INTERVISTA CON SUSANNA TRIPPA
Sulle orme di Oriana Fallaci: in libreria l’intensa scrittura tra cuore e mente dell’appassionata scrittrice bolognese, da anni in terra lombarda.

In un momento storico di continui cambiamenti, indecisioni e relativismi di ogni genere che fioriscono come funghi, val la pena fermarsi a riflettere. Per capire chi siamo, da dove proveniamo, e, soprattutto, dove stiamo andando. Quale direzione abbiamo intrapreso, e soprattutto quale approdo ci attende.
Per capire, per l’appunto, ‘Come cambia lo sguardo’ (Curcio Editore), alle volte, il più delle volte, occorre guardarsi indietro, alle spalle. E rivolgere l’occhio alla memoria dei ricordi: quelli più sottili, più fragili, forse anche più intimi e personali, ma che, spesso, sono anche i soli in grado di dare una giusta e corretta lettura al passato perché sia di piena utilità alla comprensione del presente.
Proprio come ha saputo fare Susanna Trippa, stimata scrittrice e intellettuale, che nel suo ultimo romanzo approfondisce, sul filo dell’autobiografia mai autoreferenziale né tantomeno celebrativa, i volti, i colori, gli umori, i pensieri, gli stili, le abitudini e gli atteggiamenti di un’epoca – il Sessantotto e i suoi lasciti – che, per certi aspetti, molto ricalca del momento attuale. Ecco che cos’ha raccontato ai nostri microfoni.
Susanna Trippa, dai racconti alla cronistoria autobiografica. ‘Come cambia lo sguardo’, in prospettiva narrativa?
I racconti di CasaLuet sono stati per me il riemergere della Scrittura che, anche se in sordina, era sempre rimasta al mio fianco fin da quando – bambina – m’immedesimavo nel personaggio di Jo in ‘Piccole Donne’. Devono il nome alla buffa casetta in collina dove sono andata a vivere, da quando scrivo. Tranne uno, I tre porcellini – ispirato a un episodio realmente accaduto a mio padre nel corso della seconda guerra mondiale – i racconti sono animati da personaggi che, come dice bene Stephen King, “s’inventano da soli”; e, aggiungo io, “cucendosi addosso ognuno la propria storia”. Come cambia lo sguardo è nato invece scandagliando dentro di me, lasciando con calma che i cassettini dei ricordi si aprissero e rilasciassero sulla sabbia i loro fumi del passato come fa la risacca.
Ognuno di noi lo può fare…
All’inizio pare di non ricordare, e invece la memoria fa riemergere episodi, sensazioni, persone che parevano del tutto dimenticati. Ricordare – dal latino Re-cor-da-re che significa “riportare al cuore” – perché, come scrisse Rudolf Steiner, “Dietro i ricordi sta il nostro Sé”. I miei si sono presentati, li ho trascritti in modo spontaneo, quasi in una sorta di scrittura “automatica”. Già lì mi accorsi che, in quel percorso di formazione – da bambina a donna, e soprattutto attraversando fasi storiche tanto diverse – lo sguardo cambiava, e tanto! Recentemente, una scrittura nascosta tra le righe mi ha chiamato con forza a verificare che lo sguardo era di nuovo cambiato: a quel punto sono nate le Riflessioni iniziali, in cui ho cercato di evidenziare i collegamenti – innegabili direi – tra quel passato, il Sessantotto in particolare, e il momento presente.
Che cos’è stato, per Lei, il Sessantotto?
Ragazza nella rossa Bologna, in quegli anni era quasi fisiologico essere affascinati dall’area del Movimento, farne parte: anche se costantemente da “cane sciolto”, come me. Rincorrevo un ideale di giustizia, e il Sol dell’Avvenir mi pareva incarnarlo. Molto guidava l’emozionalità. Il Sessantotto allora, anche se nato dalla contestazione globale e all’inizio quindi non politico, aveva poi finito per identificarsi con la Sinistra. Per me – e sicuramente non solo per me – significava anche rompere con tanti schemi vecchi che non convincevano più, fare conquiste personali, anche nel privato. A rivedere ora quei tempi… ha voluto dire anche illudersi di essere quasi onnipotenti, di non avere limiti… ha portato al disequilibrio, perché poi ti scontravi con la realtà, e i conti non tornavano. Io ne ero attratta e, allo stesso tempo, il mio sempiterno spirito critico mi faceva sorgere l’ennesimo dubbio. Calandosi poi in ambito strettamente politico, che belle le manifestazioni! Ma poi sentivo urlare “A piazzale Loreto c’è ancora posto!”, e non mi ci ritrovavo. E i compagni del servizio d’ordine mi parevano giocare alla guerra, come i bambini maschi che, nel cortile quando si era piccoli, con la cerbottana infilzavano lucertole.
