ilTorinese

Test sierologici, gestione unica di tutte le analisi

Diventa operativo, su proposta dell’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi e con l’approvazione da parte Giunta regionale, il nuovo protocollo della Regione Piemonte per la gestione dei test sierologici, sia in ambito pubblico che privato.

Predisposto dal coordinatore del piano regionale di prevenzione, il documento fornisce le indicazioni a tutti i soggetti che a vario titolo sono coinvolti nell’emergenza Covid e potrà essere aggiornato in base all’evoluzione della situazione epidemiologica, delle conoscenze scientifiche disponibili e degli eventuali nuovi indirizzi nazionali.

«In assenza di linee guida nazionali – osserva l’assessore regionale Icardi -, andava comunque fatta chiarezza sulla gestione degli esiti dei test sierologici a cui sempre più cittadini stanno facendo ricorso, nonostante questi test non abbiano alcun valore diagnostico e siano utili prevalentemente a fini epidemiologici. Attraverso l’azione combinata tra test sierologico e tampone, contiamo di aver dato una risposta razionale, che riconduce tutte le analisi ad un’unica gestione, mediante il filtro territoriale del medico di medicina generale e la rete della piattaforma covid della Regione Piemonte. Parallelamente, proseguiamo gli screening epidemiologici rivolti alle categorie più esposte al contagio. Sono quasi ultimati i test sul personale della Sanità regionale, mentre stanno iniziando quelli sul personale di Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Municipale, Esercito, Vigili del fuoco ed Uffici Giudiziari, in modo da avere una misura sempre più precisa della circolazione del virus sul territorio».

In generale, qualora l’esito dell’esame sierologico rilevi una positività alle IgG, l’individuo asintomatico sarà considerato “sospetto” di infezione Covid-19. Al fine di consentire le misure di prevenzione necessarie da parte della Sanità Pubblica, il laboratorio provvederà ad effettuare la segnalazione al medico di famiglia o di riferimento dello studio epidemiologico, inserendo il referto sulla piattaforma Covid-19. Il medico disporrà l’isolamento fiduciario dell’assistito mediante l’inserimento della richiesta di tampone sulla piattaforma Covid-19.

Se il tampone derivante dalla positività alle IgG risulterà positivo, l’isolamento verrà trasformato in quarantena e si procederà all’indagine epidemiologica completa da parte del Servizio di Igiene e prevenzione (Sisp) per la ricerca di ulteriori contatti, la disposizione di ulteriori quarantene, eccetera.

In particolare, ecco come il protocollo viene applicato nei tre ambiti di riferimento.

PROGRAMMI DI SCREENING SIEROLOGICI REGIONALI

La Regione attraverso il Sistema Sanitario Regionale ha già realizzato ed ha in programma di realizzare programmi di screening che prevedono l’effettuazione di test sierologico seguito da tampone rino-faringeo per i soggetti risultati positivi alle IgG, individuando gruppi di popolazione a maggior rischio e di priorità legate al pubblico interesse.

Oltre allo studio già effettuato sul personale del Servizio sanitario regionale e sui medici competenti, altri studi potranno essere individuati sulla base di successive valutazioni tecnico scientifiche.

Ogni studio individuerà le modalità tecniche di isolamento fiduciario e di messa in quarantena derivante dall’esecuzione del tampone.

La Regione indica quale tecnica di elezione per esame sierologico il test immunometrico IgG semiquantitativo (test sierologico per le IgG anti SARS-CoV2).

Nei casi in cui sia necessario assicurare tempestività tra il riscontro di IgG e l’effettuazione del tampone diagnostico in modo da ridurre al minimo i tempi di isolamento fiduciario che, se prolungati, potrebbero avere un impatto negativo importante nell’erogazione di servizi pubblici, si potranno utilizzare, in via straordinaria, previa valutazione tecnico scientifica, i test rapidi.

La Regione Piemonte ha inoltre aderito al programma di screening sierologico nazionale, organizzato dall’Istituto superiore di Sanità, che coinvolgerà un campione di 8.099 cittadini piemontesi, che saranno scelti sulla base di criteri prestabiliti e contattati dalla Croce Rossa per effettuare il test sierologico e, in caso di positività ad IgG, il tampone.

Considerato l’interesse pubblico dei test epidemiologici suddetti, le attività richieste sono interamente a carico del Servizio sanitario regionale.

