Da giovedì 23 febbraio a venerdì 28 aprile
“Sostenibilità ambientale” e “inclusione sociale”: sono questi i temi centrali portati avanti nei prossimi mesi – da giovedì 23 febbraio a venerdì 28 aprile – nell’ambito del progetto “Beecult”, promosso a Torino, negli spazi di via Foligno 14, da “Beeozanam”, area ex-industriale rigenerata all’insegna dell’arte urbana, nell’ottica dell’“inclusività” e della partecipazione dei cittadini, dove co-produrre ed ospitare attività culturali, formative ed aggregative. I contenuti, in specifico, di “Beecult”: una rassegna di film “green”, scelti dai giovani insieme al direttore di “Cinemambiente” (che tornerà in città dal 5 all’11 giugno), Gaetano Capizzi, ed un’interessante serie di talk letterari a tema.

Sul piatto – e punto di forza della rassegna – un cartellone di film creato (ed è una novità) dai giovani di “Quartier Circolare” (mindchangers.eu/piemonte) e di “Alkadia CPG”, che, sotto la guida di Gaetano Capizzi, durante vari incontri, hanno scelto argomenti e film di “Scenario Pianeta: aspettando CinemAmbiente 2023”.
La “generazione Greta” ha così avuto modo di portare a Torino i temi della sostenibilità ambientale: quattro appuntamenti a cadenza mensile, tutti gratuiti e tutti accompagnati da dibattito con esperti.
Si inizia giovedì 23 febbraio con un film di denuncia sul fast fashion, “Le ali non sono in vendita” di Paolo Campana seguito da un dibattito con gli studenti dell’“Accademia Albertina di Belle Arti”; giovedì 23 marzo, quindi, “Generation Greta” di Johan Boulanger e Simon Kessler con le storie di nove giovani donne che si intrecciano nella cornice dell’attivismo per sensibilizzare il mondo sull’emergenza climatica e combattere l’apatia della classe politica e gli abusi delle grandi aziende. A seguire, giovedì 20 aprile, ecco “The Great Green Wall” di Jared P. Scott, un viaggio attraverso lo sguardo della cantante e attivista maliano-francese Inna Modja alla scoperta della “Grande Muraglia Verde” nell’Africa sub –sahariana per chiudere il 20 maggio – in occasione della “Giornata Mondiale delle Api” – con il film per famiglie “Bee Movie” di Simon J. Smith e Steve Hickner e il corto “Api di città” di Alessandro Rocca e Davide Demichelis sul fenomeno delle arnie gestite da cittadini che si improvvisano apicoltori.
Altro tassello importante del programma – realizzato grazie ai “Fondi di ripresa post Covid” , stanziati dal “Comune di Torino” – i “venerdì letterari”: questi sono invece nati dalla collaborazione con alcune realtà locali, come la “Cartolibreria di Nina”, in via Borgaro 66. I “Venerdì” nascono per creare un appuntamento periodico per il quartiere, un ciclo che vede ospiti autori del territorio piemontese o case editrici indipendenti.
Si inizia venerdì 24 febbraio con Franco Borgogno e i suoi due libri “Un mare di plastica” e “Plastica, la soluzione siamo noi”. Anche qui tema molto green: l’inquinamento da plastica. Venerdì 31 marzo tocca, poi, a uno scrittore amatissimo, Davide Longo, con “La vita paga il sabato”, noir ambientato tra le montagne piemontesi e la chiassosa Roma. A chiudere , venerdì 28 aprile, un libro che racconta invece una storia di migranti ed è ambientato nella piccola Valgioie, in Valsangone. Autrice Elisa Bevilacqua, titolo “No è problema” (Ubuntu).

“Con ‘Beecult’ – sottolinea Elen Ganio Vecchiolino di ‘Beeozanam’ – puntiamo a rendere ‘Beeozanam’ uno spazio di inclusione e partecipazione attiva in cui l’offerta culturale si costruisce per e con le persone del territorio intrecciandone interessi e desideri e contaminandosi con i temi identitari del ‘community hub’”. E aggiunge: “In questo trimestre attraverso il cinema, la letteratura, il ‘beepop fest’ e molto altro intendiamo sperimentare dei format che stimolino una frequentazione continuativa e favoriscano occasioni di incontro e relazione tra le persone”.
Tutti gli appuntamenti sono ad ingresso gratuito e si terranno presso “Beeozanam”, in via Foligno 14, Torino.
Prenotazioni su: https://www.beeozanam.com/post/beecult-scenario-pianeta-aspettando-cinemambiente-2023 o https://www.beeozanam.com/post/i-venerdì-letterari
g.m.
Nelle foto:
– Beeozanam
– Da “The Great Green Wall”
– Franco Borgogno