Come nasce l’idea di questo libro?
Il racconto autobiografico è nato con spontaneità. Mi sono accorta che mi piaceva molto ricordare, l’ho fatto e ho trascritto. L’idea delle Riflessioni iniziali è invece stata una scelta razionale. Scorgendo tanti e tali collegamenti tra quel passato e l’attualità, ho pensato che la mia testimonianza potesse essere utile. Il che mi fa pensare che non sono cambiata poi tanto: nonostante il mio occhio sia diventato molto critico nei confronti del Sessantotto, inseguo ancora ideali di giustizia.
Quale, secondo Lei, un episodio cardine del Suo romanzo autobiografico?
Uno all’inizio, nei primi anni Cinquanta. Il ricordo principe della mia infanzia – quando, da piccolissima in un mattino di giugno, m’incantai dinanzi alle campanule screziate di rosa sulla rete del cortile, e mi parve l’Inizio, il primo mattino del mondo. Fu simbolico della meraviglia dell’infanzia – la mia in quel caso – di fronte alla vita. L’altro verso la fine del mio raccontare, quando, nel marzo del “77 mi ritrovai in una Bologna messa a ferro e fuoco dai “kompagni”, con ‘Radio Alice’ che guidava la guerriglia, e la polizia che caricava. Me ne andai, prendendo finalmente le distanze da tutto quel mondo, mentre pensavo: “Davvero ‘Radio Alice’ pensa si possa prendere Bologna? come il Palazzo d’inverno a San Pietroburgo? Ci hanno lasciati giocare, adesso dicono basta. Che ridicoli anche questi compagni!” Per me rappresentò la vera fine di un’illusione. E ancora una volta cambiò lo sguardo.
La ‘Città delle Due Torri’, oggi, secondo Lei, come appare rispetto a ieri?
Penso che Bologna, come molte altre città italiane, abbia un aspetto sempre più globalizzato. Quando ero ragazza io, la politicizzazione dei giovani era molto evidente, però accanto a questo fenomeno ancora resistevano le tradizioni. Penso a mio zio, che era il classico bolognese di una volta. Penso a certe mattine in cui, attraversando Piazza Maggiore, per andare all’Università, nell’aria nebbiosa scorgevo qualche vecchio ancora avvoltolato nella capparella nera che usavano nelle campagne, penso alle vecchie osterie – qualcuna ancora autentica – dove si andava la sera, a quella “Delle Dame” dove iniziò Francesco Guccini, alla vecchia trattoria del Mulino Bruciato. Ora a Bologna fanno politica sindacati, coop e partiti di pseudo sinistra, sostenendo a spada tratta la necessità dell’accoglienza più sfrenata di clandestini. Al posto della lotta di classe c’é il dogma dello ius soli e sempre più islam, ramadan, negozi etnici, burka etc. Succede così che molti ex compagni e operai e proletari si sentano messi da parte dai loro storici partiti di riferimento e votino Lega per esempio o FdI.
Un tempo Bologna, e oggi, invece, a quale o più città italiane attribuirebbe quel ruolo di focolaio o focolare della protesta?
Non mi pare che ci sia oggi un centro specifico, in Italia, per la protesta. Qua e là solo qualche manifestazione sporadica – colorata di vecchi schemi e temi – di centri sociali, Anpi et similia. Per paradosso – come insegna il filosofo inglese Roger Scruton – penso che i conservatori siano i veri rivoluzionari di oggi.
Destra e Sinistra: esistono ancora?
