ilTorinese

Le radici piemontesi di Jean Giono

”L’uomo che piantava gli alberi” (L’homme qui plantait des arbres), conosciuto anche come “La storia di Elzéard Bouffier”, è un racconto allegorico che ha dato notorietà allo scrittore italo-francese Jean Giono

Nato a Manosque, su un contrafforte delle colline del Luberon orientale in alta Provenza, da una famiglia di origine piemontese, emigrata in Francia dalla canavesana Valchiusella, vi morì cinquant’anni fa,il 9 ottobre del 1970.

Pubblicato per la prima volta nel 1953, il racconto è quanto mai attuale visto e considerato il pesante deterioramento della situazione climatica. Giono, membro dell’Académie des Goncourt, con questo libro tracciò un’efficace parabola sul rapporto uomo-natura, rammentando come ”gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi, oltre la distruzione”. Potrebbero, appunto, ma raramente lo fanno forse perché distruggere è molto più facile che creare.La storia del pastore Bouffier ci rammenta, con leggerezza e profondità al tempo stesso, il valore degli alberi e dell’attenzione nei confronti della natura.Quella dei Giono, come per tante altre famiglie, è stata una storie di valligiani e montanari emigrati. Il bisnonno dello scrittore, Giovanni Domenico Giono, nacque l’8 ottobre 1763 a Meugliano (oggi Valchiusa, dopo la recente fusione di Meugliano con i comuni di Trausella e Vico Canavese). Quest’ultimo, dalla seconda moglie Maria Francesca Catterina Bertarione, ebbe a sua volta un figlio, Pietro Antonio , nonno di Jean Giono.

E’ verosimile che Pietro Antonio, attratto dagli ideali della carboneria, prese parte ai moti insurrezionali del marzo del 1821 e, successivamente, riparò come molti rivoltosi oltralpe, in Francia. La radice piemontese è più che intuibile dalle parole dello scrittore che confidò come la felicità gli riempisse il cuore e l’animo appena sentiva “fremere un pioppo piemontese, o fischiare una marmotta, o i passi del vento degli alti pascoli del Viso, lo sgranellare del pietrame sotto i piedi del camoscio, o il grido dell’aquila”. Giono,autore importante, scrisse saggi, dialoghi, poesie, commedie teatrali e circa trenta romanzi, tra i quali “Il canto del mondo”, “Un re senza distrazioni”, “Il disertore”, “Le anime forti”, “Il ragazzo celeste”, “Lettera ai contadini sulla povertà e la pace” e “L’ussaro sul tetto”. Ha firmato inoltre il soggetto di numerosi film, tra i lavori il più noto è “L’Ussaro sul tetto”.

Proprio in quest’ultimo romanzo, dove il protagonista è un giovane ufficiale degli ussari, Angelo Pardi, fuggito in Provenza nel 1831 dal Piemonte dopo aver ucciso una spia austriaca, si avverte l’eco delle vicende della sua famiglia, dell’epopea risorgimentale, del desiderio di riscatto e libertà. Dal libro, pubblicato nel 1951 e considerato uno dei capolavori della narrativa francese, venne tratta la sceneggiatura dell’omonimo film nel 1995 di Jean Paul Rappenau con Juliette Binoche e Olivier Martines. Una pellicola nella quale, come scrive Morandini nel suo dizionario di cinema, “riecheggiano le idee del pacifista, anarchico, antimodernista Jean Giono, di origine piemontese”.

Marco Travaglini

“La violenza”: incontro con Alfredo Bosco, fotoreporter e Domenico Quirico, giornalista

L’evento inizialmente previsto in Sala ‘900 il recente DPCM del 25/10/2020 pone alcune limitazioni allo svolgimento degli eventi; in ragione delle ultime disposizioni, non è più consentita l’apertura al pubblico delle iniziative che si svolgono negli spazi del Polo del ‘900, nemmeno su prenotazione nominale. 4 novembre 2020 ore 18

