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Telecamere e cani per difendere il fortino della droga

Il fortino della droga, quattro cani e telecamere per proteggere lo spaccio: carabinieri arrestano un pusher e sequestrano 12 kg di marijuana

L’uomo aveva blindato la sua abitazione, tra cani e telecamere

Torino, 18 marzo Quattro cani e varie telecamere a proteggere un giro di spaccio casalingo: erano questi gli accorgimenti di unospacciatore che aveva dato vita a una florida vendita di marijuana nel suo appartamento a Val della Torre.

I carabinieri della Compagnia di Rivoli, in collaborazione con i colleghi dei forestali, intervenuti per la probabile presenza di cani all’interno della casa, hanno bussato alla porta dell’uomo con un decreto di perquisizione allo scopo di verificare la regolarità dell’impianto di videosorveglianza ma l’obiettivo dei militari era un altro: entrare nel fortino della droga.

Il proprietario, un uomo di 25 anni con piccoli precedenti penali, teneva in casa tre pitbull e un Jack Russel, per proteggere la sua attività illegale e forse anche per intimorire gli acquirenti, a cui probabilmente vendeva le dosi.

Quando i carabinieri hanno bussato alla sua porta, l’uomo ha aperto senza alcun problema ma i suoi cani hanno impedito l’accesso ai militari in casa;  dopo una breve trattativa il proprietario ha messo in sicurezza gli animali e i carabinieri hanno iniziato la perquisizione.

Nell’appartamento i militari dell’Arma hanno sequestrato quasi 12 kg di marijuana, bilancini e bustine in cellophane, atte al confezionamento della droga. Nella stanza da letto i carabinieri hanno poi trovato anche una pistola Sturm Rugercalibro 357 Magnum, con 2 cartucce dello stesso calibro e 10 proiettili calibro 38.

All’arrestato è stata quindi contestata la detenzione illegale dell’arma e delle munizioni, non avendo alcun titolo a possedere la pistola.

Quest’ultima, in passato, era appartenuta a un uomo deceduto nel 2000, per questo motivo i militari faranno altri accertamenti per capire in che modo il giovane ne sia venuto in possesso.

Denunciato per bar e scommesse in attività nonostante i divieti

Nonostante il decreto, il gestore aveva lasciato “libero accesso” alla clientela al Centro scommesse e al bar.  Il personale, sorpreso a consentire le scommesse: “…non conoscevamo il contenuto del Decreto, facciamo ciò che ci dice il titolare…”.

La Guardia di Finanza di Torino ha sorpreso una rivendita di tabacchi, autorizzata alla sola vendita dei prodotti da fumo, che continuava la raccolta di scommesse attraverso 9 apparecchi “touch-screen”, messi a disposizione degli avventori, nonostante il divieto imposto dal decreto contro la diffusione del coronavirus.

Il titolare del locale è stato denunciato dai Finanzieri del Gruppo Torino, alla Procura della Repubblica del capoluogo piemontese per il mancato rispetto dei Decreti emanati recentemente.

Il gestore, autorizzato a restare aperto in quanto anche rivenditore di tabacchi, come detto, continuava a raccogliere scommesse attraverso gli apparecchi telematici pienamente in funzione e nella disponibilità della clientela.

Il servizio di scommesse, è bene ricordare, non essendo di natura essenziale, non fa altro che aumentare il rischio di assembramenti e di possibili contagi in quanto richiede la permanenza dei clienti all’interno dei locali.

Il titolare è stato denunciato per l’inosservanza dei provvedimenti dell’autorità e segnalato in Prefettura per l’eventuale chiusura del locale.

Marrone (Fdi): “Tamponi di massa anche in Piemonte”

“Con i milioni donati alla Regione Piemonte si acquistino tamponi in gran quantità per effettuare test coronavirus di massa sui piemontesi”

A chiederlo è il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio Regionale Maurizio Marrone, dopo le donazioni di Lavazza, Fondazione Crt, IntesaSanpaolo e decine di privati.

