CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 184

CAMERA riceve il Lucie Award 2025 nella categoria “Spotlight!”

Sabato 21 giugno a Ostuni, in Puglia, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia riceverà il Lucie Award 2025 nella categoria Spotlight!

Il premio verrà consegnato in occasione del prestigioso gala dei Lucie Awards 2025, tra gli eventi più attesi e prestigiosi del mondo della fotografia, a cui parteciperanno Emanuele Chieli e Walter Guadagnini, rispettivamente presidente e direttore artistico di CAMERA.

 

L’importante riconoscimento conferma il valore del Centro nel contesto nazionale e internazionale e premia la capacità di rivolgersi a vari pubblici grazie a un ricco palinsesto di iniziative – mostre, incontri, attività educative e workshop – che fa dell’inclusione e dell’ascolto elementi centrali della sua identità e della sua missione culturale.

Al Forte di Bard “Doppia Firma. Dialoghi tra pensiero progettuale e alto artigianato”

 Una mostra – omaggio all’eccellenza artigiana italiana e alla cultura della montagna

Fino a domenica 29 giugno

Bard (Aosta)

Alto artigianato e alto design. Due momenti, due processi, possibili tappe di un unico “mestiere” che, se giocato in squadra e ad alti livelli, può davvero creare opere di preziosa validità culturale ed artistica. Autentiche opere d’arte, immaginate e realizzate attraverso perfette antiche manualità e processi di applicata grafia illustrativa, su cui possono prendere corpo e anima prodotti a pieno titolo inseriti nel gotha di quella che possiamo definire (non come, a volte, si fa un po’ troppo precipitosamente) “arte”. Per chi ancora nutrisse dubbi in proposito, la conferma può avvenire attraverso una visita alla mostra “Doppia Firma. Dialoghi tra pensiero progettuale e alto artigianato” che, dopo il grande successo durante il “Milano Design Week”, approda per la prima volta in Valle d’Aosta, ospitata nella suggestiva Cappella del “Forte di Bard” fino a domenica 29 giugno.

L’esposizione (firmata dalla “Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte” con “Living”, il magazine del “Corriere della Sera”, e la “Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship”, in collaborazione con la “Regione Autonoma Valle d’Aosta” e “L’Artisanà”, ente che da oltre sessant’anni si occupa della valorizzazione dell’artigianato valdostano), intende celebrare i dieci anni di un progetto che ha saputo intrecciare la creatività del design contemporaneo con l’eccellenza della manifattura artigianale. Celebrazione ancor più emblematica per una regione, come la Vallée, “dove l’artigianato – dicono gli organizzatori – è da sempre legato al paesaggio, alla memoria e all’identità culturale”.

In rassegna troviamo, accanto ad una selezione di otto pezzi iconici delle edizioni passate, altre sette nuove creazioni nate dalla collaborazione tra designer internazionali e artigiani italiani dell’arco alpino – dalla Valle d’Aosta al Friuli – presentate come un poetico racconto corale, voce ed immagine suggestiva del ricco patrimonio culturale e ambientale delle Alpi, un mondo “fatto di gesti antichi, materiali naturali e saperi tramandati che  in ‘Doppia Firma’ trovano nuova voce e visibilità”. Autentica “chicca”, tra le opere in mostra, una creazione del valdostano Luciano Tousco, noto falegname, maestro artigiano e vincitore di numerosi premi per l’artigianato, che insieme al designer Andrea Mancuso ha dato vita a “Silva”: autentico “omaggio alla foresta”, niente più di una sedia che guarda e trova pratica ispirazione nel paesaggio montano e nel laborioso processo di lavorazione del legno, dal ramo grezzo all’oggetto finito. Nel lavoro di Tousco, si leggono competenza di mestiere, singolare genialità e una connessione autentica con il materiale “amico” e con la tradizione artigianale delle Alpi occidentali. Il suo rispetto per la memoria ha permesso di dar vita a un progetto intimamente legato al luogo in cui si trova il suo atelier, utilizzando non solo legno locale, ma anche le tecniche tradizionali di lavorazione.

Un evento come ‘Doppia Firma’ – commenta l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Luigi Bertschy – che unisce creatività, design e tradizione, alimenta il confronto e la messa in relazione tra territori diversi, intesi non solo come aree geografiche, ma anche come realtà culturali, artigianali e artistiche con identità uniche. Favorire questo dialogo significa praticare lo scambio di idee, valorizzare le specificità locali e promuovere sinergie capaci di generare innovazione e crescita condivisa”. Parole condivise da Bruno Domaine, presidente de “L’Artisanà” che aggiunge: “L’artigianato per noi è allo stesso tempo espressione di abilità tecnica e identità culturale, racconto profondo del territorio, della memoria e delle comunità che lo abitano . Questa iniziativa ci consente quindi di coniugare tradizione e visione contemporanea, mettendo in luce l’unicità del gesto artigianale e la sua capacità di realizzare la materia in cultura. È un’occasione per riaffermare il valore della manualità oggi, come patrimonio vivo che alimenta il territorio.