ArtPhotò coglie l’occasione del riconoscimento ad Alfredo Bosco, per il suo progetto “Forgotten Guerrero”, del premio speciale “For Humanitarian Photography” del Comitato Internazionale della Croce Rossa al concorso Andrea Stenin a Mosca e del Visa d’Or Humanitarian Award ICRC nel 2020 al festival di fotografia Visa Pour l’Image, per il dialogo ormai annuale con Domenico Quirico. Dialogo nato nel 2017 per mettere insieme le testimonianze di immagini e parola. Iniziato con Ferdinando Scianna sul tema del “dolore” per proseguire con Ivo Saglietti su quello della “rivoluzione” e l’anno scorso con Marco Gualazzini, vincitore del WPP sull’”Africa”. Quest’anno è Alfredo Bosco che dialoga con Domenico Quirico sul tema della violenza al Polo del ‘900.
“La parola di Quirico incontra le immagini di Bosco cercando di descrivere la forza impietosa della violenza, dell’uomo sull’uomo. La violenza paralizza le sue vittime con la paura per sé, per i propri cari, per intere popolazioni. Ha molti volti che prosciugano di lacrime l’uomo falciandone dignità rispetto compassione. Alfredo Bosco, fotoreporter, dice “bisogna mostrare la violenza per comprenderla “e Domenico Quirico dice che “per raccontare la violenza, ritrovarne l’orma e sentirne l’eco si deve pagare un prezzo”. La malvagità, la brutalità della violenza spesso indossa gli abiti della morte e diventa protagonista nelle guerre, contrabbandi, povertà, dolore. Bosco e Quirico, testimoni, guardano con la stessa prospettiva per farci conoscere e comprendere.” TB.
Un dialogo per parlare dei “molti volti” della violenza di quanto avviene in diverse parti del mondo dal Messico al Donbass, tutte situazioni che hanno radici lontane nel nostro inquietante, affascinante, storico ‘900. Modera l’incontro Tiziana Bonomo di ArtPhotò.

Incontro in streaming dal titolo “La violenza” dialogo con Alfredo Bosco e Domenico Quirico. La diretta dalla pagina Facebook di ArtPhotò https://www.facebook.com/artphotobonomo/ mcondiviso sulla pagina del Polo del ‘900 https://www.facebook.com/ilpolodel900 e su You Tube https://www.youtube.com/channel/UC0B_XsXpHiy7mOouij3WDew.

 

BIOGRAFIE
Alfredo Bosco
Nasce a San Miniato (PI) nel 1987.
Dopo essersi diplomato alla scuola di fotografia John Kaverdash di Milano, segue un workshop a Cesuralab sotto la guida di Alex Majoli. Inizia a lavorare come fotoreporter nel 2010, documentando il terremoto di Haiti e la giovane generazione di Tashkent, lavoro che gli vince la menzione speciale del premio FNAC.
Dal 2011 al 2014 lavora per l’agenzia fotografica di Stefano Guindani, documentando nel frattempo le attività ad Haiti della ONLUS Francesca Rava e la campagna elettorale del PD di Matteo Renzi. Nel 2014 inizia un reportage di quattro anni sulla guerra civile in Donbass, nell’Ucraina dell’est. Nel 2015 viene selezionato da Lensculture tra i primi 50 talenti emergenti nel mondo della fotografia. Svolge diversi reportage in paesi dell’ex Unione Sovietica, tra cui la comunità LGBTQ nella Mosca di Putin, la situazione politica e sociale in Kazakistan sotto il controllo di Nazarbayev, e il problema dell’eroina in Kyrgyzistan. Nel 2018 viene selezionato dal World Press Photo per lo Joop Swart Masterclass e, seguendo il tema proposto, svolge un lavoro sui millennials che vivono nelle provincie italiane. Nel 2019 riceve il premio speciale “For Humanitarian Photography” del Comitato Internazionale della Croce Rossa al concorso Andrea Stenin a Mosca. Dal 2018 lavora a Forgotten Guerrero, un reportage sulla guerra della droga nello stato messicano di Guerrero con cui ottiene il riconoscimento del “Visa d’Or Humanitarian Award ICRC” nel 2020 al festival di fotografia Visa Pour l’Image.

