Il Castello di Piovera, che risale all’epoca Carolingia, venne potenziato dai Visconti come poderosa fortezza, poi adattata a dimora signorile…
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https://www.piemonteitalia.eu/it/cultura/castelli/castello-balbi
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Mercoledì 20 maggio, presso la biblioteca Villa Amoretti, alle 17.30
Mercoledì 20 maggio, alle ore 17.30, presso la biblioteca Villa Amoretti, situata all’interno del magico parco Rignon, a Torino, Stefania Marengo, dirigente delle Biblioteche Civiche Torinesi, presenta insieme all’autrice Marilina Di Cataldo il volume “A ognuno il suo ordine”, pubblicato da Paola Caramella Editrice.
Tematiche centrali del libro sono l’abitare, il benessere e la qualità della vita, una visione capace di superare modelli estetici e soluzioni preconfezionate, in grado di restituire all’ordine la sua dimensione più autentica e personale. Il volume nasce dall’incontro tra i due ambiti professionali di cui si occupa l’autrice: l’ufficio stampa e il Professional Organising, disciplina che si occupa di accompagnare le persone nei processi di organizzazione degli spazi, del tempo e delle abitudini con un approccio pratico ma anche profondamente umano. Si tratta di un doppio sguardo che coniuga il conferire forma e chiarezza ai contenuti, dote propria della comunicazione, a una solida esperienza sul campo dell’organizzazione e dei percorsi di cambiamento della vita quotidiana.
Il libro si rivolge a chi si occupa della casa, propria o altrui, dei modi di vivere e del lifestyle, a chi attraversa momenti di transizione come un trasloco, una separazione, la nascita di un figlio o un lutto, e sente di dover ridefinire un equilibrio quotidiano. Alla dimensione pratica e di riflessione, Marilina Di Cataldo affianca, allo scopo di fornire stimoli per una lettura simbolica dei temi dell’ordine e del disordine i riferimenti provenienti dal mondo della letteratura. Sono presenti nel volume citazioni da Lidia Ravera a Orhan Pamuk e dell’arte, da Alighiero Boetti a Jackson Pollock.
“A ognuno il suo ordine” non si può considerare un manuale, non propone schemi rigidi o soluzioni valide indistintamente per tutti, ma invita a porsi domande e osservare le proprie abitudini, costruendo un ordine su misura e sostenibile nel tempo. Si tratta di un percorso di riflessione e accompagnamento in cui lettori e lettrici possono riconoscersi e trovare spunti concreti per iniziare un percorso graduale e duraturo per il futuro.
“Di Cataldo è un’archeologa del quotidiano – spiega l’autrice della prefazione del libro, Chiara Tagliaferri – con la lente di ingrandimento puntata sui gesti nascosti all’interno delle case, nei cassetti, nelle pieghe del tempo. Mi piace pensare che abbia imparato a farlo studiando l’arte da vicino. La storica dell’arte sa che l’ordine è una narrazione, e che ogni opera necessita del suo respiro. Il vuoto intorno non è uno spazio sprecato, ma una condizione fondamentale affinché un quadro o un oggetto possano dire la verità. Per questo motivo Marilina Di Cataldo afferma ‘ogni spazio parla’”.
Marilina Di Cataldo – “A ognuno il suo ordine” – prefazione di Chiara Tagliaferri – Pagine 184 – 18 euro – Paola Caramella Editrice
Mara Martellotta
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Da oggi il Torino Fringe Festival apre il sipario sulla stagione 2026 con uno spettacolo capace di attraversare la memoria collettiva come una fotografia ritrovata in fondo a un cassetto: intenso, stratificato, profondamente generazionale. Un debutto che sceglie di partire non dal rumore del presente, ma da ciò che ci ha costruiti in silenzio. Tutte le cose più grandi di me, in scena al ) alle 21.30, sarà un monologo scritto e interpretato da Sofia Longhini è uno spettacolo che parte dall’infanzia per interrogare il presente e il modo in cui siamo diventati adulti quasi senza accorgercene.