Gianni Milani

“Doppia Firma. Dialoghi tra pensiero progettuale e alto artigianato”

Forte di Bard, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125/833811 o www.fortedibard.it

Fino al 29 giugno

Orari: mart. – ven. 10/18; sab. – dom. e festivi 10/19

Nelle foto: Inaugurazione della mostra; alcune opere esposte; Luciano Tousco e Andrea Mancuso “Silva”

Il Mago Povero. Teatro di altri tempi

Il malessere socio-culturale emerso nel periodo della contestazione sindacale e studentesca del ’68, nato sull’onda della protesta giovanile americana, creò l’esigenza di diffondere una cultura a livello popolare al di fuori dei teatri stabili pubblici. Cercare un nuovo pubblico bisognoso di teatro nelle piazze, strade, cortili e tra gli emarginati fu l’intento del Collettivo Gramsci. Il gruppo amatoriale astigiano, nato nel 1971, fu ispirato dalle esperienze del teorico musicale e pioniere degli happening John Cage, unendo musica e poesia alle arti visive e dal teorico anarchico Julian Beck del Living Theatre, l’attore di Pasolini in Edipo re  influenzato da Artaud, il regista teatrale della crudeltà. La diffusione del teatro-documento  ottenne un notevole successo al Palasport di Torino nel 1972, momento storico denso di grandi scioperi per le riforme in piena strategia della tensione. Il linguaggio provocatorio, satirico e grottesco sui temi della salute e del lavoro in fabbrica rappresentò una prima evoluzione del Collettivo, dimostrando che questo strumento era più efficace del tipico comizio di propaganda. L’impegno sociale assunto nel 1973 dal Teatro del Mago Povero, nuova identificazione meno ideologica del precedente Collettivo, vide un allontanamento progressivo dalla cultura operaia utilizzando un linguaggio poetico ed estetico affidato al travestimento dell’attore, magia del mago e scienza del povero.
1000103747.jpg
L’animazione teatrale, utilizzata come nuova forma culturale in collaborazione con il comune di Asti, suscitò interesse nello spettacolo d’avanguardia allestito dal Mago Povero. Il Collettivo ospitò il Living Theatre,  teatro nomade andato in scena anche al Salone Tartara di Casale Monferrato, il Corpo di ballo delle Folies Bergéres, il Coro dell’Armata Rossa, Dario Fo con la giullarata del Mistero Buffo e l’onorevole Enrico Berlinguer. Spettacoli ed happening  andarono in scena al Théâtre du Chêne noir e nelle strade di Avignone, alla Comune di Milano, nella piazza Maggiore di Bologna, ad Aosta, Brera, Chieri, Moncalieri, al teatro Gobetti di Torino, ad Asti Teatro che annovera Gassman e Sgarbi tra i direttori artistici, in un tour mensile in Sardegna, nel teatro di Alba e nell’ospedale psichiatrico di Volterra, dove un ricoverato partecipò alla recita. Nel 1978 il Mago Povero diventò professionista, il gruppo di base autogestito assunse il nome di Collettivo Teatro Musica e dopo anni di rappresentazioni drammaturgiche interne il gruppo si avvicinò ad autori contemporanei. Importante la collaborazione musicale di Paolo Conte, Gianni Basso al sax tenore e Pierangelo Bertoli, gli artisti astigiani Silvio Ciuccetti pittore e Valerio Miroglio, scultore e pittore, gli attori Alessandro Haber, Felice Andreasi e Athina Cenci, vincitrice di due David di Donatello e co-fondatrice del trio comico toscano Giancattivi con Alessandro Benvenuti e Francesco Nuti, sostituito da  Antonio Catalano del Mago Povero, ospite al Maurizio Costanzo Show.

Diversi gruppi musicali entrarono nella grande famiglia del Collettivo, il gruppo rock Viaggio di Alice, Canzoniere Cecilia per sole voci femminili con un collage di varie epoche, Musica Dulce con canti polifonici rinascimentali, barocchi e contemporanei diretto dalla maestra Rosalba Gentile. Dopo lo spettacolo d’esordio ‘Off Limits’ sulla guerra in Vietnam, fu portato in scena ‘Prendete una donna e bruciatela come strega’, il processo dell’uomo inquisitore impermeabile ai sentimenti e all’emancipazione femminile. Seguì ‘Vivo in gabbia e mi nutro di incubi’, provocazione ripetitiva gestuale, visiva e sonora sull’emarginazione che compiange il dolore della condizione umana. ‘Che fine farà la Donna Cannone?’, spettacolo clownesco di attualità politica su pista da circo con grande partecipazione di pubblico. ‘Sotto la pelle del principe’, tratto da Shakespeare e Machiavelli, fu dedicato al 40° della morte di Gramsci analizzando il rapporto tra potere e Stato con un dinamico gioco delle parti ricco di ironia. ‘Mounsù Travet’ di Bersezio, il classico impiegato modello del teatro piemontese fine ‘800 deriso da tutti. ‘Il signor Mockimpott’, incarcerato senza motivo di Peter Weiss e ‘Il re nudo’, fiaba comica sul vestito dell’imperatore tratta dal testo di Schwarz e dalla favola di Andersen, sono alcuni dei 68 spettacoli allestiti da entrambi i gruppi con una frequenza annuale di 100 rappresentazioni, comprese alcune fiabe per ragazzi.