Domenico Quirico
È giornalista de “La Stampa” dai primi anni ’80 dopo aver esercitato la professione di avvocato. È stato caposervizio degli Esteri con un periodo nei primi anni ’90 a Mosca. Corrispondente da Parigi dal 2004 al 2010 per diventare inviato di guerra sui fronti più caldi, testimone dal vivo ed esperto di Medio Oriente. Ha seguito in particolare tutte le vicende africane degli ultimi venti anni dalla Somalia al Congo, dal Ruanda alla primavera araba. Ha seguito diversi paesi in Medio Oriente, in particolare la Siria dove è stato sequestrato per cinque mesi nel 2013. Domenico Quirico precedentemente, per pochi giorni, aveva già patito la prigionia a Groznyj, in Congo e in Libia. Ha narrato e continua a narrare quel mondo contribuendo alla sua difficile comprensione, confermandosi come una delle più grandi voci del giornalismo italiano.
Ha vinto i premi giornalistici: “Igor Man” nel 2011, “Cutuli e Premiolino”, nel 2013, “Premio Estense, l’Aquila d’oro” nel 2014, “Montale fuori Casa” e “Indro Montanelli” nel 2015, “Ischia Internazionale di giornalismo” nel 2015, “Goffredo Parise” nel 2016, “Alberto Jacoviello” nel 2019. Inoltre il “Premio per
la letteratura Albatros” nel 2017 e il “Premio Terzani per la letteratura” nel 2018.

Autore di numerosi saggi storici per Mondadori: “Adua”, “Squadrone bianco”, “Generali”, “Naja” e per Bollati Boringhieri: “Primavera Araba. Le rivoluzioni dall’altra parte del mare”. Presso Neri Pozza ha pubblicato: “Gli Ultimi: la magnifica storia dei vinti”, “Il Grande Califfato”, “Ombre dal fondo”, “Il paese del male”, “Esodo. Storia del nuovo millennio”, “La sconfitta dell’occidente”, “Morte di un ragazzo italiano – In memoria di Giovanni Lo Porto”, “La sconfitta dell’occidente”. Con Salani ha pubblicato “Cos’è la guerra”. Ha scritto con Laterza “Succede ad Aleppo” e l’ultimo libro “Testimoni del nulla”
Tiziana Bonomo
Dal 2016 si dedica attivamente al progetto ArtPhotò con cui propone, organizza e cura eventi legati al mondo della fotografia come mostre, libri, incontri. La passione per la fotografia si unisce ad una ventennale esperienza, prima nel marketing L’Oreal e poi in Lavazza come responsabile della comunicazione, di grandi progetti internazionali: dalla nascita della campagna pubblicitaria Paradiso di Lavazza nel 1995 alla progettazione, gestione e divulgazione delle edizioni dei calendari in bianco e nero con i più autorevoli fotografi della scena mondiale. Nel 2019 ha portato in Italia per la prima volta in mostra un grande fotoreporter polacco Krzysztof Miller, ha organizzato la presentazione al Museo Nazionale del Cinema del documentario “Domenico Quirico: Viaggio senza ritorno” di Paolo Gonella. Nel 2019, ha progettato il premio inedito “Mia

Photo Fair – Fotografia di Architettura” e la mostra “Chi Legge” di Claudio Montecucco inserita nel programma “Piemonte che legge”. Attualmente la mostra “Transmissions people-to-people” al Museo del Risorgimento è a sua cura. Ama organizzare incontri. Alcuni già avvenuti con famosi fotoreporter come Ferdinando Scianna, Ivo Saglietti, Marco Gualazzini. L’insegnamento ai ragazzi attraverso il doposcuola all’ASAI e il laboratorio per le scuole “Leggere la fotografia”.

Il bollettino: 21 morti, 2003 contagi e nuovi ricoveri

CORONAVIRUS PIEMONTE: IL BOLLETTINO DELLE ORE 17.30

 34.153 PAZIENTI GUARITI

Oggi l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato che i pazienti guariti sono complessivamente 34.153 così suddivisi su base provinciale: Alessandria 3910, Asti 1852, Biella 1112, Cuneo 3576, Novara 3118, Torino 17.630, Vercelli 1566, Verbano-Cusio-Ossola 1160, extraregione 229.

