Cosa succede in città- Pagina 115

“State of Emergency”. Palazzo Madama, gli scatti fotografici del belga Max Pinckers

Il racconto ufficiale del periodo coloniale britannico in Kenya

Dal 10 aprile al 2 giugno

Obiettivo: ricostruire e colmare i “vuoti storici” relativi al periodo coloniale keniota. Con la mostra “State of Emergency – Harakati za Mau Mau kwa Haki, Usawa na Ardhi Yetu”, a cura di Salvatore Vitale, “EXPOSED Torino Foto Festival” presenta da mercoledì 10 aprile fino a domenica 2 giugno, negli spazi di “Palazzo Madama  Museo Civico d’Arte Antica”, un progetto documentaristico di “finzione” (che “mescola fotografia documentaristica con scene che ricordano i film di Bollywood”, com’ebbe a scrivere – con quali intenti? – sul “The Guardian” il giornalista irlandese Sean O’Hagan), realizzato dal fotografo belga Max Pinckers in collaborazione con i veterani Mau Mau e i kenioti sopravvissuti alle atrocità della guerra.

 

Si tratta della prima mostra dedicata al progetto, che con la sua straordinaria importanza storica anticipa la ricchezza del programma del “Festival” (dedicato al tema “New  Landscapes”) che, da giovedì 2 maggio a domenica 2 giugno, porterà in città alcuni tra i più interessanti esempi della ricerca fotografica internazionale.

Tutt’ora in corso, il progetto di Pinckers, attraverso rievocazioni dal vivo” o “dimostrazioni”, crea – attraverso l’utilizzo di archivi frammentari, fotografie di resti architettonici del passato, siti di fosse comuni e testimonianze dirette di chi è sopravvissuto alla resistenza e alla guerra – una nuova visualizzazione della lotta per l’indipendenza dal dominio coloniale britannico che si svolse negli anni Cinquanta e che, mostrando oggi le esperienze del passato,intende rivolgersi al presente e a un pubblico futuro. Per fare luce su “angoli ciechi” della storia, deliberatamente nascosti. Tutto ha inizio nel 2014, allorché il fotografo belga, invitato all’“Archive of Modern Conflict” di Londra, si imbatte in una collezione di materiale di propaganda britannico degli anni Cinquanta relativo all’“emergenza Mau Mau” in Kenya, punto di partenza di una lunga ricerca su uno degli episodi più violenti della storia coloniale britannica. Il Kenya fu infatti colonia britannica dal 1885 al 1963 ed in reazione al dominio coloniale, i “Mau Mau” emersero come “movimento per la libertà” nel periodo precedente l’indipendenza, ritratti dalla propaganda britannica come una “banda di selvaggi criminali”. Meno nota è stata invece, per anni, la brutale risposta dell’Impero alla rivolta: dal 1952 al 1960, l’amministrazione coloniale costruì una rete di oltre cento campi di detenzione, luoghi di tortura e villaggi di reinsediamento, e i “Kikuyu” – il più grande gruppo etnico coinvolto nell’accesa ribellione – furono sistematicamente derubati delle loro terre, deportati in campi di lavoro e torturati. Più di mille persone furono impiccate su forche mobili trasportate di città in città. Tutto ciò fino a quando, alla vigilia dell’indipendenza, nel 1963, il governo coloniale distrusse la maggior parte della documentazione relativa alla rivolta, in un processo che passò alla storia come “Operazione Legacy”, nel tentativo di nascondere le proprie malefatte. Dovettero però passare altri cinquant’anni, perché solo nel 2013 il governo britannico esprimesse formalmente il proprio rammarico per gli abusi inferti e un piccolo gruppo di ricorrenti potesse ottenere un risarcimento di circa 20 milioni di sterline in un processo che ha portato alla luce gli “Archivi Migrati”, una raccolta segreta di migliaia di documenti relativi a tutte le 37 ex colonie, un tempo ritenuti “troppo sensibili” per essere resi pubblici. Il fatto, però, che una così importante documentazione a prova della violenza coloniale sia stata distrutta ha creato importanti “lacune storiche” e impedito i conseguenti “processi di riconciliazione”.

Questi fatti, assai poco esaltanti per l’impero britannico e le riproduzioni degli “archivi coloniali” costituiscono proprio il cuore di “State of Emergency  Harakati za Mau Mau kwa Haki, Usawa na Ardhi Yetu”. Una mostra che si pone anche “come ‘risposta collettiva’ – sottolineano gli organizzatori – volta a curare, senza cancellare, le ferite ancora aperte della violenza coloniale, proponendo uno strumento riparatore che, attraverso il mezzo fotografico, racconta ai potenti la verità di chi l’ha vissuta”.