Al nucleo originario fondato da Antonio Catalano, Luciano Nattino, Renzo Fornaca e Lorenzo Nisoli si aggiunsero Maurizio Agostinetto, Silvana Penna, Graziella Borgogno, Giulietta Miroglio, Giancarlo Ferraris, Ornella Boido e altri 94 artisti. La tragedia del 1983 sul Rocciamelone in Val di Susa vide la scomparsa del fondatore Renzo Fornaca, la sua ragazza Franca Ravera e Luisa Steffenino. Lo smarrimento degli increduli colleghi segnò la svolta alla ricerca di percorsi alternativi. Nel 1988 il lento declino degli ideali, splendido miraggio assopito, portò alla sostituzione del nome Mago Povero per identificarsi come Alfieri, segnando una definitiva frattura dal Gramsci iniziale. I nuovi portatori d’insegne, esploratori del rapporto uomo-natura in uno spazio fisico-mentale denso di speranze, ricercarono collaborazioni con attori e nuove compagnie, creando nel 1994 La Cascina degli Alfieri a Castagnole Monferrato, nuova residenza dell’associazione per la promozione culturale-artistica.
L’evoluzione culturale e la trasformazione artistica del Mago Povero rappresentò prima distacco e poi allontanamento da facili entusiasmi estremisti, precursori di atti illegali attribuiti ad altre organizzazioni contestatrici del sistema. L’attività musicale di Lorenzo Nisoli, già tecnico alla Fiat Lingotto e quadro dirigente alla Fiat Mirafiori, prosegue come contrabbassista nella Mandolinistica Paniati e come bassista nella Palmarosa Band, realizzando concerti nell’Italia del nord e in Germania alla rassegna Musiknacht. Amelia Saracco, docente di mandolino con il metodo Suzuki e componente dell’Orchestra Mandolinistica di Torino, musicista di spicco in entrambe le formazioni, faceva parte del celebre Open Quartet, attivo a Casale Monferrato nel 1997 con incisioni di musica etnica in forma cameristica. Oggi la nascita di nuovi gruppi teatrali, ormai distaccati dal sociale, si è interrotta. Lo spirito creativo del Collettivo, finalizzato al raggiungimento degli obbiettivi, fu la vera magia del loro teatro, nobile intento realizzato con passione, sacrificio e povertà dei mezzi.
Armano Luigi Gozzano

Che “Luce” sia, ma anche “Gesto Performativo”

/

Lunga serata alla “GAM” di Torino con l’ultimo appuntamento del “Public Program” di “Luci d’Artista”

Sabato 21 giugno, dalle 18,30

Tutto accadrà all’imbrunire del prossimo “Solstizio d’estate”: sabato 21 giugno (dalle 18,30), il giorno più lungo e luminoso dell’anno, con una serata si preannuncia indimenticabile. Uno scorrere di ore magiche in cui artisti, musicisti ed un grande poeta realizzeranno una serie di “performance” all’interno di “Anni Luce”, la prestigiosa Arena all’aperto di “Giulio Paolini” alla “GAM – Galleria civica d’Arte Moderna e Contemporanea” di via Magenta a Torino.

Il tutto rientra, dopo il grande successo dell’anno scorso, nell’ultimo appuntamento della seconda edizione di “Accademia della Luce”, il “Public Program” (sviluppato da “Fondazione Torino Musei” insieme ai “Dipartimenti Educazione” delle principali “Istituzioni torinesi per l’Arte Contemporanea”, ultimi in ordine d’arrivo il “MAUTO” e le “OGR”) della XXVII edizione di “Luci d’Artista”“Public Program” incentrato, quest’anno, sul tema specifico di “Luce e gesto performativo”, che ruoterà intorno alle fantasiose genialità dell’italiana triade anonima “CANEMORTO” e dell’artista londinese Marcos Lutyens, invitati a creare una nuova “performance” sul tema della “luce”.

