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Superga, il comandante Meroni e quella Lambretta in via Carpi

Il 4 maggio del 1949 a Superga l’aereo del ‘Grande Torino’ si schiantò a Superga. Ma questo immenso dramma colpì non soltanto il mondo dello sport e la capitale del Piemonte, ma l’Italia ed il mondo intero per la sua dimensione, generò anche mille storie ‘collaterali’, altrettanto drammatiche e ricche di risvolti

Una di queste mi riguarda sia pure indirettamente. A guidare l’aereo che si schiantò a Superga era il comandante Pierluigi Meroni, 34 anni, pilota capace ed abile con un’esperienza maturata nei cieli della seconda guerra mondiale. Lui con la famiglia viveva in via Carpi a Milano.

E qui si intreccia la sua storia con il suo ricordo di Superga: a quell’epoca in via Carpi viveva la famiglia Gindari, il padre Francesco, la madre Tina e la figlia Marisa, che allora aveva diciotto anni. E, dopo la sciagura fu Francesco Gindari ad acquistare la lambretta dalla moglie del comandante che era deceduto in quel di Superga. Spiego subito il nesso: Marisa Gindari ha sposato nel 1972, Marco Iaretti, padre mio e di mio fratello Fabrizio, che era rimasto vedovo di Lucia (la nostra prima mamma, quella biologica che se n’era andata per un brutto male il 12 dicembre del 1969, perché Marisa, per tutto quello che ha fatto per noi è stata una Mamma con la M maiscola, e questa è un’altra storia). Mamma, in più di un’occasione mi ha raccontato di questo episodio e del collegamento tra il nonno Francesco (ma per tutti era Cecco) e  l’episodio della lambretta del comandante Meroni. Tant’è che quando in un giorno alla fine di settembre del 2011, andai a fare una gita a Superga e a rendere omaggio a quella grande squadra (pur da sempre juventino) chiamai mamma al telefono, non ricordando il nome del comandante dell’aereo, e lei mi disse solo ‘Meroni’ e trovai il suo nome sulla stele nel luogo del tragico impatto. Certo adesso, passati gli anni (Mamma Marisa ha terminato il suo cammino terreno pochi giorni dopo nell’ottobre di quel maledetto 2011), mi piacerebbe anche incontrare, parlare, con i figli o i nipoti del comandante Meroni, per saperne di più. Credo che sarebbe un momento ricco e carico di emozione, sia pure a distanza di tanti anni. Chissà.

Massimo Iaretti

(foto di Fabio Liguori)

 

Al Fila nel ricordo degli Invincibili

Per l’emergenza sanitaria nessuna processione a Superga, come sempre è stato in passato. Al  Filadelfia, però, nel  cortile della Memoria dello stadio, don Riccardo Robella, il cappellano granata, ha celebrato la commemorazione della tragedia del Grande Torino nel 71°anniversario

Cercando di evitare l’assembramento, qualche decina di tifosi ha voluto aderire  alla celebrazione. Il sacerdote ha concluso  la commemorazione con  la benedizione al pennone intitolato ai caduti di Superga.

In collegamento streaming è stata trasmessa la voce di capitan Andrea Belotti che leggeva i nomi degli Invincibili e sono risuonate le note della canzone dei Sensounico “Un giorno di pioggia”, dedicata al Grande Torino.

Coronavirus: in Piemonte i pazienti guariti sono oltre 6300, altre 22 vittime

Il bollettino della Regione Piemonte delle ore 17 di lunedì 4 maggio

Da oggi i dati forniti nel bollettino quotidiano saranno quelli rilevati dalla piattaforma COVID PIEMONTE alle ore 12.00, anziché alle ore 17.00, come avvenuto fino a ieri. Il cambiamento è dettato dall’esigenza di uniformare i dati forniti quotidianamente al Dipartimento nazionale della Protezione civile e al Ministero della Salute a quelli comunicati agli organi di informazione. Pertanto i dati di oggi non sono raffrontabili con quelli di ieri. Da domani sarà di nuovo possibile un confronto preciso dei numeri.

