CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 17

All’Auditorium Arturo Toscanini l’Ottetto di fiati dell’Orchestra Rai

Per “Le domeniche dell’Auditorium”, protagonista domenica 29 marzo, alle 11.30

Domenica 29 marzo, alle ore 11.30, presso l’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, sarà protagonista del quarto appuntamento del ciclo di concerti cameristici “Le domeniche dell’Auditorium” l’Ottetto di fiati dell’OSN della Rai. L’inizio del concerto sarà eccezionalmente alle ore 11.30 per motivi legati all’evento sportivo che coinvolgerà, quel giorno, il centro cittadino. Il concerto è registrato su Radio 3, che lo trasmetterà domenica 5 aprile alle 21.30. In apertura, la formazione propone l’Ottetto-Partita in fa maggiore op.57 di Franz Krommer. Composta nel 1806, e nota anche come “Harmoniemusik op.57” è la prima delle tredici partiture che il compositore ceco dedicò a questo ensemble. A seguire l’Ottetto-Partita in mi bemolle maggiore, unico contributo a questa formazione del virtuoso austriaco Johann Nepomuk Hummel, celebre allievo di Mozart. In chiusura, l’Ottetto di Fiati dell’OSN Rai renderà omaggio a Wolfgang Amadeus Mozart con la Serenata n.11 in mi bemolle maggiore K 375. Concepita originariamente per un sestetto (due clarinetti, due corni e due fagotti), la Serenata fu in seguito rielaborata dallo stesso autore per otto elementi con l’aggiunta di due oboi: una versione che, pur arricchendo l’impasto timbrico, preserva la centralità della sonorità dei clarinetti. L’Ottetto di fiati è composto da Lorenzo Alessandrini e Nicola Scialdone, oboi; Salvatore Passalacqua e Lorenzo Russo, clarinetti; Chiara Taddei e Mattia Venturi, corni; Alexander Grandal, Hansen-Schwartz e Simone Manna, fagotti, cui si aggiunge Antonello Labanca, contrabbasso.

I biglietti per il concerto, proposti a prezzo unico di 5 euro, sono in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino, in piazza Rossaro – 011 8104996.