Sono categorie vetuste ormai. Lo scontro è tra l’Alto (grande finanza globalizzata) e il Basso (la gente, il popolo). In quest’ottica mi spiego l’enorme successo di Matteo Salvini presso la gente con la formula del “buon senso” che lui stesso sottolinea. La vera protesta oggi passa attraverso quelle persone – giovani e meno giovani – che non seguono più i vecchi schemi della politica. Persone che cercano di decodificare i pericoli di un’eccessiva globalizzazione, che vanno contro l’automatismo e la spersonalizzazione, che tentano di recuperare il legame con le proprie radici, il rapporto con la natura e i suoi ritmi, il che di conseguenza li aiuta anche a ritrovare in sé una dimensione più spirituale. Persone che cercano di ragionare con la propria testa, e s’inventano lavori nuovi in questa direzione. Sempre più consapevoli del grande danno dell’inquinamento, senza però cadere nella trappola/Greta che, come ho letto sull’Opinione delle Libertà, è un “movimento nato e studiato a tavolino, nel senso che è ingenuo ritenere che l’uomo unicamente sia responsabile di cambiamenti climatici, verosimilmente corrispondenti a fasi naturali nella vita del nostro pianeta”.
Anche da questo fenomeno però si può assimilare un elemento positivo…
Ogni cosa ha in sé un po’ di cattivo e un po’ di buono, ne sono convinta, anche perché altri ben più saggi di me l’hanno sempre sostenuto. E così può rappresentare uno stimolo a contrastare di più l’inquinamento – di cui non si può contestare l’esistenza – modificando abitudini personali oltre che collettive.
Come si inserisce, nel contesto culturale e storiografico generale attuale, il Suo romanzo?
Lo considero una testimonianza, che si unisce alle voci di quanti oggi (politici, giornalisti/scrittori e tanta gente “comune”, perspicace più di quanto si creda) vogliono riappropriarsi delle proprie vite contro i poteri forti che veicolano il pensiero unico.
Evidenzia nelle Riflessioni iniziali di come il Sessantotto abbia grandi responsabilità nelle dinamiche sociali e politiche attuali, in quanto, nel vuoto di principi fondanti, il Sessantotto ha finito a sua volta per rafforzare la posizione egemonica della Sinistra, che ormai sostiene solo le élite, pur camuffando il suo vero atteggiamento dietro la visione edulcorata di un mondo sempre più globalizzato, multiculturale e relativistico.
Evidenzia il pericolo dell’Islam in un mondo – il nostro – che è diventato estremamente – troppo – relativistico e appunto vuoto di principi. Tutto questo è avvenuto perché – liberi di crederci o no – esiste un piano contro l’autodeterminazione dei popoli.
Come per l’appunto aveva già compreso decisamente bene queste dinamiche Oriana Fallaci, da molti criticata.
Il mio romanzo – nella sua parte narrativa autobiografica – mostra anche, leggendo tra le righe degli accadimenti quotidiani, di come si abbia avuto troppa fretta di eliminare quanto era stato fatto negli anni Cinquanta e Sessanta in Italia, dalla ricostruzione in poi.
Ritiene che, anche oggi, vi sia un nuovo, possibile, Sessantotto?
Il Sessantotto di oggi sarà finalmente quella “contestazione globale” contro l’eccessivo consumismo, che doveva avvenire ma non avvenne, ingoiata come fu dalla politica. Però tale contestazione avrà finalmente compreso che non si può “uccidere il padre” perché occorre sempre avere un limen un confine, altrimenti il tutto si disequilibra. Avrà anzi compreso che deve rimettere Dio – il Sacro – all’interno del suo vivere.
Che cosa ne pensa di quanto accaduto a una Sua collega allo scorso ‘Salone del Libro di Torino’?
Sì, l’episodio di cui è stata protagonista la casa editrice ‘Altaforte’ e la scrittrice Chiara Giannini per il libro/intervista al ministro dell’interno Matteo Salvini, in cui è stata attaccata la libertà di espressione e di stampa, per cosa poi? per un’intervista innocente in cui Matteo Salvini dichiara di sentirsi lontano da tutti gli “ismi”.
Episodio che farebbe anche ridere perché l’esclusione di Altaforte dal Salone del Libro di quest’anno ha provocato un’enorme visibilità per il piccolo editore e il libro, in oggetto, è schizzato al primo posto nelle vendite. Oltretutto, questa esclusione si è rivelata ipocrita perché comunque in altri stand erano presenti, come sempre, libri fascisti e nazisti.
Mi trovavo anch’io al Salone del Libro – per fortuna il mio editore ‘Curcio’ dignitosamente non ha esposto quella dichiarazione strumentale di antifascismo con cui parecchi stand cercavano di cavalcare l’onda. Tutto questo sbandieramento di antifascismo contrastava invece ai miei occhi con l’enorme incombente stand – generosamente collocato all’ingresso nonostante le torture, le esecuzioni capitali e le discriminazioni – dello stato di Sharjah, uno dei sette emirati arabi, ospite d’onore al Salone quest’anno.
