Nelle viscere del mastio della Cittadella si respira l’atmosfera del celebre episodio di cui fu protagonista l’eroico minatore chiamato a difendere la città dall’assedio dei francesi
Dopo alcuni mesi di sosta obbligata riapre il 2 maggio alle ore 10 il museo civico Pietro Micca e dell’Assedio di Torino del 1706. La struttura era stata chiusa al pubblico dal 13 novembre scorso per lavori di messa in sicurezza e di sistemazione delle perdite nelle gallerie.
Nei sotterranei del contiguo mastio della Cittadella si respira l’atmosfera del celebre ed eroico episodio di cui fu protagonista Pietro Micca, un minatore chiamato a difendere la città dall’assedio dei francesi. Quando questi riuscirono a entrare nella galleria alta e cercarono di sfondare la porta per penetrare in quella bassa, da cui sarebbe stata facile l’irruzione nella fortezza, Micca accese la miccia di una mina, pur consapevole che non avrebbe avuto il tempo di scampare all’esplosione. L’episodio è diventato il simbolo della difesa di Torino.
Il biglietto intero costa 3 euro, minori di 18 anni e over 65, o gruppi di almeno 15 persone con prenotazione e studenti universitari con meno di 26 anni: 2 euro. L’ingresso è gratuito per bambini fino ai 10 anni e abbonati Torino+Piemonte Card ed Abbonamento Musei.
Museo Civico Pietro Micca e dell’Assedio di Torino del 1706, via Guicciardini 7/a, Torino
(Foto: www.museopietromicca.it)
La marcia dei partiti verso le elezioni regionali procede tappa dopo tappa. Superato anche l’ostacolo del deposito dei simboli e delle liste, che rappresenta un momento topico nei riti preelettorali. Ecco chi darà l’assalto al palazzo regionale di piazza Castello (nella foto).
Fedele alla linea bergoglian-francescana, e al clima di antipolitica imperante, l’arcivescovo di Torino, mons.Cesare Nosiglia, dà una bella strigliata ai politici in generale.
L’Associazione per il Tibet è stata costituita su iniziativa del Consiglio regionale del Piemonte. Ha l’obiettivo di diffondere la conoscenza della cultura e delle tradizioni tibetane e di sostenere il popolo di quella regione nelle sue richieste di riconoscimento dei diritti civili e politici. Per saperne di più, il Torinese ha intervistato il presidente Giampiero Leo (a sinistra, con Davide Gariglio e il Dalai lama, nella foto della Città di Torino – www.comune.torino.it), consigliere regionale del Piemonte (Ncd), già assessore regionale alla Cultura.
Prosegue la nostra inchiesta fotografica sui manifesti dei candidati alle prossime elezioni regionali. Per le vie di Torino questi giorni sono apparsi nuovi poster elettorali. Prendiamone in esame alcuni.
IL MESSAGGIO – “Lavoriamo per dare forma al futuro”. Il richiamo al lavoro non poteva mancare, per l’assessore regionale uscente che, in questi anni di Giunta Cota ha gestito le deleghe delicatissime in materia.







Oggi le cose sono cambiate ma, in un certo senso, la nostra è ancora La città delle fabbriche. Questo è il tema di un ciclo di incontri organizzati dall ‘Ismel (Istituto per la Memoria e la Cultura del Lavoro, dell’Impresa e dei Diritti Sociali) in collaborazione con la Città di Torino e le Biblioteche Civiche Torinesi.
sono una giovane donna di 30 anni che ha intrattenuto una relazione per quattro ( e lunghissimi ) anni, con uomo più grande di 17. Ci tengo a sottolineare l’età della persona poiché quanto sto per raccontarti , a mio parere almeno, dovrebbe riguardare unicamente l’età dell’infanzia di un uomo, cioè quando è la mamma a decidere ogni cosa riguardo al proprio figlio. L’uomo in questione, è un soggetto alquanto bizzarro, poiché si presenta alle sue “prede” come single di buona famiglia, verso la quale dimostra una devozione maniacale, con tanta voglia di costruire un rapporto tradizionale con una brava ragazza, dopo anni di scorribande e vita sregolata in giro per il mondo. I presupposti sembrano buoni, lui si mostra attento e garbato e i modi sono quelli da gentiluomo d’un temp. Perfetto, mi fido. Mi presenta dunque alla blasonata famiglia e tutto procede per il meglio poiché anche loro mostrano quella gentilezza e cortesia simile, forse troppo , alla sua, e la mamma, indiscussa regista del menage familiare, non perde occasione per sfoggiare in pompa magna tutto il suo savoir faire durante le ricorrenze, con telefonate di buon augurio, gesti esemplari, a volte persino esagerati, regali , manifestandomi sempre stima e accondiscendenza.
Nel frattempo, tra malumori e sopportazione , il mio fidanzato avanzava delle scialbe richieste di seria convivenza. Io desisto e dichiaro e pretendo che nel momento in cui avessi deciso di trasferirmi definitivamente nella sua dimora, la stessa sarebbe divenuta anche la mia e dunque avrei gradito che fosse rispettata la mia privacy e la mia stessa persona. Assolutamente no. Il mio punto di vista non poteva essere contemplato poiché dato che mammina aveva un carattere particolare, irascibile e volubile, non si poteva certo impedirle di soggiornare della nostra casa quando lei intendeva , cambiare mobili che lei personalmente aveva scelto o addirittura non assecondare ogni suo inclinazione nel designare il modus vivendi del figliuolo. Se questi erano i patti, niente da fare, ognuno per la sua strada. E così è stato. Dopo settimane di autoanalisi, autocritiche e un po’ di rimpianto, scopro che io ero solo l’ultima delle numerosissime “vittime” del mio ex e della sua adorata madre, e che io mi ero distinta nel gruppo di malcapitate solo per la durata del rapporto poiché la media era decisamente più breve.
Da una parte troviamo la tipica madre che prende possesso di ogni situazione della vita del figlio, ostacolandone la crescita e l’indipendenza, soprattutto in campo sentimentale, fungendo da filtro per qualunque decisione che riguarda il cambiamento di status del figlio, da single a fidanzato o sposato, con il terrore che una donna possa prendere decisioni riguardanti il futuro dell’ amato ragazzo sottraendole importanza e ricopra un ruolo , di tutto diritto, più autorevole del suo. Dall’altra parte ecco qui un prototipo di uomo che molto spesso trasuda sicurezza e intraprendenza, ma che poco dopo si rivela per quello che è realmente: un uomo debole , senza un vero carattere, poiché perennemente deviato dalla subordinazione alla madre, incapace di vivere un’esistenza all’insegna di sani principi, e provare la gioia di costruirsi un percorso appagante e che mette in relazione i molteplici contesti della vita in maniera armoniosa.
Gli imputati per il rogo della Thyssen, costato la vita a sette operai, nella notte fra il 5 e il 6 dicembre 2007, “non sono stati favoriti in alcun modo e non è stato accolto alcun motivo di ricorso dei loro difensori” .




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E’ terminata lunedì scorso l’avventura all’interno della casa del Grande Fratello per una delle due torinesi in gara. La settima eliminata è stata Valentina Acciardi, la graziosa biondina che partecipando al Grande Fratello ha voluto lanciare ai telespettatori un messaggio di grande coraggio nell’affrontare le difficoltà che la vita riserva, poiché dieci anni fa è stata vittima di un terribile incidente stradale nel quale perse il braccio destro.