Durante l’odierna seduta del Consiglio Regionale, i Consiglieri PD Diego Sarno e Domenico Rossi hanno interrogato la Giunta per conoscere il motivo per il quale il Piemonte non ha ancora ottenuto i finanziamenti del Ministero dell’Istruzione, emanati con il decreto 175 del 2020.
“E’ un finanziamento da oltre 500 milioni destinato alla messa in sicurezza degli edifici scolastici, nonché alla costruzione di nuove unità: al Piemonte ne sono riservati 34. Si sta facendo tutto il necessario per non perdere questo treno?”.
L’Assessora Chiorino ha garantito, nella sua risposta, che il finanziamento non è a rischio perché le procedure di assegnazione dei fondi proseguono in maniera ordinaria: mancano di fatto i pareri favorevoli di altri enti come Asl e Vigili del Fuoco per procedere con l’assegnazione.
“Questa risposta non può che soddisfarci, la speranza è che alle parole seguano i fatti” commenta Sarno “Si stanno facendo dei passi avanti, come la ratifica dell’accordo Stato-Regioni per la velocizzazione delle procedure relative alla sicurezza degli edifici scolastici, ma, come spesso accade, questa Giunta non ha brillato per celerità: l’accordo è stato firmato a marzo e ratificato solo negli ultimi giorni di maggio”.
“L’operato di Cirio in materia è zoppicante: abbiamo proposto di anticipare i lavori di manutenzione degli edifici in questa sospensione delle attività scolastiche causata dal Covid, ma questi lavori non sono mai partiti. Un primo passo è stato fatto con l’approvazione del nostro OdG della settimana scorsa in materia, ma tanto è ancora da fare” aggiunge Sarno.
“Sono passati ormai diversi anni dai casi di cronaca che, amaramente, ci hanno ricordato come sulla sicurezza degli edifici scolastici non possiamo tergiversare. La data del 22 Novembre 2008, quella del tragico crollo al Liceo Darwin di Rivoli in cui perse la vita Vito Scafidi, sia di monito per tutte le istituzioni pubbliche” commentano i Consiglieri Dem.
“Il nostro impegno su questo tema non verrà meno e per tutta la legislatura saremo di stimolo costante per la Giunta regionale” conclude Rossi.


Non ci sono i nomi di grandissimo successo, quelli dietro cui correre per, sempre più spesso, imbastire nuovamente le folgoranti mostre che vedranno assieparsi – tempi di igienizzanti e mascherine e prenotazioni on line permettendo – folle senza fine, bensì nomi preziosi, significativi, da cercare con attenzione magari inusuale e da ammirare, cui avvicinarsi per ammirarle nel loro più piccolo particolare o significato. Una mostra, questa che è Sfida al Barocco, curata con estrema saggezza e padronanza da Michela di Macco (università di Roma La Sapienza) e Giuseppe Dardanello (Università degli Studi di Torino), riflessivamente antiscolastici nel racchiudere la distesa di dipinti e immense pale d’altare, sculture e arazzi, disegni e incisioni, arredi e oggetti preziosi, entro il 1680, ovvero l’anno della scomparsa di Gian Lorenzo Bernini, e il 1750, compiuto un appagante viaggio tra le capitali francese – quasi feroce nel mantenere un proprio primato, ma pure aperta nei primi decenni del XVIII secolo a guardare ammirata ai colori della pittura veneziana o ai recenti messaggi che giungono da fiamminghi e olandesi, capace di precorrere i secoli successivi, se si guarda con vera ammirazione allo Stagno di François Desportes che guarda ad un futurismo ancora meno che impalpabile nei decenni dell’Arte o al Nudo femminile di schiena di Pierre Subleyras, intenso e inaspettato nella sua sconcertante naturalezza – e papale – Roma è pure da sempre caput mundi, forse assai più pronta alla sfida in opposizione ad ogni antichità e alle recenti voci che ancora si fanno sentire dei grandi maestri del Rinascimento e del Classicismo di un pregnante Barocco -, soffermandosi e ampliando lo sguardo su una Torino che ha inizialmente centrale il nome di Guarino Guarini (in mostra, tra i tanti disegni preparatori, l’unico studio rimasto “di un settore del tamburo e della cupola per la Cappella della Sindone”, conservato presso l’Archivio di Stato torinese) e con la stessa spinta alla sperimentazione e alla libertà di ricerca di Andrea Pozzo (le sue tele torinesi, a Mondovì e a Grazzano Badoglio con una mistica Morte di San Francesco Saverio): sino a giungere al genio del messinese Filippo Juvarra, dal 1714 nominato Architetto regio da Vittorio Amedeo II, che negli spazi reali o nelle chiese della città raccoglie e allestisce “una straordinaria esposizione di arte contemporanea”, da Napoli Venezia e Roma facendo giungere con le loro tele i nomi di Francesco Solimena, Sebastiano Ricci, Francesco Trevisani e Sebastiano Conca.
Un cammino lungo settant’anni, colmo di capolavori su cui soffermarsi, un progetto di ricerca dovuto alla Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura, con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo e organizzata dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude. Un cammino allestito da Massimo Venegoni con le luci di Gianbattista Buongiorno, raccomandabili entrambi per la loro compiuta bellezza agli occhi dello spettatore, come è un’esplosione di colori primari l’immagine della mostra, il biglietto di presentazione dovuto ad un modernissimo Leandro Agostini che ha ricavato – per poi ricomporle nella IV di copertina ad esempio della “piccola guida” – certe parti cromatiche di Diana ed Endimione di Pierre Subleyras, un olio proveniente dalla National Gallery londinese, una aerea genialata che alleggerisce con garbo e gusto profondi certa pomposità, certa opulenza, una ricorrente sfarzosità a volte troppo debordanti di quei secoli che abbiamo attraversato.
“Con grande emozione arriviamo ad un momento lungamente atteso, l’apertura di questa straordinaria e imperdibile mostra Sfida al Barocco, evento culturale ideato per ribadire e attualizzare, nel mondo accademico e nel grande pubblico, un pilastro dell’identità di Torino, cioè l’essere una delle capitali europee del barocco”. Quindici tappe, altrettanti capitoli più un’ouverture a mostrare strade nuove. Dove possono benissimo trovare posto le uccisioni di poveri animali, quell’anatra dal collo verde o quel coniglio con un paio di tordi accanto (ancora Chardin, entrambi): piccoli gioielli, modernissimi scampoli che parlano da soli e che commuovono, frangie di un lungo momento ben più altoloquente e ricco. Ma anche pronto a raccogliere in sé quelle “povertà” forse fino a questo momento ai più sconosciute.
La manifestazione antirazzista che si è tenuta quasi nel rispetto delle norme no Covid in piazza Castello, forse non merita la macchia che le attribuisce il giornale. Se fossi stato a Torino, sarei intervenuto anch’io perché il razzismo di ogni tipo va sempre condannato.