“Beraudo di Pralormo e Sivio Pellico. Storia di un’amicizia”

Di recente uscita il libro realizzato da Angelo Toppino, Andrea Carnino e Paola Arnaldi

È di recente uscita il libro dal titolo “Beraudo di Pralormo e Silvio Pellico. Storia di un’amicizia”. Il volume è scritto da Angelo Toppino, Andrea Carnino e Paola Arnaldi e pubblicato da Gondour edizioni del Centro Studi Silvio Pellico, nella collana Geo-Grafie. Illustra la straordinaria amicizia, nata quasi per caso, fra il Conte Carlo Beraudo di Pralormo e lo scrittore Silvio Pellico, diventata nel tempo una delle più solide del Risorgimento italiano. Tutto ebbe inizio il 13 ottobre 1820 a Milano, alle 15, quando Silvio Pellico, entrato in contatto con la carboneria, venne arrestato dalla polizia austriaca durante una grande ondata repressiva che avrebbe colpito decine di patrioti del lombardo veneto. Dopo mesi di detenzione a Milano e poi a Venezia, Pellico venne condannato e trasferito allo Spielberg, fortezza-carcere di Brno, nell’attuale Repubblica Ceca, dove l’impero austriaco mandava i detenuti più pericolosi. Nel penitenziario le condizioni di vita erano pensate per spezzare lo spirito e il fisico dei detenuti. Il Commissario Superiore di Polizia von Helgenbert gli promise che la sua pena sarebbe stata dimezzata, ma quando fu chiaro che questa promessa non sarebbe stata mantenuta la famiglia di Pellico si rivolse all’Ambasciatore a Vienna, il Conte Beraudo di Pralormo, la cui intercessione a favore dell’Ambasciatore si estese per l’introduzione periodo della detenzione, dal 1822, data della prima lettera documentata, al 1830, anno della liberazione. Nel libro sono riportate l’elettore che il Conte si scambiava con Silvio Pellico e la sua famiglia, tra cui quella inviata a Luigi Pellico e datata da Vienna 12 aprile 1822. Nel volume viene anche trattata la storia del Castello di Pralormo, maniero conosciuto alla maggior parte delle persone per Messer Tulipano, e la vita del Conte Carlo Beraudo, il quale servì ben quattro sovrani sabaudi: Vittorio Emanuele I, Carlo Felice, Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II. Il lettore avrà la possibilità di immergersi nella Torino degli anni Trenta dell’Ottocento, quella dei “Santi Sociali”, i Venerabili Carlo Tancredi e Giulia Falletti di Barolo, grandi protagonisti del racconto; seguono San Giuseppe Agostino Benedetto Cottolengo, fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza, e Emanuele Giovanni Bosco, fondatore dei Salesiani, ma anche l’atmosfera in cui i mendicanti portavano sul petto una piastrina gialla per avere il permesso di elemosinare, e i bambini abbandonati vagavano per le strade senza che nessuno se ne curasse. A porre rimedio a queste ingiustizie ci pensarono il Conte di Pralormo, i Marchesi di Barolo, Cavour, Cottolengo e Silvio Pellico.

La storia è stata raccontata a due voci: la prima, quella del racconto, curata da Angelo Toppino e Paola Arnaldi, si rivolge a chi vuole capire chi fossero queste persone e che cosa le muovesse; la seconda, quella dell’approfondimento storico, curata in particolar moda da Andrea Carnino, compare alla fine di ogni capitolo, distinta anche graficamente, ed offre ciò che il racconto da solo non può dare: dalle genealogie alle date precise, dai documenti d’archivio al contesto politico istituzionale. Il volume è stato presentato per la prima volta il 18 maggio scorso, presso il Salone del Libro, nell’Arena Piemonte, alla presenza della venerabile Giulia Falletti di Barolo impersonato da Monica Todi, presidente del Gruppo Storico della Fenice di Pianezza, accompagnata da una dama di compagnia.

La prossima presentazione è in programma domenica 12 luglio, alle ore 18, presso le scuderie del castello di Castiglione Falletto.

Mara Martellotta

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