I DECESSI SONO 4415

Sono 21 i decessi di persone positive al test del Covid-19 comunicati dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte, di cui 2 verificatisi oggi (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente comprende anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid).

Il totale è ora 4415 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi per provincia: 719 Alessandria, 270 Asti, 227 Biella, 427 Cuneo, 423 Novara, 1935 Torino, 235 Vercelli, 136 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 43 residenti fuori regione, ma deceduti in Piemonte.

LA SITUAZIONE DEI CONTAGI

I casi di persone finora risultate positive al Covid-19 in Piemonte sono 74.663 (+2.300 rispetto a ieri) di cui 853 (43%) sono asintomatici.

I casi sono così ripartiti: 989 screening, 565 contatti di caso, 449 con indagine in corso; per ambito: 112 RSA/Strutture Socio-Assistenziali, 216 scolastico, 1675 popolazione generale.
La suddivisione complessiva su base provinciale diventa: 7030 Alessandria, 3689 Asti, 2433 Biella, 9154 Cuneo, 5925 Novara, 40.227 Torino, 2794 Vercelli, 2115 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 522 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 744 casi sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

I ricoverati in terapia intensiva sono 196 (+17 rispetto a ieri).

I ricoverati non in terapia intensiva sono 2.844 (+264 rispetto a ieri).

Le persone in isolamento domiciliare sono 32.791

I tamponi diagnostici finora processati sono 1.050.421 (+11.113 rispetto a ieri), di cui 578.099 risultati negativi.

L’alba del giorno dopo è agrodolce per le squadre torinesi

Qui Juve: dolce risveglio per i bianconeri che s’avvicinano al primo posto in classifica di serie A(al secondo l’incredibile Sassuolo di De Zerbi)occupato da un grande Milan trascinato dal trentanovenne Ibra:è la Juve degli over  trentacinquenni:Buffon ieri strepitoso con 2 parate  sullo spezzino Chabot e C.Ronaldo che in mezz’ora ha cambiato e deciso la gara con una sontuosa doppietta. Mister Pirlo non può fare a meno del suo fuoriclasse assoluto ma bisogna dire che il tecnico bianconero non s’interstardisce su un unico modulo:

4-4-2, 4-3-3, 4-2-3-1, vari moduli per ruotare l’ottimo organico a disposizione e per sopperire alle assenze significative in difesa di Chiellini,Alex Sandro e De Light.Tutti in campo per la seduta tecnico tattica in vista del terzo turno di Champions League che vedrà i bianconeri opposti agli ungheresi del Ferencvaros,in terra magiara, mercoledì
4 novembre a Budapest alle ore 21.

Qui Toro: agro,aspro,assurdo risveglio in casa granata dopo l’incredibile sconfitta patita ieri,in casa, contro la Lazio.Psicodramma,esorcismi,sfortuna? Molto più cautamente,terra terra,viene a galla la totale e fallimentare campagna NON acquisti fatta dal presidente Cairo e dal direttore sportivo Vagnati.Presi giocatori non adatti al gioco del mister, fortissimamente voluto,Marco Giampaolo: l’aver volutamente tenuto giocatori controvoglia,Sirigu,Izzo,N’Kolou,Edera,Millico che si stanno rivelando dannosi,in campo e nello spogliatoio,minando la serenità di un gruppo nutrito di 28 giocatori qualitativamente e quantitativamente da tranquillo centroclassifica.La realtà ed i numeri sono impietosi:Toro con 1 solo punto ed ultimo in classifica assieme al neopromosso Crotone.Cancellati i sogni di lottare per un posto in Europa bisognerà pensare soltanto a salvarsi.Mercoledì 4 novembre alle 17 il recupero Genoa-Toro nel capoluogo ligure.Domenica Toro-Crotone
a Torino ore 15. 2 gare da vincere assolutamente altrimenti sono già pronti i primi nomi per sostituire Giampaolo: Semplici e Ventura.

