddy” (3119) [1963];

– CONRAD AND THE HURRICANES “Hurricane / Sweet Love” (3130) [1964];

– THE PAGENTS “Sad And Lonely / Pa-Cha” (3134) [1964];

– THE FABULOUS DESIRES “Dance With Me / Ouch” (3138) [1964];

– THE HUNTERS “Tiger Shake / The Angry Desert” (3140) [1964];

– THE HUNGRY IV “The Hustler / Young Girl” (3152) [1965];

– THE LYRICS “So What!! / The Can’t Hurt Me” (3153) [1965];

– THE AMBERTONES “Clap Your Hands / Cruise” (5027) [1965];

– MARTY AND THE MONKS “Mrs. Schwartz, You’ve Got An Ugly Daughter / Psychedelic City” (5037) [1965];

– THE WIZARD’S “I’m A Blind / I Want To Live” (3161) [1966];

– THE NO-NA-MEE’S “Gotta Hold On / Just Wanna Be Myself” (3165) [1966];

– TY WAGNER “Slander / I Think I Found Love” (3168) [1966];

– THE OUTLAW BLUES “Mustafa / Non-Stop Blues” (3171) [1967];

– HARLAN MICHAEL “Day Sleeper / Tell Me” (3173) [1967];

– THE DECADES “I’m Gonna Dance / On Sunset” (3174) [1967];

– THE SEARCH “Everybody’s Searchin’ / Too Young” (3181) [1967];

– THE CHOCOLATE TUNNEL “Ostrich People / The Highly Successful Young Rupert White” (3185) [1967];

– TOMORROW’S WORLD “Tinkling Glasses / When It’s All Over” (3188) [1967];

– THE LOLLIPOP FANTASY “It’s A Groovy World / Waiting For A Dream” (3193) [1967];

– US “Delicious / Love Is Not As Grand” (3201) [1968].

Gian Marchisio

 

 

Torino Graphic Days compie dieci anni

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Numerosi gli eventi in programma fino al 18 maggio

 

E’ in corso di svolgimento a Torino il Graphic Days®, il primo festival dedicato al visual e al social design italiano e internazionale che quest’anno festeggia i suoi dieci anni.

Aperto fino al 18 maggio, il festival è articolato attraverso un percorso espositivo e un fitto calendario di eventi, talk, workshop, progetti partecipati e performance, dj set, attività per le scuole e le famiglie, mostra mercato dedicati al tema “Love, Now!”, che vuole trasmettere un messaggio di apertura, accoglienza e positività, affrontando il tema delle diverse forme di violenza e dell’esclusione della diversità.

Nuova la location per l’edizione 2025 di Graphic Days®, che viene ospitato negli spazi comunali del Vitali Park in via Orvieto 19, nel cuore della Spina 3, che la prima volta sono stati assegnati a un uso temporaneo all’associazione Print Club Torino e al Festival dedicato alla promozione del valore culturale della comunicazione visiva.

All’interno del Vitali Park ci sono soprattutto le mostre, suddivise in 14 nuclei espositivi. Le attività del festival si estendono anche in città in oltre 30 diverse sedi, con un ricco calendario diffuso di eventi, realizzato con il coinvolgimento delle agenzie di comunicazione, degli studi di design e di diverse realtà operanti nell’ambito del visual e social design nel territorio.

Graphic Days è promosso dal 2016 dall’associazione Print Club Torino, dall’associazione plug e dall’agenzia quattrolinee.

Il programma completo è disponibile su www.graphicdays.it/2025/

TORINO CLICK

Luciano Ligabue e Matteo Maria Zuppi: il dialogo della speranza

La solidarietà, la speranza, la vittoria del noi sull’io, l’apertura agli altri, ai più deboli, agli emarginati contro l’egoismo e l’egocentrismo del singolo che si chiude in sè stesso: questo il messaggio dell’incontro tra Luciano Ligabue e il Cardinale Matteo Maria Zuppi al Salone Internazionale del Libro venerdì 16 maggio.