TEST SIEROLOGICO AI PRIVATI PRESSO LABORATORIO AUTORIZZATO

E’ consentito, seppur sconsigliato, ad ogni cittadino di poter effettuare, a proprie spese, presso laboratorio autorizzato inserito nell’elenco della Regione, un test sierologico validato per la ricerca di anticorpi Covid-19.

Al fine di assicurare una corretta informazione al cittadino evitando di creare false aspettative o innescare comportamenti scorretti, sono introdotti i seguenti obblighi per i laboratori analisi autorizzati:

  1. a) il cittadino che richiede ad un laboratorio un test sierologico deve ricevere adeguate informazioni sui risultati che otterrà e sulle misure da adottare, mediante l’utilizzo dell’apposito modulo di consenso informato, approvato a livello regionale e, che il cittadino sottoscrive;
  2. b) qualora si rilevi una positività alle IgG, l’individuo asintomatico sarà considerato “sospetto” di infezione Covid-19. Al fine di consentire le misure di prevenzione necessarie da parte della Sanità Pubblica, il laboratorio provvederà ad effettuare la segnalazione al medico di famiglia inserendo il referto sulla piattaforma Covid-19. Il medico disporrà l’isolamento fiduciario dell’assistito mediante l’inserimento della richiesta di tampone sulla piattaforma Covid-19.

L’Asl competente territorialmente procederà, tenendo conto delle priorità legate ai compiti di istituto previsti per i casi sospetti e per il contact tracing, nonché connessi alla gestione degli screening regionali e nazionali, all’effettuazione del tampone (in questo caso a carico del Sistema sanitario regionale).

Se il tampone risulterà positivo, l’isolamento diverrà una quarantena e si procederà all’indagine epidemiologica completa da parte del Sisp (ricerca di ulteriori contatti, disposizione di ulteriori quarantene eccetera).

SCREENING VOLONTARI EFFETTUATI DA ENTI O AZIENDE PUBBLICHE E PRIVATE

La proposta di test sierologici al di fuori del Servizio sanitario regionale e di scelte individuali può avvenire in questa fase esclusivamente sotto la supervisione di un medico e per finalità definite.

Alla luce degli screening per la valutazione della sieroprevalenza attivati a livello nazionale e regionale, si ritengono non approvabili programmi a livello locale che possano creare delle sovrapposizioni.

Possono invece avere una utilità, valutazioni dei livelli di sieroprevalenza per la modulazione delle misure di contenimento sul posto di  lavoro.

Nel caso in cui un ente o azienda pubblica o privata (per es. ambiente di lavoro, sindaco del Comune, eccetera) intenda avviare un percorso di screening di soggetti mediante test sierologici, tale attività dovrà avvenire previo nulla osta da parte della Asl competente per territorio, a seguito della trasmissione di una proposta di programma alla Asl medesima.

La stessa Asl concederà un nulla-osta sulla base della presenza e appropriatezza della documentazione trasmessa, dopo aver appurato che l’esecuzione del test sierologico, per i tamponi di diagnosi che ne derivano come attesi, non possa generare difficoltà nell’esecuzione dei tamponi obbligatori o sovrapporsi a programmi della sanità pubblica.

I relativi costi (test sierologico, tampone, visite, refertazioni, eccetera) non sono in carico al Servizio sanitario regionale.

Il referto positivo a test sierologico, con metodica Clia o Elisa o equivalenti, e del successivo tampone, devono essere comunicati, da parte del medico responsabile o del laboratorio analisi, alla Asl di residenza del soggetto, attraverso la piattaforma Covid-19 Regione Piemonte.

Settembre Nero

PAROLE ROSSE  di Roberto Placido / Da cinquant’anni evoca e viene usato per indicare situazioni tragiche in ricordo di quanto successe in Giordania nel lontano 1970. E’ quello che succederà dal prossimo 1 settembre alla scuola italiana.