Prodotto da Fraternal Compagnia APS, con allestimento scenico e luci di Lorenzo Fedi e Anna Chiara Capialbi, il lavoro attraversa una domanda tanto semplice quanto destabilizzante: cosa accadeva nel mondo mentre noi crescevamo? Mentre guardavamo cartoni animati, mangiavamo gelati, sfogliavamo Cioè o inseguivamo il primo bacio, fuori dalle nostre camerette la storia continuava a muoversi, feroce e rapidissima, tra stragi, crisi, trasformazioni sociali e paure collettive. Il monologo prova allora a ricostruire quel cortocircuito tra microcosmo personale e grande storia. Non c’è nostalgia patinata, ma una riflessione generazionale che alterna tenerezza e vertigine. L’infanzia emerge come un territorio apparentemente protetto, mentre il mondo adulto si costruisce sullo sfondo quasi in silenzio, fino al momento in cui ci si ritrova improvvisamente “grandi”, senza sapere esattamente quando sia successo.
La scrittura scenica di Longhini sembra muoversi proprio in questo spazio sospeso: quello in cui i ricordi privati si intrecciano con la memoria pubblica. Caramelle, karaoke e riviste adolescenziali convivono con gli eventi traumatici che hanno attraversato gli ultimi decenni, creando un racconto emotivo e politico insieme.
Il percorso artistico di Sofia Longhini contribuisce a definire la stratificazione del progetto. Laureata in italianistica e diplomata come attrice alla Nico Pepe di Udine, si è formata tra teatro, danza e drammaturgia collaborando con realtà come Teatro Valdoca e Kepler-452. Nel 2024 ha inoltre vinto per l’Italia il bando europeo Theatre in Palm, lavorando a Cipro con il THOC di Nicosia. Un percorso che si riflette in una ricerca scenica attenta alla relazione tra intimità e contesto storico.
All’interno del Fringe torinese, Tutte le cose più grandi di me si inserisce perfettamente nel tema di questa edizione, dedicata alle trasformazioni contemporanee e ai modi in cui le persone abitano il proprio tempo. Non uno spettacolo “sull’infanzia”, dunque, ma sul momento preciso in cui ci si accorge che il mondo, nel frattempo, è andato avanti. E che forse siamo cresciuti inseguendolo.
Valeria Rombolà
Dal 22 al 29 maggio la galleria Ad Maiora Art apre le porte a “La Poetica del segno”, nuova mostra collettiva ideata dall’artista materico internazionale Alessio Torzi. Un progetto espositivo che punta a valorizzare il dialogo tra stili, tecniche e visioni differenti del panorama figurativo contemporaneo.
Tra gli artisti già confermati figurano Valerio Esposito, Susanna Dore, Janna Polienko, Silvana Tittoni, Chiara Puddu, Monica Puddu e Carola Nicola, ma la rassegna potrebbe arricchirsi ulteriormente con nuove partecipazioni nei prossimi giorni.
A rendere ancora più riconoscibile l’identità della mostra è l’immagine di copertina firmata da Davide Laiolo, anch’egli presente in esposizione. Il suo linguaggio visivo, vicino all’estetica del fumetto italiano, riflette la direzione strategica curata dal regista Andrea De Benedictis, orientata verso una contaminazione di codici artistici contemporanei e non convenzionali.
La mostra sarà visitabile con ingresso libero presso la sede di via Santa Maria 4/c.
Enzo Grassano
Martedì 19 maggio, alle ore 17 e alle ore 18 si terranno due incontri letterari al Museo MIIT di corso Cairoli 4, coordinati dal direttore del Museo, Guido Folco. Il primo, alle ore 17, sarà in programma l’incontro con l’autore Miki Degni, in occasione della pubblicazione del volume “Il vino dipinto”, in collaborazione con Ronca Editore. Il libro tratta di vino e arte tra storia, tradizioni e cultura, saperi e sapori di terra e d’autunno.
Alle ore 18, sempre al MIIT e moderata da Guido Folco, avverrà la presentazione del libro dell’autore e editore Dino Aloi, dal titolo “Sorridere dopo gli anni bui. L’esplosione dei giornalisti satirici in Italia dal ’43 al ‘49”, in collaborazione con Il Pennino. Il volume è dedicato all’arte satirica in Italia tra il 1943 e 1949, periodo in cui avvengono importanti pubblicazioni di fogli, volumi e riviste incentrate sui temi della società e della storia di quel periodo per raccontare e disegnare una realtà spesso scottante e molte volte taciuta, sfidando così il comune sentire dell’epoca.
