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BookLab Scrittori, editori e traduttori raccontano i libri del Premio Strega Europeo 2022

Dynamis – Il luogo del pensiero

               

Il prossimo incontro è dedicato al libro

Punto di fuga di Mikhail Shishkin (21Lettere)

30 marzo 2023 ore 19

presso la Biblioteca civica Natalia Ginzburg

Via Lombroso 16, Torino

 

Intervengono

Alberto Bisi (21Lettere)

Emanuela Bonacorsi (traduttrice)

Alessandra Carati (scrittrice)

Si chiude con un appuntamento imperdibile, giovedì 30 marzo alle 19 alla Biblioteca civica Natalia Ginzburg, la seconda edizione di BookLab. La rassegna di eventi dedicata ai libri del Premio Strega Europeo 2022 è organizzata dall’APS Dynamis – Il luogo del pensiero sotto il patrocinio di Fondazione Bellonci e in collaborazione con Biblioteche civiche torinesi e Polo Culturale Lombroso16.

 

Il libro protagonista del prossimo incontro è Punto di fuga di Mikhail Shishkin, edito da 21Lettere e vincitore ex aequo del Premio Strega Europeo 2022. A parlarne ci saranno Alberto Bisi, fondatore della casa editrice 21Lettere, Emanuela Bonacorsi, traduttrice del romanzo, e Alessandra Carati, scrittrice che con il suo E poi saremo salvi è stata tra i finalisti del Premio Strega 2022. La partecipazione all’incontro è gratuita.

 

Figlio di un’insegnante di letteratura e di un ingegnere civile, cresciuto nel centro di Mosca e dissidente nei confronti del governo russo, Shishkin oggi vive in Svizzera ed è un autore di fama mondiale. I suoi libri hanno vinto tutti i maggiori premi letterari russi e sono tradotti in oltre trenta lingue. Punto di fuga racconta lo scambio di lettere tra una donna e un uomo innamorati, ma separati dalla guerra: è un romanzo sull’amore, sui misteri della vita e sull’accettazione della morte.

 

«L’incontro del 30 marzo dedicato a Punto di fuga di Mikhail Shishkin sarà una perfetta conclusione per la seconda edizione di BookLab», dichiara Fulvio Vallana, presidente dell’APS Dynamis. «Siamo molto soddisfatti del percorso che abbiamo fatto. È stato bello tornare ancora una volta a parlare dei libri del Premio Strega Europeo insieme ai lettori e agli “addetti ai lavori”: traduttori, editori e scrittori. Siamo già al lavoro per preparare la terza edizione, in modo da proseguire insieme questo percorso».

 

La novità di quest’anno sono stati i gruppi di lettura BookLab OFF, pensati per leggere e commentare insieme i libri finalisti del Premio Strega Europeo 2022 prima degli incontri della rassegna. «Abbiamo voluto creare queste occasioni di condivisione più informali, aperte a tutti, in cui scambiarci commenti e impressioni sui romanzi», aggiunge Andrea Sola, vicepresidente dell’APS Dynamis. «Sono sempre stati momenti arricchenti e interessanti: una preziosa opportunità per ragionare insieme sulla letteratura europea contemporanea e per crescere come associazione».

Senza far nomi, la Spoon River di Giulio Martinoli

Sabato 1 aprile , alle ore 17, la Biblioteca Civica di Omegna Gianni Rodari ospiterà la presentazione del libro “Senza far nomi (Storie di famiglia)”  di Giulio Martinoli.