Il cantautore di Correggio e l’arcivescovo di Bologna, protagonista del recente Conclave che ha eletto papa Leone XIV, in un dialogo magistrale, hanno toccato i grandi temi che affliggono gli uomini in questi anni in cui Pandora sembra avere riaperto il vaso, liberando i mali del mondo: le epidemie e le pandemie, le carestie, le guerre. Partendo dalle esperienze personali, dai dolori, dai lutti che l’hanno portato a rendersi conto della propria fragilità e, al tempo stesso, della propria forza, il cardinale Zuppi ha introdotto una riflessione universale e profonda sul dolore dei bambini, quel dolore infinito che non si può non provare davanti ai piccoli migranti che muoiono di freddo, inseguendo un sogno destinato a infrangersi, quel dolore che ogni essere umano degno di questo nome non può non sentire di fronte a un bambino che soffre e muore vittima di una guerra. Le parole di Zuppi hanno rievocato le sublimi riflessioni di Dostoevskij che ne’ “I fratelli Karamazov” si interroga e si lacera sul dolore dei piccoli, cercando il “perché un bambino soffre?”.

E Dio dov’è in tutto questo dolore? Dio è presente, ribadisce, il cardinal Zuppi, il Vangelo è una storia che continua anche oggi con le nostre vite, nelle nostre vite e che ci insegna a guardare verso gli altri, a non essere indifferenti, dobbiamo solo coglierlo, ma non con gli occhi ai quali l’invisibile è essenziale, bensì con il cuore, citando l’immortale dialogo tra un piccolo principe che amava le rose e le stelle e una volpe.

Ligabue che si definisce laico, ma con un grande bisogno spirituale, e che ha scritto la canzone “Perché Dio non vuole stare solo” parla, a sua volta, del bisogno di umanizzare Dio per renderlo più vicino e per chiedersi se anche lui non possa sentirsi abbandonato dall’uomo, vittima di paure e di dubbi in una società profondamente ingiusta in cui 26 persone detengono la metà del patrimonio mondiale.

Eppure sul fondo del vaso di Pandora qualcosa è rimasto anche in questo XXI secolo di guerre e distruzione, in cui la tecnologia non dà risposte agli interrogativi dell’interiorità, Zuppi invita a tenerci la paura della guerra per trasformarla in consapevolezza e, infine, in speranza perché senza speranza non c’è futuro. Quando vennero liberati tutti i mali del mondo, infatti, nel vaso rimase la speranza. L’uomo è fragilissimo e solo insieme agli altri può superare le difficoltà. Il sovranismo non ha futuro perché chi ama la patria abbatte le frontiere e non le costruisce. E nelle accorate parole del Presidente della Cei sulla necessità di perseguire la pace e l’unione e nel sorriso con cui le accompagna non si può non ritrovare la passione e il sorriso di monsignor Bettazzi che fece della pace e della solidarietà, della vicinanza agli ultimi e agli emarginati il timone della propria esistenza.

Barbara Castellaro

“Uno che disegnava, uno che scriveva”. Mostra in ricordo di Benny Naselli

Anja Langst, bavarese di nascita naturalizzatasi nostra cittadina da tanti anni, in quanto valida artista di lunga carriera e moglie del compianto Benny Naselli ha avuto l’idea di inaugurare una mostra retrospettiva sui lavori di suo marito.

“Uno che disegnava, uno che scriveva” è titolo intelligente che riassume in pochi accenni chi veramente fosse Benny. La semplicità descrittiva del titolo rappresenta in toto l’anima artistica di Benny. E’ stato un personaggio letteralmente vulcanico, mancato in tarda età, ma operativo nel mondo dell’arte praticamente fino al suo ultimo giorno di vita, in quanto della vita, Benny Naselli fu veramente innamorato!

Già, la vita .. forse pecchiamo di superficialità quando ci esprimiamo a proposito della nostra esistenza. In linea di massima – non avendo nessuno di noi (almeno consciamente), esperito altre realtà – tutti ci riteniamo attaccati alla vita. È, però, spesso un superficiale e vuoto modo di dire.

L’amor mundi di Benny si esplicitava in un inguaribile ottimismo che, nonostante sofferenze che non gli sono mancate, non gli è mai venuto meno.
Grande ritrattista, con pochi schizzi di carboncino o pennarello, era allegramente in grado di ‘cogliere’ velocemente quanto poteva esprimere un viso, un personaggio, tante figure famose (come il suo John Wayne, Clark Gable e altre star di Hollywood).