Mara Martellotta

Con la testa in mezzo all’erba. Storie omegnesi di Resistenza

“Con la testa in mezzo all’erba. Note sui sessanta omegnesi caduti per la libertà,1943-1945” ( Interlinea, 2026) è l’interessante – e importante – libro che raccoglie il lavoro a quattro mani di Filippo Colombara e Virginia Paravati, teso a fare memoria, colmando un vuoto di ricerca per dare un’identità, una storia umana e personale a ciascuno dei protagonisti, collocandoli dentro la storia resistenziale di Omegna e del suo territorio. La guerra di Liberazione ha rappresentato uno spartiacque decisivo nella storia italiana mobilitando tanta passione civica, impegno diretto di partecipazione e un numero di combattenti volontari come mai era accaduto nella storia unitaria del paese. Riallacciare i fili delle memorie, recuperare biografie ed episodi più o meno conosciuti serve da antidoto per evitare che lo scorrere del tempo e la scomparsa dei testimoni ne rendano residuale, marginale la conoscenza. Se per un verso si ricordano e vengono celebrati gli eventi collettivi, i fatti più rilevanti, si tende a sfocare o addirittura dimenticare i piccoli fatti, le dinamiche individuali di quanti si batterono e caddero per raggiungere gli obiettivi della lotta partigiana, racchiusi tra desiderio di libertà, riscatto e giustizia. Obiettivo del libro è quello di raccontare “dal basso” le vicende dei partigiani di uno dei maggiori centri di lotta al nazifascismo del Piemonte nordorientale, quell’Omegna dallo spirito indomito e ribelle medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza. Sono una sessantina, compresi alcuni civili, gli omegnesi che seppero “scegliersi la parte” a costo della vita, dai più noti a quelli quasi sconosciuti. “Le immagini dei resistenti, a volte, risultano sfocate: onorati e omaggiati gli atti, sono i tratti umani che mossero la scelta ribelle a mancare – scrivono Colombara e Paravati – ; impigliati fra le pieghe di una narrazione frastagliata, il loro silenzio si fa sentire, contribuendo a restituire un ricordo orgoglioso, ma povero di vita concretamente vissuta”.  Riparare a questa mancanza, riempire di umanità questi vuoti è il compito che si sono assegnati, con rigore storico e volontà di risarcirne memorie e profili, gli autori di questo interessantissimo libro. Un impegno che risponde ad una necessità perché dopo più di ottant’anni le vicende resistenziali –  soprattutto quelle migrate di bocca in bocca e quasi mai annotate – si sono in buona misura disperse. “Del resto – aggiungono Colombara e Paravati – il passaggio tra generazioni di quell’esperienza non è stato particolarmente felice. La trasmissione orale, così fragile, ha consentito solo a pochi aneddoti di giungere sino a noi, mentre i silenzi – sorti anche per sfuggire alla repressione antipartigiana del dopoguerra – hanno causato il deperimento di molte memorie”.  Negli ultimi decenni la ricerca storica ha messo in rilievo il contributo dei resistenti senz’armi, dai civili agli IMI, gli oltre seicentomila internati militari che dissero no all’arruolamento nelle file repubblichine dopo l’otto settembre. Recuperare le biografie di questo microcosmo partigiano di combattenti era dunque necessario per ridare un giusto ruolo al contributo militare della Resistenza, concentrandosi in questo caso sulla realtà del capoluogo cusiano dove in molti riscattarono la dignità offesa dalla dittatura fascista e dall’occupazione tedesca. A Omegna, in seguito alla crescita delle attività produttive e industriali, si sviluppò un combattivo movimento operaio che, persino durante il fascismo, fu in grado di conservare una fortissima impronta politica antagonista che si mostrò poi nei fatti, durante la guerra di Spagna e nella Resistenza. Nomi, cognomi e storie che si ritrovano nell’elenco dei morti da cui ha preso le mosse la ricerca. Questo desiderio di libertà è facilmente rinvenibile nelle parole pubblicate dai giornali partigiani, tra le quali spiccano quelle dell’omegnese Licinio Oddicini che scriveva, nel 1944 : “La condizione prima per cui la vita degli uomini possa sussistere e svilupparsi nei suoi infiniti aspetti, il sottinteso evidente senza del quale la civiltà, in qualunque forma essa si manifestasse non avrebbe nessun significato, lo stato naturale, infine, nel quale l’uomo appare su questa terra è quello della libertà piena e assoluta”. Licinio, come ricordano gli autori, non ebbe la fortuna di conoscere la libertà che auspicava perché morì in combattimento proprio il giorno della liberazione. Tornando al libro, il materiale raccolto nelle pagine di Con la testa in mezzo all’erba, in gran parte proveniente dalle interviste di cui vengono riportati ampi stralci, ha consentito agli interlocutori di rivivere stati d’animo e atmosfere di allora, restituiscono così “ il ritratto di una città dagli aspetti contraddittori, dove i privilegi di pochi convivevano con la subalternità di molti, gli idealismi con le meschinità e il sapore dell’oppressione, che sembrava aver intaccato case, vie e piazze, avvelenava le parole, dando l’impressione di essere l’ingrediente principale del nuovo ordine comunitario”.  Come ricordano gli autori sono gli occhi a vedere, le orecchie ad ascoltare, “ma sono le persone a ricordare, ognuna con il proprio modo di interpretare il mondo e di rielaborare ciò che ha visto e sentito. Si è cercato di non scordarlo”. Questa ricerca, l’aver indagato la guerra partigiana a partire dalla scomparsa violenta dei suoi protagonisti ha permesso di osservare la vicenda da un’angolazione particolare, realizzando una storia dal basso, dove non c’è traccia di retorica ma si evidenziano gli umanissimi profili dei protagonisti. Un lavoro per il quale va dato merito a Filippo Colombara e Virginia Paravati per aver ricostruito una sorta di “democrazia della memoria” in tempi dove non va dimenticato che tra le macerie dell’Italia fascista nacque un senso di appartenenza nazionale in cui si era chiamati a testimoniare, come scrisse Eugenio Colorni, “il bisogno di non avere niente da rimproverarti, di essere in pace con la tua coscienza, presentabile di fronte a qualsiasi istanza giudicante”. Non è poco, anzi è molto, moltissimo.