L’evento, a cura dell’associazione I Lamberti, è patrocinato dalla città di Omegna. Dopo l’introduzione vi saranno le letture dell’attore Giuseppe Maranta e un commento dello psicoterapeuta Mauro Bozzola. Dal 1885 ai nostri giorni, attraverso i ricordi e dove i ricordi non arrivano, con l’aiuto dell’immaginazione, Giulio Martinoli prova a stabilire i nessi tra le vite dei famigliari che lo hanno preceduto, a Jersey, i laghi d’Orta, di Como, di Lugano, Omegna, attraverso una ridda di costumi, lingue e dialetti. Un album di fotografie di famiglia e molto più di questo perché quell’album restituisce, oltre alla memoria, anche le atmosfere e quasi gli odori di un tempo passato. Attraverso una narrazione piacevolissima, l’autore porta per mano il lettore alla ricerca di qualcosa che si cela proprio nelle pieghe di tante biografie intrecciate, divise, coerenti con l’andamento di una storia collettiva. Senza far nomi è un romanzo, un libro sulla memoria, una biografia di persone che non sono più. Carlo Carena, grande traduttore e critico letterario, ha definito il libro “un raro esempio e insegnamento di pietas filiale, che delinea una storia secolare tramandata o documentata, e la ricrea sorreggendola e integrandola con una brillante immaginazione”. Aggiungendo di riconoscere tra le pagine “l’autenticità dei personaggi, delle vicende, dei paesaggi e degli ambienti; famiglie numerose, donne e uomini che penarono e sacrificarono la loro esistenza per i familiari  o furono protagonisti di grandi avventure, artigiani e operai nel loro piccolo lago o migranti nel grande Nord, coinvolti in brutte guerre o seduti attorno a una buona tavola allestita dalla massaia”. Lo sguardo dell’autore sembra indugiare su vecchie foto in bianco e nero o virate color seppia che svelano vicende ormai lontane, racchiuse in un tempo dilatato che parte dall’infelice inizio del 1885 quando morì il bisnonno in Valle Strona, a Sambughetto, fino al doloroso racconto della scomparsa dei genitori. Come un cronista d’antan, Giulio Martinoli intinge la penna nell’inchiostro del calamaio, descrive e ricostruisce facendo leva sull’immaginazione, vecchie carte e documenti, testimonianze riportate o dirette, il complesso filo invisibile delle relazioni di una vicenda corale e originale, per lunghi tratti comune a molte altre così da contribuire per propria parte a quella storia con la esse maiuscola che è poi la somma delle vicende di collettività e generazioni, paesi e nazioni. Anche i luoghi e i viaggi contano, e contano molto. Legami di famiglia che si intrecciano sulle sponde del Cusio, Lario e Ceresio, tra le vie di Omegna e i sentieri della valle dei gratagamul, sapienti artigiani del legno; durante gli anni passati sulla più grande delle isole del Canale della Manica ( Jersey, a una ventina di km dalla costa della Normandia, dove nel 1942 è nato l’autore); i viaggi marini e transoceanici del padre maître che si ribellò giovanissimo al destino di diventare operaio per forza; le vecchie e sbuffanti locomotive su rotaie in parte oggi in disuso e i battelli che procedevano a zig zag tra i vari scali lacustri mentre gli ingranaggi “facevano mulinare le grandi ruote laterali a pale dipinte di rosso”. Nelle storie i luoghi, i viaggi, gli incontri sembrano avvolti da un alone d’avventura che rimanda ai racconti di Salgari, Conrad o Melville anche se non è davvero necessario scomodare troppo l’immaginazione o fare ricorso ai sotterfugi dell’abbellimento ai sotterfugi della potenza creativa considerando che si tratta pur sempre della semplice verità. I tempi difficili, le scelte che potevano imprimere svolte improvvise nella vita e segnare i destini dei singoli e di interi rami della grande famiglia allargata (la principale protagonista della storia), i drammi e le gioie, le avarizie di affetti e gli sconfinati amori, gli immancabili diverbi e i dispetti narrati con puntuta ironia, le grandezze e le miserie, i rovesci e le fortune ci conducono all’incontro con altre vicende – dalle più grandi alle meno note – che a loro modo contribuirono a fare epoca. Gli scorci sui costumi, le abitudini, i mestieri del tempo (operai e cavallanti, cuochi e modiste, camerieri e barcaioli, artigiani e bottegai) restituiscono dettagliati fotogrammi di vita vissuta dove si delineano caratteri e personalità di donne e di uomini per certi versi originali, sia che fossero remissivi o indisciplinati, spesso ribelli nello spirito e ben disposti verso il rischio e l’avventura, affrontando l’ignoto senza indulgere però nell’azzardo. Dei periodi che intercorrono tra le due guerre mondiali fino ai concitati anni del dopoguerra, dopo aver vissuto gli ultimi mesi del conflitto tra i due laghi, quelli d’Orta e di Como , e in valle, nel paese natale della nonna, si intuisce perfettamente lo spirito di quei tempi che furono tutt’altro che facili. Nell’incedere dell’esposizione l’equilibrato uso delle parole rende scorrevole e avvincente la lettura, senza tralasciare il giusto riferimento ai termini dialettali con la gamma vasta delle “lingue popolari” infarcite dalle inflessioni ticinesi e dell’alto Piemonte che si mescolano con le asprezze fonetiche valstronesi. Ai suoi genitori dedica le ultime pagine, tra le più belle e difficili, senza necessariamente far torto alle altre. Lì si riannodano vicende e sentimenti, segnati dalla prematura scomparsa dell’amatissimo padre (morì il 15 settembre del 1973, a nemmeno 65 anni, “quattro giorni dopo Salvador Allende, che era suo coetaneo, più anziano di lui di qualche mese”) e alla tragica fine della madre. Scrive, Giulio Martinoli: “Aveva vissuto tutta una vita votata al sacrificio, si era sempre donata, ora che non aveva più nulla da dare aveva forse pensato che fosse meglio troncare, che Dio l’avrebbe comunque perdonata..”. In conclusione del racconto, nonostante fosse partito con l’intenzione di non fare nomi, offre in appendice a chi legge un elenco di persone e di luoghi, “più o meno in ordine di apparizione”. Nel racconto, in parte autobiografico, i legami di un gruppo famigliare si intrecciano con la storia d’Italia sotto un profilo nuovo. Le memorie private, singole e personali, diventano storie universali, collettive, scritte “dal basso”. In fondo quella raccontata in “Senza far nomi” è a tutti gli effetti parte integrante della storia di un Paese e aiuta, senza retorica e in maniera schietta e onesta, a comprendere il mondo dove viviamo, la nostra società, noi stessi.

Marco Travaglini

L’isola del libro

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria

Jodi Picoult “Vorrei che fossi qui” -Fazi Editore- euro 19,00

E’ intrigante e sorprendente l’ultimo romanzo della scrittrice americana 56enne, e pare che Netflix abbia già comprato i diritti per trasformarlo in un film.

Al centro della storia c’è una coppia di giovani newyorkesi, Diana e Finn; lei è esperta di arte e lavora per Sotheby’s, lui è specializzando in chirurgia e lavora presso il Presbyterian Hospital. Stanno insieme da tempo, il loro rapporto sembra perfettamente collaudato e avviato verso un rassicurante futuro.

