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In un contesto lavorativo sempre più digitale, ci sono dispositivi che continuano a mantenere un ruolo centrale nei processi quotidiani.
Tra questi rientra senza dubbio la stampante, oggi protagonista di una vera evoluzione grazie alla diffusione dei modelli multifunzione.
Questi dispositivi non si limitano più alla sola stampa: possono essere utilizzati come scanner, fotocopiatrici e, in molti casi, diventano un supporto prezioso anche per chi lavora da remoto. Per questo, quando si valuta l’acquisto di una nuova stampante per l’ufficio, è utile avere chiari alcuni criteri di scelta.
Di seguito una breve guida per orientarsi tra le migliori stampanti per uso aziendale, individuando gli aspetti da mettere in primo piano.
Il punto di partenza? Qualità, affidabilità e sostenibilità
Nel momento in cui si introduce una nuova stampante in azienda, il primo aspetto da considerare è la qualità complessiva della soluzione scelta: non solo in termini di performance tecniche, ma anche di continuità nel tempo e supporto post-vendita.
Una stampante professionale pensata per l’ufficio dovrebbe garantire:
Questi elementi incidono in modo diretto sulla produttività: meno fermi macchina, meno problemi tecnici e una gestione più fluida dei flussi documentali.
Oggi, inoltre, una soluzione di stampa affidabile integra anche funzionalità avanzate di protezione dei dati, fondamentali in un contesto in cui i dispositivi sono collegati alla rete aziendale. A ciò si affianca l’attenzione alla sostenibilità: le stampanti moderne puntano su consumi ridotti e modalità di utilizzo più consapevoli delle risorse, in linea con le politiche ambientali delle imprese.
Valutare i volumi di stampa e le esigenze dell’ufficio
Prima di acquistare una stampante aziendale è fondamentale analizzare i reali volumi di stampa e le modalità d’uso nella quotidianità.
Il numero di utenti e la quantità di documenti prodotti incidono direttamente sulla scelta del modello:
Da non sottovalutare la tipologia di documenti stampati: report, presentazioni grafiche o modulistica richiedono impostazioni e risoluzioni diverse.
Una stampante laser, ad esempio, offre maggiore velocità e precisione nei testi, mentre i modelli inkjet garantiscono risultati migliori nei lavori a colori o nei materiali promozionali.
Conoscere con precisione le esigenze del proprio business è il modo migliore per individuare tra le migliori stampanti quella davvero adatta all’ufficio, evitando costi nascosti, rallentamenti e inefficienze operative.
Efficienza energetica e costi di gestione: fattori cruciali nella scelta della stampante aziendale
Nella scelta di una stampante aziendale, la voce “costi di gestione” pesa tanto quanto la qualità di stampa. Accanto alla spesa sostenuta in fase d’acquisto, vanno considerati:
Le stampanti di nuova generazione puntano su efficienza energetica e funzioni intelligenti, come la modalità sleep o l’accensione automatica solo quando necessario. Inoltre, i modelli più evoluti sono progettati per ridurre il consumo di materiali di consumo, ad esempio ottimizzando la copertura del toner e favorendo l’utilizzo della stampa fronte/retro.
Scegliere una stampante che garantisce una gestione ottimizzata nel lungo periodo significa non solo risparmiare, ma anche contribuire a un utilizzo più consapevole delle risorse, in linea con le esigenze di sostenibilità che oggi interessano ogni impresa.
In sintesi, una stampante aziendale ben selezionata non è semplicemente un dispositivo tecnico, ma un tassello strategico nella gestione dei processi documentali, capace di migliorare produttività, controllo dei costi e qualità del lavoro quotidiano.



Di natura ci parla anche Gianalberto Righetti – ingegnere e fotografo genovese, dagli anni Novanta espone le sue opere in varie gallerie d’arte contemporanea, opere “di razionalità e logica tipiche di un ingegnere. laddove Righetti “fotografa esponendo per le luci, ottenendo immagini sottoesposte e con colori saturi, grazie anche al frequente uso del filtro polarizzatore” -, sotto altra forma, attraverso la fotografia coniugata sotto sguardi diversi. Attraverso una “foglia” (2020), quasi rinsecchita nei suoi colori autunnali, imprigionata tra due robuste colonne, attraverso l’immagine lattiginosa di un angolo di deserto in Namibia, “Presenza invisibile 8” del 2023, attraverso il tronco contorto e spigoloso di un albero (“Frammenti ricomposti 6”), colto lo scorso anno nella campagna della ligure Bogliasco. Estetismi che non sono superflui esercizi di tecnica, quelli di Righetti, quelli che guardano e coniugano l’essenza e la concretezza allo stesso tempo dell’”albero”, che rimane il protagonista di questo spazio di galleria dedicato all’autore: davanti a ogni opera ci imbattiamo in un risultato profondo, nella trasformazione del “linguaggio visivo in un’esperienza naturalistica” (scrive Malinpensa nella sua presentazione), nel ritrovarci spinti a sentirci far parte, inglobati nel soggetto che abbiamo davanti a noi. Quella di Righetti è poi una natura non statica ma in movimento, parte di un ambiente che vive e che respira, Righetti vivendola dall’interno pare giocarci insieme: “Frammenti Ricomposti 4” nel suo incessante sfuggire verticale, come uno specchio deformato, ne è la prova, come i chiaroscuri, rubati alle Cinqueterre, di “Presenza invisibile 1” (un’opera del 2008), come quelle immagini che sembrano quasi soltanto impressioni e accenni, riprese dai panorami di States del nord americano, come tutto quanto emblematicamente diventa macchia, rossastra o verde, nelle tante ricercate tonalità, tra le campagne di Chaumont, soltanto pochi mesi fa. Opere che sono respiro, immersioni, lirismi, coloriture, “poesie visive”, ragnatela di accordi e di rapporti a mano a mano più stretti e compatti, dove la presenza umana è saggiamente bandita.
Graziano Rey – torinese, classe 1953, membro della “Soffitta macabra di Alessandri, dentro il mondo della pittura e della musica (sua la sigla di “Buona Domenica”, suo il premio “Rino Gaetano” 1991/92 come il premio Viareggio come cantautore: nonché opinionista per numerose puntate del “Maurizio Costanzo Show”) – poggia in maniera assai personale sulle proprie tele “un mondo di colori”, per estrema astrazione, di grande movimento e di forte impatto visivo, simpaticamente strambo e dinamico, variante e ritmato, grumi di colore che sono note posate in vario disordine su un frastagliato e scomposto rigo musicale; gioca in “frammenti di tela” con quelle che paiono coreografie costruite sulla tenuità dei colori, i rosati gli azzurri i grigi, insetti sconosciuti o gemme preziose ; o piccoli mondi in movimento; sogna e ondeggia con deboli profondità attraverso “Frammenti di blu” (2024), ovvero impercettibili sagome che paiono guardare ad accenni umani, piccoli e ormai cresciuti, oggetti che spetta a noi decifrare, in pieno sfondo di un giallo acceso, mentre tutt’intorno è calmo silenzio, un invito a considerare, a trattenersi un attimo, tra quanto può essere realtà e quanto diventa immediatamente sogno.