Marco Travaglini

 

Inserzioni, il barocco è arena di metamorfosi

Al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea il barocco non è più reliquia, ma arena di metamorfosi.
Con la seconda edizione di Inserzioni, il programma semestrale di commissioni, curata da Francesco Manacorda, con l’intervento di Huda Takriti a cura di Linda Fossati, le sale auliche – stratificate di storia e ‘incompiutezza’ – diventano screen mirroring. Tre presenze radicali vi irrompono, tessendo genealogie inedite tra memoria ancestrale, violenza coloniale e immaginari futuri.
Gabriel Chaile evoca, dal pozzo medievale, una figura antropomorfa in creta che pare uscita da un tempo sospeso tra cosmologia indigena del nord-ovest argentino e scenario post-apocalittico: un’accampamento di sopravvivenza che interroga la “genealogia della forma” custodita nell’argilla e nell’adobe.
Lonnie Holley, nella Sala dei Continenti, alza un canto bruciante della Black Art del profondo sud, dell’Alabama e pare di sentire i canti ‘Cotton Fields’: assemblaggi di legno carbonizzato, metalli, filo spinato, idranti aggrovigliati sulle ‘poltrone del potere’ e oggetti quotidiani, sempre rappresentati come un ossimoro, trasformano l’allegoria settecentesca del potere in un teatro di memoria collettiva, disuguaglianza, istanza di giustizia sociale e possibile redenzione spirituale.
Huda Takriti penetra invece gli archivi italiani del secondo dopoguerra, rivelando le trame occulte tra ENI, ex colonie e industria cinematografica. Il suo video e l’affresco contemporaneo in vinile che avvolge la Sala 29 diventano una ferita luminosa: Clarity is the Closest Wound to the Sun, là dove l’immagine non documenta la storia, ma la costruisce.
Opere che non abitano lo spazio: lo fendono, lo fecondano, lo costringono a una nuova narrazione.
Un’esperienza che illumina, disturba talvolta e amplia irreversibilmente lo sguardo.

Da non perdere.

IRMA CIARAMELLA

Le giornate inaugurali di Exposed Torino Photo Festival

Con un invito a guardare oltre le apparenze, interrogando la relazione tra identità  e rappresentazione,  corpo e immagine,  visibile e invisibile, giovedì 9 aprile prossimo aprirà ufficialmente ‘Mettersi a nudo’, terza edizione di Exposed Photo Festival,  che presenta diciotto mostre, in città,  molte delle quali all’interno del miglio della fotografia, il percorso espositivo diffuso che collega alcune delle principali istituzioni culturali torinesi, accompagnate da un programma di talk, incontri, letture portfolio, screening ed eventi diffusi nello spazio urbano.

Giovedì 9 aprile il Festival inaugurerà la sua terza edizione di EXPOSED con l’apertura al pubblico di tutte le mostre, visitabili dalle ore  11 alle ore 21; la mostra “Diana Markosian. Replaced” a Gallerie d’Italia  è  visitabile dalle ore 19.30 e la mostra collettiva  Metamorphosis dalle ore 15, mentre dal 10 al 12 aprile l’apertura è  prevista dalle 11 alle 20. Le mostre outdoor sono visitabili a partire dalla mattina del 9 aprile nei diversi luoghi della città.

Venerdì 10 aprile, dalle ore 15 alle ore 18.30, alle Gallerie d’Italia  si svolgerà ‘The Searchlights- Public Portfolio Review’, realizzata da IED, Istituto Europeo di Design in collaborazione con Gallerie d’Italia.  Diciotto studenti dei corsi di fotografia delle sedi di Torino, Milano e Roma presenteranno un confronto aperto con curatori, professionisti e pubblico. Si tratta di un’iniziativa che interroga alcune delle questioni più urgenti del presente, dalla crisi climatica alle diseguaglianze,  dalle migrazioni ai diritti, mettendo al centro lo sguardo della nuova generazione e la fotografia come strumento di consapevolezza e di presa di posizione.

Nella stessa giornata prende avvio anche il programma di talk che, a partire dal tema “Mettersi a nudo”, approfondisce le mostre del Festival con curatori, artisti e figure di riferimento, trasformando così la visita ad una mostra in un’esperienza di dialogo e confronto e permettendo al pubblico  di conoscere le autrici  e gli autori degli scatti, figure di primissimo piano della fotografia contemporanea o autentiche leggende della sua storia recente.

Alle ore 18, alle Gallerie d’Italia di Torino, la fotografa Diana Markosian  dialogherà con il pubblico prendendo spunto dalla sua mostra ‘Replaced’, presentata in anteprima mondiale in occasione del Festival. Si tratta di un progetto  che, tra fotografie e un film riadattato alla sala immersiva del museo, ricostruisce una storia d’amore durata oltre dieci anni, interrogando memoria, mito romantico e senso di smarrimento alla fine di una relazione.

