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Torinesi al volante, uno su tre non paga le multe

Ad essere multati “a ripetizione” nel corso dell’anno sono gli uomini che raggiungono quota 70% circa. Gli stranieri arrivano al 25% e le donne, più disciplinate, solo al 23

pol muni

Su 760 mila persone multate per infrazioni al codice stradale nel 2013 hanno pagato subito la contravvenzione in 445 mila. Stessa stima è prevista per l’anno in corso. Sì, perchè i torinesi – complice la crisi – fanno il possibile per ritardare i pagamenti. Questo vale per circa un terzo della popolazione cittadina: fanno trascorrere mesi o anche anni, fanno ricorso, insomma come recita il detto: per pagare e morire c’è sempre tempo.

 

E tutto ciò nonostante sia previsto lo sconto del 30% per chi salda subito la contravvenzione. Aspetto che, tra l’altro, ha causato un crollo degli incassi municipali pari al 20% rispetto al solito. Nel 2012 gli introiti sono stati pari a 24 milioni. Oggi sono soltanto 18 e la Polizia municipale dubita che si possa raggiungere la stessa cifra entro fine anno.

 

Anche se le entrate per le contravvenzioni restano fondamentali per le casse comunali, i mancati o ritardati pagamenti riducono gli incassi, consentendo comunque l’entrata annua di una cinquantina di milioni di euro. Ma quali sono le multe più frequenti? Pare che i torinesi siano più accorti nel non transitare nella Ztl negli orari proibiti e che si facciano sorprendere di meno alla guida con il cellulare attaccato alle orecchie. Sono piuttosto indisciplinati, invece, per quanto riguarda i parcheggi in divieto di sosta o in doppia fila (+6% dal 2013 al 2014) e per le svolte a destra o sinistra quando non sono ammesse (+ 10%).

 

Un altro dato interessante. Ad essere multati “a ripetizione” nel corso dell’anno sono gli uomini che raggiungono quota 70% circa. Gli stranieri arrivano al 25% e le donne, più disciplinate, solo al 23. Altro che “donne al volante…”

 

(Foto: il Torinese)

La casalinga, il commerciante e la cascata di diamanti

bancaIl mistero sta nel fatto che quei gioielli non sono mai stati ritirati e riconducono  a un commerciante d’abbigliamento di Caluso e a una casalinga di Chivasso

 

La procura della Repubblica di Ivrea, come  scrive la Stampa, sta indagando sul “giallo di ferragosto”. Rubini e zaffiri, per un valore di 60 milioni di euro, contenuti in due valigie in pelle in una cassetta di sicurezza a Ginevra. 
 
Le  valigie vennero spedite tre anni fa da Alessandria verso una banca svizzera e una cassetta di sicurezza a Ginevra. All’interno una montagna di diamanti. Il mistero sta nel fatto che quei gioielli non sono mai stati ritirati e riconducono  a un commerciante d’abbigliamento di Caluso e a una casalinga di Chivasso. I due sono incensurati e hanno sempre condotto un’esistenza grigia e anonima.  Fino ad oggi. Infatti sono stati accusati di ricettazione.

 

La Guardia di Finanza di Ivrea ha scoperto che il commerciante, tre anni fa, aveva spedito 483 rubini tramite  uno spedizioniere doganale di Alessandria, destinati a una banca di Ginevra, dove si è trovata una cassetta di sicurezza a lui intestata con tanto di assicurazione e precisi dettagli della merce. L’uomo, interrogato dalle fiamme gialle  ha ammesso di essere un prestanome ma – e qui il giallo si infittisce – ha anche detto di non ricordarsi di chi. Paura di subire ritorsioni?

 

 E’ stata avviata  una rogatoria internazionale che ha consentito il sequestro della valigetta. Sono passate alcune settimane e dopo la sorpresa della prima valigia, la Guardia di Finanza ne individua una seconda: oltre ai rubini contiene  anche zaffiri per un valore complessivo di 50 milioni di euro. Anche in questo caso partiti sempre da Alessandria  verso Ginevra.