Diana sta per compiere 30 anni e i due hanno programmato un viaggio alle Galápagos; dove lei si aspetta che lui colga l’occasione della romantica cornice tropicale per chiederle di sposarlo.

Fin qui il progetto, poi però dilaga il virus assassino e Finn resta relegato in ospedale per far fronte all’epidemia che scopriamo presto essere di Covid.

Finn incita Diana a partire lo stesso sebbene senza di lui, che pensa magari di raggiungerla appena possibile.

Ma la pandemia sta uccidendo persone in massa, nessuno la conosce bene e nemmeno sa come fronteggiarla; le scene assumono i connotati che ormai conosciamo e Finn non può lasciare l’ospedale.

Diana parte lo stesso e arriva a Isabela, dove però sta chiudendo tutto: niente hotel o ristoranti, lei si ritrova sola e pure senza i bagagli che sono andati smarriti.

Di fatto resta bloccata e isolata in un paradiso dal mare cristallino che cerca di difendersi dal virus con una serrata generale.

Riesce a trovare ospitalità presso una donna del luogo, poi fa la conoscenza di una ragazzina problematica e di suo padre. Buona parte del romanzo racconta la forzata lontananza dagli affetti più cari e dalle certezze in cui Diana si era cullata prima che tutto venisse stravolto.

Le comunicazioni con Finn sono stentate e sporadiche. Lui è costretto a turni massacranti per aiutare i moribondi e nelle sue email c’è tutta la tragedia vista dal versante di chi la combatte in prima persona in corsia.

Intanto Diana va alla scoperta della splendida natura del luogo, tra immersioni memorabili e una forzata solitudine che diventa occasione per ripensare ai suoi progetti, alle priorità, agli affetti e ai dolori. Allontanarsi da tutto per riconsiderare la vita da una prospettiva nuova.

Però ovviamente la trama non finisce qui, e non anticipo di più, se non che la Picoult stupirà in modo repentino ed imprevisto con un colpo di bravura spiazzante per i lettori. E non è solo un romanzo sul Covid, col suo bagaglio di sofferenza e lutti; ma una storia che parla di capacità di adattamento e della necessità di fare il punto sulle nostre vite.

 

 

Eve Babitz “La mia Hollywood” -Bompiani- euro 20,00

Eve Babitz e’ stata un’icona: artista, giornalista, musa, it girl, party girl, autrice di copertine di album rock. Nata nel 1943 a Hollywood, figlia del primo violinista dell’orchestra della 20th Century Fox e di un’artista, è morta nel dicembre 2021. Suo padrino fu Stravinskij, Jim Morrison per lei scrisse “L.A. Woman”, fu fotografata mentre giocava a scacchi nuda con Duchamp, e visse gli anni d’oro di una Hollywood che non c’è più.

Questo è il primo dei suoi libri, uscito nel 1974, quando aveva 30 anni, e lo definiva ironicamente “romanzo confessionale”. E’ una raccolta di saggi autobiografici che ripercorrono la sua infanzia e giovinezza alle prese con un mondo bizzarro e affascinante.

Ci sono gli incontri con personaggi eccentrici, a tratti quasi paradossali.

Tra i ritratti, a volte racchiusi in pochissime righe, emergono la figura di Vera Stravinskij, il bizzarro mecenate inglese dei surrealisti Edward James, attori, avventurieri, musicisti e rockstar, surfisti e perdigiorno, in un caleidoscopico racconto di Los Angeles.

Emblematica la frase scritta nel libro da Eve Babitz in merito agli anni della Depressione in cui «le persone intelligenti se ne andavano a New York, quelle belle venivano sulla West Coast».

Lei a New York ci andò giovanissima come segretaria di redazione in una rivista underground e fu sempre contro il luogo comune per cui Los Angeles sarebbe stata una “Terra desolata” culturalmente parlando.

Fu una gran lettrice curiosa di tutto, e descrisse benissimo la Hollywood dell’arte e della boheme; assetata di esperienze e vita, si mosse vorticosamente tra amanti, alcol e droghe, in un susseguirsi di party ed avventure sopra le righe. Un libro ricco di aneddoti e spaccati di vita che rimandano al fascino anche un po’ perverso della Hollywood tra anni 50 e 60, raccontati da chi c’era e se la viveva a piene mani.

 

Emma Straub “Domani a quest’ora” -Neri Pozza- euro 19,00

Emma Straub, 42 anni e due figli, non è solo una scrittrice di bestseller (5 tradotti in più di 20 lingue), ma anche libraia; proprietaria insieme al marito, il graphic designer Michael Fusco, della libreria indipendente “Books are magic” al 225 di Smith Street, a Brooklyn.

Nel 2016 dopo la nascita del secondo figlio la coppia si trasferì a Coble Hill, vicino a una libreria che amavano, “Book Court”. E quando i proprietari decisero di vendere, Emma e Michael la comprarono.

Questo per dire che la Straub ha anche l’occhio allenato alle ultime novità e tra gli scaffali della sua “Books are magic” ha spesso l’occasione di conoscere altri scrittori e confrontarsi con il pubblico.

In “Domani a quest’ora” (che facilmente diventerà un film e la Straubb sta lavorando alla sceneggiatura), la protagonista Alice Stern, che è alla soglia dei 40 anni, una mattina si risveglia adolescente negli anni 90.