Dalle ore 21 alle ore 24 partirà ‘Esterno Notte’, evento partecipato di proiezioni diffuse che coinvolgeranno le vie, i cortili, le facciate della città,  trasformando Torino in un grande spazio espositivo a cielo aperto.  Si tratta di un invito ad alzare lo sguardo, riscoprendo lo spazio urbano sotto una nuova luce, una festa collettiva dedicata alla fotografia e all’immagine, resa possibile grazie alla partnership con Lavazza Group e con la partecipazione delle gallerie di TAG Torino Art Galleries.

Sabato 11 aprile sarà la giornata dei talk ospitati da CAMERA: alle ore 11 il maestro Ralph Gibson dialogherà con Giangavino Pazzola e Walter Guadagnini a partire dalla mostra “Self Exposed”, ospitata dall’Archivio di Stato di Torino, un’esposizione che ripercorre oltre cinquant’anni di carriera attraverso una settantina di opere che mettono in luce un linguaggio inconfondibile, fatto di contrasti netti, inquadrature audaci e continue tensioni tra astrazione e realtà.

Gli spazi di Gallerie d’Italia Torino, alle ore 12, ospiteranno la presentazione al pubblico dell’atteso rapporto annuale sulla fotografia del Giornale dell’Arte, alla presenza del vicedirettore delle Gallerie d’Italia, Antonio Carloni, e delle curatrici Rica Cerbarano e Chiara Massimello, e dell’editore Tommaso Perrillo.

Alle ore 17, presso CAMERA, si terrà il dialogo tra il fotografo britannico Dean Chalkley con Walter Guadagnini, in occasione della mostra “Back in Ibiza e altre storie” presso il Circolo del Design, percorso espositivo che riunisce tre serie dedicate alla cultura musicale giovanile tra gli anni Ottanta e la contemporaneità, tra ritratti iconici della scena britannica e reportage intimi che raccontano comunità, viaggi e libertà.

Alle 18.30, sempre a CAMERA, si terrà il talk dedicato agli artisti che hanno dato vita alla mostra “Metamorphosis”, progetto realizzato in collaborazione con l’unica piattaforma per la fotografia emergente sostenuta dall’Unione Europea: Futures photography. Protagonisti del talk saranno gli artisti Ada Zielinska, Benedetta Casagrande, Yana Wernincke, Claudia Amatruda, Anna Orlowska e Máté Bartha, in dialogo con il curatore di CAMERA Giangavino Pazzola e con Menno Liaw, direttore di Futures. L’incontro approfondirà i temi della mostra diffusa, ospitata da una rete di spazi indipendenti della città, che indaga il concetto di trasformazione individuale, sociale, ambientale attraverso il lavoro di giovani autori internazionali. La giornata di sabato 11 aprile si concluderà alle ore 22 con una vera e propria festa di inizio festival, aperta a tutti i possessori del Pass Exposed, che si terrà presso Le Roi Music Hall, un luogo che si collega a sua volta al Festival perché è stato progettato da Carlo Mollino, protagonista della mostra all’Archivio di Stato. Sarà il momento in cui artisti, curatori, istituzioni, tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione del Festival, si incontreranno con il pubblico per ascoltare musica, ballare e stare insieme. Alla console si alterneranno artisti come il leggendario dj Eddie Piller, fondatore dell’etichetta Acid Jazz, che ha segnato la scena musicale degli anni Ottanta e Novanta, oggi impegnato con Modcast, il podcast dedicato alla musica Mod in tutte le sue declinazioni, e come Dean Chalkley, il fotografo protagonista della mostra “Back in Ibiza e altre storie”, che si tiene al Circolo del Design e che è una della figure di primo piano della scena musicale e fotografica inglese, dj per passione. A loro si affianca il producer Piero Casanova, appena tornato da una tournée in India con la sua Soul Therapy Extatic Dance, che a proposito delle sue serate scrive: “tu porta scarpe comode e outfit impeccabili, al resto pensiamo noi”.

Ultimo appuntamento sarà domenica 12 aprile, alle ore 11, presso il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, con la fotografa Carla Iraldo Voleau, che dialogherà con Walter Guadagnini e Camilla Marrese del suo progetto “You can have it all”, presentato nel portico del Museo. Tra fotografia, scrittura e azioni rituali, l’artista trasforma la propria esperienza personale in un processo di consapevolezza, dando forma a un percorso di autodeterminazione in cui il corpo è chiamato prima di tutto a esistere, a essere protagonista attivo e non semplice oggetto dello sguardo.

