La sindaca Chiara Appendino interviene su Facebook per illustrare i provvedimenti decisi per evitare gli assembramenti nelle zone della movida
“Ecco che, dal canto nostro, come Città abbiamo verificato quali sono le zone dove ci sono state più difficoltà e dove è più facile il generarsi di assembramenti” , scrive Appendino.
“Tra questi primi spazi ci sono piazza Santa Giulia, via Matteo Pescatore e piazza Montanaro.
Notare bene, ci sono anche altre aree, ovviamente, che sono sotto la nostra attenzione, tra cui, ad esempio, largo Saluzzo. Questi sono primissimi luoghi per questa fase iniziale, che vedranno ulteriori interventi già questo fine settimana secondo dettagli che verranno dati.
Ci confronteremo inoltre con le altre Istituzioni – penso ai Presidenti di Circoscrizione ove insistono le zone più delicate di cui sopra – e le associazioni di categoria, in modo che questa nuova fase emergenziale sia quanto più condivisa possibile nei suoi provvedimenti.” , aggiunge.
“Ora, che lo scenario sia delicato è chiaro. Se c’è una cosa che abbiamo imparato in questi mesi è che l’iniziativa di ognuno di noi non è solo importante: è determinante.
Il nostro obiettivo, in questo momento è quello di portare avanti azioni quanto più precise e puntuali possibile al fine di contenere il contagio e di permettere alle scuole, alle attività produttive, ai servizi e agli altri luoghi vitali della nostra comunità di rimanere operative.
“Certo, ognuno di noi dovrà fare uno sforzo. E, credetemi, non fa piacere doverlo chiedere nuovamente. Nessuno sta pensando di confondere questa situazione con la “normalità” ma, allo stesso tempo, oggi abbiamo le capacità per ridurre allo stretto indispensabile i disagi e, se ognuno farà la sua parte, riusciremo a superare anche questa fase” , conclude la sindaca.
Si è conclusa nel poligono occasionale del Col Maurin l’esercitazione “Maira 2020”, attività addestrativa dei reparti della Brigata alpina “Taurinense” dell’Esercito Italiano, condotta al fine di mantenere costantemente elevata la capacità di erogazione e gestione del fuoco, rendendo così le truppe da montagna sempre pronte allo svolgimento dei compiti primari della Forza Armata, anche in condizioni climatiche estreme.
Un grande lutto per l’avvocatura italiana e per quella torinese. Ma Weizmann si era anche occupato di cultura in modo appassionato, particolarmente come vicepresidente della Fondazione “Filippo Burzio” di cui era stato uno dei fondatori. Il nostro rapporto era nato nel 1988 quando scrissi un elzeviro su “La Stampa “ per ricordare Filippo Burzio nel quarantennale della morte. Burzio ingegnere ed umanista, docente universitario e giornalista, direttore de “La Stampa“ nel 1943 e nel 1945, era stato quasi totalmente dimenticato. Quell’articolo suscitò un vasto interesse, in primis nel generale di Corpo d ‘Armata Giovanni De Paoli che era stato allievo di Burzio alla Scuola di Applicazione e d’Arma di Torino. De Paoli organizzò al suo Rotary una mia conferenza su Burzio. A quell’ incontro intervennero tra gli altri gli avvocati Vittorio Chiusano e Marco Weigmann, quest’ultimo molto amico del figlio dell’intellettuale torinese, Antonio Burzio, che viveva nel culto di suo Padre. Chiusano, Weigmann , De Paoli e chi scrive diedero vita, poco tempo dopo, al Centro “Filippo Burzio“.