La scorsa settimana, sulla pagina Facebook del Cinema delle Valli di Villar Perosa (TO) si è tenuto un contest che ha sottoposto alla votazione degli utenti i 9 video-teaser partecipanti al progetto Torino Factory, promosso dall’Associazione Piemonte Movie (che gestisce la sala comunale) con la direzione artistica del regista Daniele Gaglianone e con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte.
Gli utenti si sono espressi in favore di Tommaso Papetti, autore del video-teaser LITTLE NOIR. Sarà quindi tra le vie della cittadina della Val Chisone che si svolgeranno le improbabili indagini di Chico Pipa, giovane e precario aspirante detective. Le altre troupe partecipanti ambienteranno i propri lavori nelle 8 circoscrizioni torinesi. Quando i lavori saranno conclusi, la giuria di Torino Factory decreterà il vincitore del glocal video & lab contest.
Tommaso Papetti, classe 1993, si è formato all’Albe Steiner di Torino e successivamente si è laureato in produzione e regia presso la Scuola Internazionale di Cinematografia di Cuba, nata negli anni ’70 da un’idea di Gabriel García Márquez, il grande scrittore colombiano scomparso nel 2014.
Nei prossimi mesi, compatibilmente con l’emergenza sanitaria in atto nel nostro Paese, è previsto un incontro sul territorio con il regista e la sua troupe per pianificare la realizzazione del lavoro.
Con il passare degli anni e con la naturale e fisiologica scomparsa dei protagonisti di quello straordinario periodo è sorto il problema di tramandare la loro esperienza e valori e di coinvolgere le giovani generazioni. Periodicamente abbiamo assistito a tentativi revisionistici da parte della destra neofascista o ex fascista e da qualche storico di sinistra o presunto tale. Anche quest’anno, perdendo l’occasione di dare un segno di maturità quanto mai necessario in una situazione emergenziale da destra è arrivata la proposta di dedicare il 25 aprile alle vittime del Corona Virus. Proposta tanto irricevibile quanto idiota. L’ipocrisia porta a non avere il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome.
elemento, spesso riproposto, quello degli esigui numeri dei partigiani, rammento che alla lotta di Liberazione hanno contribuito sicuramente le formazioni partigiane, i molti civili, ed, non si possono dimenticare e lo sono stati per troppo tempo, i seicentomila internati militari italiani (IMI) che rifiutarono di combattere per la repubblica di Salò e preferirono i campi di concentramento pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane e privazioni. Tutto questo è la storia passata e recente ma la vera particolarità, che mi ha fatto riflettere, di questo 25 aprile è l’essere tutti “prigionieri” in casa da quasi due mesi. Festeggiare la Liberazione stando chiusi in casa, segregati quasi volontariamente, un ossimoro, per combattere un nemico invisibile e quindi più subdolo, non può che fare riflettere sul senso e sul valore della libertà. E’ proprio vero che una cosa l’apprezzi molto di più quando non ce l’hai, quasi, più o ti viene a mancare. Forse è per questo senso di privazione, di mancanza, che ci sono state un numero straordinario di manifestazioni e di iniziative con una partecipazione e condivisione che ci dà la percezione tangibile di essere liberi pur essendo “prigionieri” e segregati. La libertà e la democrazia sono, insieme alla Costituzione, i più importanti dei grandi “regali” che ci hanno portato la Resistenza e la lotta di liberazione.

La seconda è che il clima come il mare a capo Horn, poteva essere più o meno tempestoso ma mai tranquillo. Se ai tempi della D.C. ci accusavano di essere ladri e proteggere i “fascisti”(uno slogan era: “MSI fuorilegge. A morte la D.C. che lo protegge”), in epoca “berlusconiana”, fui invece più volte invitato “a lasciare l’Italia perché vi rimanessero solo i puri e i giusti”).