Perché è sempre più chiaro che il prossimo settembre la nostra scuola non riaprirà. La pandemia di Covid 19 ne ha amplificato i problemi, i ritardi e le difficoltà. Molti hanno pensato di potere risolvere tutto con il cosiddetto DAD ( didattica a distanza ). Ma anche con l’insegnamento a distanza si sono evidenziati ed acuiti i problemi delle diverse “Italie”. Banda larga inesistente in molte realtà, impreparazione degli insegnanti e delle scuole e un numero elevato di ragazzi senza PC (computer) o Tablet. Un’indagine effettuata a Roma dalla Comunità di Sant’Egidio ha evidenziato che, tra i bambini da 6 a 10 anni, il 61% non ha effettuato nemmeno un’ora di didattica online.

Ed ancora, un terzo delle famiglie non possiede un computer e di conseguenza le linee di ADSL sono ancora meno. In questo quadro bisogna poi sottolineare tutte quelle famiglie che hanno due se non tre figli in età scolastica con la necessità di fare lezione alla stessa ora e magari con l’aggiunta di uno dei genitori in tele lavoro da casa ed il computer è solo uno. Questa situazione porta alla mente la famosa “ Lettera ad una Professoressa” di Don Milani “ Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”. Anche perché a distanza non è scuola, è un surrogato e cioè una …ciofeca. Il digitale e la tecnologia sono un elemento complementare dell’istruzione e non un fondamento. Meno male che , a ricordare questo importante aspetto ci hanno pensato un gruppo di intellettuali, sedici, tra i quali il filosofo Massimo Cacciari, che hanno sottoscritto un documento che chiede e ricorda che il futuro della scuola non è il DAD che, tra l’altro, aumenta le disparità ed elimina la socialità che è uno degli elementi fondamentali dell’istruzione e della formazione dei ragazzi. Insomma la scuola non è più il presidio della Nazione. Funzione prima svolta dall’esercito fino a quando c’è stata la leva obbligatoria. La Nazione è rimasta così senza presidio, sguarnita. In questa fase, può sembrare incredibile, spesso si sono distinti negativamente una parte del corpo docente e soprattutto il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina. Approdata in Parlamento dopo essere stata paracadutata, dal suo capo cordata Luigi Di Maio, da Biella, dove insegnava, a Torino e poi posta, casualmente, alla guida del ministero di Viale Trastevere in seguito alle dimissioni del suo predecessore Lorenzo Fioramonti. Da quel ministero, ritenuto una volta “ di peso” e ad appannaggio della vecchia Democrazia Cristiana, sono passati oltre una trentina di ministri, politici e tecnici di grande prestigio come Aldo Moro, tre futuri Presidenti della Repubblica come Antonio Segni, Oscar Luigi Scalfaro e, l’attuale, Sergio Mattarella fino ad uno dei più recenti e prestigiosi, accademico e linguista, Tullio De Mauro.

Anche da questi dati si percepisce la distanza siderale tra quei ministri e quello attuale ed i guai della nostra scuola. Un ministro, Lucia Azzolina, che in più di un’occasione ha dimostrato l’assoluta inadeguatezza ed incapacità. Lo si può chiedere agli assessori regionali all’istruzione, lasciati, nello sconcerto generale, improvvisamente da soli nel bel mezzo di una riunione. La coalizione di governo ed il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte si dovrebbero porre il problema, urgente, della sua sostituzione. Così sono passati tre mesi senza impostare una strategia complessiva che coinvolgesse le regioni, che hanno la delega sulla materia, i comuni e le città metropolitane che hanno la responsabilità della manutenzione degli edifici delle scuole superiori. Un piano anche ambizioso che sfruttasse l’emergenza per recuperare i tagli e la mancanza di finanziamenti degli ultimi anni. La sbornia aziendalista dell’ultimo decennio ha colpito duramente sia la Sanità, e ce ne siamo drammaticamente accorti in questa circostanza, che l’Istruzione. Un piano che preveda il recupero di edifici scolastici in disuso e da mettere in sicurezza, attrezzature e reti informatiche, ed un numero adeguato di docenti. Proprio sui docenti, in una situazione di emergenza, stiamo assistendo ad un braccio di ferro tra i partiti della maggioranza per l’assunzione di 32.000 docenti e cioè se farlo per titoli, assumendo i precari che già insegnano oppure, come prevede la legge, per concorso. In tutto questo rimane una certezza, a settembre non ci saranno. Così, un governo che ha fatto riaprire e ripartire praticamente tutto, aziende, bar, ristoranti, impianti sportivi, palestre e parrucchieri, che ha dato soldi, in qualche caso a pioggia, dalle Partite Iva ai Tatuatori, non ha riaperto le scuole e gli ha dato le briciole in termini di finanziamento. Dei 55 miliardi stanziati alla scuola , con l’immane lavoro da fare sono stati destinati solo 1,45 miliardi. Cioè molto meno della percentuale che riceve normalmente e che da tutti è ritenuta ampiamente insufficiente. Pochi, non maledetti e che nemmeno riusciranno a spendere entro settembre. Insieme al ministro ha segnato il passo dimostrando insufficienza, ritmi inadeguati ed una generale impreparazione la struttura burocratica del ministero.

