Sembra che i sindaci dei piccoli comuni – la maggioranza di quelli rappresentati nell’area metropolitana – non vogliano concedere troppo potere al capoluogo e cioè a Piero Fassino
Il prossimo 15 luglio partirà ufficialmente l’iter per la realizzazione della Città Metropolitana, la nuova realtà amministrativa e istituzionale che, in sostanza, sostituirà la morente provincia.
Gli oltre 300 sindaci del Torinese, rappresentanti di una popolazione di 2 milioni e 300 mila abitanti, si daranno appuntamento per stabilire le strategie per il futuro. La nascitura “Gran Torino” vedrà la luce, tanto per cominciare, con 7 milioni di euro di deficit.
Ma questa è una cosa di ordinaria amministrazione per gli enti pubblici. Il vero problema pare essere quello politico. O meglio, quello dei rapporti di potere tra centro e periferia.
Sembra che i sindaci dei piccoli comuni – la maggioranza di quelli rappresentati nell’area metropolitana – non vogliano concedere troppo potere al capoluogo e cioè a Piero Fassino.
(Foto: www.comune.torino.it)
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Torino rischia di perdere un altro pezzo? E’ trascorso solo un anno dalla sua nascita e l’Autority dei Trasporti che ha sede al Lingotto potrebbe già abbandonare la città. Se n’è reso conto il senatore Stefano Esposito (Pd) vicepresidente della Commissione Trasporti di palazzo Madama.

Le pene richieste sono di 2 anni di reclusione per il presidente del Consiglio regionale Valerio cattaneo e per la consigliera Carla Spagnuolo; 2 anni e 4 mesi per il consigliere Roberto Boniperti e 3 anni per l’ex consigliere comunale Gabriele Moretti
Il Polo della Cavallerizza sarà venduto, prima o poi. Da qui non si scappa. Il Comune ha già comunicato agli occupanti della struttura che questa non appartiene più a Palazzo Civico, rientrando nel piano della cartolarizzazione nazionale.
Pensare che c’è chi lucra illecitamente sulle tasche della gente che magari non arriva a fine mese, fa davvero male.
Numerose le chiamate ai vigili del fuoco. Il problema è stato risolto da Iren nell’arco di un’ora
La ragazzina di 16 anni, di una famiglia povera di Settimo Torinese, si “vendeva” per poco: qualche pranzo, piccoli regali