In rassegna anche una “pubblicazione” realizzata grazie alla collaborazione tra Max Pinckers e l’ “Associazione dei veterani Mau Mau” di Murang’a, Nanyuki e Mukurwe-ini, avviata sotto la guida del defunto Presidente Nazionale Elijah Kinyua (alias Generale Bahati), con la guida e il sostegno dei “Musei Nazionali del Kenya” e dell’“Università Karatina”.

Gianni Milani

 

“Max Pinckers et al. State of Emergency”, Palazzo Madama, piazza Castello, Torino; tel. 011/4433501 o www.palazzomadamatorino.it

Dal 10 aprile al 2 giugno

Orari: lun. merc.giov. ven. sab. e domenica 10/18. Mart. chiuso

 

Nelle foto: Nyery County, Archives, Ruringu, 2015;  “The Mau Mau War Veterans Association”, Murang’a, 2019; Dettaglio allestimento

I MAGHI DI OZ Musical a Corte nel Salone d’Onore della Palazzina di Caccia di Stupinigi

Domenica 21 aprile, ore 19

L’ultimo appuntamento della stagione di Lirica e Musical a Corte nella Palazzina di Caccia di Stupinigi racchiude tutta la storia del musical in un’unica storia: quella di Oz. “I Maghi di Oz” segue infatti l’odissea di Dorothy e Bobo catapultati nel mondo di Oz, raccogliendo le canzoni più belle che hanno arricchito la narrazione nel corso degli anni.

Si parte ricordando il musical del 1902 dello stesso autore dei 14 romanzi del ciclo di Oz, Frank Baum; poi si omaggia il film con Judy Garland del 1939 con le canzoni di Harold Arlen, una fra tutte: Over the Rainbow. Ci si scatena con la versione all-black The Wiz, diventato un film del 1977 con Diana Ross e Michael Jackson e con le potenti arie dal famosissimo prequel Wicked di Stephen Schwartz del 2003. Per poi finire con le canzoni aggiunte da Andrew Lloyd Webber a quelle di Arlen per il nuovo The Wizard of Oz, ora in scena a Londra.

PROGRAMMA

Over the rainbow, da The Wizard of Oz (1939)

Wonders of the world, da The Wizard of Oz, di A.l. Webber & t. Rice (2011)

Munchkinland/ Ding-Dong! The witch is dead, da The Wizard of Oz (1939)

The Wizard and I, Dancing through life, Popular, Defiyng gravity, da Wicked (2003)

Follow the yellow brick road, da The Wizard of Oz (1939)

Soon as I get home, da The Wiz (1974)

If I only had a brain, da The Wizard of Oz (1939)  

If I only had a heart/We’re off to see the Wizard, da The Wizard of Oz (1939)

What would I do if I could feel, da The Wiz

If I only had the nerve/We’re off to see the Wizard, da The Wizard of Oz (1939)

(I’m a mean) old lion, Ease on down the Road pt.1, da The Wiz

Red shoes blues, da The Wizard of Oz (2011)

Hail-Hail! He witch is dead!, da The Wizard of Oz (1939)

(Everybody rejoice) brand new day, So you wanted to meet the wizard, Home, da The Wiz

Home is a place in your heart, da The Wizard of Oz (2011)

CREDITI

Voci: Andrea Ascari, Davide Cantore, Iacopo Cristiani, Chiara Gazzin, Francesco Iorio, Vittoria Montanari, Lucia Russo

Pianoforte: Giuseppe Guerrera

Progetto e testi: Andrea Ascari

Direzione amministrativa: Davide Ienco

La rassegna Lirica e Musical a Corte è organizzata dal Teatro Superga in collaborazionecon STM – Scuola del Teatro Musicale e Fondazione Ordine Mauriziano.

INFO E BIGLIETTI

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino (TO)

Domenica 21 aprile, ore 19

I maghi di Oz

Biglietto a prezzo unico con posto assegnato: 30 euro, con aperitivo

Info e prenotazioni: 011.6279789biglietteria@teatrosuperga.it

www.teatrosuperga.it

Ricordando Alda Farinella e il suo magico “Jana”

Il “Circolo del Design” di Torino omaggia, a pochi giorni dalla scomparsa, la visionaria protagonista della moda torinese dagli anni ’90 a oggi, fondatrice del celebre show room “Jana”

Fino al 10 maggio

Fino a qualche anno fa, al numero 45 di via Maria Vittoria, a Torino, si trovava “Jana”, iconico show room, davvero “unico” nella storia della moda subalpina, “più simile a una galleria d’arte che a un negozio di abbigliamento, nel quale prendeva forma l’arte di presentare una selezionatissima collezione di abiti e accessori di designer che, per la prima volta, venivano proposti in città e non solo”. Queste condivisibili e sincere parole sono state scritte non molti giorni fa, pochi giorni prima che la fondatrice di “Jana”, Alda Farinella, venisse a mancare, il 4 febbraio scorso. “Proprio mentre stavamo cercando – scrivono ancora gli organizzatori della mostra a lei dedicata e di cui scriveremo – le testimonianze della sua straordinaria storia professionale”.