6.318 PAZIENTI GUARITI E 2.556 IN VIA DI GUARIGIONE

Oggi l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato che i pazienti virologicamente guariti, cioè risultati negativi ai due test di verifica al termine della malattia, sono 6.318: 518 in provincia di Alessandria, 261 in provincia di Asti, 340 in provincia di Biella, 704 in provincia di Cuneo, 537 in provincia di Novara, 3.245 in provincia di Torino, 290 in provincia di Vercelli , 356 nel Verbano-Cusio-Ossola, 67 provenienti da altre regioni.

Altri 2.556 sono “in via di guarigione”, ossia negativi al primo tampone di verifica, dopo la malattia e in attesa dell’esito del secondo.

I DECESSI SALGONO COMPLESSIVAMENTE A 3.186

Sono 22 i decessi di persone positive al test del “Coronavirus Covid-19” comunicati oggi dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte, (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente dall’Unità di crisi può comprendere anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid).

Il totale è ora di 3.186 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi su base provinciale: 577 ad Alessandria, 188 ad Asti, 165 a Biella, 259 a Cuneo, 265 a Novara, 1.422 a Torino, 164 a Vercelli, 113 nel Verbano-Cusio-Ossola, 33 residenti fuori regione, ma deceduti in Piemonte.

LA SITUAZIONE DEI CONTAGI

Sono 27.622 le persone finora risultate positive al Covid-19 in Piemonte: 3.593 in provincia di Alessandria, 1.623 in provincia di Asti, 992 in provincia di Biella, 2.553 in provincia di Cuneo, 2.377 in provincia di Novara, 13.916 in provincia di Torino, 1.145 in provincia di Vercelli, 1.065 nel Verbano-Cusio-Ossola, 247 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 111 casi sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

I ricoverati in terapia intensiva sono 161.

I ricoverati non in terapia intensiva sono 2391.

Le persone in isolamento domiciliare sono 13.010.

I tamponi diagnostici finora eseguiti sono 176.078 , di cui 96.021 risultati negativi.

Con Porta Palazzo riparte anche il recupero delle eccedenze di ortofrutta

Le porte del Caat si sono aperte al progetto che nel frattempo si è allargato anche ai mercati di via Porpora, corso Cincinnato e piazza Foroni

Con la riapertura  in sicurezza e a rotazione dei banchi alimentari del mercato di Porta Palazzo riapre anche il progetto Repopp promosso e sostenuto dalla Città di Torino con la collaborazione di Amiat Gruppo Iren e messo in opera dall’Associazione Eco dalle Città.  Con questo progetto si è già realizzata una svolta in senso ecologico nella vita del mercato. Nell’arco del progetto a partire dal 2016 la raccolta differenziata è passata dal 50% fino all’80% delle ultime due settimane prima della chiusura avvenuta per precauzione anti Covid.  Il recupero e la redistribuzione in loco delle eccedenze di ortofrutta ha salvato dai rifiuti e nutrito decine e decine di cittadini che si mettevano in fila a fine mercato al banco di Eco dalle Città.

Il mercato riapre anche grazie all’iniziativa presa nell’ambito di Eco dalle Città /Repopp di proporre e organizzare un servizio di controllo (filtro entrate e uscite) che sarà formato da giovani disoccupati che riceveranno un rimborso dagli ambulanti tramite Eco dalle Città e la Fondazione di Comunità Porta Palazzo.

Dal 21 marzo, giorno della sospensione del mercato, le Sentinelle dei Rifiuti e gli Ecomori di Eco dalle Città hanno spostato luoghi e anche modalità di attività, per continuare a recuperare eccedenze o donazioni di ortofrutta mettendole al servizio dei bisogni sociali aggravati dalla crisi Covid.