La morte di Alberto Vanelli addolora tutti coloro che si sono occupati di cultura in Piemonte da decenni, perché in Alberto abbiamo tutti riconosciuto un dirigente pubblico corretto e capace. Lo conobbi quando divenne assessore regionale alla cultura Giovanni Ferrero con cui in passato ho avuto vivaci polemiche, ma con cui poi ho mantenuto nel corso degli anni un rapporto diventato amichevole. Fu Vanelli a gettare un ponte di dialogo tra di noi, malgrado io fossi molto polemico e battagliero, cosa che il mio amico Oscar Botto mi sconsigliava con parole affettuosamente illuminate. Vanelli fu capace di mantenere i rapporti con tutti, al di là delle appartenenze politiche. Non credo facesse parte del detestabile “sistema Torino“ che è venuto dopo ed ha partorito la Parigi , il circolo dei lettori e il “leviatano” del Polo del ‘900. Credo, anzi, che Vanelli credesse nel pluralismo e fosse stato uno degli ispiratori della Legge 49 del 1984 con cui è stata garantita per decenni la libertà di tutte le istituzioni culturali piemontesi. Poi arrivò la signora Parigi che snaturo’ quella legge saggia ed equilibrata della presidenza di Aldo Viglione, altro straordinario protagonista della vita culturale piemontese a cui si deve l’idea delle Regge sabaude. Vanelli si era laureato in Sociologia a Trento, un requisito che poteva accomunarlo ad un ambiente culturale e politico intollerabile, ma lui seppe non lasciarsi sedurre dalle “utopie assassine”, come una volta le definiva Barbara Spinelli. Sicuramente è stato un tesserato del PCI e non ha mai nascosto le sue idee, ma io voglio testimoniare, in questa tristissima occasione della sua repentina e dolorosa scomparsa, che Vanelli come dirigente pubblico ha sempre saputo distinguere la politica militante dalla sua funzione di dirigente pubblico. Certo fu amico di esponenti importanti del PCI come Minucci e Fassino, ma questo è un altro elemento che onora la sua figura perché con questi personaggi molti non comunisti hanno intrattenuto sempre dei buoni, fruttuosi rapporti. Quando fu assessore il democristiano Enrico Nerviani, seppe mediare con equilibrio i dissensi che la spigolosita’ dell’assessore novarese aveva suscitato. Con l’assessore Gian Piero Leo, che segno’ il decennio migliore dell’assessorato alla cultura, per l’apertura convinta al più autentico pluralismo, seppe rapportarsi nel modo più fattivo e leale. Anche il presidente Enzo Ghigo ha avuto sempre parole di apprezzamento per Vanelli. Ma il suo capolavoro è costituito da ciò che seppe fare per il salvataggio e il rilancio della Reggia di Venaria Reale che era in condizioni talmente disastrate da far pensare ad amministratori piuttosto incolti di abbattere quanto era rimasto dopo i disastri della guerra e e i saccheggi del dopoguerra, magari per costruirvi delle case popolari. Fu il medico dentista Gianfranco Falzoni a iniziare quella nobile e solitaria battaglia per la rinascita della Reggia sabauda, sensibilizzando in primis Giovanni Spadolini. L’artefice manageriale di tutto e’ stato sicuramente Vanelli che si occupo’ anche del castello di Rivoli e della Sacra di San Michele e di tante altre realtà piemontesi come il Museo del cinema trasferito alla Mole Antonelliana. Va messo in luce anche il grande rapporto che ebbe con il Presidente Viglione. Io non conosco da vicino la realtà dei Teatro dei ragazzi, ma a me è sembrato un incarico assolutamente non adeguato per un uomo dalle risorse inesauribili come lui che avrebbe potuto fare degnamente l’assessore regionale alla cultura o l’assessore della città di Torino o avrebbe potuto assumere un incarico prestigioso al Ministero dei Beni Culturali diretto da Franceschini. Al minimo, avrebbe potuto fare il parlamentare, portando a Roma un’esperienza preziosa nel campo dei Beni culturali, spesso in mano ad incompetenti. La sua esperienza sarebbe diventata una risorsa straordinaria per chi avesse saputo continuare a coinvolgerlo. Forse l’aver collaborato con Leo e Ghigo non piacque a qualche dirigente del partito di cui era militante. Fu proprio Ghigo a sottolineare questo aspetto. E’ certo che Vanelli resta un unicum, destinato ad entrare nella storia piemontese anche perché lui si sentì di sinistra mai in modo settario: una qualità intellettuale rarissima nel mondo culturale piemontese che non riesce a trovare un direttore per il Salone del Libro che, al di là della malattia, avrebbe potuto contare su lui, più che affidarsi ad altri personaggi che non trovano i consensi necessari.