E continuano: “Alda Farinella è stata un faro per la moda dagli anni ’90 in poi, la caratterizzavano una rara sensibilità istintiva, il fiuto per il genio creativo, il modo di fare schietto ed ironico con cui si rivolgeva alle proprie clienti agitando in aria la consueta sigaretta fumante”. Già, le sigarette. Si dice ne fumasse cinque pacchetti al giorno. Raccontava: “Non dormo mai e quindi fumo sempre”. A poco più di un mese dalla sua scomparsa, la mostra a lei dedicata – “Jana: l’universo di Alda Farinella” – dal torinese “Circolo del Design” diventa quindi una postuma celebrazione, un tributo doveroso (inserito anche come secondo episodio negli “Archivi d’Affetto” del Circolo) a un vero, estroso gigante della moda capace di portare per prima sotto l’austera “aura” subalpina brand e stilisti quali “Comme des Garçons,“Margiela”, “Paul Harnden”, “Carol Christian Poell” e “Vivienne Westwood”.

In esposizione, negli spazi di via San Francesco da Paola 17, a Torino, troviamo, fino a venerdì 10 maggio (dal lun. al ven., ore 14/19) l’inedita “capsule collection” (4 camicie ispirate a “Jana”) a cura di “Serien°umerica”, brand torinese fondato da Maria De Ambrogio e Stella Tosco, e una raccolta di immagini e video interviste che ricostruiscono appieno il valore del suo lavoro.

Con la curatela degli architetti Maurizio Cilli e Stefano Mirti e in collaborazione con “IAAD – Istituto d’Arte Applicata e Design” e “IED – Istituto Europeo di Design”, l’esposizione racconta, attraverso le voci di chi con lei ha lavorato e collaborato, la capacità intuitiva e ricercata di Farinella, la sua storia strettamente intrecciata con la città (fra i suoi clienti molta della “Torino da bere”, da artisti come Mertzfino ad Edoardo Agnelli e a Marco Camerana) e di quel suo immaginifico show room nel quale prendeva forma l’arte di presentare le sue imprevedibili collezioni e i suoi “oggetti di affezione”. Uno spazio dall’atmosfera essenziale. “Nulla di simile si era mai visto prima in città”.

Figlia di Adriana Corino, specializzata in camiceria sartoriale da uomo, a partire dagli anni Ottanta, Alda apre i suoi negozi con il nome di “Jana”, soprannome dato alla madre. Inizialmente da corso Giulio Cesare a piazza Solferino. Ma i più rilevanti furono l’ultimo, al civico 45 di via Maria Vittoria e quello sotto i portici di piazza Vittorio Veneto. “Alda Farinella – scrivono i curatori della mostra – non disegna e non cuce: il suo talento è quello di selezionare e proporre abiti di designer e aziende emergenti”.

La mostra – secondo episodio di “Archivi d’Affetto” non vuole essere “solo un tributo ad Alda Farinella e a ciò che ha rappresentato per il mondo della moda e per il nostro territorio, ma anchespiega Sara Fortunati, direttrice del ‘Circolo del Design’ – uno stimolo e un’ispirazione per i tanti studenti che in città, in questo momento, hanno scelto di impegnarsi per diventare a vario titolo professionisti nell’industria della moda e del design”.

E a lei fanno eco Maria De Ambrogio e Stella Tosco, founder di “Serien°umerica”: “Siamofermamente convinte che il processo creativo non possa astrarsi dai vincoli produttivi e commerciali; pertanto, il lavoro di Alda è stato importante anche per aiutare i ‘brand’ più creativi nella comprensione del significato del proprio prodotto. In questo contesto, sottolineare la ricerca portata avanti da Alda Farinella equivale a celebrare la bellezza del nostro lavoro, che si caratterizza per un costante scambio con artigiani, ‘buyers’ e produttori. L’incontro con una personalità come quella di Alda genera immediatamente una grande forza, che si riflette sull’operato”.

Per info: “Circolo del Design” , via San Francesco da Paola 17, Torino; tel.331/4321195 o www.circolodeldesign.it

Gianni Milani

Nelle foto: Ritratto di Alda Farinella (ph. Alberto Nidola), Collezione Serien°umerica (ph. Ivan Cazzola), Allestimento mostra (ph. Tiziano Ercoli e Che Studio!)

Workshop sensoriale e creativo ispirato al testo di Munari Disegnare un albero”

 

 

Domenica 21 aprile 2024 alle ore 11 e alle ore 16 il MAO, Museo di Arte Orientale, ospiterà nelle sue sale un’esperienza sensoriale e creativa ispirata  al testo di Munari “Disegnare un albero”. L’evento sarà  curato da Marta Grespan e si propone di esplorare come ciascuno di noi osservi e presti attenzione al mondo circostante, scoprendone leggi e paradigmi, e come utilizzi la fantasia e la creatività per riprodurlo e ricrearlo.