Rimasta più con i piedi e la mente al secolo scorso ed alle circolari ministeriali a cui seguivano, immancabilmente, le circolari esplicative che lasciavano il dubbio se inviate perché si rendevano conto di scriverle in maniera incomprensibile e se ritenessero dirigenti e funzionari delle scuole incapaci di capire. Tra dirigenti, , CTS (comitato tecnico scientifico), Consiglio Superiore dell’Istruzione ed una pletora di consulenti hanno prodotto, poco, lentamente e male. Hanno favorito la riluttanza di molti docenti, un’indagine parla del 70% contraria a riprendere l’insegnamento diretto, adducendo l’elevata età media degli insegnanti. Sconsigliando le sessioni d’esame in diretta. Fortunatamente invece si faranno. Mi chiedo ma quei docenti vanno a fare la spesa, affollano le parrucchiere, vanno per negozi o per strada? Perché , rispettando le norme, non possono fare gli esami? Per inciso l’INAIL ( Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro) ha classificato la scuola, insegnanti compresi, a rischio medio-basso. E cosa dire di quegli insegnanti che hanno interrotto velocemente l’aspettativa quando hanno scoperto che le lezioni si svolgevano online?! Così molti precari sono rimasti a casa senza lavoro. Senza dimenticare la levata di scudi per fare tutte le vacanze pasquali quando le scuole erano chiuse da settimane. Al ministro, a tutto il suo ministero, consulenti compresi, gli italiani chiedono e vogliono sapere, ed hanno cominciato a farlo anche con manifestazioni nelle principali città, se dal 1 settembre i bambini delle materne, i ragazzi delle elementari e medie e gli studenti delle superiori avranno un aula sicura ed un insegnante.

Forse qualche bonus in meno e qualche aula ed insegnante in più non guasterebbero. Ritornando sugli esami, poteva essere, quella di fare ritornare le classi quinte delle superiori, un quinto degli studenti, e le classi terze delle medie, un terzo degli studenti, quanto prima a scuola proprio i vista degli esami, un segnale di funzionamento e di preparazione per tutta la scuola e per tutto il paese. Invece con ritardi, scuse e resistenze è andata, purtroppo, come sappiamo. Lo stesso Sindacato deve decidere se difendere, in alcuni casi, rivendicazioni corporative o lanciare ed attuare un’alleanza con gli studenti e con le famiglie che invece rischiano di essere lasciate sole nella gestione dei figli. Una struttura inefficace unita ad un ministro privo di autorevolezza e preoccupata più di fotografarsi e rilanciare commenti con personaggi discutibili e controversi oppure di rispondere, senza capirne il senso vero, ad un Tweet della simpatica e brava Sabina Guzzanti, non possono e non sono in grado di affrontare la sfida ed i problemi che ha davanti la nostra scuola. Sarebbe necessario un grande sforzo, una grande capacità ed intelligenza organizzativa e strategica per recuperare spazi, edifici, insegnanti, per fare partire la scuola in sicurezza, anche in prossimità delle famiglie. Un settore strategico per il presente e per il futuro del nostro paese non può essere abbandonato a se stesso. Non si possono penalizzare intere generazioni. In queste condizioni il primo settembre la scuola, nel senso tradizionale, non riprenderà e sarà una vera tragedia. Ecco il perché di un titolo così evocativo, tragico e funesto.

Costanzo (M5S): “Click day, Mise prenda le distanze da Invitalia”

“Il bando di mercoledì avrebbe dovuto aiutare le imprese ad ottenere il rimborso per l’acquisto di dispositivi di protezione per i dipendenti della propria azienda – afferma la deputata Jessica Costanzo (M5s) – Tuttavia il meccanismo di ammissione al rimborso scelto da Invitalia è stato il cosiddetto ‘clickday’, modalità per cui chi prima riesce a prenotare ottiene il rimborso, fino all’esaurimento del budget.