Vincenzo Grassano

Quando Proietti lavorava in Rai a Torino

IL RICORDO DELL’ASSESSORE POGGIO: «IN OGNI SUO PERSONAGGIO C’ERA UN PO’ DI NOI» A TORINO REALIZZO’ CON LA RAI UN’EDIZIONE TELEVISIVA DI SANDOKAN

«Ogni volta che irrompeva sulla scena con un nuovo personaggio alla fine scoprivamo sempre qualcosa di noi che prima non conoscevamo». Così l’assessore regionale alla Cultura Vittoria Poggio si unisce al cordoglio della famiglia e dell’Italia per la scomparsa di Gigi Proietti. «Era un grande osservatore e ritrattista dei caratteri italiani, per 60 anni ha raccontato il suo tempo con angolazioni critiche ma sempre col sorriso, mattatore sulla scena e maestro in teatro. Ha fatto divertire adulti e bambini, e alla fine ci riconoscevamo un po’ tutti nei suoi ritratti come quello del Maresciallo Rocca, umano ironico e profondo». «Lavorò molto con la Rai di Torino – ha aggiunto Poggio -con la quale realizzò nel 1974, tra le altre cose, un’edizione televisiva di Sandokan tratta dal romanzo di Emilio Salgari».

Ricordiamo le vittime di Nizza per difendere l’Europa cristiana

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni/ Il fatto che il giorno dei Santi il Papa Francesco non abbia ricordato le vittime cristiane di Nizza sgozzate per mano di un assassino islamico, lascia oggettivamente perplessi ed amareggiati
.
Io non ho prevenzioni contro il Papa, perché deve combattere ogni giorno battaglie difficilissime dentro le mura del Vaticano contro un clericalismo spesso corrotto e duro a morire . Ha forza e coraggio. Ha valorizzato anche il piacere del cibo e del sesso dono di Dio. Un passo avanti indubbiamente molto grande. Posso anche condividere la posizione sui gay anch’essi figli di Dio ,anche se la forma dell’intervista può essere motivo di sconcerto e la Sacra Scrittura e la tradizione cristiana condannano senza appello  il peccato contro Natura. Come credente so che debbo obbedienza al Papa, più che mai oggi necessario a guidare la navicella della Chiesa che naviga in mari burrascosi. E’ un Papa che cerca di portare ordine nella Chiesa e soprattutto pulizia. Chi lo osteggia sbaglia. Il suo predecessore era più carismatico, ma non aveva polso e si dimise come Celestino V.  Ma non aver ricordato anche questa volta le vittime cristiane dell’ Islam mi ha ferito. Con l’Islam occorre decisione e assoluta fermezza. L’Eurasia di cui parlava la Fallaci e’ vicina e non lasciamo ad un ometto come Salvini la difesa della Croce di Cristo di cui Salvini e ‘ indegno ed opportunista difensore. Deve essere il Papa di Roma a parlare, direi ad urlare la necessità di difendere l’ Europa cristiana e non solo.  Come Papa Gregorio Magno.

Operazione anticrimine, sequestrati 29 immobili

Su proposta del Questore di Torino, la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Torino, in data 7 settembre 2020, ha disposto la confisca dei beni nei confronti di un cittadino albanese già pregiudicato per furto, per reati in materia di stupefacenti e armi, e di una cittadina italiana, con precedenti per truffe.

L’operazione “Easy Money” trae origine dalle indagini svolte dalla Divisione Anticrimine della Questura di Torino, che avevano condotto, nei mesi di maggio e ottobre 2019, al sequestro dei beni illecitamente accumulati dal noto pregiudicato, oggi confiscati integralmente dal Tribunale, per un valore complessivo di circa 1.500.000 euro.

Nello specifico, sono stati confiscati:

–          29 immobili ubicati a Torino e in comuni limitrofi tra terreni, appartamenti di civile abitazione, box auto, ecc.

–          una società relativa alla commercializzazione di software e servizi informativi;

–          due società operative nel settore del commercio di vini e prodotti alimentari di vario tipo;

–          conti correnti e fondi azionari.