Il romanzo è ambientato nella New York tanto amata dalla scrittrice. Alice è una donna indipendente, newyorkese purosangue che vive nello stesso appartamento di quando era studentessa ed ha una vita tranquilla, senza la foga della carriera, ma in grado di consentirle alcune certezze nella confort zone che si è ritagliata.

La sera del suo 40esimo compleanno, dopo una notevole sbronza, si risveglia nel corpo di una 16enne; è perfettamente consapevole di quello che le sta capitando ed ha intatti i ricordi e la realtà dei suoi 40 anni…. solo che è tornata al tempo del liceo. Allora molte cose erano diverse, a partire dal padre che all’epoca stava benissimo, mentre ora si ritrova in ospedale per i suoi ultimi giorni. E’ Leonard Stern, scrittore di fantascienza, ispirato al padre della scrittrice Peter Straub, che è stato un autore di libri horror e se n’è andato poco tempo fa per le complicanze di una frattura del bacino.

Tutto il romanzo è giocato sull’alternanza dei pensieri di Alice 16enne il cui un futuro deve ancora essere scritto e, dall’altra, la consapevolezza della donna matura che sta affrontando la malattia e la morte del padre al quale avrebbe tanto voluto salvare la vita.

Se lei potesse davvero tornare indietro cosa cambierebbe? Quali decisioni hanno finito per rivelarsi davvero decisive per la sua vita? Se avesse cambiato qualcosa, per esempio il fidanzatino del liceo o scelto un altro lavoro o ancora aiutato il padre a smettere di fumare……quante cose sarebbero andate diversamente?

Un romanzo che invita a farsi domande anche profonde, così come se le è poste la Straub in queste pagine che ha iniziato a scrivere nel 2020 in piena pandemia. Alice non è esattamente lei, ma molti sentimenti sono i suoi ed oltre all’amore per New York che traspare in ogni pagina, ci sono sensibilità e profondità di pensieri che non lasciano indifferente il lettore.

 

A cura di Nadia Fusini e Luca Scarlini “Virginia Woolf e Bloomsbury inventing life” -Electa- euro 29,00

Questo volume è il catalogo della mostra allestita a Roma in collaborazione con la National Portrait Gallery di Londra, per celebrare lo spirito che animò il gruppo di Bloomsbury, enclave di grandi menti artistiche (e non solo) che sperimentarono idee e opere, nonché un nuovo modo di convivere che scardinava i rigidi principi vittoriani.

Rimasti orfani nel 1904, Virginia Stephen (non ancora sposata con Leonard Woolf) e i fratelli Vanessa, Thoby e Adrian lasciano la casa paterna nell’altolocato quartiere di Kensington e si trasferiscono nel quartiere più bohémienne di Bloomsbury. E’ lì che imprimono un nuovo significato alla convivenza, alla vita artistica e intellettuale ed aprono le porte agli amici, tutti intellettuali di altissimo ingegno e livello. L’esposizione capitolina ha voluto raccontare proprio quel nuovo modo di concepire l’amicizia intellettuale e i suoi corollari attraverso dipinti, foto, libri, parole ed oggetti appartenuti al gruppo.

Nelle stanze di Gordon Square a Bloomsbury nasce un nuovo concetto di coabitazione, tra libertà totale e fervore creativo, pittura, lettere, studi e amicizia. Le sorelle Stephen riescono così a dare libero sfogo ai loro talenti; Virginia scrivendo, Vanessa dipingendo, e in un certo senso quella fu la loro università. Nell’ampio soggiorno del primo piano tutto è concepito per ospitare gli amici delle sorelle e dei fratelli Stephen.

A Bloosmbury transitano e si soffermano personaggi che diventeranno poi economisti, storici, filosofi ed artisti famosi; condividono motivazioni sociali, idee artistiche innovative, teorie rivoluzionarie e relazioni romantiche, tra discorsi, analisi profonde ma anche scherzi giocosi.

Tra i nomi di spicco, John Maynard Keynes che rivoluzionerà il pensiero economico mettendo le basi del welfare state; Lytton Strachey che inventerà un nuovo modo di scrivere e raccontare storia e biografie, sarà il biografo per eccellenza in terra britannica, autore di due strepitosi ritratti delle vite delle sovrane Elisabetta I e la Regina Vittoria.

E ancora, il futuro marito di Virginia, Leonard Woolf che sogna una società nuova e con la scrittrice fonderà la casa editrice Hogarth Press; Clive Bell che sposerà Vanessa; il pittore Duncan Grant e il critico Roger Fry che svelerà oltre Manica le nuove tendenze artistiche parigine.

E le donne nel gruppo faranno la loro parte dando un nuovo peso alle loro intelligenze.

A Bloomsbury transitano Vita Sackville –West, Dora Carrington, Lady Ottoline Morrel, Katherine Mansfield. Ma sono molti di più i personaggi che incroceranno Bloomsbury e li trovate tutti nel libro della mostra che dedica ad ognuno un capitolo, tra foto d’epoca, quadri, disegni e materiali inediti.

 

 

Il pane di Predrag Matvejević

Pane nostro, libro di Predrag Matvejević, è stato il frutto di un lavoro lungo vent’anni.