Da giovane, per anni, è stato vignettista di personaggi legati all’epopea del western americano (le famose ‘strisce’ di gran moda negli swinging anni ‘60), principalmente lavorando per editori della sua Liguria, ma anche creando suoi simpatici personaggi. Lui disegnava, disegnava ininterrottamente, ma sapeva anche scrivere. Di un buon livello intellettuale sono, infatti, le pubblicazioni inerenti la sua vita, una sua particolare visione del mondo, le tante creazioni artistico-fumettistiche.
Benny scriveva come disegnava: come quando gestiva un pennello o un carboncino, scriveva velocemente e allegramente. Anche sulla carta stampata, chi lo leggerà ritroverà il suo magico stile di vignettista… veloce, essenziale, preciso. Da ogni pagina scritta, evidente usciranno la sua infantile e prorompente allegria, la bonaria ironia, una personale forma di tatto stilistico e l’innato rispetto per il prossimo.
Dato che la retrospettiva a lui dedicata è concomitante con il Salone del Libro, interessante sarà l’elenco delle sue pubblicazioni: Parole Dipinte (poesie), del 2010; Tequila, l’indiano del 2000 (comic strips, del 2012); Angeli, pepe e sorrisi (racconti e vignette), del 2014; Oltre il lenzuolo (autobiografia), del 2016.

Ma l’uomo non vive solo d’arte. Dietro occhi azzurri di bimbo adulto, sempre ridenti e che sapevano di mar ligure, la sua esperienza esistenziale si coniugava (ancora felicemente) con la sua attività di ferroviere e di … papà single di non pochi figli, tutti gestiti, educati, fatti meravigliosamente fiorire alla vita.

Poi l’arte, tanta arte, creatività, curiosità senza limiti, amore per il teatro, letture importanti… e infine (come spesso capita nelle fiabe) con l’età della consapevolezza, Benny finalmente approda all’amore degli amori: la meravigliosa Anja, il suo approdo più sicuro.

MOSTRA IN RICORDO DI BENNY NASELLI: Torino, via Belfiore 18, fronte strada

-Venerdì 16 e Sabato 17 maggio 2025 – per info: 349/12.56.345

(dalle 16.00 alle 22.00)

Ferruccio Capra Quarelli

Monastero Bormida, dall’abbazia alla fortezza

Visto dal ponte romanico sul Bormida sembra che tutto si sia fermato a mille anni fa, sia il castello che il paese. A Monastero Bormida, provincia di Asti, verso l’alessandrino e la Liguria, è una domenica come tante altre, splende il sole tra qualche nube, domina il silenzio, tutto pare sospeso, qualche Templare osserva il fiume, alcuni fedeli sono diretti in chiesa per la Messa, poco più in là Teutonici e Giovanniti, i futuri cavalieri di Malta, i grandi Ordini della cavalleria medioevale, parlottano tra loro sottovoce, in modo quasi misterioso e si godono la bella giornata primaverile, pur appesantiti nei loro abiti tradizionali. A poca distanza, al centro del piccolo paese di 828 abitanti, svetta il Castello di Monastero Bormida che in origine, nel XI secolo, era un monastero dedicato a Santa Giulia, con una chiesa e una torre campanaria alta quasi 30 metri. Il convento fu fondato da un gruppo di monaci benedettini che verso il 1050 giunsero dall’abbazia di Fruttuaria di San Benigno Canavese chiamati da Aleramo, marchese del Monferrato, per ripulire e rendere fertili le terre devastate dalle invasioni dei Saraceni.
È a questo punto che entrano in scena i cavalieri medioevali. Gli arabi provenienti dalla Provenza scesero in Piemonte attraverso le Alpi e dopo aver incendiato chiese e monasteri, paesi e villaggi, giunsero sotto le mura di Acqui e qui vennero sconfitti dagli abitanti del luogo aiutati dai monaci-guerrieri. L’attuale castello corrisponde proprio al sito dell’antico monastero di cui restano solo la torre e alcuni tratti murari. Tra la fine del Trecento e l’inizio del XV secolo tutto cambiò. Arrivarono i marchesi Del Carretto che decisero di fortificare il paese e il monastero fu trasformato in una vera e propria fortezza che nei secoli successivi fu ampliata e ristrutturata con rifacimenti rinascimentali e barocchi. Oggi il castello ha una facciata seicentesca e mantiene sul retro la loggia del Cinquecento. L’interno, visitabile in estate in occasione della rassegna “Castelli aperti”, comprende ampie camere, trasformate nel Seicento, con pavimenti a mosaico e soffitti a vela e a crociera di cui alcuni affrescati con motivi floreali e geometrici o con figure femminili, talvolta mitologiche.
Di particolare importanza architettonica è la torre. Giunta fino a noi in ottime condizioni, alta 27 metri, presenta su tutti i lati fregi e archetti pensili, in mattoni i due inferiori e in pietra quelli superiori. A metà Ottocento l’edificio divenne una residenza elegante abitata dalla famiglia Della Rovere a cui seguirono i Polleri di Genova che in seguito la vendettero al Comune di Monastero, attuale proprietario. Il biglietto di ingresso per visitare il castello costa 3 euro. Per le date di apertura vedere il sito web www.castelliaperti.it
Filippo Re