Nel corso delle operazioni veniva rinvenuto, suddiviso in 5 magazzini riconducibili alle società confiscate, un ingente quantitativo di vini e alcolici anche di alta qualità nonché il materiale necessario, composto da tamponi, etichettatrici e altro, utile per la contraffazione delle date di scadenza dei prodotti alimentari.

Durante l’operazione, la Divisione Anticrimine della Questura di Torino si è imbattuta in una vera e propria serra sotterranea, in fase di allestimento, per la coltivazione di marijuana. La serra sarebbe dovuta sorgere un locale interrato di un palazzo in una via commerciale del centro cittadino. La scoperta, del tutto inaspettata, ha portato al sequestro di lampade generatrici di luminosità e calore, irrigatori, pannelli elettrici, temporizzatori e condizionatori d’aria muniti di filtri speciali antiodore, così da evitare che qualcuno, dalla strada, potesse accorgersi della particolare coltivazione sottostante.

Le costose attrezzature, ancora intatte, dal valore stimato di circa 50.000 euro, non riconducibili al soggetto colpito dalla misura di prevenzione, sono state sequestrate a carico di ignoti e successivamente, invece di andare distrutte, sono state affidate ad un ente pubblico di ricerca che le utilizzerà per i propri fini istituzionali.

 

Ruffino (Fi): “Saggezza nelle parole di Mattarella”

Le parole del presidente Mattarella si nutrono sempre di saggezza e buon senso. Due qualità che sempre più scarseggiano in certe manifestazioni del ceto politico e in troppi atti del governo.

L’invito di Mattarella non ha un solo indirizzo, come immagina il capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci. Non è il centrodestra che in questi mesi di dura lotta alla pandemia si è sottratto al confronto parlamentare o dall’offrire idee e proposte al governo. Tutt’altro. Se il presidente Conte ritiene oggi importante mettere in piedi una cabina di regia per elaborare proposte comuni di contrasto alla pandemia vuol dire che il governo riconosce di aver fallito o di aver dato risposte parziali e largamente insufficienti.

Partire da questa premessa è importante perché è da questa premessa che vanno tratte le conseguenze politiche. Una cabina di regia non può essere la cassa di risonanza di decisioni prese a palazzo Chigi. Essa ha un senso se diventa il luogo che assume decisioni condivise da una larga base parlamentare, come, per esempio, rimuovere le spese inutili dei bonus per i monopattini e altre amenità simili. Insomma, la cabina di regia non può diventare la sede in cui il governo condivide i propri fallimenti con le opposizioni, semmai deve diventare il luogo in cui il Parlamento corregge, e in modo radicale, le troppe cose sbagliate fatte dal governo.

on. Daniela Ruffino, deputata di Forza Italia

L’isola del libro

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria

Valérie Perrin  “Il quaderno dell’amore perduto”   -Nord-   euro  14,90

Di questa autrice (anche sceneggiatrice e fotografa, moglie di Claude Lelouch) abbiamo amato “Cambiare l’acqua ai fiori”, e la sua indimenticabile protagonista Violette Toussaint, custode di un cimitero che è il crocevia di svariati incontri e destini. Sull’onda di questo successo, ora, l’editrice Nord rispolvera il suo primo romanzo “Il quaderno dell’amore perduto”, coinvolgente affresco sul potere della memoria, ambientato sempre nella provincia francese.

La storia è ispirata alla vita del nonno paterno della scrittrice, che si chiamava (come nel libro) Lucien Perrin, deportato a Buchenwald.

Voce narrante è quella di Justine Neige, sensibilissima aiuto infermiera 21enne nella casa di riposo Le Ortensie. Ha perso i genitori e gli zii (il padre e lo zio erano gemelli) in un misterioso incidente d’auto quando era piccola, ed è cresciuta con i nonni e il cugino orfano Jules.

Justine ama prendersi cura degli anziani, adora ascoltare le storie delle loro vite ed è particolarmente legata all’ospite della stanza 19, Hélene; soprannominata “la donna della spiaggia” perché immagina di stare sotto un ombrellone a leggere romanzi con un gabbiano che la segue  ovunque, annuncia scomparse e ritorni, le tiene compagnia.

Justine annota in un quaderno azzurro tutto quello che l’anziana signora le svela del suo passato.  Ed è una narrazione bellissima.

