Complice in questi giorni al Carignano, con il compito di adattatore e traduttore, del progetto “Amleto” con il regista Leonardo Lidi, Diego Pleuteri (classe 1998) – da quest’anno già drammaturgo residente dello Stabile – è stato nominato dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione del Teatro Stabile di Torino nel ruolo di direttore junior. Per la prima volta, nuovo festeggiamento per il settantenario del Teatro, affiancherà il direttore artistico Valerio Binasco “nello sviluppo di quella parte di programmazione dedicata alla ricerca di nuovi artisti nazionali e internazionali e nuovi spettacoli da proporre al pubblico, con una particolare attenzione ai talenti emergenti e ai nuovi linguaggi delle arti formative, favorendo così il ricambio generazionale.”
Una giovanissima età ma una carriera di tutto riguardo. Pleuteri, dopo aver frequentato il Corso di Scrittura per lo Spettacolo della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, si è diplomato alla Scuola per Attori del TST, allievo di Lidi. Ha già all’attivo numerosi testi, “Madri” (2019) vincitore del Premio Eurodram, “Come nei giorni migliori” (2023), testo di vasto successo, rappresentato anche a Roma e Milano, per la terza volta in programma nel corso della presente stagione (alle Fonderie Limone, dal 3 al 15 febbraio 2026; il testo è stato segnalato quest’anno al premio Carlo Annoni, è stato pubblicato dalla casa editrice SuiGeneris e nel ’26 verrà promosso nella versione in lingua bulgara dal Theatre 199 Valentin Stoychev di Sofia). Nel 2024 Pleuteri ha scritto “Appello all’Europa”, con debutto a Bad Ischl, in Austria, e l’anno prossimo l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi proporrà la rappresentazione di tre suoi testi, “Come nei giorni migliori”, “Tutto in me è amore” e “Madri”.
Nel prossimo mese di aprile, ancora per la stagione dello Stabile torinese, Pleuteri vedrà rappresentato l’ultimo suo testo, quel “Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti” che per ora vede l’attrice Marta Malvestiti unica scritturata. La regia sarà ancora una volta affidata a Lidi. È la storia di Briciola, Luna e Wanda ovvero una cagnolina, una gatta e un pesce rosso di sesso femminile, improvvisamente sole, lasciate dal loro padrone uscito per recarsi sul posto di lavoro. Nell’attesa giocano, abbaiano e miagolano, girano in tondo, dormono e sognano, imparando a confrontarsi con un affetto che manca, con qualcuno che è assente e che li nutre. L’autore promette un testo che sotto la scorza della favola è altresì “una metafora della sopraffazione a cui si è sottoposti, a vari livelli, da una società fintamente empatica.”
Elio Rabbione
Nella foto di Estelle Valente, Diego Pleuteri.

Fino alla sua morte fu il responsabile dell’ospedale che, dopo la conquista cristiana della città nel 1099, ripartì con più forza ed energia. È rimasto poco di lui a Scala, solo una via con il suo nome, via fra’ Gerardo Sasso, che porta alle rovine della sua casa e alla chiesetta di San Pietro dove è immortalato in un quadro con il mantello nero dei Cavalieri e la croce di Malta mentre assiste un malato. La fondazione del Regno di Gerusalemme alla fine della Prima Crociata costrinse l’Ordine ad assumere nuovi compiti, in particolare quello di difendere con le armi il Regno latino, proteggere i pellegrini, le strade di collegamento e le strutture mediche. Il frate diventa cavaliere e d’ora in poi combatterà con i crociati. Come detto, Scala con tutta probabilità ha dato i natali a Gerardo anche se in Provenza e nell’astigiano la pensano diversamente. A Tonco d’Asti per esempio giurano di averlo visto in paese, almeno come figurante, durante la tradizionale festa del Pitu. Alcuni storici locali contestano l’origine amalfitana di Gerardo e sostengono che il fondatore dell’Ordine nacque in questo borgo come Gerardo, signore di Tonco Monferrato. L’Ordine di Malta, bisogna ricordarlo, non è mai scomparso, ancora oggi è vivo e attivo, anche se con mansioni diverse. É presente con le ambulanze dell’Ordine con la croce di Malta e la scritta “Giovanniti” nei teatri di guerra, dall’Ucraina al Medio Oriente, e anche nelle strade delle nostre città al servizio dei cittadini. Oggi conta su 13.000 membri, 100.000 volontari e 52.000 tra medici, infermieri e paramedici in più di 120 Stati. Da quando è iniziata la guerra in Ucraina l’Ordine ha fornito aiuti umanitari a oltre quattro milioni di ucraini. Filippo Re






