CORONAVIRUS PIEMONTE: IL BOLLETTINO DELLE ORE 17
LA SITUAZIONE DEI CONTAGI
Oggi l’Unità di crisi della Regione Piemonte ha comunicato nuovi 3.149 casi di persone risultate positive al Covid-19 in Piemonte, pari al 13,6% dei 23.141 tamponi eseguiti. Di questi 1.263 (40,1%), sono asintomatici. I casi sono così ripartiti: 665 screening, 1.430 contatti di caso, 1.054 con indagine in corso; per ambito: 397 RSA/Strutture Socio-Assistenziali, 162 scolastico, 2590 popolazione generale.
Il totale dei casi positivi diventa quindi 162.153, così suddivisi su base provinciale: 13.887 Alessandria, 7.486 Asti, 5.632 Biella, 22.188 Cuneo, 12.413 Novara, 86.647 Torino, 6.196 Vercelli, 5.324 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 911 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 1.469 sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.
I ricoverati in terapia intensiva sono 395(– 8 rispetto a ieri).
I ricoverati non in terapia intensiva sono 4.922 (- 70 rispetto a ieri).
Le persone in isolamento domiciliare sono 72.272
I tamponi diagnostici finora processati sono 1.513.586 (+ 23.141 rispetto a ieri), di cui 780.306 risultati negativi.
I DECESSI DIVENTANO 5.972
Sono 97 i decessi di persone positive al test del Covid-19 comunicati dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte, di cui 6 verificatisi oggi (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente comprende anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid).
Il totale è ora 5.972 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi per provincia: 915 Alessandria, 349 Asti, 273 Biella, 655 Cuneo, 541 Novara, 2.700 Torino, 292 Vercelli, 185 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 62 residenti fuori regione, ma deceduti in Piemonte.
78.592 PAZIENTI GUARITI
Oggi l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato che i pazienti guariti sono complessivamente 78.592 (+ 3.869 rispetto a ieri) così suddivisi su base provinciale: Alessandria 6.340, Asti 3.758, Biella 2.422, Cuneo 9.262, Novara 5.343, Torino 45.296, Vercelli 2.963, Verbano-Cusio-Ossola 2.333, oltre a 436 extraregione e 439 in fase di definizione.

Il 20% delle persone alle quali è diagnosticato il Covid-19 presenta disturbi psichiatrici dopo la diagnosi: è il preoccupante risultato che emerge da un’indagine condotta dal Dipartimento di Psichiatria della Oxford University (Mississippi, USA). Le terrificanti conseguenze economiche della crisi epidemiologica rischiano di peggiorare ulteriormente la situazione: penso a commercianti e imprenditori, ai lavoratori che hanno perso il lavoro, a ristoratori e baristi e, in generale, a tutti i nostri concittadini che hanno vissuto sulla propria pelle queste conseguenze. Che cosa intende fare, sul tema, la Regione Piemonte? Al momento, mi pare che si stia muovendo piuttosto in direzione contraria all’esigenza di potenziare la capacità di risposta della nostra Sanità, vedi i dubbi sul futuro dei Servizi Psichiatrici al Mauriziano di Torino. Il report dell’ateneo statunitense fa emergere dati in preoccupante continuità con quanto già appurato dall’Ospedale San Raffaele di Milano lo scorso agosto: il 56% delle persone guarite dal Covid-19 ha manifestato disturbi quali disturbo post traumatico da stress, depressione o sintomatologia ossessivo-compulsiva, proporzionalmente alla gravità dell’infiammazione durante la malattia. Il nostro personale medico e sanitario ha a sua volta bisogno di essere tutelato, dopo mesi di sforzo senza precedenti, dal punto di vista psicologico. Di fronte a tutto questo, come intende rispondere la Regione Piemonte? Non si è ancora vista alcuna risposta. Tornerò a sollecitare la Giunta in Consiglio Regionale e presenterò al più presto un’interpellanza sul tema.
La storia della scuola si intreccia con il quadro delle metodologie didattico-educative, che a loro volta si incatenano alle vicende di alcuni personaggi specifici, i quali, grazie ad un particolare coraggio o ad una straordinaria lungimiranza e intelligenza, si sono distinti dai più, e hanno mostrato a tutti che c’è un’altra via, un altro modo di fare le cose.
Tutto questo Maria Montessori lo propone a fine Ottocento, opponendosi ad un sistema scolastico più che mai rigido e classista. Possiamo dunque giocare a fare meno i “dottoroni” quando inseriamo appositamente nei nostri discorsi quei termini anglofoni che tanto vanno di moda oggi, il lavoro di gruppo non è una novità e il dibattito è un metodo educativo utilizzato già dagli antichi. La letteratura che riguarda Maria Montessori e i suoi studi è decisamente vasta, molto si è detto a riguardo delle sue scoperte e delle innovazioni che ha apportato al sistema scolastico.