Monologo interpretato da Alice Corni: “In difesa del fratello di Caino”

Presso il Teatro Incontro di Pinerolo 

 

L’Associazione “Progetto in Vista Aps”, in collaborazione con l’Associazione “Avvenimenti Ets”, con il Patrocinio della Città di Pinerolo, presenta il monologo accessibile “In difesa del fratello di Caino”, scritto e interpretato dall’attrice Alice Corni.

Si tratta di un’originale e coinvolgente rielaborazione personale della vicenda biblica relativa al primo omicidio della storia umana. La scena è ambientata nella Valle di Josafat. Tutti i personaggi sono interpretati da un’unica performer, ovvero Alice Corni: Adamo, l’avvocato difensore, il giudice, la morte e la pubblica accusa. Il carattere dello spettacolo risulta leggero e comico ma la sua genesi appare tutt’altro che comica. Una riflessione sulla Giustizia, le sue imperfezioni e conseguenze.

 L’appuntamento è fissato per la serata di sabato 17 maggio, alle ore 21.00, presso il Teatro Incontro di Pinerolo.

Alice Corni è diplomata, dal 2008, presso la Scuola di Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano. Ha lavorato con Eugenio Allegri e Carlo Boso nel campo della commedia dell’arte e, sotto la direzione del maestro Anatolj Vasiliev, ha utilizzato la tecnica del lavoro in Etjude. Si è inoltre specializzata nel teatro pedagogico metodo Stanislavskij. Si è esibita a Parigi, Tallin, Edimburgo e Tel Aviv.

 L’Associazione “Progetto in Vista Aps” è una giovane realtà piemontese che si propone di promuovere l’accessibilità culturale alle persone con disabilità  visiva. Si presenta, per la prima volta nel pinerolese e è guidata dal non vedente Marco Bongi.

 Per maggiori informazioni: tel. 377 – 70.44.366

 Email: progettovista2024@gmail.com

 

Mara Martellotta

La penna dietro ai grandi registi: l’omaggio di Francesco Piccolo al Salone del Libro 