Quella del pane è una grande storia che viene da lontano, scorrendo dal tempo in cui i nostri antenati si stupirono per la simmetria dei chicchi sulla spiga fino a oggi, dove miliardi di esseri umani ancora soffrono la fame e sognano il pane mentre altri lo consumano e lo sprecano nell’abbondanza. Nato migliaia di anni fa in Mesopotamia, nominato con molteplici nomi fin dall’antichità, riportato nelle memorie incise sulle tavolette di terracotta, scritto sulle pergamene, nei poemi orali e nei testi religiosi, il pane è l’architrave del Mediterraneo. Per secoli è stato l’unico contraltare a carestie, epidemie, alle morti per inedia, l’unico elemento ( tra l’altro, comunitario) in grado di separare la sopravvivenza dal baratro della fame. Per questa ragione è stato anche uno straordinario simbolo in tutte le religioni. Ha accompagnato, assumendo la forma e la sostanza della galletta, della focaccia o del biscotto, innumerevoli viaggiatori e pellegrini, marinai e nomadi. Si è ritrovato, suo malgrado, al centro di dispute sanguinose e interminabili: le guerre per procacciarsi il cibo, ma anche le lunghe controversie sul pane lievitato oppure azzimo, da usare per la comunione. E’ stata una disputa inevitabilmente infinita perché il pane è anche un simbolo posto al centro del rito eucaristico. Lo si ritrova, nelle sue mille varietà, in molte opere d’arte dall’antico Egitto fino alla pop art. Raccontando questa saga sul pane, Matvejević  ( uno dei più grandi intellettuali balcanici, nato nel 1932 a Mostar e morto sei anni fa a Zagabria) ci parla di Dio e degli uomini, della storia e dell’antropologia, della fame e della ricchezza, della guerra e della pace, della violenza e dell’amore. Un libro importante, denso di significati, dove la saggezza spesso è temprata nel dolore ma è pur sempre piena di speranza. Con la prefazione di Enzo Bianchi e la  postfazione dello scrittore Erri De Luca, Pane nostro è una opera ricchissima di riferimenti storici e letterari, di citazioni. Un libro potente che rappresenta un omaggio poetico all’alimento più semplice inventato dall’uomo.

Marco Travaglini

La versione del professore

Che cosa unisce Tiziano Sclavi e Michele Paolino?

Il primo ha creato un mito fumettistico e poi cinematografico: DYLAN DOG.
Il secondo sta producendo un genere letterario che il lettore divora in pochissime ore. Romanzi gialli, noir, thriller ricchi di emozioni e suspense. Tieni costantemente il fiato sospeso perché, fino all’ultima riga, non sai come va a terminare l’intricata vicenda. Michele Paolino si supera ogni volta, appena fa nascere un nuovo libro.
Questa volta tocca a “La versione del professore”, tantissimi colpi di scena con protagonisti il professor Gilberto Ferrony, insegnante (in pensione) di letteratura slava, già addetto culturale presso un’ambasciata italiana in un Paese dell’Est, traduttore, curatore di una biblioteca privata, che vive in una casa circondato da migliaia di libri e poi c’è l’avvelenamento di un opinionista televisivo, simpatizzante No Vax ed anche di una influencer marketing? chissà!!!Ad indagare ci sono Serena Valente, luogotenente del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, e l’ispettore capo Domenico Pescatore della Questura di Torino.  Ne siamo certi che presto li vedremo in azione anche in TV ed al cinema!

Enzo Grassano

La gentilezza migliora la vita

Un libro ci spiega come / Per anni siamo stati convinti che il più forte sopravvive con più probabilità e facilità, come afferma la famosa teoriadell’Evoluzione di Darwin e a sostegno quella di Herbert Spencer 

 Sicuramente in certi contesti, antichi e tribali perlopiù, dove l’uso della forza era necessario, questaconcezione e metodica della conservazione sociale era plausibile, ma le cose sono cambiate, le comunità si sono organizzate, gli uomini si sono evoluti e l’approccio che vuole l’uso della forza come strumento più idoneo allasopravvivenza è superato, o almeno dovrebbe esserlo.

Un sociobiologo, Daniel Lumera, e una epidemiologa, Immaculata De Vivo, con il libro  Biologia della Gentilezza, edito da Mondadori, ci spiegano quali solo le azioni, le abitudini e i gesti che generano serenità ed equilibrio a beneficio del singolo e di conseguenza della società intera. L’utilizzo della gentilezza infatti, verso se stessi e gli altri, può rendere la vita migliore, la cortesia e il garbo sono attitudini benefiche in grado proteggerci da patologie causate anche dallo stress legato allo stile di vita, da modelli e condotte snervanti che ci mettono in uno stato di conflitto e tensione cronica.

Il più adatto ai cambiamenti e alla sopravvivenza non è il più forte, ma il più gentile” affermano dunque gli autori che vedono in questa qualità morale, non solo come attitudinema anche come pratica,  uno strumento che  produce un processo virtuoso attraverso l’empatia e che costituisce una “forma terapeutica” con alte capacità di trasmissione collettiva. La cosa importante è che si possa attuare una inversione di tendenza sostituendo le vecchie credenzeapprese che ci vogliono necessariamente forti e spesso prevaricanti.

Nel libro sono sei le “strategie gentili” suggerite per coltivare la felicità, l’ottimismo, la gratitudine e disattivare le emozioni sfavorevoli e negative in grado di nuocere alla nostra salute fisica ed emotiva.

Indubbiamente la musica e il silenzio hanno un impatto molto importante sul nostro stato d’animo, stare nella quiete assoluta per almeno cinque o dieci minuti al giorno  ed ascoltare le nostre canzoni preferite infatti fa bene al nostro umore; sembra che la sinfonia di Mozart 40 in sol minore k550 sia tra i brani più salutari e rilassanti, ma anche gli Abba possono contribuire al nostro buon umore.Trascorrere più tempo a contatto con la natura è l’altroconsiglio da seguire per ritrovare la nostra energia più profonda, il verde è rassicurante e riposante ed esserne circondati  ha un effetto calmante straordinario.