 

Ma le sorprese non finiscono qui. Il mittente non era  il commerciante ma una sconosciuta casalinga sessantenne di Chivasso. La donna conosceva  il negoziante di vestiti. Anche se si erano frequentati in passato si erano in seguito persi di vista. Ma a chi appartiene la cascata di diamanti? E come è possibile che nessuno abbia mai ritirato un carico tanto prezioso? Il giallo dell’estate si infittisce.

Ebola, non c’è rischio ma la Regione testa rete emergenza

I servizi sanitari stanno verificando i protocolli locali. Tutte le procedure, insomma, in caso di isolamento, per le prime cure e l’eventuale trasporto dei malati

Ebola

Anche l’assessorato alla Sanità della Regione Piemonte, come i suoi omologhi nelle altre realtà italiane, su indicazione del ministero della Salute, ha attivato in via precauzionale la propria rete di emergenza per il virus Ebola.

 

In proposito è stata diramata una circolare ministeriale e  i servizi sanitari stanno verificando i protocolli locali.

 

Tutte le procedure, insomma, in caso di isolamento, per le prime cure e l’eventuale trasporto dei malati.

 

La probabilità di arrivo di un caso del virsu nella notsra regione resta “estremamente bassa” dicono in assessorato, così anche per quanto riguarda la possibilità di diffusione della malattia.

Fa saltare la casa e brucia vivo. Anziana muore per lo shock

incendioLa causa dell’incendio è stata una fuga di gas ma saranno le indagini a stabilire se sia stata provocata per compiere un suicidio

 

I vicini dicono che era depresso, Franco Bollero, l’uomo di 66 anni bruciato vivo ieri nella sua casa di Rivarolo, completamente distrutta dalle fiamme.

 

La causa dell’incendio è stata una fuga di gas ma saranno le indagini a stabilire se sia stata provocata per compiere un suicidio o se si sia trattato di un incidente.

 

E’ stata una doppia tragedia. Infatti, un donna che abitava nell’edificio attiguo, da poco dimessa dopo aver subìto un intervento al cuore, è morta sul colpo per lo shock dovuto all’esplosione e all’incendio.

Granata in ritiro a Mondovì, bianconeri vittoriosi a Sidney

torinojuveDomenica in piazza Maggiore la presentazione del Toro. In Australia la Vecchia Signora vince 1-0 contro il Newcste Jets

 

Appuntamento domani a Mondovì per la terza parte del ritiro estivo dei Granata, che terminerà il 20 agosto, dopo Bormio e Brunico.

 

Si incomincia con una doppia sessione di allenamento: alle 10,30 e alle 17. Allo  stadio Gasco i tifosi potranno assistere agli allenamenti dei loro beniamini.

 

Domenica, invece, è in programma il triangolare ‘Città di Mondovì’,mentre in serata si terrà la presentazione ufficiale della squadra in piazza Maggiore.

 

La Juventus intanto lascia l’Australia vincendo per 1-0 l’amichevole contro il Newcastle Jets.
  

E’ di Giovinco il gol partita del match. Ora la squadra di Allegri va a Singapore per concludere la tournée estiva.

Prezzi ed entrata fiscale in caduta, a Torino lo spettro della deflazione

porta palazzoAlcuni negozianti vendono la merce al prezzo di dodici anni fa, quando ancora era in vigore la Lira

 

La deflazione, una delle parole magiche di questo periodo di vacche magre, è un calo del livello generale dei prezzi dovuto alla debolezza delle domanda di beni. In sostanza è un calo negli acquisti da parte dei consumatori che sono portati ad attendere una ulteriore diminuzione dei prezzi. Se si parla con i negozianti, non si può fare a meno di registrare le loro lamentele: hanno diminuito i prezzi fino ai livelli di dodici anni fa, quando ancora era in vigore la Lira. Prezzi che – per prodotti come pane e ortofrutta – in alcuni casi sono davvero l’esatto equivalente in lire di allora. 