Il primo evento seguito da Il Torinese per l’ultima edizione del Salone del Libro 2025, al via oggi, ha visto come protagonista Francesco Piccolo, che ha presentato l’antologia “La fortuna di essere donna” (edito Einaudi) di cui è il curatore. È un’intera antologia dedicata alla vita di a Suso Cecchi d’Amico, in collaborazione con i figli della sceneggiatrice Masolino e Caterina d’AmicoSuso Cecchi d’Amico è stata una pioniera: in un’epoca in cui le sceneggiatrici donne erano praticamente inesistenti, lei era l’unica. Ha firmato storie indimenticabili e lavorato con i più grandi registi del cinema italiano, mantenendo sempre umiltà e rigore artigianale. “Una figura da santificare”, ha detto Francesco Piccolo durante l’incontro, sottolineando l’importanza di restituirle il posto che merita nella storia del cinema. Ne abbiamo parlato direttamente con Francesco Piccolo.
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Scegliere di curare un’antologia dedicata a Suso Cecchi d’Amico è un’impresa complessa. Cosa l’ha spinta, in modo definitivo, a intraprendere questo lavoro?
Per me Suso era un mito fin da ragazzo, e lo è diventata ancora di più quando ho scelto il mestiere dello sceneggiatore. L’ostinazione che ho avuto nel realizzare questo libro nasce dalla convinzione profonda che lei sia stata una delle grandi figure del Novecento. Ho voluto raccontarla proprio per questo. Ho dovuto anche superare una certa resistenza, comprensibile, da parte della sua famiglia, che l’ha sempre giustamente “santificata”. E in fondo sono d’accordo: lei andava davvero santificata. Questo libro è un modo per onorarla.
Durante l’incontro al Salone del Libro ha detto che Suso andava santificata per il suo lavoro, ma anche per un atteggiamento carismatico ma umile. È così?
Sì, profondamente. Anche perché quello dello sceneggiatore è sempre stato un lavoro artigianale. Non ci si percepiva come “scrittori” in senso pieno, eppure lo si era. Suso rappresentava perfettamente questo spirito: talento altissimo, ma nessuna vanità.
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Il mondo del cinema e della sceneggiatura ha spesso un’aura d’élite. Esiste ancora oggi quell’umiltà che aveva lei?
Credo di sì. L’ho percepita anche nel modo in cui la sua famiglia parla di lei e di quel mondo. Raccontano, con naturalezza quasi disarmante, che Anna Magnani frequentava la loro casa. Per loro era normale. La grandezza, quando la si vive davvero, spesso non viene percepita: sono gli altri a vederla.
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Nel libro è presente anche un racconto personale della Suso, che emerge dai suoi racconti. C’è un aspetto in particolare che l’ha colpita?
La sua capacità di lavorare con registi molto diversi tra loro, di accompagnarli senza mai prevaricare. Aveva un carattere meraviglioso, e una sensibilità rara. È riuscita a contribuire in modo decisivo a film eccezionali. Le grandi regole del mestiere dello sceneggiatore, quelle non scritte ma fondamentali, sono tutte incarnate da lei.
Valeria Rombolá 

Gli incontri del Comitato Resistenza al Salone

STEFANIA AUCI, SUSANNA NICCHIARELLI, ILARIA TUTI, SANDRO VERONESI

(venerdì 16 e sabato 17 maggio 2025)

 

Nell’ambito della XXXVII edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino (15-19 maggio) il Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte ha organizzato tre eventi pubblici in collaborazione con il Polo del ‘900AIACE, ANPI ed Istoreto-Istituto piemontese per la storia della Resistenza, con la media partnership de “La Stampa”.

Gli incontri vedranno come protagonisti lo scrittore Sandro Veronesi, che dialogherà con il giornalista Alessandro De Angelis (venerdì 16 maggio, Sala Rossa), le scrittrici Stefania Auci (nella foto) ed Ilaria Tuti, intervistate dalla giornalista Miriam Massone (sabato 17 maggio, Arena Piemonte) e la regista Susanna Nicchiarelli, a confronto con il critico cinematografico Steve Della Casa (sabato 17 maggio, Sala Argento).

 

IL PROGRAMMA

  • Venerdì 16 maggio – ore 14.00 – Sala Rossa – Padiglione 1

LA FORZA DEL PASSATO, LA SCOMPARSA DEL FUTURO

SANDRO VERONESI in dialogo con Alessandro DE ANGELIS

 

Il suo ultimo romanzo “Settembre nero” (La Nave di Teseo, 2024) racconta l’estate del 1972 di un ragazzo di dodici anni che scopre la musica, la lettura, l’inquietudine e il desiderio, mentre alle Olimpiadi di Monaco si consuma una tragedia. Sandro Veronesi (Premio Strega nel 2006 con “Caos Calmo” e nel 2020 con “Il colibrì”) dialogherà con il giornalista Alessandro De Angelis (firma de La Stampa, già vicedirettore dell’HuffPost Italia) sul potere seduttivo e salvifico delle parole, in un’epoca connotata da rabbia social, disagio giovanile e oblio della  Memoria.