Durante il workshop al MAO i partecipanti andranno alla ricerca degli alberi e delle loro raffigurazioni in museo e, trovata un’opera a loro congeniale, la riprodurranno con un carboncino su un cartoncino delle dimensioni delle stampe surimono. Seguirà  un’introduzione alla mostra di chasen di Tanimura Tango e la dimostrazione di cerimonia a cura di Leaves powder and…, liberamente ispirata alle cerimonie del tè giapponesi (senchado e sado) e cinese (chayi)

Marte Grespan, di origini trevigiane,  a diciassette anni si è  trasferita in Cina e, quindi, a Londra, Milano e Taiwan. Dal gennaio 2020 vive in Giappone. È  appassionata di tè da anni e, dopo essersi trasferita in Giappone, ha cominciato a praticare diversi tipi di cerimonia, il senchado, il sado e lo chayi. Progetta e realizza  chakai Tea esperienze che mettono in relazione lepersone attraverso culture e discipline diverse, in quanto per lei la diversità è un elemento di arricchimento da condividere con gli altri.

 

Mara Martellotta

L’attualità delle Supplici di Euripide in scena al TPE

 

 

Sarà in scena dal 19 al 21 aprile prossimo al TPE Teatro Piemonte Europa la tragedia ‘Le Supplici’, una scrittura risalente al 423 a.C., ma che risuona forte e chiara alle orecchie di un cittadino del terzo millennio.

Nella tragedia ‘Le Supplici’, scritta da Euripide e rappresentata per la prima volta tra il 423 e il 421 a.C, un gruppo di donne di Argo, madri dei guerrieri argivi morti nel fallito assalto a Tebe (lo stesso raccontato da Eschilo nei ‘Sette contro Tebe’) si riunisce presso l’altare di Demetra ad Eleusi per supplicare gli ateniesi di dare degna sepoltura ai figli, perché i tebani negano la restituzione dei cadaveri. Il re ateniese Teseo, grazie all’intercessione della madre Etra, decide di aiutarle. Un araldo tebano giunge a intimare a Teseo di non intromettersi negli affari di Tebe, ma Teseo, invano, tenta di indurre l’araldo all’osservanza della propria legge che impone di onorare i morti ingaggiando con lui un dialogo in cui il re difende i valori di democrazia, eguaglianza e libertà di Atene, contrapposti a quelli di Tebe. L’accordo non viene trovato e la guerra tra le due città diventa inevitabile. Il re di Argo, Adrasto, che accompagna le madri, si incarica di celebrare i caduti con un discorso. Entra così in scena il corteo con i corpi dei capi argivi caduti. Adrasto recita l’elogio di ciascuno di essi e si procede quindi al rito funebre. Per volontà di Teseo il rogo di Capaneo è allestito separatamente dagli altri, al fine di onorare l’eroe colpito dal fulmine di Zeus. La moglie di Capaneo, Evadne, non reggendo alla commozione, per riunirsi al marito, si getta sul rogo in fiamme. Mentre i figli dei caduti sfilano con le ceneri dei propri cari, finalmente sepolti, ex machina compare Atena, che fa impegnare Adrasto e Teseo a una solenne alleanza tra Argo e Atene.

A partire dal testo originale di Euripide, la drammaturgia curata da Serena Sinigaglia e Gabriele Scotti ha rielaborato la nuova traduzione realizzata appositamente da Maddalena Giovannelli e Nicola Fogazzi.

Tra gli interventi si segnala l’inserimento, in forma mimetica, di brani di altri autori, tra cui Platone, Machiavelli e Emil Cioran. Il risultato è compatto e potentemente significante.

Sette madri sono sette attrici, Matilde Facheris, Maria Pilar Pérez Aspa, Arianna Scommegna, Giorgia Senesi, Virginia Zini, Sandra Zoccolan e Debora Zuin.

“Queste attrici straordinarie cui mi lega un lungo sodalizio artistico – spiega la regista Serena Sinigaglia – interpreteranno dunque il coro delle Supplici e vestiranno di volta in volta i panni dei diversi personaggi della tragedia, da Teseo all’araldo tebano, da Etra a Adrasto, il messaggero, il coro dei bimbi, Atena.

Un rito funebre che si trasforma in un rito di memoria attiva, un andare a scandagliare le ragioni politiche che hanno portato alla morte i figli e, più in generale, alla distruzione dei valori dell’umanesimo. Che siano le donne a compiere questo viaggio di ricostruzione e conoscenza mi è parso necessario e naturale. La nuova traduzione è stata affidata a Maddalena Giovannelli, grecista con la quale collaboro da tempo. I cori cantati dal vivo sono curati da Francesca della Monica”. La stagione 2023/2024 del TPE Teatro Astra ha per tema la cecità.