Così migliaia aziende si sono preparate, nonostante il difficile periodo, arruolando il proprio personale per l’invio della richiesta, che assomigliava più a una prova di velocità. Un criterio – afferma Costanzo – a mio parere non meritocratico e che non mi ha mai trovato d’accordo.

I risultati quali sono stati? Centinaia di aziende hanno ricevuto la conferma dell’invio della richiesta alle h. 9.00 e un secondo, ma misteriosamente non compaiono né tra i beneficiari né tra gli esclusi. Questi metodi fanno male all’imprenditoria italiana.

Aggiungiamoci poi che Invitalia è, secondo quanto riportato dal suo stesso sito, un’agenzia nazionale del Ministero dello Sviluppo economico con il compito di intervenire nelle zone di maggior difficoltà occupazionale del nostro territorio. Che tra le varie funzioni svolte c’è quella della riconversione produttiva per il mantenimento dei livelli occupazionali, nonché dell’attrazione di nuovi investimenti e  del sostegno a programmi di sviluppo. Invitalia insomma segue diverse crisi aziendali. Eppure – continua Costanzo – non ci sono stati passi avanti neanche su questo fronte, basti pensare che le crisi sospese da inizio anno sono rimaste tali, quando al di là dell’emergenza Covid-19 un sollecito alle parti interessate e nuovi tentativi di contatto sarebbero stati non solo possibili, ma degli atti dovuti  Mi auguro – conclude Costanzo – che il Ministero dello Sviluppo prenda le distanze da questi atteggiamenti: non è il modo di lavorare che ho in mente”. 

I medici scrivono al Governatore

Riceviamo e pubblichiamo la lettera degli Ordini dei Medici piemontesi riuniti inviata al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio

Nella giornata di giovedì 14 Maggio 2020 gli Ordini Dei Medici della Regione Piemonte riuniti hanno sottoscritto un documento presentato al Presidente Cirio e all’Assessore alla Sanità Icardi in merito alle gravissime carenze di personale medico attuali e future della Regione Piemonte.

Da più di un anno gli Ordini dei Medici Piemontesi hanno sottolineato la necessità di colmare le gravi carenze di organico del settore medico specialistico e territoriale piemontese, attraverso un ampio finanziamento della formazione medica che permetta un aumento dei contratti di formazione specialistica e territoriale. Tali carenze sono state messe drammaticamente in luce dall’emergenza sanitaria in cui la regione ancora si trova, che ha visto i medici costantemente in prima linea in questa battaglia. In mancanza di una risposta ufficiale al documento presentato dagli Ordini da parte dell’Assessorato alla Sanità e della Presidenza della Regione Piemonte tale lettera è stata resa pubblica sui siti online dei rispettivi Ordini.

Gli Ordini Dei Medici Piemontesi riuniti constatano con amarezza che nelle manovre economiche presentate in Regione non si sia trovato spazio per un finanziamento, anche minimo, per nessuna delle istanze presentate negli ultimi mesi. A fronte di una manovra da 8oo milioni di euro elaborata attraverso il “Riparti Piemonte” la richiesta economica avanzata era di 5 milioni da destinare alla formazione medica, lo 0,6% del totale, al fine di scongiurare il collasso del Sistema Sanitario pubblico Piemontese nei prossimi anni. Nonostante siano stati fatti molti annunci in merito alla volontà di finanziare 50 borse di specializzazione per il concorso SSM 2020, attraverso un investimento di 5 milioni di euro, ad oggi il finanziamento è bloccato ai 15 contratti dello scorso anno, senza nessuno stanziamento ulteriore di risorse, nonostante le dichiarazioni dell’assessore Icardi circa la certezza riguardo un aumento dei fondi. Dai nuovi documenti relativi ai fabbisogni redatti dagli uffici della stessa della Regione Piemonte, emerge la necessità di formare 851 specialisti all’anno per i prossimi tre anni. Oggi nella regione vengono formati 526 specialisti ogni anno (511 con risorse statali e 15 con risorse regionali) e al momento risultiamo essere tra le regioni con il più basso numero di contratti regionali finanziati in Italia.