Trovare il tempo per meditare poi è una azione gentile che dovremmo intraprendere giacché questa pratica è in grado di attuare “un’igiene interiore ed emozionale” intensa; sono sufficienti dieci o quindici minuti al giorno, meglio se dimattina, per ripulire il nostro interno da pesanti e ingombranti scorie. L’alimentazione e il movimento sono altre due abitudini da curare con impegno. Il cibo infatti, secondo gli autori,  dovrebbe essere consumato responsabilmente soprattutto attraverso la conoscenza della lavorazione e della provenienza. Mangiare sano e consapevole è importante, nutrirsi con attenzione è una dimostrazione di accortezza verso noi stessi e nei confronti del pianeta. L’attività fisica deve essere “un gesto amorevole”, un atto di cura e di affetto a cui non dovremmorinunciare; ovviamente la ginnastica e ogni tipo esercizio deve essere praticato in base alle nostre possibilità e capacità e preferibilmente in mezzo alla natura. Infine eccoci alle relazioni, al ruolo importante che rivestono nella nostra vita. Queste, secondo Lumera e De Vivo, non devono essere compensativeun modo per colmare le nostre insicurezze o la paura di rimanere soli. Che sia d’amore o di amicizia il rapporto con l’altro deve includere l’ascolto, la reciprocità, lo scambio e anche il confronto purché sia finalizzato alla crescita e non sia un mezzo attraverso cui si mettono in atto dinamiche manipolative e distruttive. E’ gentilezza verso noi stessi quando facciamo entrare nella nostra vita persone positive e accoglienti, è gentilezza verso gli altri nel momento in cui mettiamo in campo tutte le doti migliori per sostenerli.

Cambiando consapevolmente il nostro modus operandi, intervenendo su attitudini e abitudini, possiamo essere felici e contribuire al miglioramento della vita degli altri. “Sintonizzarsi con la gentilezza” è una pratica rivoluzionaria importante per cambiare ed emanciparci da una visione che ha voluto erroneamente che il più “forte”, che spesso si traduce con il più furbo e prepotente, fosse  il migliore, un modello da imitare, l’esempio vincente da seguire.

Maria La Barbera 

“L’era dei Badb”, la Terra sull’orlo del baratro nel romanzo di Mirco Goldoni

Informazione promozionale

Adoro la fantascienza con la ‘S’ maiuscola. Una fantascienza che poggi le sue trame fantastiche su solide basi scientifiche, affinché il ‘reale’ possa trasformarsi in ‘realistico’. Amo la fantascienza che riesce a esplorare l’Uomo nel suo profondo, nelle sue emozioni e contraddizioni, perché siamo noi quell’Universo ancora da esplorare.

 

Mirco Goldoni nasce a Bologna nel 1965. Ingegnere informatico, adora leggere, suona la batteria a livello dilettantistico e presta servizio come volontario di protezione civile. Nel 2023 esce il suo terzo romanzo, L’era dei Badb, Edizioni Effetto.

Mirco, cos’è per te la scrittura e la fantascienza in particolare?
È un pretesto. Un modo per evadere e lasciar viaggiare i miei sogni, le mie speranze, illusioni e timori, navigando in quel labirinto complesso che è l’essere umano. Con la fantascienza posso alzare l’asticella della realtà un po’ più in alto e chiedermi: cosa succederebbe se…? Salgo in cima al palazzo che è l’essere umano e provo a osservarlo da un punto di vista originale.

Questa la quarta di copertina del tuo ultimo romanzo:
Anno 2246. La Terra si trova sull’orlo del baratro climatico e demografico e l’arrivo di spietati e sanguinari invasori extraterrestri, i Badb, sembra essere il colpo finale per il pianeta. Contro ogni aspettativa, questo attacco proveniente dal profondo dell’Universo rinsalda lo spirito dei terrestri che, facendo fronte comune, riescono a resistere e ribattere colpo su colpo.
Dopo ulteriori quattro secoli di guerra e oltre sette miliardi di morti, uno sconosciuto impiegato del Dipartimento della Guerra tenta di ribellarsi a quel conflitto lontano e pulito, insinuatosi ormai nel tessuto sociale fino a diventarne parte. Troverà le risposte che cercava, ma saranno peggiori del suo più terribile incubo.

A quanto si legge, un’era complicata per la Terra…
Complicata indubbiamente, ma anche un’era nella quale si riscoprono valori comuni, primo su tutti, la collaborazione. Paradossalmente, la guerra diventa un agglomerante per una società che era ridotta all’autodistruzione.

Una guerra ‘utile’, quindi?
La guerra non è mai utile. In questo caso però ha dato il pretesto all’Uomo di trovare il vero ‘cattivo’, la vera (o presunta) causa di tutti i propri problemi. Il protagonista si troverà in grosse difficoltà nel tentare di porre fine a questa barbarie lontana, insinuatasi ormai nella quotidianità.

Il libro inizia con una dedica, quasi una supplica. O è un’utopia?
Nella speranza che le difficoltà insegnino all’Uomo la collaborazione.
È una sincera speranza. L’Uomo ha potenzialità immense, potenzialità che spesso utilizza in un gioco di autodistruzione. La collaborazione potrebbe portare a un enorme passo avanti per il nostro benessere, e voglio credere sia possibile.