In particolare il progetto Repopp si è allargato a un intervento quotidiano nei mercati di via Porpora, corso Cincinnato e piazza Foroni. Ma soprattutto si sono aperte le porte del Caat, dove, affiancando la storica opera di Banco Alimentare, Eco dalle Città/Repopp ha realizzato un grande recupero di cibo dai grossisti. Con altri prelievi dalla adiacente grande azienda Battaglio, i furgoni della associazione Vivi Balon, operati da Eco dalle Città hanno contribuito a rifornire i nodi della rete comunale Torino solidale per il cibo, e altri centri civici, comitati spontanei, parrocchie, mantenendo una media di 2 tonnellate al giorno di ortofrutta distribuita. Ora si cercheranno altre sinergie per mantenere in larga misura queste nuove attività mentre Repopp riprende la sua opera quotidiana a Porta Palazzo.

Ravetti (Pd): “Sì alla collaborazione. Ma chiediamo responsabilità alla Giunta Cirio”

“Il Presidente Cirio ha chiesto alle opposizioni collaborazione. Niente male dopo due mesi di muro leghista che ha diviso la plancia di comando in Regione da chi è in prima linea.

Noi siamo a disposizione per approvare in tempi rapidi i provvedimenti. Affronteremo questa fase con responsabilità, ma alla Giunta e alla maggioranza chiediamo correttezza perché non ci è piaciuto che le misure per la Fase 2 siano diventate strumenti di propaganda politica ” dichiara il Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale Domenico Ravetti, in occasione della conferenza stampa del Partito Democratico del Piemonte.

“Siamo d’accordo sul “bonus Piemonte” e ci siamo già impegnati affinchè venga approvato in tempi rapidi – afferma Ravetti – Tuttavia vogliamo capire se questa misura possa essere estesa e quali siano le coperture. Inoltre, mancano una prospettiva sul medio-lungo periodo e provvedimenti dedicati a quei cittadini che stanno incontrando gravissime difficoltà e che sono stati condannati dalla pandemia a essere annoverati nella fascia della povertà e della fragilità sociale. Sulla cassa in deroga, poi, abbiamo appreso che Cirio incontrerà il sistema bancario questo pomeriggio, forse l’incontro avrebbe dovuto avvenire prima”.

“La Giunta Cirio ha creato numero infinito cabine regia e task force – conclude il Presidente Ravetti – ma sia chiaro: se modificano la programmazione i provvedimenti devono passare all’esame del Consiglio regionale. Raccogliere le idee va bene, ma tutto dovrà essere discusso in Consiglio. Siamo pronti a lavorare insieme per il bene del Piemonte. Il centrodestra metta sul tavolo proposte concrete e lasci perdere la propaganda”.

Ambulanti in piazza: “Vogliamo lavorare, non siamo di serie B”

E’ senza dubbio la prima manifestazione di piazza, e non solo a Torino, dopo la parziale ripartenza del 4 maggio a Torino

Tra i duecento manifestanti in piazza Castello questa mattina c’erano soprattutto ambulanti extralimentari, quelli che ancora non possono vendere al mercato.

Si sono radunati con striscioni e bandiere sotto la sede della Regione: “Vogliamo lavorare il governatore e Conte ci devono ascoltare. Noi non siamo una categoria di serie B”.

(foto: il Torinese)

Un’opera da un milione di euro per aiutare Torino

“THE END OF LOVE”: l’artista torinese Manuela Maroli vuole aiutare le persone in gravi difficoltà economiche

 

L’arte a servizio dell’emergenza Covid. Questo il significato del gesto compiuto dall’artista e performance torinese Manuela  Maroli, protagonista di un’iniziativa encomiabile di solidarietà a favore delle persone che, a causa di questa emergenza sanitaria, si sono trovate in ancora maggiori difficoltà economiche.

L’artista, che ha creato in passato un interessante collettivo di artisti dal nome “Svergin_Arte”, ha deciso di mettere in vendita la sua opera intitolata “THE END OF LOVE” al prezzo di  un milione di euro, di cui novecentomila andranno in beneficenza a favore delle persone che si trovano in gravi difficoltà economiche e vivono nella sua città, Torino. Trentamila euro andranno alla galleria e /o all’art dealer e settantamila euro all’artista stessa come compenso per la sua opera.