“Le evidenze scientifiche – spiega Marrone – mostrano l’efficacia dei test con il tampone sulla popolazione per contenere i contagi da coronavirus. In Corea del Sud questa strategia ha dato i suoi frutti, ed anche in Veneto si è assistito a risultati soddisfacenti, con Zaia che ha effettuato oltre 35.000 test rispetto ai 6.000 in Piemonte.
L’anomala percentuale di positivi ricoverati in ospedale (87% in Piemonte rispetto al 28% in Veneto) ci fa seriamente preoccupare sulla quantità di infetti, magari addirittura consapevoli e comunque non considerati nel dato censito, che restano liberi di girare e diffondere l’epidemia.
E’ fondamentale, infatti, identificare i contagiati asintomatici perchè possano rimanere in quarantena a interrompere il contagio. La nostra richiesta è che anche la Regione Piemonte possa seguire questa linea, predisponendo tamponi per tutti i piemontesi, a partire dagli operatori sanitari, che hanno il diritto di sapere se sono positivi o meno, anche per evitare di diventare diffusori del virus loro malgrado. Sarebbe un ottimo modo per utilizzare i milioni donati dalla generosità di quanti hanno voluto sostenere il Piemonte in questo momento difficile”.

La solidarietà del Veneto: azienda dona strumenti sanitari

La I-TECH Medical Division, un’azienda veneta, ha donato alla sanità piemontese centinaia di pulsossimetri  (dispositivi per la misurazione della saturazione di ossigeno nel sangue) e termometri digitali a infrarossi  per la misura della temperatura a distanza.

Il presidente del Consiglio regionale Stefano Allasia ringrazia  Massimo Marcon e Matteo Zennaro, rappresentanti dell’azienda,  per questa inaspettata ma quanto mai preziosa donazione:  “Sarà mia premura attraverso l’assessore alla Sanità Luigi Icardi  far recapitare nel più breve tempo possibile le attrezzature devolute presso le Asl del Piemonte. In questi giorni molto difficili per il nostro Servizio sanitario regionale, – continua il presidente Allasia – anche un piccolo gesto diventa importante. Chi può, in questo momento deve donare, è un dovere civico, una chiamata al senso di responsabilità e solidarietà. Per fortuna la generosità di aziende, enti e singoli cittadini si sta manifestando in modo importante anche in Piemonte, cosa che mi inorgoglisce”.

La I-TECH precisa che con questo gesto vuole sensibilizzare tutte le aziende italiane a donare:  “In momento di difficoltà dobbiamo essere uniti e dimostrare che crediamo in questo meraviglioso paese che è l’Italia. Il primo obiettivo che abbiamo oggi è sconfiggere Covid-19, subito dopo viene la conservazione dei posti di lavoro per garantire il sostegno delle famiglie, il futuro delle generazioni a venire, il sostentamento degli anziani, la salute pubblica e la pace sociale”.

Covid-19, il commissario: “Emergenza epocale, Ma c’è un po’ di luce in fondo al tunnel”

Il commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus per il Piemonte, Vincenzo Coccolo, già “uomo delle alluvioni” che seguì le calamità naturali che investirono il territorio regionale nelle precedenti giunte regionali tra metà anni ’90 e anni 2000, è operativo da ieri

“L’emergenza è epocale ben al di là di quelle di tipo geologico sismico e umanitario che abbiamo gestito a livello locale e nazionale. Questo contesto è di grandissima criticità, però si sta vedendo un po’ di luce in fondo al tunnel. Il sistema Piemonte sta rispondendo al meglio, all’interno della comunità piemontese ci sono tutti gli anticorpi e le capacità per superare le difficoltà”, ha detto.

“Quando sarà passata l’emergenza sanitaria  – ha concluso – ci sarà da affrontare quella di tipo sociale che si presenterà  nelle prossime settimane, nei prossimi mesi”.

Pensare al dopo. Ora

Un intelligente, e dotto, intervento di Alberto Negri sul Manifesto ricorda gli effetti della peste medievale sull’economia e sul lavoro dell’epoca.