Vi sarà una carenza di 325 specialisti all’anno solo nei prossimi tre anni, ciò significa quasi 1000 medici specialisti che mancheranno in regione Piemonte già nel 2023. Anche prevedendo un aiuto straordinario statale “una tantum” previsto dal “DL rilancio” in tal senso, ciò non coprirà interamente tali carenze. Motivo per cui si ribadisce l’importanza di un aiuto da parte della Regione in tal senso, permettendo ai Giovani Medici Piemontesi di poter terminare il proprio percorso formativo e potersi mettere al servizio della collettività. Ad oggi vi sono 1200 camici grigi laureati e piemontesi che non possono finire il loro percorso di formazione a causa della mancanza di risorse, in particolare regionali. Misure analoghe si attendono alla luce della futura carenza dei medici di medicina del territorio quantificata in 706 medici di medicina generale da qui al 2031. L’auspicio è che prevalga il buon senso e che l’attuale giunta della Regione Piemonte riveda gli investimenti da destinarsi alla formazione medica e che agisca prontamente per l’attivazione e l’ampliamento della rete formativa ospedaliera regionale al fine di superare l’insufficiente capacità formativa degli atenei piemontesi che condiziona il MIUR nell’attribuire alla Regione Piemonte meno contratti e capacità formativa rispetto alle reali esigenze. Tutto ciò al fine di scongiurare un futuro del Piemonte senza Medici piemontesi, che fino a qualche settimana fa erano “Eroi” e che oggi sono già stati dimenticati.

Ordine Provinciale dei Medici di Torino, Biella, Vercelli, Novara, VCO, Alessandria, Asti, Cuneo

Nella ripartenza del weekend una marea di torinesi in giro per la città

Già a inizio settimana i mercati, le strade e i parchi erano  affollati. I  mezzi pubblici Gtt hanno messo in circolo il 100% della flotta, e i negozi sono ormai aperti al 90%.

Ieri, sabato,  la riapertura di bar e ristoranti, anche se secondo un’indagine realizzata dall’Epat-Ascom, solo il 70% di ristoranti, pizzerie e caffè avrebbe aperto.

Le prime colazioni nei dehors hanno rappresentato la riconquista di un piccolo piacere dopo il lockdown.

Poi, nel pomeriggio, tanta gente (forse troppa?) in giro in centro per lo shopping o solo per una passeggiata. E in serata la movida è tornata – ma molto più disciplinata, anche grazie ai controlli delle forze dell’ordine – a San Salvario, nel quadrilatero e in piazza Vittorio.

L’augurio è che tutti siano prudenti verso sè e verso gli altri. Certamente per il commercio in crisi sarà almeno una boccata di ossigeno.

(foto: il Torinese)

Gli agenti di commercio vedono nero…

Il 60% degli agenti di commercio vedrà peggiorare, e di molto, la propria situazione economica nei prossimi sei mesi. E si supera il 70% se si aggiungono anche quelli che prevedono un peggioramento ma meno traumatico.

E non va molto meglio anche per le proiezioni sui 12 mesi, con meno del 7% degli agenti che ritiene di ottenere un miglioramento.

Sono alcune delle indicazioni emerse da un sondaggio condotto tra oltre 6mila agenti da Usarci, Ugl, Fisascat Cisl. Il quadro che emerge è drammatico, ma in fondo era ampiamente prevedibile…

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Peggioramento delle condizioni economiche a 12 mesi. Gli agenti di commercio vedono nero

Capitalismo e tecnica: osceno accoppiamento

 

Il merito del mercato è quello di ridurre enormemente il numero delle questioni che devono essere decise per via politica”, scrisse Milton Friedman poco meno di sessant’anni fa.

Il vero potere sarebbe naturalmente appartenuto ai tecnici [che] si sentivano indispensabili e largamente superiori agli uomini del governo”, denunciò Victor Serge durante la deriva sanguinaria dell’Unione Sovietica circa novant’anni fa.

Questa archeologia del pensiero dimostra quanto di tali impostazioni – auspicata la prima e incriminata la seconda – si sia attuato nell’attuale gestione della ormai usurata e continuamente manipolata emergenza virale…

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Capitalismo e tecnica: l’osceno accoppiamento

F1, Sainz: “Alla Ferrari voglio fare qualcosa di speciale”

Carlos Sainz ha rilasciato  una intervista al sito ufficiale della Formula uno, nella quale parla della sua prossima scuderia, la Ferrari.