“Tutti sono ciechi – afferma la regista Serena Sinigaglia – compresi gli dei. La loro cecità consiste in un principio che Euripide individua ed esprime, in maniera straordinariamente lucida e potente, attraverso la voce di Adrasto, lo sconfitto re di Argo: “La vera vittoria sta nell’arrendersi a se stessi e nell’impossibilità di andare avanti. Chi merita fiducia è colui che impara a perdere. Lo spettacolo si interroga sull’inarrestabilità della violenza nel mondo, sul perché la storia dell’uomo sia un susseguirsi di guerre, una dopo l’altra. Euripide prova a suggerirci ancora oggi di rinunciare al voler vincere e trionfare per trovare una dimensione più umana, non dominata dalla violenza che rende tutti i governi uguali, una sola grande oligarchia che si fonda sulla sopraffazione”.

 

Fondazione Teatro Piemonte Europa

Via Rosolino Pilo 6, Torino

 

Mara Martellotta

A Torino l’arte è “di casa”… nel vero senso della parola

Con “Àprile – Festival delle case per l’arte”, nel prossimo week-end sono 11 le case private torinesi che apriranno le loro porte per accogliere arte e cultura

 

Da venerdì 19 a domenica 21 aprile

 

Un week end, 11 case private a porte aperte (da Vanchiglia a Parella) per ospitare più di 60 eventi culturali assolutamente gratuiti, con ospiti dai 18 agli 84 anni, provenienti da Berlino a Reggio Calabria. Alcuni per la prima volta in Italia. Il risultato si chiama “Àprile – Festival delle case per l’arte” (Attenzione! Con la “À” iniziale rigorosamente accentata, in un sottile calembour giocato sul nome del mese in corso), progetto indipendente ed autofinanziato – ideato e realizzato da artisti, curatori ed appassionati con l’intento di sostenere e promuovere il lavoro degli operatori – che, dopo il successo dell’edizione pilota dell’anno scorso, torna quest’anno a riproporsi aprendo alcuni appartamenti torinesi all’arte ed al pubblico.

Screenshot

“Live painting e musica in salotto, performance teatrali o di arti visive in bagno e un po’ ovunque, perfino – dicono le organizzatrici – poesie al citofono!”. Quasi da non crederci! Obiettivo, quello di “testare spazi alternativi, più intimi ed informali in grado di far fruire arte e cultura al più vasto pubblico possibile”, a volte un po’ timoroso nell’affrontare la “sacralità” di Musei, Teatri e Gallerie d’arte. E nel contempo “permettere agli artisti emergenti di avere un rapporto più diretto con il fruitore finale”. Oltre cento quelli che, anche fuori dai confini nazionali, hanno risposto alla “call” di questa prima edizione del Festival. In totale saranno più di sessanta gli eventi gratuiti a cui partecipare nel fine settimana di sabato 20 e domenica 21 aprile,dalle 16 alle 21. Accanto a sculture, installazioni, dipinti e fotografie ogni casa presenta anche eventi performativi “site-specific”: microteatro, talk, concerti, performance. Molti anche i progetti artistici inediti e alcuni presentati per la prima volta in Italia. A cominciare dal live show del trio tedesco “Agamemnon, Jan Luxcus e Littlewood”, 22enni in arrivo da Berlino, che inaugura il festival a “Casa Museo Zona Rosato”, venerdì 19 aprile, alle 18,30, in  via Exilles, 84. Tra gli artisti visivi  sarà Sacha Philip, di base a Parigi, a presentare la sua prima personale, a Torino e in Italia, negli spazi di “Apartment Gallery”, in corso San Maurizio, 5 bis.

Debutto, tra le nuove case di questa edizione, per “CasaCaos” (via Sesia, 10) con un programma dedicato alla “poesia” in tutte le sue forme, a cura del poeta Dario Pruonto con l’associazione “Acronima”. Ma non solo. Le novità continuano anche a “Casa Cuò”, con un focus su cibo e oggetti del quotidiano, con i “dipinti” di Agapi Kanellopoulou (studi all’“Accademia Albertina”), della giovane illustratrice e artista (anche lei diplomata all’“Accademia delle Belle Arti” di Torino) Daria Rosso e le performance del collettivo “TasierACorpi” (Via Guastalla,16).

I talenti più giovani del Festival Vittoria Capoccia e Andrea Bertani, al quinto anno del “Liceo Musicale” di Torino, si esibiscono con violino e viola in Via Nota, 7 mentre “Piano B” ospita il recital al pianoforte del coetaneo Simone Saitta (Via Milano, 20).