Tutti gli incontri sono inseriti nel programma inaugurale, e gratuiti con il Pass Exposed. Partecipazione libera fino a esaurimento posti.

Info: exposed@camera.to – exposed@torino.photo.festivalexposed.to.it

Mara Martellotta

Stupinigi: per Lirica a Corte, il Rigoletto

Domenica 29 marzo, alle ore 19, per lirica a corte nella Palazzina di Caccia di Stupinigi, nel Salone d’Onore, andrà in scena il Rigoletto, che fa parte della rassegna domenicale del TSN .

Lirica a Corte è  organizzata dal TSN Teatro Superga Nichelino in collaborazione con STM, Scuola del Teatro Musicale e Fondazione Ordine Mauriziano.

Rigoletto, opera  rappresentata per la prima volta al teatro La Fenice a Venezia nel 1851, rappresenta il primo capitolo della “trilogia popolare” di Giuseppe Verdi. L’opera mette al centro dell’attenzione uno “sconfitto”, un buffone di  corte, gobbo e deforme, di cui si raccontano i timori, le ambizioni, le antipatie e i propositi di vendetta.
L’opera ne descrive anche le sconfitte e le piaghe del cuore, che lo condurranno ad essere la causa della morte dell’amata figlia Gilda.
Ispirato al dramma “Le roi s’amuse” di Victor Hugo, l’opera sposta l’ambientazione dalla Francia a Mantova, trasformando un celebre sovrano , libertino, in un meno gaudente e anonimo duca di provincia.

Info

Domenica 29 marzo 2026 ore 19

Lirica a corte

Salone d’Onore della Palazzina di Caccia di Stupinigi, Nichelino ( Torino)

Rigoletto

Biglietti prezzo unico 38.50 euro

Tel 0116279789 biglietteria@teatrosuperga.it

Mara Martellotta

Al Museo Nazionale del Cinema di Torino “B.B. Le maiuscole dell’eros”

Venerdì 27 marzo 2026 – ore 17 – Cinema Massimo – Via Verdi 18 – Torino
Il Centro Pannunzio promuove l’incontro con Pietrangelo Buttafuoco dedicato a Brigitte Bardot

Venerdì 27 marzo alle ore 17, al Cinema Massimo di Torino/Museo del Cinema (Via Verdi 18), si terrà l’incontro “B.B. Le maiuscole dell’eros”, appuntamento culturale promosso dal Centro Pannunzio e dedicato alla figura di Brigitte Bardot, icona del cinema e dell’immaginario collettivo del Novecento.

Protagonista dell’incontro sarà Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, che terrà una lectio magistralis sul tema “BB, le maiuscole dell’eros”, offrendo una riflessione sulla forza non solo cinematografica ma anche simbolica e culturale di Brigitte Bardot.

Nel corso dell’appuntamento verrà inoltre conferito a Pietrangelo Buttafuoco il Premio “Mario Soldati 2026”. Interverrà Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del Cinema. 

A chiusura di serata, ci sarà la proiezione del film “Piace a troppi” di Roger Vadim. 

Brigitte Bardot ha rappresentato per intere generazioni un’idea di femminilità capace di andare oltre gli stereotipi, contribuendo a definire un’immagine della donna moderna che ha lasciato un segno profondo nell’immaginario collettivo. Figura emblematica della Francia che ha inciso nella cultura europea del secondo Novecento, Brigitte Bardot è stata anche una voce importante nella difesa degli animali e dell’ambiente con la sua fondazione omonima. I suoi film restano lo specchio di un’epoca storica cruciale, tra trasformazioni sociali, desiderio di libertà e nuovi linguaggi dell’identità.

Piace a troppi” è il titolo italiano di Et Dieu… créa la femme (And God Created Woman), film francese del 1956 diretto da Roger Vadim, al suo esordio alla regia. Ha come protagonista Brigitte Bardot, affiancata da Jean-Louis Trintignante Curd Jürgens. Questo film è considerato il film simbolo dell’ascesa di Brigitte Bardot a mito internazionale. Un’opera che, tra sensualità e ribellione, contribuì a ridefinire l’immagine della donna nel cinema e nel costume dell’epoca.