 

Organizzano: Salone Internazionale del Libro di Torino e Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte

In collaborazione con: AIACE, ANPI, IstoretoIstituto piemontese per la storia della Resistenza, Polo del ‘900Media partner: La Stampa

 

  • Sabato 17 maggio – ore 11.00 – Arena Piemonte – Padiglione 2

RACCONTARE LA STORIA, RACCONTARE LE STORIE

STEFANIA AUCI e ILARIA TUTI

in dialogo con Miriam MASSONE (La Stampa)

 

Due autrici di bestsellers a confronto sulla forza del romanzo storico e le nuove generazioni.

Stefania Auci è nata a Trapani (1974), ma vive da tempo a Palermo, dove lavora come insegnante di sostegno. Con “I Leoni di Sicilia” (Editrice Nord), ha narrato le vicende dei Florio fino alla metà dell’Ottocento, conquistando i lettori per la passione con cui ha saputo rivelare la contraddittoria, trascinante vitalità di questa famiglia. Una passione che attraversa anche “L’inverno dei Leoni” (vincitore del Premio Bancarella), seconda e conclusiva parte della saga, che ci ha spalancato le porte del mito dei Florio, facendoci rivivere un’epoca, un mondo e un destino senza pari. La saga dei Florio ha avuto uno straordinario successo internazionale, un vero e proprio caso editoriale: oltre 1 milione e mezzo di copie vendute, più di cento settimane in classifica, in corso di traduzione in 42 Paesi. I due romanzi sono stati trasposti in una fiction tv diretta da Paolo Genovese con Miriam Leone e Michele Riondino.

Ilaria Tuti (1976) vive a Gemona del Friuli, in provincia di Udine. Ha esordito nella narrativa con “Fiori sopra l’inferno” (Longanesi, 2018). Il secondo romanzo, “Ninfa dormiente”, è del 2019. Entrambi vedono come protagonisti il commissario Teresa Battaglia, la terra natia dell’autrice, la sua storia e i suoi misteri. Con “Fiore di roccia” (2020), e attraverso la voce di Agata Primus, Ilaria Tuti celebra un vero e proprio atto d’amore per le sue montagne, dando vita a una storia profonda e autentica. Nel 2021, con “Luce della notte” e “Figlia della cenere”, torna alle storie di Teresa Battaglia. Nel 2023 va in onda su Rai 1 la serie tv “I casi di Teresa Battaglia” diretta da Carlo Carlei con Elena Sofia Ricci. È inoltre autrice del romanzo “Come vento cucito alla terra” (2022), ispirato alla vera storia delle prime donne chirurgo durante la Prima guerra mondiale. Nel 2023 pubblica “Madre d’ossa”, un nuovo caso per Teresa Battaglia, e nel 2024 “Risplendo non brucio”, un romanzo storico ambientato tra i boschi della Germania e le vie di Trieste durante gli anni più bui e complessi del secondo conflitto mondiale. I suoi romanzi sono pubblicati in 27 Paesi.

Organizza: Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte

In collaborazione con: AIACE, ANPI, IstoretoIstituto piemontese per la storia della Resistenza, Polo del ‘900Media partner: La Stampa

  • Sabato 17 maggio – ore 15.30 – Sala Argento – Padiglione 2

LA RESISTENZA È UN FUOCO D’ARTIFICIO

Susanna NICCHIARELLI in dialogo con Steve DELLA CASA

Regista, sceneggiatrice ed attrice, Susanna Nicchiarelli (Roma1975), ha iniziato la sua carriera lavorando con Nanni Moretti e la Sacher Film. Ha diretto corti, documentari e lungometraggi (Cosmonauta del 2009, La scoperta dell’alba del 2013). Alla 74ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia  ha presentato Nico, 1988, biopic incentrato sugli ultimi anni della cantante Christa Päffgen, in arte Nico. La pellicola ha vinto il premio Miglior Film nella sezione Orizzonti. Nel 2020 ha diretto Miss Marx, coraggiosa rilettura punk rock della figura di Eleanor Marx, film premiato ai Nastri d’Argento e vincitore di tre David di Donatello. Al Salone del Libro, Susanna Nicchiarelli dialogherà con il critico cinematografico Steve Della Casa, presentando la fiction “Fuochi d’artificio” (Rai 1), film dedicato alla Resistenza e girato in Piemonte.