“Non si tratta di una provocazione – spiega Manuela Maroli –  né, tantomeno, di un tentativo per ottenere visibilità, ma di un vero e proprio “atto poetico” che mi sento di dover tributare alla mia città ed alle persone maggiormente in difficoltà. L’arte rappresenta, infatti, l’ombra enigmatica dell’amore ed è destinata a vivere in eterno”.

L’opera “THE END OF LOVE”, da lei realizzata in occasione di San Valentino, è un’installazione costituita da un rotolo di carta igienica contenente cuoricini rossi, un pezzo unico che ha voluto esprimere, nella volontà dell’artista, la sua riflessione sul sentimento amoroso, proprio in occasione della festa dedicata al patrono degli innamorati, improntata spesso, però, nella società contemporanea ad una sempre più spinta commercializzazione.

Artista dalle mille sfaccettature, Manuela Maroli ha abbracciato nella sua produzione artistica anche la “body art”, convinta che l’arte possa e debba passare attraverso l’utilizzo ed il linguaggio del corpo, che è incapace di mentire, alla stregua di “una lavagna”, alla ricerca del lato oscuro presente in ciascun essere umano. Un messaggio oggi più che mai attuale, in un momento di emergenza da Covid 19, come quello che stiamo ancora vivendo, in cui l’isolamento forzato e necessario, al quale sono state chiamate le persone, ha posto gli esseri umani nudi di fronte alla propria anima. E spesso una simile circostanza può, in molti casi, aver generato paura. In questo caso l’arte, come quella di Manuela Maroli, ha sicuramente avuto ed avrà in futuro un ruolo salvifico.

Mara Martellotta

Maxi rissa in Barriera, chiesti posti fissi di polizia

Dopo la Maxirissa di pomeriggio, in corso Giulio Cesare all’ angolo con corso Novara, il presidente della Circoscrizione Luca Deri chiede posti fissi di polizia nella zona

Dopo i disordini delle settimane scorse ieri una cinquantina di persone, soprattutto cittadini di origini africane hanno dato vita a una lite per una bicicletta contesa.

In  strada un centinaio di persone e una decina di volanti della polizia.

Oltre la parità femminile

Premettendo che la condizione femminile attuale appare come frutto di una discrepanza tra l’evoluzione e lo sviluppo generale di specie e l’evoluzione specifica di genere.

Liberarci dalla condizione atavica che ci vede costrette alla sudditanza dalla forza maschile, non è cosa di pochi decenni, per millenni, infatti, il concetto stesso di differenza naturale tra i generi, che sarebbe invece da valorizzare e comprendere, è stato piegato dal solo principio animale più antico, che vede il più forte prevalere, ed il più debole soccombere, caratterizzando quindi la gerarchia delle famiglie in modo semi-permanente nell’immaginario della specie umana.

Rimane attualmente uno strascico, più o meno forte, di questo retaggio culturale attraverso una condizione psicologica che entrambi i generi devono impegnarsi a modificare, condizione che non potrà evolvere fino a quando non si individueranno le modalità per supplire ad una diversità oggettiva che non converrebbe a nessuno rinnegare.

Il presupposto per creare effettivamente un equilibrio volto al miglioramento stesso della condizione umana come specie, è sicuramente l’abolizione del concetto di “parità” con l’introduzione del concetto più appropriato di “equità”.

Per anni si è ricercata e fortissimamente voluta la parità tra i generi, ispirati da un sacrosanto miraggio che ha portato ad ottimi risultati, quali il diritto di voto e la parità dei diritti civili, ma superata la fase prodromica all’effettivo, si incontra la necessità di introdurre un fattore più specifico ed adatto che non può prescindere dal considerare, conoscere e valorizzare le diversità oggettive della natura del genere femminile.

La specificità del dramma del lock down dovuto all’epidemia COVID 19, ha reso manifesto il divario sociale ed ha accentuato la distanza che ad oggi persiste tra il genere maschile e quello femminile.