Hélene era stata un’avvenente ragazza, figlia di una sarta che le aveva insegnato i trucchi del  mestiere. Non aveva mai capito perché facesse tanta fatica a mettere insieme le lettere nel modo giusto (scoprirete perché), ma quando si innamora follemente di Lucien, figlio di un organista cieco, impara a leggere in braille. I due si incontrano segretamente in chiesa, aspettano di restare chiusi tra incenso e candele e lui le insegna “a toccare l’alfabeto”. La loro è una storia d’amore incredibile che dovrà fare i conti con le atrocità della guerra, l’arrivo dei tedeschi, anni di attese angoscianti, un amore che resisterà a tutto.

E mentre Justine raccoglie le fila della rocambolesca vita di Helene, in parallelo segue anche le tracce di un terribile segreto della sua famiglia che finirà per spiegare come e perché lo schianto di un auto contro un albero le ha strappato i genitori. Aspettatevi pagine che vi travolgeranno.

 

Charlotte Wood   “Il  weekend”     -NN5-  euro 18,00

E’ un piccolo gioiello questo romanzo della scrittrice australiana Charlotte Wood, che in patria è annoverata tra le 100 donne più influenti. 226 pagine dedicate all’amicizia, ai turbamenti dell’età che avanza e non fa sconti né alla mente, né al fisico, rimpianti, fallimenti e voglia di vivere nonostante le difficoltà.

L’amicizia è quella tra quattro 70enni che si erano  conosciute nel periodo aureo dei loro 30 anni, e più diverse tra loro non potrebbero essere. Sylvie è morta da poco e alle altre tre tocca il gravoso, noioso, triste compito di svuotare la sua casa al mare: uno scrigno di ricordi, suppellettili, cibi scaduti e ciarpame vario. Tutti gli strascichi di una lunga vita. Lei era il vero collante della loro amicizia e, in sua assenza, le superstiti faticano a ritrovarsi, condividere ricordi belli e brutti, e perdonarsi le reciproche pecche, superare vecchi rancori.

Nei 3 giorni che trascorrono insieme nella casa toccata dalla morte, rimettono insieme i racconti delle loro vite.

Scopriamo così  che la rigida Jude -ligia alle regole, organizzata, abituata a comandare e sempre critica verso le altre – ha una vita privata decisamente sfilacciata. Da anni è l’amante semi-segreta di un uomo sposato, Daniel, per nulla propenso a lasciare la famiglia per lei. E la casa al mare di Sylvie era stata per anni il suo rifugio con lui.

Adele è un’attrice in disarmo, in passato artista di successo sogna ancora di calcare le scene, vive al  di sopra delle sue possibilità ed ha una cura maniacale della forma fisica…al limite del ridicolo.

Poi c’è Wendy, scrittrice, vedova,  un po’ sconclusionata, maldestra e sciatta, vive ancora sugli allori delle sue  passate pubblicazioni ed è legatissima a un anziano cane malconcio, regalatole da Sylvie.

Durante il week end le 3 non mettono mano solo agli oggetti e ai ricordi dell’amica scomparsa, non buttano via solo cose ormai inutili nei sacchi neri e non riempiono solo sporte per i mercatini di beneficenza.

Quello che faranno è ben più profondo: rimettono insieme pezzi della loro amicizia, riportano a galla e poi affondano per sempre antichi sgarbi, bugie e rancori, fanno i conti con reciproci fallimenti e riannodano i fili del loro legame guardando al futuro con una marcia in più.

 

Michele Masneri  “Steve Jobs non abita più qui”   -Adelphi-   euro   19,00

L’autore, giornalista e scrittore, attento soprattutto alle cronache di costume, raccoglie  in questo libro i suoi articoli-reportage tra San Francisco e Los Angeles. Una sorta di moderno Grand Tour, in cui più che le rovine del passato, al centro, ci sono esempi di successo proiettati in un futuro sempre  più high tech.  Siamo nella dorata Silicon Valley, la terra di Google e il cono d’oro delle start up di maggior successo.