Una scelta che ha sollevato anche le critiche di Amnesty International.
Mi disgusta, devo essere sincera, questo eterno doppioppesismo, queste cause pseudo morali impugnate per motivi strumentali. In questo caso la dichiarazione “Io sono fascista” di Francesco Polacchi utilizzata – insieme ad altri numerosi strumenti tra cui attacchi della magistratura – contro la Lega durante la campagna elettorale prima del voto europeo. Ormai queste dinamiche sono talmente scoperte però, che la gente non se le beve più. Lo stesso vale per il fenomeno dell’accoglienza indiscriminata – con le scritte deliranti “Siamo tutti clandestini” in cui pezzo per pezzo anche questa trappola è stata smontata, scoprendo il business che sta dietro e, ancora più indietro, il piano per introdurre nuovi schiavi nel mondo del lavoro, con il doppio scopo di abbassare i salari, e poi sradicarci e frullarci insieme anche etnicamente per renderci sempre più automi che devono solo consumare. Il vero progetto che sta sotto a tutto è questo: il piano Kalergi dell’inizio Novecento. Non è fantascienza, basta guardarsi attorno per accorgersi che si sta attuando. Nelle mie Riflessioni iniziali ne parlo.
Chi sono per Lei, oggi, gli ‘antifascisti’?
Gli ‘antifascisti’ di oggi sono quelli che continuano a gridare: “Al lupo! Al lupo!” non accorgendosi – o rifiutando consciamente di accorgersi – che queste due ideologie Fascismo e Comunismo sono finite con il Novecento. Come ho già detto, il pericolo di oggi non è il fascismo ma la globalizzazione sfrenata in mano ad un capitale senza scrupoli che guarda alle persone solo come massa da sfruttare.
L’antifascismo è però ancora quel collante, ormai con poca presa però – già definito da Pasolini antifascismo “archeologico” – che tiene unito il popolo della ormai defunta Sinistra. A mio avviso, con questi comportamenti prevaricatori, gli antifascisti di oggi rischiano di essere i veri “fascisti”.
Media e antifascismo, presunto o reale. Ci spiega questo rapporto, per favore?
I media, tranne alcune eccezioni, rappresentano la cassa di risonanza del “pensiero unico”, del “politically correct” di cui l’antifascismo è uno dei cardini principali. Per sostenerlo utilizzano argomentazioni ormai fruste e rifruste, a cui forse non credono più neppure loro. Però devono obbedire agli ordini.
Si parte sempre dall’assunto che il fascismo sia per forza peggio del comunismo. Quindi per esempio, sì va beh… potremmo condannare anche le foibe o i gulag… ma vuoi mettere con i crimini fascisti e nazisti? Non c’è paragone.
E invece, se ci si documenta davvero storicamente, si vede che non è affatto così, proprio per niente. Negli ultimi anni sono stati anche aperti archivi storici, per cui esiste la possibilità di documentarsi maggiormente e rivedere delle posizioni. E invece no, stanno sempre tutti lì, non si staccano da luoghi comuni, che poi ultimamente abbiamo visto fare tanti danni. Con la scusa di esportare la democrazia siamo andati infatti in Iraq e in Libia a destabilizzare zone calde, anzi caldissime.