La triade “CANEMORTO” trasformerà l’ascensore della “GAM” in una “stanza magica mobile” nella quale eseguirà delle letture lampo dei “Tarocchi del Sole Fermo”, con un mazzo di carte creato ad hoc per rivelare ad ogni partecipante cosa abbia in serbo la sua estate, diviso in “10 arcani di luce” e “10 arcani di ombra”, ideati dal trio senza alcun legame con i tarocchi tradizionali.

Marcos Lutyens, con il suo Equilux ≈ Equinox: Un Viaggio Psico-Magico”, coinvolgerà invece il pubblico in un campo di luci, suoni, vibrazioni subsoniche e voce guidata “creando un’esperienza alchemica di allineamento interiore e sintonizzazione esterna”. La “performance” sarà accompagnata da brani tratti da “NOX-LUX”, il nuovo album cocreato insieme al compositore di Los Angeles Aaron Drake.

Continuando la tradizione del legame di “Luci d’Artista” con il mondo della poesia e degli approfondimenti con i grandi artisti che hanno realizzato le “Luci”, le due “performance” saranno precedute (ore 19) da un vero e proprio evento, ovvero una “conversazione de visu” tra John Yau e Nicola De Maria . Sarà un incontro straordinario tra il poeta, editore e critico d’arte newyorkese John Yau (Lynn, Massachusetts, 1950) e il Maestro Nicola De Maria (pittore tra i più prestigiosi protagonisti della “Transavanguardia” internazionale, autore di opere da lui stesso definite “poesia scritta con le dita sporche di colore”), legati da 40 anni di stima ed amicizia. Al centro della conversazione vi sarà ovviamente il tema della “Luce” e l’opera “Nido cosmico di tutte le anime” di De Maria, installata da anni in Piazza Carlina. In occasione dell’incontro, inoltre, l’artista, beneventano di Foglianise trasferitosi a Torino negli Anni ’70, ha generosamente messo a disposizione alcune prime edizioni autografate dei libri di John Yau, insieme a cataloghi e testi critici dedicati alla sua opera. Traduzione consecutiva dall’inglese all’italiano.

Ma, attenzione!, i giochi non s’esauriscono qui. A corollario degli eventi programmati alla “GAM”, nelle  sere dal 21 al 24 giugno (in un ideale collegamento con il giorno dedicato al patrono della Città) saranno straordinariamente accese le “Luci d’Artista” in  12 siti cittadini: da piazza Carlina alla Galleria Umberto, da piazza Risorgimento al Monte dei Cappuccini, fino al “Museo della Resistenza” all’Ospedale Sant’Anna, alla Mole Antonelliana e a Piazzale Polonia, per finire con Piazzetta Mollino, i “Giardini Sambuy”, l’Antica “Tettoia dell’Orologio” in piazza della Repubblica e corso Unità d’Italia, presso il Laghetto di Italia ’61.

Sottolineano gli organizzatori: Luci d’Artista è un vero e proprio ‘Museo di Luce’, con la sua collezione a cielo aperto di installazioni luminose che trascende i classici confini invernali e natalizi per vivere tutto l’anno. Ma, così come l’evento invernale è definito da una ‘dimensione notturna’ (luce elettrica, presenza di opere fisicamente imponenti), abbiamo voluto che l’evento estivocome per lo scorso giugno, fosse composto da concetti diametralmente opposti, legati a una ‘dimensione diurna’ e a interventi il più possibile ‘effimeri e immateriali’, proprio come possono essere le performance”. E il colpo d’occhio, sicuramente, non sarà meno foriero di forti e inaspettate emozioni. In un bagno di atmosfere pienamente vissute alla luce del giorno.

Gianni Milani

“Accademia della Luce. Luce e gesto performativo”

GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, via Magenta 31, Torino; tel. 011/4429518 o www.gamtorino.it

Sabato 21 giugno, dalle 18,30

Nelle foto:  “CANEMORTO”, Photo courtesy il trio di artisti; “Accademia della Luce”; John Yau, Photo courtesy l’artista; Nicola De Maria, Photo courtesy Sabina Arena

La Parigi di Montparnasse di Brassaï

In mostra al Centro Saint- Benin di Aosta

Inaugura venerdì 18 luglio alle ore 18 e rimarrà aperta dal 19 luglio fino al 9 novembre al Centro Saint-Bénin di Aosta una mostra di fotografia di respiro internazionale,  dal titolo “Bressaï. L’occhio di Parigi”. La retrospettiva è promossa dall’Assessorato Beni e attività culturali, Sistema educativo e Politiche per le relazioni intergenerazionali della Regione autonoma Valle d’Aosta, prodotta da Silvana Editoriale, curata da Philippe Ribeyrolles, studioso e nipote del fotografo, che vanta una inestimabile collezione di stampe di Brassaï e un’estesa documentazione relativa al suo lavoro d’artista.