In 31 brevi capitoli viene raccontata la California: a partire dalla storia passata a quella più recente di San Francisco «…capitale gay dell’America…città giocosa ..ecosistema unico» che attira frotte di giovani.

Ci sono i reportage sugli homeless nella Contea di Santa Clara che raduna i vari comuni della Silicon Valley. E’ una delle zone in cui si concentra una gran bella fetta di ricchezza a livello mondiale ed è abitata dai nerd che per non fare i pendolari vivono in camper. Ma anche da miliardari della levatura di Zucherberg alle prese con le metrature per le case che sono minime e chi le ha non le vende. Lui ci ha messo anni a rastrellare 4 villette a Palo Alto e poi le ha unite.

Palo Alto, la cittadina famosa anche per l’alto tasso di suicidi tra i liceali, dalla quale arrivi in un attimo a «Stanford, l’università più celebre della costa ovest, che ha sfornato tutti i siliconvallici più illustri» e di cui Masneri racconta l’origine poco conosciuta, perché non tutti sanno che l’ateneo non esisterebbe senza la malasanità italiana.

Poi ci sono i racconti di tanti altri aspetti, come l’ossessione californiana per il fitness e il cibo, i sogni di grandezza degli autisti di Uber che pensano a start up foriere di successi miliardari, e le denunce di molestie di Susan Flowers, ingegnere 25enne impiegata di Uber che nel 2017 ha  anticipato il #Mee Too… e molto altro ancora…

 

Machado de Assis   “Memorie postume di Brás Cubas”  -Fazi-   euro 18,50

Questo è un autore da riscoprire e questo suo libro è il modo perfetto per farlo.

Joaquim Maria Machado de Assis è nato a Rio de Janeiro nel 1839 in una famiglia di meticci di umili origini: il padre imbianchino di origine portoghese, la madre donna delle Azzorre che muore quando lui è ancora piccolo, e la sua vita sarà segnata anche dalla morte della sorella. Queste tragedie unite a una salute precaria (soffriva di epilessia) daranno il tono alla sua visione del mondo permeata di pessimismo. Per sopravvivere si adattò a vari mestieri, ma proseguì con tenacia studi e letture.

Nel 1881 pubblica “Memorie postume di Brás Cubas” che insieme ad altri due romanzi – “Quincas Borba” e “Don Casmurro”- costituisce una sorta di trilogia. Ma ha scritto ben 31 volumi che costituiscono le sue “Obras Completas”, e fanno di lui uno dei massimi scrittori brasiliani i cui libri sono studiate nelle scuole.

In “Memorie postume di Brás Cubas” la narrazione inizia dalla morte del protagonista «…non sono propriamente un autore defunto bensì un defunto che fa l’autore, per il quale la lapide è stata una novella culla..». Prende il via con questa premessa il romanzo che attraverso le tappe più importanti di una vita intera, vissuta nei salotti dell’alta società carioca di metà 800, traccia anche un’affascinante ed arguta mappa dell’animo umano.

Brás, scapolo 64enne vissuto in ricchezza e salute, morto alle due del pomeriggio di un venerdì d’agosto 1869, viene accompagnato al cimitero da 11 amici e di qui parte il racconto che vanta uno stile personalissimo.

Essendo già morto si prende con calma tutto il tempo per raccontare la sua storia dalla quale esce il ritratto di un uomo ambizioso ma che ha fatto poco-nulla di importante, che ha guardato alla politica ma poi non si è mai impegnato, mentre ha cercato soprattutto l’amore.

C’è la passione che rischia di travolgerlo per la bella Marcela che lo ha amato «..per 15 mesi e 11 milioni…», poi l’intenso legame con Virgilia, sposata con un eminente uomo politico. E in mezzo i ricordi di altre persone amate, considerazioni sul senso della vita, l’arguta satira dell’indolenza e dello scarso impegno di un uomo come ce ne sono tanti, senza particolari imprese eclatanti che ne  nobilitino l’esistenza. Ma anche se la sua vita non è stata particolarmente degna di nota, Brás pensa che l’unica vera disgrazia sarebbe quella di non essere mai nati.

Un libro che fa meditare.