Con conseguenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti…
A questo proposito mi ha molto colpito una riflessione del Dalai Lama, intervistato nel 1968 da Oriana Fallaci all’età di trentatré anni, già in esilio dopo l’invasione del Tibet da parte della Cina comunista: Il fatto è che oggi non si può più pensare in termini di comunismo e anticomunismo, capitalismo e anticapitalismo: bisogna pensare alla soluzione che beneficia di più un popolo in particolari circostanze economiche, storiche, culturali. Trovo che questo pensiero del Dalai Lama –
F-35 in volo su Torino
Alcuni velivoli dell’aeronautica militare sorvoleranno il cielo di Torino nell’ambito di un’attività di addestramento. Si tratta di due caccia F-35 – il nuovo velivolo jet di 5a generazione entrato di recente in servizio in Aeronautica militare – e di un aereo di trasporto C-130J, con sorvolo previsto a partire dalle 10:30. Il Comando aeronautico sottolinea che “l’attività, preventivamente coordinata con le autorità competenti, pianificata e condotta in aderenza alle procedure e alle previste normative di sicurezza del volo, verrà svolta nell’ambito di una missione di addestramento e consentirà tra l’altro di realizzare riprese video-fotografiche”. Si tratterà di brevi passaggi che potranno costituire anche un’opportunità per i cittadini di realizzare scatti fotografici inusuali con lo sfondo di Torino e che sarà poi possibile condividere sui social network utilizzando l’hashtag #leVostrefoto”

Preoccupa il calo del mercato dell’auto
Da settembre 2018 all’agosto 2019, il mercato auto in Italia ha perso il 5,1% rispetto allo stesso periodo di 12 mesi tra il 2017 e il 2018. Lo segnala Unrae, l’associazione delle case automobilistiche estere, che sostiene la necessità di una strategia di lungo periodo allo scopo di “rinnovare il parco auto circolante, tra i più vecchi d’Europa”. In agosto in Italia sono state immatricolate 88.939 auto, un calo del 3,1% rispetto all’agosto del 2018. Per i costruttori di auto è necessario che “le esigenze di finanza pubblica, seppur imprescindibili, non vedano ancora una volta l’auto nel mirino del fisco, con misure punitive per fare cassa con accise, bolli, tasse e imposte, colpendo consumatori e imprese al tempo stesso”.
Le crociere più pazze e originali del mondo
Controlli straordinari in borgo Aurora
Nel corso del servizio straordinario di controllo del territorio, svoltosi nel quartiere Aurora, al quale hanno preso parte personale del Commissariato Dora Vanchiglia ed equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine “Piemonte” dono state tratte in arresto due persone.
In corso Emilia, è stato tratto in arresto un giovane senegalese, di 22 anni, con precedenti di polizia a carico e irregolare sul Territorio Nazionale trovato in possesso di una quarantina di grammi di cocaina. Lo straniero aveva con sé anche un involucro contenente circa 300 grammi di sostanza da taglio. All’arrestato è stata sequestrata la somma di 2500 euro, suddivisa in banconote di vario taglio, che deteneva senza fornire alcun giustificato motivo, verosimile provento dell’attività di spaccio. L’arresto è scattato perché il ventiduenne alla vista degli agenti ha cercato di allontanarsi con fare circospetto a bordo della sua bicicletta.
Contemporaneamente, veniva fermato e arrestato anche un altro cittadino senegalese, il quale era gravato da un ordine di carcerazione, scattato in sostituzione del divieto di dimora nel capoluogo piemontese, emesso dal G.I.P. lo scorso giugno.
Scuola plastic-free in Monferrato
Dal Piemonte
Il Comune di Mombello Monferrato è tra i primi a rispondere “presente” all’appello di eliminare la plastica monouso dalle scuole.
Come già per la mensa scolastica nella quale non si usano stoviglie monouso, anche la scuola primaria del capoluogo mombellese è diventata così la prima plastic-free in Valcerrina. Una scelta educativa importante sia per le nuove generazioni, sia per genitori e parenti che verranno invitati dai ragazzi a preferire materiali sostenibili piuttosto che la plastica.

Il Sindaco di Mombello, Augusto Cavallo, commenta:
Abbiamo voluto fare un ulteriore investimento nelle nostre scuole per dare il nostro contributo,in quanto il dovere di ognuno di noi è di salvaguardare il pianeta. Come amministrazione abbiamo deciso di installare presso i locali della Scuola Primaria di Mombello Monferrato un impianto di depurazione filtrazione dell’acqua,inoltre abbiamo pensato di fornire gratuitamente a tutti gli studenti ed agli insegnanti delle borracce in alluminio personalizzate con il logo del nostro comune.Manderemo una circolare alle famiglie al fine di informarle dell’iniziativa e invitandole a non usare bottigliette di plastica. È nelle scuole che si formano i protagonisti del nostro futuri, bastano piccoli cambiamenti per liberare il pianeta dalla plastica.
Facendo un rapido calcolo si potrebbero risparmiare centinaia di bottigliette d’acqua ogni anno scolastico e se altri istituti di medie dimensioni decidessero di adottare la stessa politica della scuola di Mombello il risultato sarebbe amplificato notevolmente.
L’iniziativa è in linea con la nuova direttiva europea che impone il bando della plastica monouso, che rappresenta il 70% dell’inquinamento di spiagge e mari, entro il 2021.