“Troveranno un ragazzo che lavora sodo, che andrà in Italia,e passerà molto tempo a Maranello: così come l’ ho trascorso  alla McLaren.

Cercherò  costruire qualcosa di speciale con la Ferrari, come ho provato a costruire qualcosa di speciale alla McLaren”.

Lo  spagnolo dal 2021 sostituirà Sebastian Vettel e ha detto di volere dare il massimo in questa stagione con la McLaren.

La Sacra di San Michele chiede sostegno

Riceviamo e volentieri pubblichiamo / L’emergenza sanitaria ha messo a dura prova tutto il Mondo. Purtroppo anche noi della Sacra di San Michele ci troviamo in gravi difficoltà.

I padri rosminiani da oltre 185 anni sono i custodi e amministratori della Sacra di San Michele, abbazia millenaria simbolo della Regione Piemonte, ente ecclesiastico riconosciuto dal Ministero dell’Interno. Con la loro presenza in questo Santuario, hanno contribuito alla sua crescita e al suo mantenimento, attraverso la realizzazione di progetti di conservazione, alla valorizzazione e alla tutela attraverso attività culturali, rafforzando l’identità religiosa e spirituale del luogo.

La fonte di sostentamento per la gestione e la cura dell’abbazia siete voi: i nostri fedeli, pellegrini, e visitatori, che negli anni avete contribuito a mantenere intatta la bellezza di questo monumento. La chiusura, seppur necessaria, di tutte le attività, ha però causato un improvviso e imprevedibile crollo degli introiti, mettendo a rischio il funzionamento del complesso e generando difficoltà nella vita quotidiana.

Ora più che mai il tuo aiuto è prezioso: contribuisci e sostienici con un’offerta o una donazione. RIACCENDIAMO LE LUCI DELLA SPERANZA!
Dona ora!
Con bonifico su conto corrente intestato a Sacra di San Michele.
IBAN: IT19S0200830960000008712912 – BIC UNCRITM1EB5
Causale: “Contributo iniziativa Insieme perla Sacra”.
CF: 08484460012.
Per richiedere la ricevuta della donazione e dare consenso all’iscrizione del tuo nominativo nel nostro albo dei donatori scrivi a: info@sacradisanmichele.com

(foto Fabio Liguori)

Quando i parchi sono tutti da gustare

Domenica 24 maggio, Giornata Europea dei Parchi, torna in Piemonte ”Parchi da Gustare” , il progetto della Regione, giunto alla 5a edizione, che mira a far conoscere i produttori e i ristoratori che collaborano con le Aree naturali protette del Piemonte e che hanno deciso di far far scoprire la biodiversità agro-alimentare di questi territori, portandola a tavola.

Quest’anno, la manifestazione, che proseguirà fino a fine anno, avrà un avvio “virtuale”, ovvero una prima fase in cui gli oltre 200 attori economici firmatari del protocollo di adesione si racconteranno come parte di una comunità che condivide valori di qualità, sostenibilità e attenzione per il proprio territorio, in forte spirito di collaborazione con i parchi regionali piemontesi.
Attraverso il sito www.piemonteparchi.it e le piattaforme Facebook e Instagram, (utilizzando gli hashtag #parchidagustare #piemonte #ripartiamodaiparchi #mangiarbene #natura #scopriparchi) sarà possibile conoscere le storie di agricoltori, che con mani esperte preservano e coltivano materie prime tradizionali, e di cuochi che le  trasformano in prelibati e elaborati piatti. Sul sito, inoltre, sarà disponibile l’elenco dei produttori presso cui sarà possibile ordinare la consegna a domicilio di beni alimentari a km 0, e di ristoranti dove attivare dei “menu sospesi”, cioè  prenotare virtualmente un pasto che verrà consumato in seguito, non appena ci sarà la possibilità di recarsi presso la struttura ricettiva.
 “Mai come in questo periodo c’è bisogno di sostenere e manifestare solidarietà a chi, nonostante la crisi,  ha deciso di andare avanti con la propria attività – commenta il vicepresidente e assessore ai Parchi, Fabio Carosso – continuando a investire in un settore, quello della biodiversità, che rappresenta una grande ricchezza per la nostra regione, che merita di essere valorizzato e promosso”.