 

A luglio si è verificato in Italia un calo dei prezzi dello 0,1% rispetto a giugno e sono invece aumentati sempre dello 0,1 a confronto con l’anno precedente. Si è vicini alla quota zero, i ribassi rubano spazio ai rincari. A livello nazionale sono dieci le città in deflazione a luglio: Torino con -0,4% (seconda in classifica dopo Livorno che registra -0,7), e a seguire Bari, Firenze, Roma, Trieste, Potenza, Verona, Ravenna, Reggio Emilia.

 

Sul Sole 24 Ore l’Assessore al Commercio del Comune di Torino, Domenico Mangone, annuncia che, per correre ai ripari, intende ampliare gli orari di apertura dei mercati rionali almeno fino alle 17. E confida che la spinta fornita dall’offerta culturale e turistica della città possa dare una boccata di ossigeno anche ai commercianti. E come se non bastasse crollano anche le entrate fiscali. Il Piemonte è tra le regioni del Nord quella che incassa meno tasse.

 

E’ l’unica in cui  gli introiti delle imposte nell’ultimo triennio, sono scesi del 10,76 soltanto nell’ultimo anno.Tra il 2012 e il 2013 il Piemonte ha incassato dalle imposte dirette 447 milioni di euro in meno su un totale di 3,7 miliardi in confronto ai 4,1 del 2012. Un calo che riguarda in particolare l’addizionale Irpef, per 150 milioni, e l’Irap, per 30.

 

(Foto: il Torinese)

Brividi sinistri, i Noa chiedono l’alleanza No Tav per la lotta armata

lotta“Contro lo Stato borghese e reazionario non si utilizzano denunce, tribunali e avvocati: per battere e ridurre al silenzio i nemici si pratica la lotta armata”

 

Una lettera anonima, giunta alla redazione torinese dell’agenzia giornalistica Ansa di Torino rivolge un appello ai No Tav perché – si legge nella missiva – “si uniscano ai Noa e ai gruppi di azione armata”. La lettera non è firmata ma riporta la sigla dei NOA, Nuclei operativi armati, già apparsa in un precedente documento.

 

Il testo scritto al computer, dice: “In Val di Susa il movimento ha fallito” a causa di “una strategia politica completamente sbagliata”. La lettera è stata spedita da Torino l’11 agosto.

 

Ma il movimento No Tav prende subito le distanze: “Forse non avete capito, ma questo è normale, che il Movimento No Tav è un movimento popolare che da 25 anni si oppone in modo vincente alla nuova linea ferroviaria Torino-Lione proprio perché il suo carattere è popolare, la sua lotta è popolare e non ha nulla a che vedere con i deliri dei provocatori di professione pagati dalla questura o deliranti in proprio”.

 

Torniamo al testo della lettera anonima, che riporta concetti vetero-marxisti da brividi: “Avevamo avvertito i compagni leninisti che senza un’azione di forte rottura nei metodi, il sistema borghese avrebbe messo a tacere e represso il Movimento”. Gli autori del documento che è al vaglio della Digos, attaccano  i “borghesucci di Askatasuna”, il  centro sociale torinese di area autonoma che  opera in sintonia con i No Tav. “Contro lo Stato borghese e reazionario – affermano – non si utilizzano denunce, tribunali e avvocati, per battere e ridurre al silenzio i nemici si pratica la lotta armata”.

 

Ecco quanto ancora riporta a proposito del documento il sito Ansa Piemonte:

 

PRONTI A COLPIRE – “Abbiamo continuato il nostro addestramento strategico e operativo e siamo pronti a colpire i responsabili”. Dice questo la lettera anonima recapitata stamani all’ANSA di Torino che contiene un appello “alle compagne e ai compagni delusi dalla strategia” del movimento No Tav perché “si uniscano ai Noa e ai gruppi di azione armata”. “Basterà assestare il primo colpo – è la conclusione – e il sistema comincerà a scricchiolare. Sarà un settembre di lotta e di fuoco”.

 

GOVERNO RENZI PIU’ INSIDIOSO DI ALTRI – “Il governo Renzi è ancora più insidioso dei governi tecnocratici e di Berlusconi. Viene infatti sostenuto dalla stampa filo-sionista che ne gonfia il consenso ma la crisi è grave e non può reggere a lungo”. Dice questo la lettera, recapitata oggi all’ANSA di Torino, con un appello ai No Tav “delusi” dal movimento affinché “si uniscano ai Noa e ai gruppi di azione armata”. “I nostri obiettivi sono stati dichiarati”, si legge nella nota.