Per gli amanti del teatro due le pièce, entrambe in scena per la prima volta, “Camille Claudelle” firmato dalla compagnia “Males” e “Lilith” dell’attrice fiorentina Valentina Brancale con David Diop. Tra i progetti inediti anche le “graphic novel” di Andrea Menata, presentate in un talk musicato in Via Bava, 19 (domenica 21 alle 17), dove lo street artistMattia Cenere del collettivo “B.E.S.” realizzerà per i visitatori un “murale” in salotto. Tra gli artisti coinvolti, da segnalare ancora, Giuliano Brancale e Jacopo della Rocca che porteranno avanti la collaborazione nata nella scorsa edizione, con “Fotoni”, progetto inedito di pittura e “videomapping” in esposizione in “Casa Moringa” (Borgo Dora, 22).

Quest’anno, sulla piattaforma “Produzioni dal basso” è possibile contribuire alla sostenibilità del “Festival” partecipando alla campagna di “crowdfunding”. Link a https://www.produzionidalbasso.com/project/aprile-festival-delle-case-per-l-arte-1/.

Il programma, nel dettaglio, è disponibile sul sito www.aprilefestival.org, dove si potrà anche consultare la “mappa” con le varie case (e relativi indirizzi) che ospitano gli eventi.

Gianni Milani

Nelle foto:

–       Agapi Kanellopoulou (ph. Ikiotis)

–       “Agamemnon, Jan Luxcus e Littlewood”

–       Andrea Bertani

–       Sasha Philip

 

FROM/TO cartoline da Torino, il racconto per immagini della Torino di Piero Ottaviano

#dodiciperdiciassette. Inaugura giovedì 18 aprile, alle ore 18

 

Il progetto diffuso di Piero Ottaviano si articola in 48 scatti in bianco e nero, formato12×17, che racconta per immagini la Torino dagli anni Novanta fino ad oggi. Saranno esposte da giovedì 18 aprile a venerdì 10 maggio presso Phos, centro fotografia Torino, Flashback Habitat.

L’inaugurazione del 18 aprile avverrà con il talk FROM/TO iconografia di una città tra documento e immaginazione, in conversazione con Elisabetta Buffa, presidente di Phos.

FROM/TO è un progetto fotografico che si prefigge di suggerire quanto la cartolina rimandi ad una relazione tra i media, nell’interazione tra scrittura e immagine. L’autore sceglie una caratteristica che possa dare realmente forza, valore e riconoscibilità all’operazione, la sua diffusione. La cartolina, per sua natura, viaggia, porta il suo messaggio altrove e sopravvive nel tempo.

Nell’occasione dell’inaugurazione sarà possibile scegliere una cartolina già affrancata per spedirla, scrivendo una dedica e dando vita al concept del progetto, che consiste nello scambio. Un viaggio tra mittente e destinatario che lega in un unico fil rouge il corpus delle cartoline, trasformate in opere d’autore. Un’esperienza di viaggio vissuta attraverso le immagini . Alcune lasciate tra le pagine di un libro per segnalare un punto di partenza o di arrivo, altre clandestine e riposte in un cassetto, altre ancora appese alle pareti di casa.

Con l’obiettivo di portare Torino nel mondo il percorso della città avviene attraverso un medium nato nella seconda metà del Novecento, tradizionale, analogico, materico che racconta mediante scorci e riprese frontali la passione per la cartolina di Piero Ottaviano, per sottolinearne le valenze simboliche. La collezione di fotografie torinesi è cresciuta e si è ampliata nel tempo, attraversando le trasformazioni e le contraddizioni sociali di una città, che sembrano non averla sfiorata. Piero Ottaviano prosegue nel corso degli anni la sua narrazione, cambiando macchine fotografiche, ottiche, sperimentando modi e visioni differenti per testimoniare una bellezza mai scalfita, quella di Torino.

MARA MARTELLOTTA

Giornata di studi in occasione del centesimo anniversario della morte di Puccini

Venerdì 19 aprile alle ore 10  al Piccolo Regio Puccini

 

Venerdì 19 aprile 2024 si terrà una giornata di studi in occasione del centesimo anniversario della morte di Giacomo Puccini e delle rappresentazioni dell’opera Le Villi al teatro Regio. Il Teatro Regio e il Centro Studi Giacomo Puccini promuovono, infatti, congiuntamente una giornata di studi dal titolo “Un genio al debutto. Gli anni giovanili di Giacomo Puccini” venerdì 19 aprile dalle 10 alle 18. L’iniziativa nasce per aprire un focus sull’inizio della carriera del geniale compositore e sottolineare la prima rappresentazione in epoca moderna al teatro Regio ( dal 19 al 26 aprile) della sua prima opera ‘Le Villi’.

Per rispondere alla domanda su come nasca un genio alcuni dei massimi esperti italiani di Puccini, sono stati chiamati a indagare gli anni dei suoi esordi, le relazioni artistiche, l’influenza degli editori, il legame con la Scapigliatura e gli interessi per il mondo del fantastico, il linguaggio sinfonico e l’arte della seduzione in musica.

