IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
Il ministro Azzolina ha dimostrato fin dall’inizio del suo mandato carenze evidenti ed ha commesso errori. La riapertura delle scuole in tempi di emergenza e di pandemia era un’operazione rischiosa e molto difficile.
Forse neppure i grandi ministri della P. I. come Francesco De Sanctis che fondò la scuola italiana nel 1861 sarebbero riusciti nell’intento. Neppure il grande Giovanni Gentile che riformo’ la scuola italiana , forse ,avrebbe avuto le capacità necessarie. Figurarsi Azzolina. Ed aggiungo che molti premevano perché la scuola riaprisse, citando l’ esempio francese, forse non calcolando i rischi, pur di attaccare il Governo. Ad un certo punto Azzolina ha buttato sulle spalle dei presidi la responsabilità della riapertura. La sicurezza non è stata la priorità ed oggi intere classi sono in quarantena come tanti docenti. Le norme anti Covid si sono accavallate con una rapidità sconcertante e contraddittoria a cui si sono aggiunte le ordinanze regionali che nella scuola di Stato non dovrebbero avere nessun valore. Oggi c’è il caos nella scuola. La didattica a distanza – senza aver preparato nei mesi di chiusura i docenti ad esercitarla con efficacia – ritorna ad essere la soluzione. Pretendere che in un giorno i capi di istituto si adeguino al nuovo Decreto del Presidente del Consiglio e’ pura follia.
Didattica a distanza significa chiusura delle scuole . Averle riaperte senza le misure di sicurezza e’ stata una vera follia. Non si è neppure pensato ai doppi turni che c’erano negli Anni 70 del secolo scorso, quando mancavano le aule. Non si è neppure pensato di ricorrere alle caserme non più in uso che avrebbero consentito ampi spazi. I banchi monoposto non sono neppure tutti arrivati a destinazione, malgrado i pieni poteri del Commissario Arcuri che, a sua volta, si è rivelato molto deludente. Di fronte al disastro di una scuola che “sta impazzendo“, secondo l’autorevole dichiarazione di un capo di istituto di un prestigioso liceo torinese, non si può tacere.
Quando non si centrano gli obiettivi, in un Paese normale ci si dovrebbe dimettere. Ma oggi in un’emergenza terribile come la nostra, e’ necessaria una rapida sfiducia parlamentare per il
ministro Azzolina, visto che non intende schiodarsi dalla poltrona ministeriale. Per molto meno
altri ministri sono stati sfiduciati. Proprio perché la scuola è importante non può essere lasciata in mano
ad una inesperta dilettante. Forse il
Pd può avere una personalità idonea, non certo i
Pentastellati. Ma bisogna provvedere subito. La casa brucia e non c’è più tempo per il solito politichese. In tempi normali dovrebbe dimettersi anche il
Presidente del Consiglio che dovrebbe andare al Quirinale a riferire. In tempi normali lo
stesso Capo dello Stato dovrebbe rivolgersi agli Italiani, dando l’idea che le istituzioni ci sono al di là’ del disastro in cui sismo oggi e sanno guardare avanti ,dando fiducia agli Italiani. Il piccolo re fu grande, quando nel 1917 dopo Caporetto seppe rivolgersi agli Italiani, mando’ a casa il Predidente del Consiglio e il generalissimo Cadorna spietato e incapace. L’ Italia di oggi e’ simile nella guerra alla pandemia a quella di Caporetto.
Poi la scoperta del grande rotolo di carta…
Mentre non si sono registrati incidenti nella manifestazione di protesta contro il dpcm tenutasi in piazza Vittorio, in quella di piazza Castello un gruppo di violenti infiltratisi tra i partecipanti ha dato il peggio di se’scatenando scene di guerriglia urbana.
La polizia ha effettuato una carica e alcune persone sono state fermate. Tre feriti lievemente sono stati medicati.
Gli scontri con la polizia si sono verificati anche in piazza Castello, dove sono stati dati alle fiamme cassonetti dei rifiuti.



Diciannove spazi concepiti secondo un nuovo iter espositivo “che intende restituire la centralità all’opera d’arte”. E un look decisamente rinnovato, con ambienti ridisegnati e ridefiniti “per permettere il confronto e consentire il paragone necessario tra opera e opera”: dal 26 settembre scorso alla GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino va in scena il nuovo allestimento del Novecento storico – fra nuove acquisizioni e opere che riemergono dal caveau, le preziose “stanze del tesoro” come le chiamava il grande fotografo Mauro Fiorese – curato dallo stesso direttore del Museo di via Magenta, Riccardo Passoni.
Centenario dell’Unità d’Italia) e alla sua forte influenza, anche attraverso gli studi di Lionello Venturi, proprio sugli artisti subalpini dell’epoca.
un Museo. Guarda caso, proprio alla nostra GAM. Dove troviamo la totale anarchia estetica e l’uso libero di materiali, i più eterodossi, di Pier Paolo Calzolari, Mario Merz, Giuseppe Penone via via fino a Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Jannis Kounellis, Michelangelo Pistoletto e Gilberto Zorio. Sale personali sono infine e doverosamente dedicate, per il ruolo da loro svolto nell’indicare strade nuove e magistrali nell’evoluzione del percorso artistico nazionale e internazionale, a Felice Casorati, ad Arturo Martini, ad Alberto Burri e a Lucio Fontana. Autentiche chicche, poste in lodevole evidenza dal nuovo allestimento espositivo, il ciclo narrativo “favolistico” della “Gibigianna” dell’albese Pinot Gallizio e l’apparente fragilità del “Requiem” di Giulio Paolini, artista che ha saputo saggiamente indicarci “l’esigenza di mantenere sempre un rapporto necessitante con la storia dell’arte, i suoi segni e richiami, e il loro valore per una vivificazione concettuale della forma”.