Un trail tra emozioni e tutela ambientale
Il Lago Maggiore Zipline Trail del prossimo 15 settembre non è una gara come tutte le altre: ogni organizzatore avoca per la propria creatura un grande campionario di unicità, ma chi è già stato a Verbania sa che la gara dell’Avis Marathon (società che ha una vastissima esperienza nel podismo) è davvero qualcosa di estremamente particolare per il territorio che attraversa e gli scorci che sa regalare.
Si corre infatti toccando letteralmente lunghi tratti di quella Linea Cadorna disegnata all’inizio del secolo scorso per proteggere la Pianura Padana da eventuali invasioni provenienti d’oltrAlpe, come poi sarebbe effettivamente avvenuto con la Grande Guerra. Il tracciato, anzi i due tracciati di 25 e 11 km per rispettivi dislivelli di 1.200 e 450 metri, prevede passaggi nelle grotte del Morissolo, nelle trincee di Spalavera e del Bavarione, ma tutto questo carico di storia, le fortissime sensazioni che ogni falcata regala in questi caratteristici passaggi è mixato con la bellezza di tratti molto panoramici con lo sguardo sul Lago Maggiore, attraversando il Parco Nazionale della Val Grande. Percorsi tecnicamente importanti e agonisticamente validi, ma proprio per la loro carica emozionale l’esito cronometrico ha sempre avuto un valore più relativo, l’importante è esserci e sentirsi protagonisti.
La manifestazione, che fa parte del circuito Vco Top Race che racchiude le principali prove fuoristrada del calendario provinciale, è d’altronde nata proprio per promuovere il territorio: l’Associazione Terre Alte dei Laghi, alla ricerca di iniziative di forte impatto turistico, nel 2015 coinvolse la società podistica verbana che nell’anno successivo, con il supporto dei Comuni di Aurano, Oggebbio, Cannero Riviera e Trarego Viggiona ma anche dell’Unione Montana Valgrande e Lago di Mergozzo, del Parco Nazionale Valgrande e di tante associazioni locali ha dato vita al trail.
La gara, alla sua quarta edizione, avrà il suo epicentro ad Alpe Segletta ad Aurano (VB), sede di arrivo del Lago Maggiore Zipline, ossia il filo sospeso di 1.850 metri che permette un volo d’angelo a 120 km/h su tutto il territorio. Il trail avrà partenze sfalsate: alle ore 9:30 il via per il trail lungo, alle 9:45 per il corto, al quale sono abbinati anche la camminata non competitiva e il nordic walking sulla medesima distanza. Dalle 12:00 pasta party per tutti (per gli atleti compreso nell’iscrizione), dopo il quale verranno effettuate le premiazioni. L’iscrizione alla gara viene 30 euro con termine il 10 settembre. Ci si potrà iscrivere anche al mattino della gara al costo di 35 euro, considerando però che è previsto un numero massimo di 250 adesioni.
Quest’anno la manifestazione ha fatto un passo importante verso la sostenibilità ambientale, i runner non troveranno nessun volantino per limitare il consumo di carta e produrre meno rifiuti, ai ristori non ci saranno bicchieri e piatti di plastica, al pranzo finale troveranno piatti e bicchieri biodegradabili, è stato limitato il numero massimo di partecipanti per rispettare il territorio che ospita. Per questo ai Partner, che hanno fatto la loro filosofia sulla tutela ambientale, è stato chiesto di fornire dei gadget “consapevoli” per favorire questi comportamenti. Ecco perché il Parco Nazionale Valgrande fornirà a tutti i partecipanti una ecotazza da utilizzare nelle gare per evitare i bicchieri ai ristori, ecco perché NaturaSI fornirà a tutti i partecipanti una borraccia di acciaio al fine di andare a sostituire quelle di plastica e favorire il riutilizzo.