L’occasione scaturisce dal ritorno in scena a Torino, 140 anni dopo, della sua prima opera ‘Le Villi’, titolo che nella versione in due atti debuttò proprio al Regio nel 1884. Una ricognizione sulla strada intrapresa dal giovane compositore che avrebbe segnato per sempre la storia dell’opera, da Manon Lescaut a Bohème, da Madama Butterfly a Turandot.

Sul palco del Piccolo Regio interverranno Adriana Guarneri Corazzol e Francesco Cesari dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, Elisabetta Fava dell’Università di Torino, Virgilio Bernardoni dell’Università degli Studi di Bergamo, Marco Targa, dell’Università degli Studi della Calabria, Federico Fornoni, del Conservatorio di Novara, Andrea Balestri, del Centro Studi Giacomo Puccini di Lucca. Nel finale la presidente del Centro Studi Giacomo Puccini, Gabriella Biagi Ravenni, converserà con Carlo Carignani, nipote dell’omonimo musicista che collaborò tutta a vita con Puccini, in particolare per l’adattamento delle opere in spartiti per canto e pianoforte.

 

Mara Martellotta

Al via la 39° edizione di Lovers

Il più antico festival sui temi LGBTQI+ d’Europa e terzo nel mondo diretto da Vladimir Luxuria

(Torino, dal 16 al 21 aprile, Cinema Massimo – Museo Nazionale del Cinema)

 

6 giorni, 53 film in programma, 4 anteprime mondiali, 6 internazionali,

3 europee e 28 italiane

 

Madrina della serata di apertura in Mole: Maria Grazia Cucinotta

(ore 18.30)

Natascia Maesi e Tekemaya al Cinema Massimo

(ore 20.30)

 

 

A Torino, dal 16 al 21 aprile – presso il Cinema Massimo, la multisala del Museo Nazionale del Cinema – va in scena la 39° edizione del Lovers Film Festival, il più antico festival italiano sui temi LGBTQI+ (lesbici, gay, bisessuali, trans, queer e intersessuali) diretto da Vladimir Luxuria e fondato da Giovanni Minerba e Ottavio Mai che prosegue il percorso triennale che lo porterà a festeggiare, l’anno prossimo, il suo quarantesimo anniversario.

53 film in programma, 4 anteprime mondiali, 6 internazionali, 3 europee e 28 italiane (cfr. programma allegato). Sarà in cartellone sabato 20 alle 18, l’unica proiezione italiana del documentario di Carlos López Estrada e Zac Manuel Lil Nas X: Long Live Montero(Usa, 2023, 95 min.) sulla vita del celebre rapper afroamericano originario di Atlanta.

“Siamo lieti che sia Vladimir Luxuria a condurre il Lovers Film Festival in questa sua ultima edizione prima del quarantennale – sottolineano Enzo Ghigo e Domenico De Gaetano, rispettivamente presidente e direttore del Museo Nazionale del Cinema – È lei che con il suo entusiasmo e la sua sensibilità sta portando il festival verso un traguardo che lo conferma evento fondamentale per una rappresentazione autentica, paritaria e sensibile alle istanze della comunità LGBTQI+. Anche quest’anno la selezione si configura internazionale, abbracciando appieno la storica vocazione del festival a dare voce a prodotti cinematografici provenienti da tutto il mondo.

Due le produzioni nazionali in selezione e confidiamo che col tempo questo numero aumenti per rispecchiare la pluralità di sguardi e prospettive artistiche che declinano il tema nel cinema italiano e farne veicolo di diritti inalienabili”.

 

Vladimir Luxuria

Per il quinto anno, e sino al compimento del quarantesimo compleanno del festival, Lovers sarà diretto da Vladimir Luxuria, attivista, scrittrice, personaggio televisivo, attrice, cantante e drammaturga, celebre anche per la sua attività politica. La direttrice sarà affiancata da Angelo Acerbi,assistente alla direzione e responsabile della selezione e dai selezionatori Elisa Cuter e Alessandro Uccelli.

“Quest’anno, in un clima di odio e di guerra, abbiamo deciso di rispondere con l’amore che, infatti, è anche il tema della nostra immagine guida, firmata da Valenti Stecchi. Un bacio al cinema, il gesto simbolo dell’amore. Un bacio fra due uomini che fa commuovere un uomo e una donna che stanno vedendo il film. La dimostrazione che quando l’amore viene narrato bene smuove i sentimenti di tutte e tutti Non potevamo, poi, che dedicare il festival di quest’anno a Sandra Milo che ci guarderà da una nuvoletta attorniata da angeli pensando ‘non fate così, non soffrite, io sto bene’ – dichiara Vladimir Luxuria – lei è stata una delle persone più buone che io abbia conosciuto nel mondo dello spettacolo. Sempre a disposizione. Sempre energica. Non è solo la perdita di una grande attrice ma di un punto di riferimento per il mondo del cinema mondiale”.