Organizzano: ANPI e Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte

In collaborazione con: AIACE, IstoretoIstituto piemontese per la storia della Resistenza, Polo del ‘900Media partner: La Stampa

Il murales al Palavela di Zenk One celebra l’incontro tra Italia e Paesi Bassi, Paese ospite del Salone del Libro

I Paesi Bassi rappresentano gli ospiti d’onore al Salone del Libro di Torino, è una nuova opera d’arte urbana anima l’arte del Palavela di Torino,. Si tratta di “Le montagne dei Paesi Bassi”, il murales firmato da Zenk One, artista olandese, realizzato nell’ambito del progetto Crealiterary – Urban artists & Novel writers, ideato da INWARD Osservatorio nazionale sulla creatività urbana. L’iniziativa si colloca tra gli eventi inerenti alla presenza dei Paesi Bassi come ospiti d’onore al Salone del Libro 2025. L’inaugurazione ufficiale è avvenuta mercoledì 14 maggio, con la partecipazione dell’ambasciata consolare dei Paesi Bassi, della Fondazione Neerlandese per la letteratura, di Parco Olimpico Srl, l’associazione culturale Il Cerchio e le Gocce e di INWARD. Il murales sorge all’ingresso principale del Palavela, in via Ventimiglia 145, luogo simbolico dell’architettura torinese e teatro di eventi sportivi e culturali. L’opera trae ispirazione dal romanzo “Le montagne dei Paesi Bassi” di Cees Nootebon, uno dei più importanti letterati olandesi. Zenk One ha tradotto in immagine l’immaginario evocativo del libro, intrecciando letteratura e pittura murale in una narrazione visiva potente e suggestiva. L’associazione il Cerchio e le Gocce, storicamente attiva nella promozione dell’arte urbana, ha coordinato la realizzazione dell’opera.

“Questo murales è un ponte tra Italia e Paesi Bassi, tra scrittura e pittura, tra dimensione intima della lettura e quella pubblica dello spazio urbano – ha dichiarato Willem Van Eee, ambasciatore olandese in Italia”.

“L’opera di Zenk One avvicina le nuove generazioni all’arte e alla lettura – spiega Carlotta Salerno, assessora alle politiche educative della Città di Torino – trasformando lo spazio cittadino in un luogo di scoperta e di crescita”.

Zenk One, attivo negli anni Novanta, è noto a livello internazionale per il suo stile illustrativo semiastratto e per l’uso di una palette cromatica distintiva. Con opere realizzate in diversi continenti, l’artista continua a trasformare pareti urbane in esperienze significative che uniscono estetica e significato.

Mara Martellotta

Carignano, “L’arte preziosa dell’acqua” in mostra

Nella Sala Mostre della Biblioteca Civica, ventinove artisti si confrontano con la tecnica dell’acquerello

Fino a domenica 25 maggio

Carignano (Torino)

“In questi bambini ci sono io”: c’è un velo di malcelata commozione negli occhi e in quelle poche parole di Luciano Spessot nell’indicarmi i due bimbi del suo “Giochiamo con Pinocchio”, che s’improvvisano “burattinai” muovendo i fili del loro “pupazzo” di legno dal lungo naso, attore improvvisato di un teatrino d’altri tempi. I tempi in cui “scorrazzavo – ancora Spessot – nella mia campagna friulana” e i giochi s’improvvisavano con poche cose (sassi, sabbia, cordini, foglie, un rimasuglio di legno o un ramo abbandonato a terra capace di trasformarsi in “fionda” o in rutilante “spada”) costruite da bimbi, fantasiosi “artigiani” e (perché no?) a loro modo “artisti”, quando ancora erano roba dell’altro mondo parole come socialvideotablet e manco si poteva immaginare di parlare un giorno della possibilità “marziana” dell’a-venire di un’“intelligenza artificiale”! Che bello rivedere in parete gli acquerelli delicati di Spessot, poetico narratore di “storie” d’altri tempi, inserito oggi fra i 29 artisti (circa 60 le opere) messi insieme nella panoramica di una collettiva interamente dedicata all’arte “non facile” dell’acquerello ed ospitata, fino a domenica 25 maggio, con il titolo de “L’arte preziosa dell’acqua”, nella “Sala Mostre” della “Biblioteca Civica” di Carignano.