Oltretutto, nell’immaginario specifico, anche in situazioni di alto livello culturale, economico e sociale, all’interno delle quali si è raggiunto un ottimo livello di parità, spesso si tende a sottovalutare le situazioni di disagio che invece persistono, si tende a non riconoscere più come problematica diffusa la differenza salariale o la tutela della donna e della madre a livello lavorativo ed all’interno della famiglia; questa mancanza di obiettività, sta producendo due diversi livelli di percorsi evolutivi che però risultano controproducenti l’uno per l’altro (ci troviamo di fronte a lotte poste su livelli scandalosamente diversi, da una parte chi deve raggiungere dei veri e propri diritti sulla persona, soprattutto dopo l’arrivo dei figli, e dall’altra la ricerca della formula perfetta che vede addirittura plausibile la difesa dell’uomo dalle vessazioni femminili).

Il dialogo volto all’emancipazione definitiva da parte della donna, non può non prescindere dall’affrontare approfonditamente le diversità che ci appartengono cercando di valorizzarle in modo serio e oggettivo. Questo metodo potrà quindi portare non tanto alla parità, che metterebbe le donne nuovamente in posizione di svantaggio, bensì all’equità che solo l’essere umano in quanto tale, può arrivare a sviluppare come concetto assoluto, diversificandolo da ogni altra specie.

La diversità è già considerata in alcune sue forme, soprattutto giuridiche.
Consideriamo difatti valido il fatto che troviamo giustissimo, in un processo per omicidio da parte di un uomo, prendere atto delle aggravanti, in quanto tali, per azioni subite da vittime donne, quindi presumibilmente inermi di fronte alla forza maschile.

Le differenze oggettive non sono solamente fisiche, bensì naturali nel suo più ampio significato del termine, basti pensare alla gravidanza, all’istinto materno, alla condizione psicologica che si crea durante la gravidanza , il parto, l’allattamento, lo svezzamento, tutti fattori psicofisici esclusivamente femminili che è assurdo continuare a non prendere in considerazione nella misura corretta.

Per intenderci, nel gestire l’arrivo di un figlio, non si deve pensare alla tutela della lavoratrice e del datore di lavoro in quanto tale , ma introdurre finalmente qualcosa di molto più equo, in pratica la soluzione non è introdurre lo stesso congedo parentale, snaturando quindi completamente la condizione oggettiva della donna, ma la valorizzazione e la tutela proprio delle fasi ancora troppo poco considerate di questo processo, che vede come protagonista il corpo e la mente femminile, che essendo mezzo per l’evoluzione della specie e prodromiche alla crescita del bambino, abbiamo il dovere, in quanto donne e uomini, di innalzare alla posizione che gli spetta di diritto.

Questa è in assoluto la sfida di questo secolo, la sfida che le donne e gli uomini di questo tempo devono impegnarsi a portare avanti per poter dire davvero di aver fatto un passo nell’evoluzione della nostra specie.

Lucrezia Eleonora Bono

Norme covid, pusher “in regola”: consegnavano droga entro i 200 metri di distanza

Delivery della droga:  per evitare le multe ai clienti consegnavano entro 200 metri dalle loro case: arrestati due pusher Fermati dai carabinieri durante i controlli per il rispetto delle prescrizioni connesse all’emergenza sanitaria

Per evitare le multe ai loro clienti e soprattutto per non perderli spacciavano nell’arco di 200 metri dalle loro case. Sono stati fermati dai carabinieri della Stazione di Caselle  durante i controlli per il rispetto delle prescrizioni connesse all’emergenza sanitaria.
Due italiani, di 19 e 22 anni,  di Caselle e Cafasse, con precedenti penali, nascondevano in macchina 90 g di marijuana e 1600 € in contanti.
Le successive indagini hanno permesso di individuare la base logistica della coppia di spacciatori, un garage a Cafasse dove i carabinieri hanno trovato 800 grammi, tra marijuana e hashish.
(foto archivio)