Caro direttore,
l’Africa è un continente grande tre volte l’Europa con più di 3000 etnie con maschere e statue di
diversa fattura. È quindi impossibile portare in una mostra tutte la produzione artistica del
continente africano, ma la selezione delle opere presenti è importante e sicuramente utile a chi vuole
approfondire il tema complesso dell’arte africana.
Gli oggetti, le statue e le maschere non sono creati per puro fine estetico; bisogna capirne i ruoli e i
significati. Molto raramente sono usati a scopo decorativo come nell’arte di corte. Normalmente
hanno funzioni religiose, sociali e magiche che coinvolgono più persone nel processo di creazione:
chi lo commissiona, lo scultore e il ministro del culto. Molte ragioni hanno creato questo tipo di
collezionismo: per alcuni è un punto di riferimento per i movimenti artistici del primo ‘900, tra cui
spiccano il cubismo e l’astrattismo, che ha dato la possibilità agli artisti di liberarsi dai canoni della
pittura tradizionale. Per altri è un modo per ammirare al di fuori del loro ambiente queste sculture,
frammenti luminosi della cornice magico-religiosa in cui sono nate. Sono stati esposti oggetti
cerimoniali legati ai riti d’iniziazione, al culto dei morti e alla vita dei villaggi, dalla nascita ai
matrimoni e ai funerali. Oggetti belli, per quel che riguarda il canone estetico occidentale, e oggetti
più complessi come i feticci, a volte grotteschi in forza del significato che vogliono e devono
trasmettere; i feticci, infatti, sono la rappresentazione delle forze magiche offensive e difensive: essi
respingono le malattie, i demoni, proteggono i villaggi, i viaggiatori, il momento della nascita, la
caccia e la guerra. Dove regna il sovrannaturale e l’uomo non riesce a intervenire, il feticcio domina
incontrastato.
La collezione nasce dagli innumerevoli viaggi in Africa intrapresi con mia moglie Lina a partire
dagli anni ’80. E’nata lenta e continua e ha preso una parte importante della nostra vita nei tanti
pezzi raccolti nei viaggi, nei villaggi, da antiquari e collezionisti, ognuno con una storia, con
sensazioni e ricordi trasmessi dalle linee sinuose di una statua o dallo sguardo solenne di una
maschera. La raccolta nata inizialmente come puro ricordo di viaggio, si è trasformata negli anni in
ricerca e approfondimento delle tradizioni, magie, riti e cultura di popolazioni lontane ma nello
stesso tempo simili alle nostre consuetudini. Nella mostra il visitatore viene coinvolto in un turbinio
di figure a volte complesse di una realtà poco conosciuta e poco capita, dove la statuaria e le
maschere facevano e fanno ancora parte della loro quotidianità a volte magica. E ‘un tributo
all’Africa e alle sue etnie, alla magia e al sacro, all’accoglienza e all’arte impenetrabile ma piena di
fascino di un continente temuto e ancora misterioso.
Lina e Ettore Brezzo



In fase di conclusione e di estrema attualità, infine, il Progetto (antecedente, nella sua ideazione e partenza, allo scoppio della terribile crisi mediorientale) “Iran. Famiglia, vita, libertà”. Obiettivo, “quello di sensibilizzare – racconta l’artista – l’osservatore sulla complessa realtà dell’Iran, mostrando soprattutto la forza dei legami familiari e la situazione della vita quotidiana che, sebbene possa sembrare tanto distante dall’Occidente in taluni aspetti, in altri è sorprendentemente vicina a noi”.
L’edificio in cui c’era un alloggio abitato da Antonio Gramsci a Torino venne trasformato in un albergo di lusso in piazza Carlina a Torino. Ci furono polemiche roventi che denunciarono il sacrilegio. Per calmare le acque fu necessario riservare alcune stanze nel piano terra dell’edificio alla Fondazione Gramsci come vetrina promozionale che esiste ancora oggi nel lato dell’edificio di via Maria Vittoria.