Curata con la consueta e impegnata maestria da Elio Rabbione (che fa di parte del catalogo un’erudita esposizione della “storia dell’acquerello” dai primordi fino alla rivoluzione cinquecentesca di Durer per arrivare, attraverso la Scuola inglese e francese ottocentesca, fino ai giorni nostri), la rassegna “vuole essere un omaggio – sottolineano il sindaco di Carignano Giorgio Albertino e Miranda Feraudo, consigliere alla ‘Cultura’ – a una forma artistica che qualcuno, in passato come nella nostra epoca, ha forse privato di quel giusto riconoscimento che invece merita appieno, quale tecnica che ad ogni occasione esprime difficoltà nel dover mettere in primo piano l’immediatezza, la ricerca delle diverse intensità cromatiche e quella lunga, approfondita esperienza che è la cifra prima del valido artista”.

“Il flirt è l’acquerello dell’amore”: diceva bene lo scrittore e saggista francese Paul Bourget. Delicato, leggero, un mondo “ancora tutto da esplorare – s’è anche giustamente scritto – un po’ filosofico, dove s’impara a controllare ma anche a lasciare andare”. Dove il segno deve accordarsi in giusta trasparenza al colore, in un lieve narrato “dove l’acqua rende il risultato in parte imprevedibile e mai ripetibile”. Flirt, immediatezza di “trasporto amoroso”. E l’amore verrà, se … vorrà. Come nel caso del gruppone di artisti raccolti in mostra a Carignano, che vanno dall’indimenticato Guido Bertello con la sua trasognata parigina “Place du Palais Royal” al “perfetto” Roberto Andreoli con i suoi tre visi di donne dagli “sguardi precisi – annota Rabbione – difficili da dimenticare”, accanto ai liberi “primi piani” di Alessandra Berger e ai dolci “micini” di Ines Daniela Bertolino, mentre Lidia Bracciano immagina complessi scorci monregalesi accanto alla segusina Lia Laterza  che simbolicamente ci omaggia di “Memorie evocate” di una terra, la sua, fatta anche di non poche miserie mai del tutto rimosse.

Al paesaggio attingono anche le prove del rivolese Gianni Bombi, così come i “panorami piovosi” di Maurizio Rossi, il ricordo delle sue “betulle” di Luciana Pistone, la “storicità” dei luoghi di Teresio Pirra, gli intrepidi “Skyline” di Graziella Alessiato, insieme alle “personali ruvide carte” di Ezio Curletto, alle “acque” di luce vagamente “turneriana” di Giorgio Cestari contrapposte alle più grafiche spiagge di Gabriella Malfatti e all’aspra Sardegna di Marisa Manis. E ancora i lampioni, e i “ricami architettonici” dell’antica capitale sabauda di Paola Brencella, accompagnate dall’ombroso scorrere del “nostro” fiume di Dario Cornero, dalle “finestre e portoni segreti” di Cristina De Maria, dalle sfatte geometrie veneziane di Lidia Delloste e dalla pura poesia del bianco cigno che in acqua si fa largo lungo “cari percorsi antichi” di Sandro Lobalzo. Non mancano interessanti prove di astratta informalità con i rossi contrasti di “fuoco” di Giorgia Madonno e di Marina Monzeglio, accanto alle sfumate “maschere” di Rosella Porrati, agli aspri incalzanti blu accesi di Eleonora Tranfo e ai più blandi “primi raggi” di Magda Tardon. Per concludere con il “tema floreale”, perfetta messa alla prova per Mariarosa GaudeAnna Maria Palumbo e gioia per gli occhi davanti ai vividi tulipani e al “viola imponente” delle melanzane di Adelma Mapelli, fondatrice del “Museo dell’Acquerello” di Montà d’Alba.

Gianni Milani

“L’arte preziosa dell’acqua”

Sala Mostre – Biblioteca Civica, via Fricchieri 13, Carignano (Torino); tel. 011/9698481 o www.biblioteca@comune.carignano.to.it

Fino al 25 maggio

Orari: lun. – ven. 15/18; sab. 10/12 e 15/18

Nelle foto: Luciano Spessot “Giochiamo con Pinocchio”, 1987; Roberto Andreoli “Tre storie”, 2024; Guido Bertello “Place du Palais Royale”, 1956; Adelma Mapelli “Composizione in viola”, 1987