“Tra le poche competenze che le Regioni hanno in ambito scolastico, c’è senz’altro quella di stabilire il calendario scolastico – commenta Marco Grimaldi, capogruppo di Liberi Uguali Verdi in Regione – eppure, durante l’informativa che chiedevamo da due mesi all’Assessora Chiorino, la data di riapertura dei servizi 0-6 in Piemonte ancora non c’è”.
“I bambini e le bambine della fascia 0-6 anni hanno esigenze molto diverse dalla scuola primaria, legate alla corporeità e al movimento: hanno bisogno di muoversi, esplorare e toccare, pertanto le linee guida avrebbero dovuto tenere conto anche di questo ma – prosegue Grimaldi – siamo convinti che la ripartenza dei servizi 0-6 sia fondamentale per il sistema educativo della nostra regione, anche per consentire il ritorno al lavoro delle mamme e dei papà: non esistono eserciti di baby sitter che potranno colmare i bisogni delle famiglie piemontesi”.
“Eppure – attacca Grimaldi – nonostante il valore del tema, l’Assessora Chiorino nella sua informativa lascia in fondo la questione, probabilmente perché, a fronte dei suoi attacchi quotidiani verso la Ministra Azzolina, sono circa ottanta in meno di due mesi, siamo l’unica grande Regione completamente impreparata sull’apertura dei servizi per i più piccoli. Il Piemonte ad un’altra velocità di Cirio arranca – prosegue Grimaldi – e, dopo aver aspettato le linee guida nazionali, quando queste sono arrivate, si è trovato impreparato: altre regioni quali l’Emilia Romagna, la Toscana, la Puglia e il Lazio hanno già annunciato da giorni la data di riapertura dei servizi 0-6 che in diverse realtà anticipano addirittura la riapertura delle scuole”.
“L’Assessora dopo due ore di dibattito si è impegnata ad annunciare una data entro fine settimana? Faccia pure con comodo, all’inizio di settembre manca meno di un mese – commenta ironico Grimaldi – se l’Assessora avesse occupato il suo tempo incontrando i Sindaci e gli Enti locali, invece di scrivere comunicati stampa contro la Ministra, probabilmente oggi avremmo avuto qualche certezza in più. Il ruolo della Regione – ricorda Grimaldi – è quello di garantire un servizio pubblico ai piemontesi e di consentire la ripartenza del Paese attraverso la riapertura dei servizi 0-6. La gran parte delle regioni vorrebbero anticipare l’apertura. Non vorrei che noi arrivassimo addirittura dopo”.
L’ho conosciuto, era persona di estremo equilibrio, lontano mille miglia dalla televisione e dalla politica odierne. Era anche un uomo colto che amava la poesia. Una persona d’altri tempi che sapeva però essere ben ancorato alla sua epoca. In tanti anni mai una parola fuori posto, mai una polemica inutile, per ottenere visibilità. Era talmente al di sopra della rissa politica che un tg, erroneamente, lo ha definito senatore a vita, un riconoscimento che Zavoli avrebbe meritato più di altri. E’ inevitabile accostare il suo nome a Enzo Biagi che il direttore de “La Stampa” Giulio de Benedetti umiliò e di cui il giornale attuale ripubblica gli articoli in una antologia. Zavoli e Biagi collaborarono insieme per tante iniziative. Ma balza subito all’occhio che Zavoli, pur schierato politicamente, mirava ad una certa terzietà giornalistica, mentre Biagi, apparentemente non schierato, fu molto più polemico ed astioso. Zavoli non scrisse i mille libri di Biagi, quelli che ci ha lasciato erano meditati e curati. Conobbi Biagi e mi sembrò molto attento agli aspetti venali, si faceva pagare per presentare un suo libro, indice sicuramente della notorietà acquisita. Zavoli aveva un altro stile e un’altra personalità. Era il “Socialista di Dio“, per dirla con il titolo di un suo libro, un insieme di valori umanitari che lo riconducevano al socialismo dei professori e medici condotti, come diceva Spriano, con venature cristiane. Era un unicum. Simile a lui io ricordo solo il poeta Giacomo Noventa i cui versi in lingua veneziana piacevano sicuramente a Zavoli. La televisione italiana perde un pioniere e un protagonista di eccellenza. Mario Soldati che fu uno dei creatori della Tv italiana, mi parlava con ammirazione di Zavoli vedendo in lui un collega importante. E in effetti oggi bisogna evidenziare senza retorica la grandezza di Zavoli. E’ stato un grande umanista che ebbe come valori la sacralità della vita e della morte e fu un grande uomo. “ L’homo sum” di Terenzio è rivissuto in lui.

E’ impossibile venire a capo dei reali motivi per cui divenne proprietà privata. Andrò a fare una ricerca in proposito, ma basterebbe chiedere all’avvocato Cosimo Costa, presidente dell’istituto studi liguri per saperlo con certezza. Oggi la notizia dell’acquisto dell’isola da parte di un magnate ucraino con cittadinanza monegasca non rende tranquilli soprattutto gli ambientalisti, ma anche tanti semplici cittadini. Pare che fosse in vendita da dieci anni. Il Sindaco di Albenga Tomatis è stato pronto a mettersi in contatto con la sovrintendenza ligure per verificare la situazione. Io, d’istinto, ho pensato al diritto di prelazione che avrebbe lo Stato e la Regione Liguria oltre al Comune di Albenga. Riflettendoci con calma (la richiesta è di 10 milioni di euro) penso alle mille spese prioritarie per il Covid e la crisi economica e sono meno propenso ad un impegno per la Gallinara. Certo un pezzo di Italia cara a molti finisce in mani straniere, come è capitato per tante industrie italiane. Il magnate ucraino va tenuto d’occhio, ma abbiamo almeno la consolazione che un’isola non si può delocalizzare. In linea di principio un’isola dovrebbe essere un bene pubblico, ma nell’Italia della pandemia tutte le certezze restano sospese. Inoltre non va mai dimenticato quanti beni pubblici siano mal tenuti e in preda ai nuovi barbari. Anche questo è un altro motivo su cui riflettere. Il ministero dei beni culturali e quello dell’ambiente non sono proprio degli esempi di efficienza. Se l’Italia è in svendita ci saranno pure dei motivi, per quanto molto cattivi.