Una strage che portò alla morte del 35/40% degli europei ma che garantì, ai sopravvissuti, un deciso miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, con un incremento delle retribuzioni (non solo in Europa)…

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Pensare al “dopo”. Ora. Perché andrà tutto bene solo a chi anticipa il cambiamento

Carrefour, i dipendenti hanno ripreso l’attività

E’ rientrata la protesta dei lavoratori del supermercato Carrefour di corso Montecucco a Torino

Ieri i commessi e cassieri  hanno protestato per la mancanza delle mascherine a tutela loro e dei clienti.  Hanno spiegato all’ingresso del supermercato,  che è uno dei più grandi della città, che avrebbero ripreso l’attività solo dopo avere ottenuto le protezioni. Così è avvenuto nel corso della giornata e i dipendenti hanno ripreso il lavoro.

Matuidi secondo bianconero positivo

Dopo Daniele Rugani c’è un secondo calciatore della Juventus positivo al coronavirus

E’ il centrocampista francese Blaise Matuidi, così ha comunicato la società bianconera. Da mercoledì 11 marzo si trova in isolamento volontario domiciliare, verrà monitorato e seguirà lo stesso regime. E’ asintomatico e sta bene.

Cacreri, i garanti: “Urgente ridurre il numero dei detenuti”

“Una comunità che conta in Piemonte circa 4.600 detenuti nelle 13 carceri per adulti ed un istituto penale per minori con una capienza effettiva complessiva di solo 3.700 posti, con oltre 3.000 agenti di polizia penitenziaria e circa 500 operatori dei vari settori, rappresenta una situazione solo parzialmente protetta: i detenuti e gli agenti in primis ne sono consapevoli”

I GARANTI DEI DIRITTI DEI DETENUTI PIEMONTESI SI RIVOLGONO ALLA MAGISTRATURA DI SORVEGLIANZA: “LA SITUAZIONE IMPONE DECISIONI STRAORDINARIE, COME A ROMA, MILANO, NAPOLI. OCCORRONO OCCHI E METRI DIVERSI DALL’ORDINARIO. URGENTE RIDURRE IL NUMERO DEI DETENUTI.” PUBBLICHIAMO IL LORO INTERVENTO

Il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Piemonte e il Coordinamento regionale dei  Garanti comunali piemontesi delle persone detenute o private della libertà intendono esprimere pubblicamente la propria preoccupazione per la fase attuale che vive la comunità penitenziaria italiana, ma quella piemontese nello specifico.

Sono urgenti interventi straordinari per far diminuire la presenza di detenuti nelle carceri del Piemonte: in questi minuti arriva la notizia di un primo caso di contagio nel carcere di Voghera, inevitabilmente altri ne seguiranno.

Una comunità che conta in Piemonte circa 4.600 detenuti nelle 13 carceri per adulti ed un istituto penale per minori con una capienza effettiva complessiva di solo 3.700 posti, con oltre 3.000 agenti di polizia penitenziaria e circa 500 operatori dei vari settori, rappresenta una situazione solo parzialmente protetta: i detenuti e gli agenti in primis ne sono consapevoli.

Le condizioni di vivibilità negli ambienti insalubri, ristretti e chiusi delle nostre carceri sono ordinariamente precarie, ora con il rischio contagio in un contesto di sovraffollamento grave si rivelano tutte le vulnerabilità del sistema: impossibile pensare che nei nostri penitenziari si possano mettere in atto misure di distanziamento sociale o di prevenzione richieste per l’esterno.

La sfida finora è stata prevalentemente quella di bloccare all’ingresso ogni possibile fonte di contagio per un mondo chiuso, ma permeabile alla società esterna: le decisioni messe in campo hanno inciso pesantemente sul versate della popolazione detenuta, ma rimane aperta la sponda degli operatori che garantiscono il funzionamento della macchina detentiva.

Noi non possiamo che auspicare che il contesto sia ben presidiato e in questi giorni abbiamo continuato a segnalare situazioni e problematiche emergenti allo sguardo dell’osservatore esterno quale è un garante.

Abbiamo sollecitato e richiesto un’efficace ed efficiente presa in carico della situazione da parte dell’Assessorato alla Sanità e poi dell’Unità di Crisi, ben consapevoli che l’Amministrazione penitenziaria ed i singoli Direttori (laddove presenti!) non potessero e dovessero fare da soli.