 

Il documento, inoltre, minaccia come nemici  Stefano Esposito, senatore del Pd, i giornalisti Massimo Numa de La Stampa, Paolo Griseri di Repubblica,  Bruno Babando, direttore de Lo Spiffero, e Giuseppe Petronzi, capo della Digos di Torino, ai quali è stata espressa solidarietà dal sindaco Piero Fassino e dal governaore Sergio Chiamparino. Alla quale si unisce quella della redazione e del direttore de “il Torinese”.

 

Allegri vuole Vidal e Cairo aspetta Cerci

toro juveGrandi manovre di mercato nelle squadre torinesi

 

Mentre Massimiliano Allegri festeggia i suoi 47 anni in Australia, si chiede se Arturo Vidal sceglierà di giocare per la Juve.

 

Si parla di un contratto quinquennale per un totale di 40 milioni di euro. Ma il campione ha tempo fino a venerdì per sciogliere le riserve.

 

In casa granata, invece, il presidente Urbano Cairo non ha dato l’ultimatum – ma poco ci manca – ad Alessio Cerci: vuole giocare nel Toro oppure no?

 

Anche in questo caso, su esplicita richiesta di Cairo, la risposta dovrà arrivare in tempi brevi. Massimo due settimane.

 

(Foto: il Torinese)

Antonio Saitta: “Eterologa, serve una linea comune”

REGIONE PALAZZOAnche la Regione Piemonte interviene sulla fecondazione eterologa, che in questi giorni sta suscitando numerose prese di posizione

 

“Con il presidente Sergio Chiamparino – annuncia l’assessore alla Sanità, Antonio Saitta – abbiamo concordato di cominciare ad affrontare il tema dell’applicazione della recente sentenza sulla fecondazione eterologa nel corso della prima seduta di Giunta al termine della breve pausa estiva, quindi giovedì 28 agosto”.

 

“Quello che non vogliamo – puntualizza Saitta – è che l’Italia conosca un federalismo a macchie, per cui qualche Regione agisce e altre non se ne occupano. Per questo il presidente Chiamparino solleciterà al Governo e al Parlamento un’indicazione nazionale che consenta per prima cosa di tutelare i diritti della popolazione italiana tutta nel rispetto delle norme che dovranno essere applicate con correttezza ed uniformità”.

 

( pmora – www.regione.piemonte.it – Foto: il Torinese)

Le imprese cinesi crescono del 47%, quelle italiane (spesso) chiudono

In provincia di Torino i cinesi sono circa ottomila. Non mancano le problematiche di integrazione: spesso sono difficili le relazioni con i genitori sia per gli adolescenti  ricongiunti, sia per i ragazzi nati qui. Ma soprattutto gli anziani che arrivano in Italia si trovano quasi sempre in solitudine

 

cina subalpinaIn 5 anni, dal 2008 al 2013, le imprese cinesi a Torino e in Piemonte sono cresciute del 47%, ossia il 5,3% del totale. Lo rende noto la Camera di Commercio che comunica anche come si verifichi esattamente l’opposto per le attività italiane che segnano un -1,6% ogni anno.

 

E lo sapevate che, dopo romeni e marocchini, i cinesi sono l’etnia più presente a Torino? Sembrano meno di quelli che sono per la loro atavica riservatezza. E’ difficile vederli al di fuori delle attività che svolgono. Li ha definiti “altri italiani”, Roberto Cortese, curatore della mostra omonima allestita presso l’associazione Progetto Democratico di via Ormea, in occasione del Capodanno cinese dello scorso 2 febbraio. Un’esposizione che ha raccolto centinaia di scatti sulla comunità cinese di Torino, composta da molti giovani: circa un quarto ha meno di 14 anni. La maggior parte di loro è giunta in città dalla Cina sud-orientale, in particolare dalla provincia di Zhejiang, (montagnosa, povera e popolata da oltre 40 milioni di abitanti). Secondo una ricerca del Gruppo Abele di qualche tempo fa (ma i dati non sono aggiornati) in provincia di Torino i cinesi sono 7.553, di cui 6.786 in città (4,7%) su 142.191 stranieri residenti.  Le fasce di età più presenti  vanno dai 25 ai 54 anni (56,7%) e  da 0 a 14 (24%). 