Info: info@italiaarte.it – www.museomiit.it
Mara Martellotta


Mercoledì 20 maggio – ore 17.30
Aula del Consiglio Provinciale – Piazza Castello 205, Torino
Il Centro Pannunzio di Torino conferisce – mercoledì 20 maggio alle ore 17.30 presso la storica Aula del Consiglio Provinciale di Torino – il Premio Mario Soldati 2026, riconoscimento che rende omaggio alle figure più significative della cultura italiana del Novecento e che celebra personalità distintesi per il loro contributo alla crescita civile, culturale e scientifica del Paese.
I premiati di questa edizione sono:
• Maria Lodovica Gullino – Tra le più autorevoli studiose nel campo della patologia vegetale, già Ordinaria all’Università di Torino, ha dedicato la propria attività scientifica alla difesa delle colture e alla sostenibilità agricola, contribuendo in modo significativo alla ricerca internazionale e alla tutela dell’ambiente.
• Mario Morino – Chirurgo di fama internazionale e docente universitario, è riconosciuto come uno dei pionieri della chirurgia mini-invasiva. Il suo lavoro ha innovato profondamente la pratica chirurgica, con importanti ricadute sulla qualità della vita dei pazienti.
• Giovanni Quaglia – Banchiere e Presidente dell’Accademia Albertina di Belle Arti, ha svolto un ruolo di primo piano nella promozione delle istituzioni culturali torinesi, coniugando competenze economiche e impegno civile a sostegno dell’arte e della formazione.
• Emma Viora di Bastide Zavattaro – Pittrice, la sua ricerca artistica si distingue per sensibilità espressiva e coerenza stilistica, contribuendo al panorama dell’arte contemporanea con opere di forte intensità e identità.
Il Premio, che riproduce una celebre caricatura di Mino Maccari, intende valorizzare percorsi umani e professionali caratterizzati da indipendenza di pensiero, rigore e responsabilità civile.
La figura di Mario Soldati continua a rappresentare un modello di libertà intellettuale e curiosità culturale: valori che il Centro Pannunzio rinnova attraverso questa iniziativa.
Mario Soldati (Torino 1906 – Lerici 1999) è stato un poliedrico intellettuale italiano: scrittore, regista, sceneggiatore e giornalista. Laureato in lettere e storia dell’arte, ha vissuto a lungo negli USA, esperienza raccontata in America primo amore (1935). Maestro del cinema (regista di Piccolo mondo antico) e raffinato narratore (vincitore del Premio Strega con Lettere da Capri nel 1954), ha legato il suo nome anche a celebri reportage televisivi sull’enogastronomia italiana.
Fondato a Torino nel 1968 nel nome e nello spirito di Mario Pannunzio, il Centro Pannunzio rappresenta da oltre mezzo secolo uno dei più solidi punti di riferimento del dibattito culturale liberal-democratico italiano.
Nato per iniziativa di Arrigo Olivetti, Mario Soldati e Pier Franco Quaglieni, il Centro si è distinto fin dall’origine per la sua indipendenza da appartenenze partitiche e per una vocazione dichiaratamente pluralista. La sua attività si sviluppa attraverso conferenze, incontri di studio, presentazioni editoriali e momenti di approfondimento dedicati ai temi della libertà, della responsabilità civile, della cultura storica e della difesa delle istituzioni democratiche.
Insignito nel 1979 della Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura della Repubblica Italiana, il Centro Pannunzio continua a promuovere un confronto rigoroso e non conformista, offrendo uno spazio stabile di dialogo tra studiosi, intellettuali e cittadini.
La sua identità si fonda su un principio semplice ma esigente: coltivare la libertà come metodo e come valore, nella convinzione che la cultura non sia mai esercizio ornamentale, ma responsabilità pubblica.