IL CENTRO PANNUNZIO 

Il Centro Pannunzio è un’associazione culturale laica, indipendente e apartitica fondata a Torino nel 1968 da Arrigo Olivetti, Mario Soldati, Pier Franco Quaglieni e altri giovani studiosi, in omaggio alla figura e all’eredità intellettuale di Mario Pannunzio. Da oltre cinquant’anni rappresenta un presidio di vita culturale, libero da appartenenze politiche o religiose, aperto a tutti coloro che desiderano confrontarsi con idee, pensieri e esperienze diverse. Il Centro promuove un ricco calendario di attività — incontri tematici, presentazioni di libri, conferenze, dibattiti, tavole rotonde e corsi — con l’obiettivo di favorire una riflessione critica sul presente attraverso la conoscenza del passato, senza filtri ideologici. Accanto all’impegno culturale, organizza itinerari d’arte, visite guidate, viaggi culturali e occasioni di incontro con protagonisti della cultura, dell’arte e della società. Insignito nel 1979 della Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura, della Scuola e dell’Arte dal Presidente della Repubblica, il Centro Pannunzio è noto per la sua vocazione pluralista, per la cura dell’archivio storico e per la pubblicazione periodica di testi e atti culturali che arricchiscono il dibattito civile italiano. 

Informazioni: https://www.centropannunzio.it/attivita.asp

Concerto di Primavera dell’Accademia di Sant’Uberto alla Reggia di Venaria

Domenica 29 marzo, alle ore 17, presso la Sala Diana della Reggia di Venaria, il Concerto di Primavera aprirà la rassegna musicale dell’Accademia di Sant’Uberto, “Cerimoniale e Divertissement 2026-early music today”. La scelta del repertorio, con Vivaldi, Albinoni e Galuppi, ci introduce nel contesto barocco veneziano restituendone tutta la vivacità e l’emozione. Non a caso, lo spettacolo è concepito in relazione all’evento “All’ombra dei ciliegi in fiore”, che anima i giardini della Residenza Sabauda. Il dialogo tra il patrimoni UNESCO “materiali” e “immateriali”, la Reggia e la musica, con i corni da caccia delle partiture vivaldiane, tra lo spazio ordinato dei giardini e il bosco della Mandria, offre al visitatore l’opportunità di immergersi in una realtà coinvolgente, tra passato e presente. Il collegamento temporale è affidato alla comunità di “pratica immateriale vivente” che, in questo caso, detiene un’arte musicale.

Vivaldi fu in primo luogo un compositore d’opera, un uomo di teatro a tutto tondo. Sotto questo aspetto il primo brano, tratto dal Bajazet (o il Tamerlano) RV 703, costituisce una sorta di dramma in miniatura. L’organico prevede una coppia di corni da caccia, archi e basso continuo, ed è rimodellato in modo continuativo per dar vita a combinazioni sempre nuove nel segno dell’agilità e della trasparenza. Il concerto RV 738 in fa maggiore, fin da subito ci immerge nell’atmosfera evocativa associata agli strumenti protagonisti, i successivi movimenti si susseguono come per effetto di un sorprendente cambio di scena. Il concerto per oboe, archi e basso continuo op.9 N 2 in re minore di Tomaso Albinoni, si sviluppa con sensibilità ed eleganza piena di spirito, con un Adagio dove l’oboe accende una melopea intensa. Dopo Vivaldi e Albinoni, con il mutare della sensibilità, si cercano vie nuove che ritroviamo in Galuppi, nel “Concerto a quattro” in re maggiore, che appare già di per sé evocativo di una pronunciata vocazione all’intimismo.

Il progetto è sostenuto dal Ministero della Cultura, dai bandi riservati ai patrimoni immateriali dell’UNESCO e da Fondazione CRT. In questo quadro, l’Accademia di Sant’Uberto tiene presso la sede operativa della Reggia di Venaria corsi di corno da caccia barocco, propedeutici ai concerti, mettendo a disposizione strumenti musicali originali.

L’evento è incluso nel biglietto di visita alla Reggia.

Reggia di Venaria – Sala di Diana – piazza della Repubblica 4, Venaria Reale – 011 4992300