Sono più  di 150 le stampe d’epoca, oltre a sculture, documenti e oggetti appartenuti al fotografo ad arricchire la mostra e a consentire uno sguardo inedito e approfondito sull’opera di Brassaï, con un’attenzione particolare alle celebri immagini che egli dedicò alla capitale francese e alla sua vita.

Le fotografie dedicate alla Ville Lumière, dai quartieri operai ai grandi monumenti simbolo, dalla moda ai ritratti degli amici artisti, fino ai graffiti e alla vita notturna, sono oggi immagini iconiche che identificano immediatamente il volto di Parigi.

La città natale di Gyula Halász è  anche la ragione del suo nome d’arte. Quando alle soglie del XX secolo nacque Brassaï, la città rumena di Brasov faceva parte del territorio ungherese. Brassaï si trasferisce con la famiglia ad appena tre anni a Parigi, per poi tornare a studiare a Budapest e lavorare a Berlino come giornalista. Gli anni Venti e Trenta sono prolifici per gli incontri con gli artisti più importanti delle avanguardie storiche. E la fotografia appare la necessaria conseguenza. Dal 1929 Brassaï dedica alla capitale francese un corpus di fotografie che la ritraggono ogni giorno come di notte, alternando pubblico e privato, urbano e antropico.

Brassaï è  stato uno dei protagonisti  della fotografia del ventesimo secolo, definito dall’amico Henry Miller “l’occhio vivo della fotografia”.

In stretta relazione con artisti quali Picasso, Dalì e Matisse, vicino al movimento surrealista, a partire dal 1924 partecipò al grande fermento culturale  che, in quegli anni, investì Parigi.  Brassaï è stato uno tra i primi fotografi a catturare l’atmosfera notturna di Parigi e della sua popolazione. Il fotografo non si limitava a rappresentare paesaggio o vedute architettoniche, ma si interessava anche degli spazi in cui l società si incontrava e divertiva. È del 1933 il suo volume ‘Paris de nuit’ le cui immagini furono anche pubblicate sulla rivista surrealista ‘Minotaure’.

Philippe Ribeyrolles,  curatore della mostra, spiega che esporre Brassaï significa immergersi nell’atmosfera di Montparnasse dove si potevano incontrare numerosi artisti provenienti dall’Europa dell’Est come il suo connazionale André Kertesz. Quest’ultimo esercitò una notevole influenza sui fotografi che lo circondavano, tra cui Brassaï e Robert Doisneau.

Brassaï appartiene alla scuola francese di fotografia detta umanista per la presenza essenziale di donne, uomini e bambini nei suoi lavori.

Oltre alla fotografia di soggetto la esplorazione dei muri di Parigi e dei loro numerosi graffiti testimonia il legame del fotografo con le arti marginali e l’arte di Jean Dubuffet.  Invitato ad esporre i suoi lavori al Museo di Arte Moderna MoMA, Brassaï riscosse un enorme successo.

Il legame del fotografo con gli Usa si concretizza con una collaborazione con la rivista Harper’s Bazaar, per cui Brassaï ritrae molti protagonisti della vita artistica e letteraria francese con i quali era solito socializzare. I soggetti ritratti in questa occasione saranno pubblicati nel volume ‘Les Artistes de ma vie’, due anni prima della sua morte.

Brassaï muore il 7 luglio 1984 dopo la pubblicazione di un suo libro su Proust. E’ sepolto nel cimitero di Montparnasse, nel cuore della Parigi che ha celebrato per mezzo secolo.

La mostra sarà dotata di un catalogo bilingue.

Orari da martedì  a domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18.

Centro Saint Bénin

Via Festaz 27- Aosta.

Tel 0165272687

Mara Martellotta

Faraoni e fiori di Divina Centore al Circolo dei lettori

 

Ieri pomeriggio al Circolo dei lettori Divina Centore, giovane archeologa ed egittologa del Museo Egizio, in dialogo con la giornalista Sabina Prestipino, ha raccontato il suo libro Faraoni e fiori – La meraviglia dei giardini dell’antico Egitto (edito il Mulino). Un volume a metà tra saggio e racconto che svela l’antico Egitto da una nuova prospettiva, intrecciando un’elegante scrittura con la profondità della ricerca storica. Un viaggio inedito nell’antico Egitto attraverso la scoperta dei giardini, luoghi di bellezza e ristoro, ma anche spazi simbolici, silenziosi depositari di una cultura affascinante.

L’autrice, che nel 2022 ha curato l’allestimento di “Cortile aperto: Flora dell’antico Egitto” e nel 2024 “Giardini Egizi: l’orto e il giardino funerario” ha messo in luce come l’aspetto dei giardini nell’antica civiltà egizia è ancora poco conosciuto. Eppure resti archeobotanici, antichi testi e pitture sfatano l’immagine di un Egitto solo arido e desertico. Queste fonti ci raccontano di giardini e orti incantevoli, sapientemente progettati dagli Egizi: non solo riserve di cibo, materie prime e rimedi medicinali, ma anche spazi ricchi di significati simbolici, capaci di tramandare storie affascinanti e profonde.