Per informazioni: Avis Marathon Verbania, tel. 333.3430613, www.lagomaggioreziplinetrail.it
Numerose proposte culturali
L’offerta dei Musei Reali continua al rientro dalle vacanze con un ampio ventaglio di proposte: ogni lunedì è possibile visitare Palazzo Reale, l’Armeria e la Cappella della Sindone con tariffa speciale di euro 10. Fino al 17 ottobre prosegue anche l’iniziativa Happy hour, apertura gratuita dei Musei Reali ogni giovedì dalle 17 alle 19: attraverso diversi percorsi tematici, saranno svelati i segreti di corte, si osserveranno i dipinti indagandone le tecniche artistiche con l’impiego di luce radente e verrà narrata la storia di un’incredibile collezione, la raccolta dei dipinti del Principe Eugenio di Savoia-Soissons (percorsi a cura di Coopculture). Il 3 e il 17 ottobre, aperitivo a Palazzo nella Corte d’Onore con i produttori torinesi nell’ambito di Vite di collina. Da ottobre ritorna #IOVADOALMUSEO, iniziativa del MiBAC che coinvolge i musei italiani: ingresso gratuito ai Musei Reali ogni prima domenica del mese. Inoltre dal 1° settembre il percorso ordinario si arricchisce delle sale dell’Appartamento dei Principi Forestieri, accessibili dal lunedì alla domenica con ingresso compreso nel biglietto.
Sempre dallo stesso giorno la nuova tariffa intera d’ingresso ai Musei Reali sarà di euro 15; restano invece invariate le riduzioni e le varie gratuità. Infine il Caffè Reale resterà chiuso fino agli inizi di ottobre per permettere lavori di adeguamento, pulizia e restauro, attività che interesseranno anche i pertinenti servizi igienici posti sotto il portico della Corte d’Onore.
CI VEDIAMO AI REALI!
Un sabato diverso? Il piano di valorizzazione del MiBAC permette di visitare i Musei Reali anche il sabato sera, il 14 e il 28 settembre, dalle 19.30 alle 23.30, con tariffa ridotta a euro 10. Per chi lo desidera, speciali percorsi guidati a pagamento, a cura di Coopculture, permettono di visitare il Secondo piano di Palazzo Reale o di partecipare al percorso Sound design che accompagna i visitatori in un suggestivo viaggio musicale per dare voce agli ambienti aulici della residenza, attraverso suoni, segni e colori.
Domenica 15 e 29 settembre continua l’apertura straordinaria del Secondo piano di Palazzo Reale, in orario 10-14 e 15-19, con ingresso compreso nel biglietto ordinario e visite guidate a pagamento su prenotazione.
Il pubblico potrà accedere anche alle Cucine Reali al costo di euro 5 e partecipare a percorsi tematici e visite speciali organizzate da CoopCulture.
Domenica 29 settembre, alle 16.30, anche un appuntamento per le famiglie: chi risolverà il mistero di un immaginario furto a corte? Cluedo a Palazzo sarà un modo insolito e avvincente per esplorare spazi e segreti della reggia.
LE VISITE CON L’ASSOCIAZIONE “AMICI DI PALAZZO REALE”
Dal 6 settembre al 27 ottobre proseguono le visite condotte dai volontari dell’Associazione Amici di Palazzo Reale, realizzate grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo. I percorsi conducono i visitatori alla scoperta di due straordinari Appartamenti: quello dei Principi Forestieri, recentemente restaurato e compreso da inizio settembre nella tariffa d’ingresso, e l’Appartamento dei Principi di Piemonte (Duchi d’Aosta e Duchi di Savoia), al secondo piano, con accesso a euro 5. Considerata l’esclusività degli ambienti, sarà possibile accedere alle sale soltanto in gruppo (20 persone) nelle giornate di venerdì, sabato e domenica alle ore 10, 11, 12 e 15, 16, 17.
Nel corso della settimana, da lunedì a giovedì, l’Appartamento dei Principi Forestieri sarà aperto al pubblico con visita accompagnata, in gruppo, a cadenza oraria dalle 10 alle 17, a cura di Ales Arte Lavoro e Servizi S.p.A.
APPUNTAMENTI SPECIALI
Nell’ambito della rassegna Palchi Reali, un’altra occasione per trascorrere Un giorno a corte con la Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani: domenica 15 settembre, musica folk dal vivo alle ore 12 con il duo Le Fou Rire e, alle ore 15, la fiaba teatrale in musica Il principe canarino nel suggestivo scenario del Boschetto dei Giardini Reali. La partecipazione agli spettacoli è gratuita. Info: Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani onlus e Piemonte dal Vivo.
GEP 2019, GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO
Anche quest’anno il Ministero per i beni e le attività culturali promuove le Giornate Europee del Patrimonio, con tema Un due tre… Arte! Cultura e intrattenimento, un’occasione per riaffermare la centralità e il valore storico, artistico, identitario del patrimonio culturale. E i Musei Reali rispondono con un intenso programma di attività che coinvolgono anche le nuove generazioni.