 

Qualche altro dato: 1500 sono studenti iscritti al Politecnico, altri 500 in varie facoltà universitarie. I quartieri  con il maggior numero di residenti sono Porta Palazzo-Vanchiglia (2.210), e Barriera di Milano (1.681).   La  ristorazione e la confezione di abbigliamento o pelletteria e il  commercio al dettaglio di prodotti alimentari ed artigianali sono le principali attività dei “sino – torinesi”. Nella nostra città, più dell’80% dei cinesi proviene dal distretto di Yuhu, dove il cognome più diffuso è Hu.

 

Secondo il Centro Interculturale del Comune e i curatori del Progetto LIA (Corso di formazione per operatori pubblici e privati a contatto con utenze miste) “l’obiettivo migratorio degli immigrati cinesi a partire dagli Anni ‘70 non era quello di rimanere a Torino e stabilizzarsi, bensì quello di guadagnarsi una somma sufficiente per poter tornare in patria ed aprire un’attività in modo da poter avere un futuro migliore o una situazione familiare più tranquilla. Ma vivendo in una nazione civilizzata e industrializzata , ovvero modernizzata, anche perché la capacità di adattarsi è molto elevata per i cinesi, le aspettative cambiano, in un modo quasi naturale. Oggi come oggi, la maggior parte cerca un lavoro fisso e una famiglia stabile, magari dopo si può anche dare una mano ai parenti o amici che sono in difficoltà”.

 

Non mancano le problematiche di integrazione: la ricerca del Gruppo Abele ha messo in risalto le difficili relazioni con i genitori sia per gli adolescenti ricongiunti, sia per i ragazzi nati a Torino. Ma soprattutto gli anziani che arrivano in Italia si trovano quasi sempre in totale solitudine e isolamento.  Il livello culturale della popolazione cinese subalpina è medio-basso, poiché la maggior parte proviene dalle campagne, caratterizzate da ignoranza e povertà.  Da segnalare, poi, episodi preoccupanti sul fronte della legalità e della sicurezza sul lavoro.

 

Una sartoria gestita da cinesi è stata sequestrata qualche mese fa dalla polizia a Moncalieri  per violazioni delle norme più elementari in materia di sicurezza. Le macchine per cucire mancavano dei regolari dispositivi di protezione delle parti meccaniche. Inoltre mancava il documento di prevenzione dei rischi e la certificazione di conformità dell’impianto elettrico. Al momento del controllo erano presenti due persone ma le postazioni di lavoro erano sette. Un altro aspetto singolare è dato dalla bassa mortalità della popolazione cinese in città: secondo i dati del settore Statistica del municipio, il tasso di decessi è pari allo 0,006%, vale a dire di 18 volte inferiore ai comuni mortali torinesi. Lo scorso anno sarebbero morti solo 4 cinesi. A chi sospetta strani raggiri, un responsabile della comunità, Paolo Hu, ha risposto attraverso i giornali: “nessun mistero, la nostra è una popolazione giovane e sana”. Chissà. Questo complesso quadro sociale sta portando la comunità cinese a richiedere, attraverso le istituzioni pubbliche e le organizzazioni sociali torinesi, risposte adeguate alle proprie necessità.

 

Qualcosa si sta muovendo, lo dimostrano la recente costituzione di una unione industriale italo–cinese, l’Aicct (Associazione industriale commercianti cinesi di Torino) e il successo delle iniziative per il Capodanno cinese: tra gli eventi organizzati, oltre alla già citata mostra fotografica, un’esposizione speciale al Mao – Museo di arti orientali, lo spettacolo di musiche e balli tipici al teatro Valdocco e una grande festa al Palazzetto dello Sport del parco Ruffini.