L’era dei Badb è prenotabile in qualunque libreria e nei principali store on-line.

 

Una storia che va oltre l’avventura fantascientifica, spostando il focus su una morale che fa riflettere sull’estrema importanza delle nostre scelte…” [Natascia Cortesi editor]

 

Contatti

Pagina facebook Mirco Goldoni Autore
Profilo Instagram Mirco Goldoni
Sito (e blog nel quale trovare alcune curiosità e racconti brevi) www.mircogoldoniautore.it

Lo potrete inoltre incontrare al Salone Internazionale del Libro di Torino 18 – 22 maggio 2023.

 

 

 

L’isola del libro

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria

 

Alice Helliot Dark “Fellowship Point” -NNE- euro 22,00

Questo splendido libro della scrittrice americana (nata a Filadelfia nel 1955) prende il titolo da un promontorio panoramico sulla costa del Maine. Un paradiso che è il buen retiro in cui sorgono le case di campagna delle famiglie discendenti dai primi coloni quaccheri.

La storia è ambientata a inizio anni Duemila e Fellowship è dove trascorrono da sempre le vacanze le due agiate protagoniste della Philadelphia bene: vispe ottantenni, vicine di cottage, amiche da una vita, nonostante le differenze caratteriali e le scelte esistenziali.

Agnes Lee è convintamente single ed eremitica, battagliera, intellettualmente brillante, scrittrice di successo di libri per bambini. Ma sotto pseudonimo è anche autrice di fortunati romanzi che, tra l’ironico e il trasgressivo, raccontano la vita delle ricche ragazze di Filadelfia. E’ insofferente verso gli stereotipi, si veste come le pare e combatte un tumore al seno facendosi forza con il suo cinismo.

La sua amica del cuore è Polly Wister, moglie e madre sottomessa ai doveri familiari, molto più affettiva che cerebrale. Dopo 60 anni di matrimonio e tre figli, all’inizio del romanzo è praticamente sprofondata nel ruolo di badante dell’anziano marito, un pomposo ex professore universitario. Poi le cose cambieranno, anche in modo drastico.

Pur essendo diverse la loro amicizia è di quelle che hanno retto tutta la vita ed ora si alleano per combattere le proposte di speculatori edilizi che vogliono comprare le loro proprietà e costruire un porticciolo turistico che stravolgerebbe del tutto Fellowship Point. Purtroppo non tutti gli altri residenti la pensano come loro, e persino i figli di Polly si schierano contro la madre, attratti dalla prospettiva del guadagno.

La trama alterna capitoli del passato a quelli del presente, ripercorre episodi importanti relativi al passato delle protagoniste.

Ma il romanzo va ben oltre. Perché quando Agnes in biblioteca trova dei documenti sul bisnonno William Lee, di fatto si trasforma in una saga che attraversa due secoli di storia del luogo. All’epoca del suo arrivo come colono si rivelò uomo illuminato e rispettoso degli indiani che vivevano lì dalla notte dei tempi; intendeva includerli nei nuovi insediamenti pacificamente e con pari diritti.

Gli antenati di Agnese e Polly e gli altri primi colonizzatori di questa parte di costa del Maine avevano creato un’Associazione che era un vincolo d’onore per impedire la vendita dei loro insediamenti ai forestieri. Patto che aveva resistito per oltre 150 anni….

Ora quell’accordo sta per saltare di fronte all’avanzare degli speculatori e questo finisce per creare dissapori nella comunità e persino tra Agnes e Polly.

Ma il romanzo abbraccia un orizzonte ben più ampio in cui si amalgamano altri personaggi, come l’editor Maud di cui scopriamo la vita, poi in ordine sparso: affetti, amicizia, editoria, affari, vantaggi ma anche magagne della terza età, e qualche mistero dei tempi passati.

 

 

Rebecca Kauffman “La famiglia Shaw” .BigSur- euro 17,50

L’ultimo romanzo della brillante scrittrice americana Rebecca Kauffman è ambientato nella Virginia rurale tra inizi Novecento e fine anni Cinquanta, e racconta la storia della famiglia Shaw. In scena c’è la complessa rete di rapporti affettivi di 7 tra fratelli e sorelle, cresciuti in una fattoria e accomunati dalla tragedia della morte precoce della madre.

In un alternarsi tra passato e presente la Kaufmann penetra nell’animo dei vari personaggi e porta a galla tutta una serie di incomprensioni, parole dette o taciute, ricordi, nostalgie, incomprensioni, segreti, diverbi e partenze.

Gli Shaw sono la coppia formata da Jim e Marie e i loro figli: Wendy, Sam, Jack, Maeve, Lane, Henry e Bette. Il capofamiglia Jim è profondamento legato alla sua fattoria, contadino gran lavoratore che non si sottrae alla fatica.

Marie combatte da tempo contro la depressione e nel 1933 viene trovata morta nel suo letto; forse suicida, oppure stroncata senza volere da un dosaggio sbagliato dei farmaci. All’epoca i figli sono ancora tutti troppo giovani, e a trovarla esangue è la maggiore Wendy; quella che poi resterà ancorata alla casa, alla famiglia e al padre, senza mai desiderare un futuro diverso e altrove.