«Scrivere questo libro è stato, ammetto, un percorso insolito. Di solito si racconta ciò che si conosce meglio e – dice con una punta di ironia – devo confessare: ho il pollice nero, ogni pianta che tocco… muore! Una confessione quasi imbarazzante per chi ha dedicato un intero volume ai giardini. Ma l’interesse è sbocciato quasi per caso, durante uno scavo universitario, quando mi imbattei nei resti sorprendentemente ben conservati di un bouquet risalente al 1800 a.C. Un oggetto fragile, eppure capace di attraversare i millenni. Da lì, e grazie anche alla passione della mia professoressa per l’archeobotanica, è iniziato il mio viaggio in questo mondo. La prima domanda che mi sono posta è stata apparentemente semplice: che cos’è, davvero, un giardino? All’inizio pensavo fosse solo uno spazio verde progettato dall’uomo, una forma di controllo sulla natura. Ma più approfondivo, più capivo che era qualcosa di ben più profondo: uno specchio del tempo, un riflesso della società, della cultura che lo crea. I giardini raccontano storie, passioni, abitudini quotidiane. Sono luoghi di bellezza e ristoro, certo, ma anche di riflessione, d’incontro, di potere. E così, attraverso i giardini, ho aperto una finestra su un Egitto meno conosciuto, ma non per questo meno affascinante.»

Ad esempio, nel papiro noto come ‘I canti del boschetto’, conservato al Museo Egizio, troviamo una scena sorprendente: tre alberi, veri e propri personaggi, discutono tra loro delle vicende amorose cui hanno assistito. Sono testimoni involontari di incontri clandestini, pettegoli silenziosi che custodiscono i segreti degli amanti. Il tono è leggero, quasi ironico, ma tra le righe si colgono dettagli preziosi sulla botanica del tempo: uno degli alberi è un sempreverde, un altro è un sicomoro, pianta importata dalla Siria. E attraverso paragoni poetici tra foglie, gioielli e bellezza femminile, emerge un’immagine raffinata e sensibile del rapporto tra natura e cultura.

Quello che il libro di Divina Centore ci consegna, in fondo, è una visione dell’Egitto antichissimo ma sorprendentemente attuale: un luogo dove la vegetazione non è semplice sfondo, ma protagonista silenziosa della storia, chiave per leggere il quotidiano, testimone delle emozioni umane, del potere, della spiritualità. Lontano dagli stereotipi del deserto, delle piramidi e dei geroglifici, questo è un Egitto che fiorisce sotto nuovi occhi – quelli della ricerca, dell’immaginazione e della meraviglia.

GIULIANA PRESTIPINO

 

Sonic Park riparte da nuove location

La settima edizione di Sonic Park si farà. Nonostante lo spostamento temporaneo del festival, dovuto a un parere dell’Ente Parco, che ha impedito lo svolgimento degli eventi nell’ area della Palazzina di caccia di Stupinigi e che l’amministrazione comunale contesta nella forma e nel merito annunciando il ricorso al TAR, vedrà la luce in nuove location :OGR, Set Scalo Eventi Torino e Parco della Certosa di Collegno, (ospite del Flowers Festival). Dichiara il sindaco di Nichelino Giampiero Tolardo : “Quest’anno Sonic Park non potrà svolgersi a Stupinigi e per la nostra città è una grande perdita. Ma non abbiamo voluto arrenderci: insieme agli organizzatori abbiamo lavorato senza sosta per garantire la continuità del Festival”.

Il cartellone prevede sei concerti con una programmazione trasversale per pubblici diversi, abbracciando un po’ tutti i generi. Si comincia il 2 luglio con James Blake alle OGR, artista che oscilla tra soul ed elettronica. Il 14 luglio si esibirà Nino D’Angelo allo Scalo Eventi Torino nell’area industriale ex Thyssen, alfiere della musica popolare italiana che ha attraversato epoche e generazioni. Il 15 luglio la senese indiscussa star del rock nostrano Gianna Nannini allo Scalo Eventi Torino. Il 16 luglio al Set il polistrumentista Jacob Collier capace di fondere Jazz, tecnologia e armonia. Il 17 luglio 2 concerti in due location diverse. I Dream Theater al Set con il loro inconfondibile progressive metal mentre al Parco della Certosa di Collegno si esibisce Paul Kalkbrenner maestro della techno. Chiusura del Sonic Park 2025 alle OGR il 19 novembre, con protagonista Asco, producer italiano con un live di elettronica contemporanea.

Pier Luigi Fuggetta

Concerto all’alba a Miradolo

Domenica 22 giugno  atteso concerto d’estate al castello di Miradolo, aspettando l’alba, promosso dalla Fondazione Cosso

Atteso ritorno del Concerto d’estate nella magnifica cornice del castello di Miradolo.