Mara Martellotta

Narcisi, templari e l’abito del Titanic al Castello di Piea d’Asti

Migliaia di narcisi e tulipani, giacinti e fritillarie splendono nel parco del Castello di Piea d’Asti ma ci sono anche dame e cavalieri, musica e arte in un crescendo di eventi che accompagneranno i visitatori fino al 3 maggio. “Il narciso incantato”, tradizionale appuntamento di primavera giunto alla XVIII edizione, affianca alla fioritura nei giardini arte, cultura, enogastronomia e tanta storia.
Da trent’anni Silvia Tamietto fa rivivere la storia del castello, sala per sala, e i tanti personaggi nobili che hanno soggiornato tra le mura di questo maniero nel corso dei secoli come i Roero. Lasciata la carriera di insegnante si è trasferita a Piea d’Asti (un’ora d’auto da Torino) nel castello con la famiglia e ogni anno lo apre al pubblico con una lunga serie di eventi. La storica residenza, che fa parte del circuito nazionale delle Dimore Storiche ed è sede di un museo d’arte antica, propone quest’anno interessanti novità tra le quali le note del Rondò veneziano che decanteranno gli abiti della Venezia del Settecento (il 19 aprile), un’esposizione di cimeli e memorie dei Cavalieri Templari con un concilio dell’Ordine e pranzo templare il 26 aprile, una mostra di rare porcellane di Meissen, Dresda e Capodimonte, una collezione di Uova della scuola di Fabergé, reperti di Casa Savoia, una sedia di Giovanni Giolitti, l’abito originale indossato dalla fidanzata di Leonardo DiCaprio nel film “Titanic” (il 25 aprile dame e cavalieri in abiti Liberty) e ancora un’esposizione di auto d’inizio Novecento.
E inoltre la mostra d’arte “Opere, castelli e colori danzanti” a cura di Doriana Doria il 29 marzo durante la quale si esibiranno figuranti in abiti ottocenteschi. Tra le altre iniziative del castello anche aste di antiquariato e la possibilità di sposarsi nell’antica cappella di fine Settecento. Il 1 maggio sarà presentato il libro storico sulla famiglia proprietaria della residenza e il 3 maggio si chiuderà con una rassegna enogastronomica con pranzo e vendita di prodotti locali. Un po’ di storia non guasta mai, il maniero nacque nel 1154 nel cuore del paese e nel Trecento il feudo di Piea venne ceduto ai Roero e ai Riva ma a metà Quattrocento un signore della famiglia dei Roero occupò la fortezza con le truppe del marchese del Monferrato Gian Giacomo Paleologo. Nella prima metà Settecento l’edificio si trasformò da fortezza in palazzo gentilizio con i lavori di restauro fatti eseguire dai conti Filippo Felice e Carlo Maria Roero. All’inizio dell’Ottocento la dimora passò per via ereditaria al marchese Faussone di Clavesana e a fine secolo divenne proprietà della famiglia genovese Bombrini e poi di quella dei Della Croce di Dojola.
Nel 1999 viene venduta agli attuali proprietari che in primavera aprono i cancelli ai turisti. Un solenne scalone d’ingresso realizzato su progetto di Filippo Juvarra e preziosi lampadari di Murano abbelliscono gli eleganti ambienti. La sale affrescate dai fratelli Galliari nel Settecento sono arredate con mobili antichi. Notevoli le ampie cantine, tutte da scoprire, insieme al “giardino all’italiana” risalente al ‘700. E per chiudere…una leggenda romantica che aleggia intorno al castello di Piea: un’attraente fanciulla parrebbe aggirarsi di notte nella sale del maniero, la Dama Bianca smaniosa di ritrovare i cari luoghi della sua pur breve esistenza terrena..
Il biglietto di ingresso al parco costa 5 euro mentre per visitare le sale storiche il prezzo è di 9 euro. Il castello è aperto fino al 3 maggio da lunedì a venerdì dalle 15,00 alle 19.00, sabato, domenica e festivi dalle 11,00 alle 19,00.  Per informazioni: 340.7818231 – 327.7055413
Filippo Re

Vietato non sfogliare a Miradolo. Laboratori didattici e visite dedicate ai libri animati

Castello di Miradolo (TO)

Domenica 29 marzo 2026

 

Domenica 29 marzo il Castello di Miradolo dedica un’intera giornata ai libri che si possono toccare, guardare, ascoltare, esplorare, in occasione della Giornata nazionale per la Promozione della Lettura del 24 marzo. Visite, laboratori, attività per famiglie e per il pubblico adulto, costruiscono un percorso intorno al tema dell’accessibilità e alle molte forme che il libro può assumere, tra pagine tattili, simboli, immagini tridimensionali e meccanismi cartacei. Un programma in dialogo con la mostra C’è oggi una fiaba pensato per avvicinare alla lettura pubblici diversi e per scoprire libri che ampliano l’esperienza della narrazione oltre la pagina stampata.

