In tutta Italia il Partito Radicale ha previsto per le festività pasquali visite nelle carceri italiane.
A Torino domenica 20 aprile, una delegazione del Partito Radicale guidata da Sergio Rovasio, Presidente dell’Associazione Marco Pannella e Bruno Mellano, Garante regionale dei detenuti per il Piemonte, saranno in visita presso il Carcere Lorusso Cutugno di Torino. La visita inizierà alle ore 10,15. Al termine, ore 12.45 circa, la delegazione terrà una Conferenza Stampa fuori dal carcere.
Il Carcere di Torino si trova in una grave situazione di sovraffollamento, carenza di personale e con carenze strutturali di ogni tipo. Non ultima la grave vicenda segnalata nei giorni scorsi dai media locali di una donna 50enne detenuta, nonostante l’ordine di scarcerazione, invalida al 100%, che si trova in gravi condizioni di salute senza avere una adeguata assistenza socio-sanitaria. La visita della delegazione inizierà con la visita alla detenuta.


Guai a mettere in conflitto il voto referendario con il voto politico a cui ci si oppone con le elezioni e con referendum politicizzati. Dopo il referendum sul divorzio (tema che doveva restare estraneo dal contesto politico contingente) ci furono forze politiche che tentarono la spallata e in parte ci riuscirono , approfittando del voto referendario, a governare tutte le principali città l’anno dopo nel 1975 attraverso giunte rosse che si ressero anche sul voto di trasformisti che passarono in cambio di assessorati al fronte. Chi non è favorevole a queste conseguenze che Landini evoca parlando persino di fronte popolare, vota contro o si astiene. Con l’astensione puo ‘rendere nullo il referendum come prescrive la legge. E qui si pone un altro problema: sperperare tanti soldi per un referendum che non raggiunge il quorum può significare secondo alcuni giuristi un danno erariale. Facilitare la raccolta delle firme per via informatica senza alzare il numero dei firmatari proponenti si rivela un errore grossolano di bassa demagogia. Il numero dei richiedenti va innalzato in base al cambiamento dei tempi e alle nuove tecnologie comunicative. Gli appelli di don Ciotti non meritano di essere considerati in termini politici. Sono le solite, trite esternazioni che si ripetono da decine d’anni quasi sempre inascoltate.


