Il concerto è previsto domenica 22 giugno alle 4 del mattino  “Aspettando l’alba”, a cura di “Avant dernière pensée”, con l’inedita rilettura di Music  for 18 Musicians di Steve Reich.

È dal 2010 che la Fondazione Cosso ha organizzato questo tradizionale appuntamento,  che rientra nel progetto artistico “Avant dernière pensée”, che inaugura la stagione estiva al castello di Miradolo. Si viene  a instaurare un dialogo tra la performance, che accoglie l’inizio dell’estate, e il grande spazio aperto disegnato nel parco con il cielo che dall’oscurità della notte passa al nuovo giorno, attraverso l’alba. Il pubblico sarà dotato  di cuffie silent system luminose, per creare delle vere e proprie stanze d’ascolto e concentrarsi sullo sviluppo della partitura in relazione ai mutamenti naturali tra la notte e l’alba, offerti dalla natura.

Nel minimalismo un’idea musicale viene ripetuta all’infinito e variata impercettibilmente. Questo senso di costante e continuo cambiamento lega musica e natura. Il pianoforte e la marimba sono sparsi nel vasto prato e creano una cadenza  e l’impianto regolare della composizione; l’elasticità degli archi, violino, violoncello e la voce contrappongono un’altra pulsazione.

Grazie a un complesso sistema di sovraincisioni  e di loop e alla natura del brano, che ha la sua caratteristica strutturale nella ripetizione, i cinque esecutori compongono tutte le 18 linee originarie.  Il pubblico può ascoltarle nell’atto della loro esecuzione dal vivo senza alcuna mediazione. Il pubblico è invitato a portare plaid da casa perché non sono disponibili sedie.

Il progetto artistico è stato ideato da Roberto Galimberti che, al termine del concerto, terrà una guida all’ascolto.

Per partecipare al concerto (30 euro intero, 20 euro under 30 comprensivo anche della colazione) prevendita al link prenotazioni@fondazionecosso.it oppure alla biglietteria del castello, sabato domenica e lunedì aperta dalle 10 alle 18.30. Informazioni allo 0121502761

Mara Martellotta

Con quella faccia un po’ così: a Coazze l’omaggio a Paolo Conte

 

Nell’ambito del Festival Nazionale Luigi Pirandello e del ‘900

Sabato 21 giugno alle 20.45, nell’ambito del Festival nazionale Luigi Pirandello e del’900, l’Accademia dei Folli è di scena al Palafeste di Coazze con una nuova produzione del filone Portrait, con cui la compagnia dipinge ritratti di grandi artisti della musica italiana e internazionale del ‘900.

 

Con quella faccia un po’ così è un omaggio all’Avvocato più famoso della canzone italiana: Paolo Conte. Con questo portrait i Folli cercano di stabilire un punto di contatto tra l’America sognata, quella dei film hollywoodiani e del jazz di Duke of Ellington ed Ella Fitzgerlad, e la campagna astigiana.

Lo spettacolo è ambientato nel 1961 al Mocambo, il caffè di Asti narrato da Conte in più di una canzone, e a parlare è il padrone del locale che ripercorre le proprie vicissitudini: la giovinezza in campagna sotto un cielo bardato di stelle, la scoperta del jazz e l’amore per una ragazza che lo lascia da solo nei pomeriggi estivi troppo azzurri e lunghi, che lo tradisce in crociera e lo fa andare alla deriva onda su onda.

Il locale è aperto solo da due anni e rischia già di fallire: se ne sta occupando un avvocato dai capelli rossicci e dalla fronte aggrottata. Di giorno svolge la professione legale, di notte canta in un quartetto jazz. Ingresso €15, ridotto €13.

 

 

CON QUELLA FACCIA UN PO’ COSÌ

Sabato 21 giugno – ore 20.45

Palafeste

Via Matteotti 2, Coazze (TO)

 

con Carlo Roncaglia

e con

Max Altieri | corde

Enrico De Lotto | basso

Paolo Demontis | armonica

Matteo Pagliardi | batteria

testo Emiliano Poddi

arrangiamenti musicali Accademia dei Folli

regia Carlo Roncaglia

 

Info e biglietti

Linguadoc
tel. 335 629 99 96
info@linguadoc.it

Coazze ufficio del turismo
tel. 011 934 9681

 

Onorata Milonga Festival. Eventi estivi alla ricerca di antiche radici

Piuttosto composita e dettagliata è l’estate ligure offerta dall’operatrice culturale Monica Nucera Mantelli, già ideatrice di Etnotango VUF Festival in Piemonte e di 100 Fiori Bianchi per Manuel Belgrano, in Liguria.