Apertura serale straordinaria dei Musei Reali con ingresso a 1 euro e visita guidata serale, con i curatori dei Musei Reali, all’esposizione I mondi di Riccardo Gualino collezionista e imprenditore, nelle Sale Chiablese, compresa nel costo di ingresso alla mostra.
Primo Disegno Reale: attività di disegno dal vero con il Primo Liceo Artistico e la Fondazione Peano di Cuneo. In orario 9-13 e 14-17, gli studenti, gli amatori, il pubblico… tutti sono invitati a esplorare i musei armati di matita e taccuino, per registrare il proprio affascinante viaggio nell’arte e nella bellezza. Nei giorni successivi, una selezione dei lavori sarà esposta in Biblioteca Reale.
Piccole guide per un grande museo: a conclusione del progetto Storia dell’arte a Torino, i bambini della scuola primaria Coppino di Torino si propongono come giovanissime guide per raccontare il Palazzo Reale e l’Armeria dalle 11 alle 12.30 (l’attività si ripeterà venerdì 27 settembre, dalle 14.30 alle 16, con i bambini della scuola primaria Rignon di Torino).
Al Museo per gioco, dalle 10.30 alle 12.30, attività per famiglie: oggi si gioca come gli antichi! La sperimentazione dei divertimenti del passato nei Giardini Reali segue un breve percorso di scoperta nelle sale del Museo di Antichità, tra poppatoi, astragali, pedine, scacchi e scacchiere del Piemonte romano e medievale. Tutti i piccoli partecipanti porteranno a casa un ricordo. Attività consigliata per bambini dai cinque anni di età, accompagnati da un adulto.
Il gioco dell’(arche)Oca, dalle 16 alle 18: attività per famiglie nel Museo di Antichità dove il padiglione del Territorio si trasforma in un tabellone, in cui le 80 vetrine diventano le caselle di un gigantesco Gioco dell’Oca. Lanciando due grandi dadi, i giocatori avanzano “indietro nel tempo” dal Rinascimento al Paleolitico: ad ogni casella si dovrà superare una prova di abilità o rispondere ad una domanda. Bastano un po’ di intuito e spirito di osservazione!
F@MU 2019 – C’era una volta al museo: domenica 13 ottobre torna l’appuntamento per le famiglie al museo e i Musei Reali accolgono i bambini con visite animate e laboratori creativi su prenotazione.
HALLOWEEN AI MUSEI REALI
Storie di diavoli, mostri e draghi… Halloween tra le sale della Galleria Sabauda e Armeria Reale, dalle 16.30 alle 18.30, a caccia delle creature spaventose che si celano nelle opere d’arte del museo. Attività per famiglie con visite animate e laboratorio su prenotazione.
La magica notte dei Musei, percorso speciale dalle ore 20: i Musei Reali spengono i magnifici lampadari alla ricerca di un buio in cui trovare suggestioni notturne e bagliori d’oro e d’acciaio, che rivelano il volto nascosto delle collezioni.
Alle origini di Halloween, rievocazione del Capodanno celtico al Museo di Antichità con l’Associazione Terra Taurina, dalle 16.30 alle 18.30.
LE MOSTRE IN CORSO
Nella Sale Chiablese è visitabile fino al 3 novembre la mostra I mondi di Riccardo Gualino collezionista e imprenditore, che riunisce per la prima volta in modo esteso i due principali nuclei della collezione del noto mecenate, con opere conservate alla Galleria Sabauda di Torino e alla Banca d’Italia di Roma, insieme a dipinti, sculture, arredi e fotografie provenienti da musei e istituzioni torinesi e nazionali, raccolte private e archivi, fra i quali l’Archivio Centrale dello Stato.
Venerdì 25 ottobre e 1 novembre, apertura serale straordinaria della mostra a cura di CoopCulture: I mondi e i suoni di Riccardo Gualino, due appuntamenti dedicati agli anni ’30 del Novecento, con letture e musiche dal vivo, tra arte e atmosfere swing.
Per tutte le visite guidate, le attività didattiche e/o speciali è sempre richiesta la prenotazione al seguente recapito telefonico, 011 19560449, o sul sito www.coopculture.it. Tutte le informazioni su museireali.beniculturali.it.