La serata di apertura

A inaugurare il festival, martedì sera, alle 18,30 in Mole Antonelliana, la madrina 2024 Maria Grazia Cucinotta,protagonista di un talk con Vladimir Luxuria. Entrambe, sempre nel giorno di debutto del Festival ma al Cinema Massimo, saranno protagoniste della serata prima del film di apertura (ore 20,30 al Cinema Massimo in Sala Cabiria). Interverrà anche la presidente di Arcigay nazionale Natascia Maesi.

La Drag Queen Tekemaya – cantante e vocalist per Muccassassina, Mammamia, Gorgeus, e molti altri locali, che ha rappresentato l’Italia a Bruxelles, a Cantando per l’Europa, tra il 1999 e il 2001 – sarà ospite, sia in Mole Antonelliana sia al Cinema Massimo, così come in tutte le serate seguenti.

La pellicola di apertura sarà Duino di Juan Pablo Di Pace (Usa/Argentina/Italia, 2024, 108 min.) C’è una sacralità nell’innamorarsi per la prima volta: un evento spesso totalizzante che non possiamo più rivivere una volta terminato. Matias, regista argentino quarantenne, è alle prese con un film incompiuto ispirato al suo primo amore: l’oggetto è Alexander, un amico svedese conosciuto in una scuola internazionale in Istria negli anni Novanta.  Quando Alexander viene improvvisamente espulso, Matias deve districarsi tra emozioni non dichiarate al mondo e a sé stesso. Un racconto di formazione metacinematografico, basato su una storia vera. Sarà presente il regista in sala.

Il Museo del Risorgimento si rinnova con l’audioguida

La culla dell’Unità nazionale si rinnova attraverso una mostra, un convegno internazionale, un ciclo di incontri e un mese di aperture straordinarie del Parlamento Subalpino: la prima Assemblea italiana: il  Museo Nazionale del Risorgimento Italiano vuole caratterizzarsi sempre più come “un luogo culturale attivo, attrattivo, relazionato con la città” e relazionarsi con il mondo della ricerca e con le altre istituzioni a livello nazionale.

E’ la visione del nuovo direttore del Museo, Alessandro Bollo, che  ha presentato ai giornalisti, insieme con la presidente Luisa Papotti, il programma culturale 2024, all’interno della biblioteca storica di Palazzo Carignano, uno scrigno di 100mila volumi e oltre 200mila documenti dell’epoca, un patrimonio su cui è in corso un importante lavoro di digitalizzazione.

Il programma inizierà con  l’apertura straordinaria del Parlamento Subalpino, visitabile tutte le domeniche dal 5 maggio al 2 giugno. Una sperimentazione che permetterà di valutare i costi, con l’obiettivo di tenerlo sempre aperto.

Più giovani e più turisti saranno coinvolti in autunno grazie alla videoguida di nuova generazione per fornire percorsi differenziati, rivolti ai ragazzi e alle famiglie. “Vogliamo un nuovo rapporto tra il museo e la città – ha spiegato Bollo – e per questo realizzeremo in autunno un nuovo sistema informativo e narrativo, cartaceo e digitale, che consentirà ai visitatori di scoprire e conoscere i luoghi del Risorgimento di Torino”.

La mostra “Rileggere il Risorgimento. Torino- Italia 1884 – 2024”, a metà ottobre racconterà di un momento fondativo della storia del Museo, così come di molti altri Musei del Risorgimento in Italia: il primo allestimento del Tempio del Risorgimento, all’interno dell’Esposizione Generale Italiana del 1884 che si tenne a Torino al Valentino. La mostra sarà anche un grande esercizio di riflessione sull’oggi, che coinvolgerà i principali musei del Risorgimento in Italia, ai quali sarà chiesto di selezionare oggetti e simboli capaci di “comunicare” alle persone e ai giovani d’oggi il valore simbolico del Risorgimento e dei suoi ideali nel presente.

Dal 4 al 6 dicembre, invece, i più importanti studiosi italiani ed europei si riuniranno per il Convegno Internazionale dal titolo “Rileggere il Risorgimento. Torino 1884 – 2024”, organizzato insieme all’Università di Torino e al Comitato di Torino dell’Istituto di Storia per il Risorgimento Italiano con l’obiettivo di fare il punto sullo stato dell’arte sugli studi storiografici risorgimentali.

Il numero dei visitatori è già cresciuto rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso: nei primi tre mesi dell’anno il Museo ha registrato 36mila presenze, a fronte delle 31mila dello stesso periodo dell’anno precedente. Complessivamente le presenze nel 2023 erano state 128mila.E per il futuro si vuole fare ancora di più.  (il Torinese.it)