 

Dalle 10 alle 18 il Castello ospita “Vietato non sfogliare – Mostra di Libri Speciali” a cura di Area ETS, Centro di Documentazione e Ricerca sul Libro Accessibile. In esposizione libri tattili, con traduzione in Braille, in simboli, in Lingua dei Segni, ad alta leggibilità, senza parole, audiolibri, ebook, libri-gioco, libri fotografici e sensoriali: strumenti diversi che rendono la lettura accessibile e condivisibile, capaci di raggiungere pubblici differenti per età, capacità e modalità di fruizione.

 

In programma anche due appuntamenti de “La domenica dei piccoli” dedicati alle famiglie: alle 10.30 “Storie per le dita”, lettura al buio di libri tattili ed attività di esplorazione multisensoriale. Le dita possono non solo toccare, ma anche viaggiare, leggere e persino sognare. Il laboratorio invita a scoprire le possibilità comunicative nascoste dei diversi materiali, a partire dalle quali costruire nuove pagine (età: 2-5 anni). Alle 15 “Storie al quadrato”, laboratorio sui libri in simboli in cui si mescolano letture ritmate, ricomposizione di storie e creazione di simboli nuovi per far diventare i bambini protagonisti di avventure inedite (età: 6-10 anni).

 

Alle 15, inoltre, visita guidata al Parco del Castello condotta dalla naturalista e guida escursionistica Emanuela Durand. Alla stessa ora anche la visita speciale “La magia dei libri animati”, a cura dell’associazione culturale Collezione Piero Marengo (con sede presso la Libreria Antiquaria Freddi di Torino), tra le poche realtà in Italia a documentare l’evoluzione storica dei libri pop-up e delle carte animate. La visita condurrà il pubblico alla scoperta dei libri animati presenti in mostra: opere editoriale complesse, costruite con meccanismi cartacei, piegature, elementi tridimensionali e dispositivi sonori che trasformano il libro in uno spazio di esplorazione visiva e narrativa.

INFO

Castello di Miradolo, via Cardonata 2, San Secondo di Pinerolo (TO)

Domenica 29 marzo

Vietato non sfogliare

Ore 10-18.30: Mostra di Libri Speciali

Costo compreso nel biglietto di ingresso

Storie per le dita

Ore 10.30: Laboratorio didattico

Costo: FamilyLab

Storie al quadrato

Ore 15: Laboratorio didattico

Costo: FamilyLab

Visita guidata al Parco

Ore 15: Visita a cura di Emanuela Durand

Costo compreso nel biglietto di ingresso

La magia dei libri animati

Ore 15: Visita speciale alla mostra C’è oggi una fiaba

Costo compreso nel biglietto di ingresso

Biglietto di ingresso: 15 euro intero, 12 euro ridotto (gruppi, over 65, convenzioni), 10 euro ridotto 12-26 anni e universitari, gratuito (0-11 anni, Abbonati Musei e Torino+Piemonte Card, Passaporto culturale, disabilità e accompagnatori), 5 euro ridotto scuole secondarie di II grado di Pinerolo e Tessera PineCult

FamilyLab: 5 euro bambini (comprensivo di ingresso e attività didattica) + biglietto di ingresso accompagnatori

Informazioni: 0121 502761 prenotazioni@fondazionecosso.it

www.fondazionecosso.com

Prix Jeunesse International, con 12 giovani giurati torinesi 

Ha fatto tappa anche a Torino il Prix Jeunesse International, il principale evento Internazionale dedicato alla televisione e ai media per bambini e ragazzi, che culmina nel festival che si tiene a Monaco di Baviera in Germania e le cui fasi preparatorie coinvolgono i giovani di cinque Stati, Canada, Ecuador,  Kosovo e Taiwan e appunto Italia in qualità di giurati.
La giuria italiana è  stata organizzata e coordinata dalla società  di produzione torinese Indyca e formata da 12 ragazzi  e ragazze di età  compresa tra gli 11 e i 15 anni di Torino e città limitrofe che si sono trovate alla Scuola Holden per guardare i cortometraggi candidati, riflettere su ciascuno di essi e poi scegliere, tramite votazione, il migliore.
Il giudizio finale verrà  svelato durante l’evento che si terrà dal 29 maggio al 3 giugno prossimo a Monaco di Baviera. In competizione per il PRIX JEUNESSE 2026 otto cortometraggi documentari e otto brevi film di fiction provenienti da tutto il mondo, selezionati appositamente da un team di esperti Internazionale per sottoporli al giudizio dei giovanissimi giurati. I voti della giuria italiana confluiranno insieme alle preferenze delle altre quattro giurie di Canada, Taiwan, Ecuador e Kosovo.

Per info bruni@indyca.it
Mara Martellotta