Onorata Milonga nasce a Seborga, cittadina di origine medievale affacciato sul mar ligure. E’ un festival gratuito, in bilico fra Italia e Argentina, dedicato al Tango, alle Arti e le produzioni territoriali di eccellenza. Questa prima edizione comprende quattro tappe tra giugno e agosto 2025 con un primo evento – già concluso ad Imperia il 6 giugno scorso – che proseguirà a Seborga il 29, ad Apricale il 19 luglio, per terminare nuovamente a Seborga il 10 agosto.

La Direzione artistica garantisce ai tangueros milongas, esibizioni, tango-teatro, musiche per tutti, mostre, concerti, spettacoli. Oltre, naturalmente a una mostra, dei talk, piccole degustazioni ed eventi gratuiti.

Spiega la curatrice:

“Il concetto di questo Festival è, oseremo dire, sinestetico, ovvero serve a sollecitare tutti i cinque sensi + uno. Un modo per risvegliare la nostra consapevolezza corporea, estetica, mentale ed animica. Tutte le percezioni sensoriali attraversate dalle nostre proposte esperienziali sul tema Tango & Dintorni (visita ad opere d’arte, cinematografia, musica, ballo, teatrodanza, spettacoli, ecc.) vertono ad un accrescimento creativo, artistico e culturale in chi vi partecipa. L’inserimento delle degustazioni completa la fruizione percettiva di ogni evento, inserendo chi vi partecipa nell’essenza creativo-produttiva dei luoghi. Questo Festival vuole, come dice il suo stesso nome, onorare la storia di Seborga e i tesori dell’Imperiese”.

1° tappa, già avvenuta

2° Tappa, il 29 giugno. ll Festival riparte a pieno regime a Seborga con l’inaugurazione alle ore 18  della Personale di Natale Cannelli ” Dal Minotauro al Macricosmo” presso il SEM.

Si balla poi in piazza Martiri Patrioti dalle ore 20 con il Dj Rosario e alle ore 21 il debutto del progetto performativo UN TANGO TRA LE CENERI che coinvolge molti danzatori di Etnotango Lcmm e vari bailarinos locali in un tributo a Piazzolla e Ferrer, insieme alla cantante e musicista italiana Ines Aliprandi, la lettrice argentina Claudia Farias e il maestro di tango Raffaele Prota, che si cimenta al bandoneon.

3° Tappa, il 19 luglio. Nell’ambito di Apricale Tango Estate by El Gringo Entertainment, alle ore 20 Monica Mantelli condurrà i tangueros in un percorso tra gusto, sinestesia e musica con tanghi ballabili. Una improvvisazione collettiva, aperta a tutti, tra danza e palato. Evento a offerta libera.

Gradita la prenotazione via wzp +39 335/66.16.255.

4° Tappa, Domenica 10 agosto, nuovamente a Seborga. La notte delle stelle cadenti (anche detta di S. Lorenzo) sarà illuminata dal TANGO DEI DESIDERI con tanto ballo a partire dalle 20.00.

Un’ora dopo l’antica mitologia greca sarà unita alla drammaticità seduttiva dell’operita contemporanea, grazie a una libera fusione tra il Minotauro, tratto dal racconto di J.L.Borges “La Stanza di Asterione” e Maria, la donna perduta protagonista della “Maria di Buenos Aires” scritta da H.Ferrer e musicata da A.Piazzolla.

La voce narrante sarà del grande attore Mario Brusa, accompagnato dai campioni Maestri argentini Hernan Gerez e Carina d’Alvia oltre al Cast dei bailarinos, performer e amatoriali di tango-teatro.

Tanto, troppo sarebbe però da scrivere su questo felice concatenamento di eventi culturali che unisce idealmente il Vecchio con il Nuovo Mondo, partendo proprio dalle coste di un mare blu che … tanto, tanto tempo fa portò ‘alla fine del mondo’ (parole di Papa Bergoglio) migliaia di nostri connazionali.

Genti forse semplici ma tutte forti e motivate che con virtù e sacrificio riuscirono a creare economie, contribuire alla ricchezza delle nazioni di accoglienza, diventando protagoniste di futuri encomiabili, pur se conquistati lontanissimo dalla terra dei padri. Dopo tutto, anche questo è Milonga….

Onorata Milonga Festival nasce da un progetto di valorizzazione territoriale di Monica Nucera Mantelli con Casa de Tango by Etnotango. La manifestazione è organizzata in collaborazione e con il patrocinio del Comune di Seborga e con il supporto degli Sponsor Tecnici e Volontari che si ringraziano per l’impegno profuso. Si ringrazia parimenti il Comune, lo Staff tecnico e amministrativo, la Piazza Templare di Seborga ei Relatori dei Talk.

Per più dettagliate informazioni:

sito: www.faitango.it (consultare le date del 29 giugno, 19 luglio e 10 agosto)
mail: progettimantelli@gmail.com

Ferruccio Capra Quarelli