Ora lanciamo un pubblico appello alla Magistratura giudicante e di sorveglianza affinché possano – nell’immediato – affrontare di petto la situazione: nessun istituto penitenziario piemontese ha, ad oggi, gli spazi fisici né i posti letto separati necessari per gestire in sicurezza numeri significativi di casi di sospetti contagi o tanto meno numeri rilevanti di casi positivi asintomatici o nelle fasi lievi o iniziali.

Si tratta certo di pensare a piani straordinari dal punto di vista organizzativo delle carceri, ma in questi giorni abbiamo dovuto registrare l’arrivo di decine di detenuti sfollati da altri istituti danneggiati dalle rivolte e questo ha vanificato in molti casi gli sforzi riorganizzativi messi in campo per ricavare spazi e zone di isolamento.

Diventa dunque di impellente urgenza un intervento straordinario della Magistratura, in particolare quella di Sorveglianza, volto all’immediato deflazionamento della presenza in carcere, in linea con le previsione del decreto-legge “Cura Italia”, il Governo ha infatti previsto misure innovative o deroghe ai vincoli per permettere maggior celerità e maggior ampiezza di intervento. Si calcola che l’effetto delle nuove misure possa essere alquanto contenuto, ma si spera possa rappresentare l’inizio di un percorso: il Garante nazionale segnala che il numero complessivo di coloro che devono scontare una pena fino a sei mesi, senza altre pendenze, è oggi pari a 3.785, mentre il complessivo numero di coloro che devono scontare una pena o un residuo pena fino a un anno sale a 8.629. Come Garanti territoriali sottolineiamo che nell’ordinamento italiano sono già presenti norme e strumenti giuridici di esecuzione penale alternativi alla reclusione e che l’emergenza ne esiga la più veloce attivazione.

Indubbiamente un ruolo decisivo – anche in questo frangente – avranno le valutazioni del singolo magistrato in merito alla reale dimensione della problematica attuale e soprattutto di quello che si rischia di dover affrontare nei prossimi giorni.

Pur nella consapevolezza della difficoltà di lavorare in questa emergenza, riteniamo nostro imprescindibile dovere ricordare che la situazione attuale – per come noi la conosciamo dall’interno delle varie comunità penitenziarie piemontesi – esige di affrontare con occhi e metri diversi i casi che giungono all’attenzione del Magistrato.

Su questa emergenza l’impegno dei Garanti, come quello degli Avvocati e dell’Amministrazione Penitenziaria deve essere al fianco della Magistratura, filtro necessario di ogni provvedimento deflattivo del carcere, per cercare di garantire tempi certi e necessariamente celeri.

 

Bruno Mellano, Alessandro Prandi, Marco Revelli, Paola Ferlauto, Sonia Caronni, Mario Tretola, Paola Perinetto, don Dino Campiotti, Paolo Allemano, Monica Cristina Gallo, Silvia Magistrini, Manuela Leporati.

Le vignette di Mellana

La vignetta importante di oggi è quella che disegnò Adolphe Willette agli inizi del ‘900

Come si noterà nulla è cambiato da allora. Gli altri (lo straniero in genere ma anche i veneti, i siciliano, ecc…) sono visti come un unico corpus che si muove e agisce come un solo individuo. A volte secondo quello che a noi fa piacere a volte quello che fa dispiacere.
Pertanto parliamo di cinesi, inglesi, francesi, tedeschi, islamici, ecc.. affibbiando a loro le colpe e le responsabilità magari di un solo idiota (come quel medico inglese tal  Christian Jessen che dice che stiamo a casa perché siamo un popolo-appunto- di pigri).  Quindi se questo coglione dice che siamo pigri, tutti gli inglesi sarebbero coglioni … Pertanto se un giornale francese sputazza sulla nostra pizza tutti i francesi sono figli di…. I cinesi (tutti ovviamente) erano degli untori sino a due giorni fa e ora sono (tutti ovviamente ) da benedire perché ci mandano gli aiuti. Pare che al mondo non esistano più due cose: i Governi e le responsabilità individuali. E invece esistono tutte e due ed esistono solo loro.
Chi, per calcolo politico, le confonde e le annega nel corpo di un popolo è sostanzialmente un pericoloso guerrafondaio molto più pericoloso di un qualunque virus.
Claudio Mellana