Centro Pannunzio – Via Maria Vittoria 35H – 10123 Torino
Negli spazi della galleria Melinpensa, sino a sabato 23 maggio
“Intrecci visivi” è il titolo della mostra proposta negli spazi della Galleria Malinpensa by la Telaccia di corso Inghilterra 51 da Monia Malinpensa, presentando le opere di Daniela Rosso, in arte Prin, torinese, e Mauro Sanna, nativo di Sassari, ambedue rivolti a mostrare la natura che ci circonda ma con prestigiose angolature del tutto personali e differenti. Pur ravvicinate, esprimono emozioni nette, ben definite, inconfondibili. Ma altrettanto possibili a stabilire un punto d’incontro. Panorami che sono stati “fotografati” dentro un passato o angoli del cuore, gruppi d’alberi, tronchi e cespugli, rami e piccoli fiori che s’intrecciano in un brillante realismo (di Rosso, “Simbiosi” del 2022), accanto a libere composizioni che s’allineano oppure s’intersecano o si fanno amalgame suggestive in un oscuro accatastarsi (di Sanna, “L’ultima creazione” del 2024), nella ampiezza della tela, con tracce di puro astrattismo e di piena libertà compositiva, che appassionano, che intrigano l’occhio e la mente.

I primi interessi per lei, qualcosa che inizia come un gioco, la crescita sotto l’occhio di un attento paesaggista come Dino Pasquero, le osservazioni e le sperimentazioni, le esposizioni e i premi ottenuti in questi ultimi anni, un panorama che guarda con diverse tecniche, ci si rivolga all’olio o al gessetto, alla vita vissuta, con il desiderio di confrontarsi non soltanto con la natura, che carezza in composizioni decisamente emozionali, sempre piene di giusti effetti cromatici e di vaste profondità dentro cui chi guarda si ritrova ravvolto, ma anche con la musica e il teatro.
All’interno delle tele di Prin una luce che alimenta i colori e una poesia sempre autentica, una realtà e una immaginazione che diventano anche nostre, una ricerca di profondità e di effetti cromatici che non ce le fanno confondere con un comunissimo “effetto cartolina”, ma ne fanno nascere sincere vibrazioni, fortemente intime, una importante ricchezza di “gestualità sicura e fluida”, sottolinea Malinpensa, “la natura diventa protagonista assoluta, matrice simbolica e poetica, generatrice di bellezza e significato, capace di coinvolgere lo spettatore in un’esperienza contemplativa.” La semplicità dello sguardo coinvolge il grumo dei fiori di campo come la simbologia dell’albero spezzato, la vivacità di un autunno rappresentato in una fitta rete di grappoli d’uva, dove lo sfondo è un cielo falsato in veloci colpi di pennello rosati, contrapposti alle “impressioni” calate nel verde del terreno, la macchia gialla della ginestra come il paesaggio lacustre, arricchito nei tanti piani visivi, di “Luci sull’acqua” (2023), il maggio della Burcina biellese con le proprie macchie di fiori e di colori.
Di “equilibrio compositivo compiuto” parla Malinpensa nel presentare le opere di Sanna, di una “creatività” liberata nei settori della serigrafia e della pubblicità di cui per anni l’artista si è occupato, della ceramica e della pittura chiaramente, impossessandosi ed esprimendo appieno un ragguardevole movimento di assoluta “vitalità” all’interno delle opere. Vitalità e libertà di gesto, libertà di luce, libertà di energia mai prive di una “solida padronanza tecnica”, dove larghe pennellate di colore o cariche d’ombra prendono corpo, strutture poste nello spazio che si vanno formando, un discorso d’astrazione che si consolida, riuscendo difficile se non indecifrabile a un primo sguardo, ma in seguito definitivamente coinvolgendo il visitatore che ne scopre le luci e le ombre, gli “intrecci visivi” e le razionali costruzioni, l’uso felice delle rette e delle forme sinuose, la bellezza dei gialli fulminanti come dei blu che spingono nella profondità (“Astratto XXI”, 2026). È, la pittura di Sanna, una sequenza di piani e di spazi scenografici, della costruzione di aperture e di chiusure, di fondali che in cromatica successione ne generano altri, di prospettive che oltrepassano con grandi ampiezze i confini della tela. Il tutto nella sinfonia del segno, ora impresso ora alleggerito, ora protagonista e ora chiamato a fare da comprimario, “in una resa formale ben definita”: sta a noi addentrarci, come dentro a una natura inesplorata, nel suggestivo reticolato che l’autore ci offre.
Elio Rabbione
Nelle immagini: di Daniela Rosso Prin, “Simbiosi”, olio su tela, 2022 e “Fiori di campo”, olio su tela, 2025; di Mauro Sanna, “Astratto XX”, olio su tela, 2026 e “Astratto XXI”, olio su tela, 2026.