Intorno al trauma di questa perdita la Kauffmann orchestra il romanzo che, sullo sfondo della Grande Depressione e della Seconda Guerra Mondiale, ripercorre i differenti modi dei fratelli di far fronte al dolore.

Racconta il loro sentire, i loro rapporti, le motivazioni delle loro scelte future, il loro diventare adulti dopo la morte anche del padre; la crescita e l’evoluzione verso l’età adulta, tra chi resta e chi invece spicca il volo verso altri lidi….tutti in qualche modo scandagliati a fondo nell’anima.

 

Andrea De Carlo “Io, Jack e Dio” -La nave di Teseo” -euro 20,00

E’ una storia di affetto, amicizia, fede, un legame che resiste alla lontananza e allo scivolare del tempo, per cui i due protagonisti non possono fare a meno l’uno dell’altra. Il romanzo è orchestrato intorno a un uomo e una donna che da giovani condividevano le estati dai nonni sulla costa adriatica a Lungamira. Un legame che alternava periodi di frequentazione a quelli della lontananza, durante i quali mantenevano una fitta corrispondenza; lei dall’Italia e lui dall’Inghilterra. Poi si erano allontanati, persi, ed ora si sono ritrovati.

A raccontare in prima persona è Mila, che dopo un black –out di 7 anni rivede Jack. Lei è smarrita, la vita l’ha ferita e si ritrova sola; Jack invece le sue piaghe le ha lenite incontrando la fede.

Ora vive in una comunità di frati che hanno fondato un ordine minore; 8 spiriti puri e radicali che vogliono instaurare un rapporto migliore con Dio.

Jack si era allontanato quando una profonda crisi esistenziale l’aveva portato a rompere i ponti con il resto del mondo, e una ricerca interiore l’aveva condotto su un cammino di fede al seguito di un frate. E quell’affetto per Mila, che poteva diventare storia di passione e amore, resta invece sospeso un passo prima.

Quando i due si rivedono -tra recriminazioni, riconciliazioni e dissertazioni religiose- tra loro ora c’è Dio, con tutto quello che ne consegue.

Ancora una volta De Carlo ci conduce nelle spire dei sentimenti complicati e contraddittori tra un uomo e una donna. Questa volta nelle sue pagine compare anche una ricerca spirituale con infinite riflessioni sulla Bibbia e i Vangeli, alla scoperta di come l’umanità cerchi da sempre di spiegarsi l’universo. Dunque un romanzo tra grande storia di amicizia e d’amore e fede.

 

 

Kavita Bedford “Amici e ombre” -Edizioni e/o- euro 18,00

Questo è il libro di esordio della giornalista e scrittrice indoaustraliana Kavita Bedford che vive e insegna a Sydney, ed è proprio in questa città che ambienta la storia di un gruppo di amici trentenni.

Sono coinquilini e dividono un appartamento a Sydney, ma anche una solida e quasi indefinibile alleanza nell’affrontare quanto la vita riserva loro, e quello che sognano. Sono un gruppo di amici assai diversi tra loro, che decidono di trasferirsi e affittare insieme un appartamento nel centro di Sydney, poi ognuno di loro si avventura all’esterno.

E’ il ritratto della vita urbana di un pool di millenial dall’altra parte del mondo, e alle prese con una realtà diversa da quelle che conosciamo. Si destreggiano tra ambizioni, ricerca di realizzazione e successo, ma anche con i limiti della precarietà in una realtà urbana dal futuro a tratti incerto e periglioso.

Voce narrante e protagonista è quella di una giovane donna che resta anonima, in lutto per la morte del padre, sospesa tra teneri e struggenti ricordi e il presente in cui si fa dolorosa la sua assenza.

Un romanzo breve in cui si racconta la battaglia di un pool di amici tra carriera, appuntamenti, famiglia e ricerca di una loro collocazione sullo scacchiere della vita. Anche un libro che ci apre un potente spiraglio sulla vita australiana che suscita sempre un notevole fascino su noi europei.

 

Le nove vite di una donna speciale

IL LIBRO DI JUNE ROSE YADANA BELLAMY “LE MIE NOVE VITE”, AUTOBIOGRAFIA DELL’ULTIMA PRINCIPESSA BIRMANA.
I libri è noto non si giudicano dalla copertina, però la foto a corredo del titolo ritrae una donna dallo sguardo fiero, una bellezza e una forza rara che appartiene ad una principessa.
Forse neppure bastano nove vite per contenere tutte le avventure di una donna così speciale per l’epoca e le circostanze vissute. La storia di una dinastia e anche la storia di una donna che non si è lasciata intimorire e soggiogare dal potere. Con la leggerezza di una piuma è volata tra mondi e culture diverse dove ha saputo destreggiarsi, come una donna libera, indipendente e concreta.
Senza lesinare l’arte del fare nonostante le nobili origini. Una vita imprevedibile e qualche volta dolorosamente vera, in cui ha saputo incantare e affascinare chiunque con la sua arte, cultura e bellezza. Un fiume in piena innanzi alla politica del tempo, una principessa che ha amato sempre il suo popolo e che ha cercato di proteggere a scapito della sua stessa vita. Una pioniera dei nostri tempi anche in cucina, dove ha interpretato l’ultima sua parte in modo magistrale
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Rosy Menniti Lombardo
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Le mie nove vite. Da Mandalay a Firenze. L’autobiografia dell’ultima principessa birmana

Bellamy June Rose Yadana – Francesco Moscatelli

pubblicato da ADD Editore