Il Coordinamento Nazionale dei Docenti della disciplina dei Diritti Umani segnala ulteriori preoccupazioni in merito all’apertura delle scuole giorno 7 gennaio per le continue dichiarazioni espresse da svariati esperti come quella del presidente dell’Ordine dei Medici (https://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Scuola-Ordine-Medici-Riaprirla-aumenta-i-contagi-ok-solo-se-ce-zona-rossa-5e42deb5-ccca-4c1e-b039-09ab63f0a253.html) che creano molta confusione e ansia tra i docenti ed il personale scolastico, in quanto spesso discordanti con la posizione del Ministero dell’Istruzione.
Tendenzialmente vengono messe in evidenza inefficienza e inadeguatezze delle infrastrutture e dei vettori preposti alla mobilità delle persone (regionali, provinciali e comunali), alle quali le singole scuole, i prefetti e i sindaci sono chiamati a far fronte soltanto attraverso gli ingressi differenziati; misure sicuramente insufficienti rispetto alla curva epidemica in costante aumento quotidianamente.
Per avere un’idea chiara della realtà territoriale e dei divari a cui ci riferiamo, basta consultare la raccolta degli studi pubblicati dalla Banca D’Italia – Le infrastrutture in Italia: dotazione, programmazione, realizzazione (https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/collana-seminari-convegni/2011-0007/7_infrastrutture_italia.pdf) e il saggio di Mariano Bella (a cura di) Trasporti e Logistica: analisi e prospettive per l’Italia – Ricerche per Conftrasporto – Confcommercio Bologna, Il Mulino 2020.
I Governi di Gran Bretagna e di Germania, sentiti i pareri dei propri esperti, chiudono per altri dieci / 28 giorni le scuole (18 gennaio, l’Inghilterra; 31 gennaio, Germania).
Secondo un’indagine statistica elaborata dallo statistico Livio Fenga, l’impatto della riapertura della scuola a settembre sulla diffusione del Coronavirus sarebbe quantificabile in oltre 225.000 casi. Attualmente, in tutta Italia, la curva dell’epidemia di Covid-19 sta tornando a salire. Se non sono mutati gli scenari (non è stata ridotta la ratio alunni – docenti, non sono state fornite mascherine ffp2, non sono stati introdotti nuovi sistemi di areazione delle scuole, per il vaccino occorre attendere maggio-luglio), come si può ipotizzare un azzeramento o, quantomeno, una riduzione dei contagi nel settore scolastico nel periodo gennaio-marzo, notoriamente periodo di maggiore diffusione di virus influenzali?
Non riusciamo a comprendere l’ostinazione con cui ci si stia affrettando in Italia ad aprire indiscriminatamente tutte le scuole, senza tenere conto delle realtà territoriali che, ribadiamo, sono profondamente differenziate e complesse nel nostro Paese.
Come già segnalato, contraddittoria appare anche la definizione del piano vaccini che sembra essere in contrasto con il piano di rientro. Risulta palese la discrasia tra la pressione al rientro fondamentalmente pubblicizzata sulla scorta di un mai accertato scientificamente basso rischio per i docenti ed il piano che individua nei mesi di giugno-luglio il periodo di somministrazione del vaccino per i docenti. Se, dopo le numerose e reiterate richieste di specifiche e ulteriori misure da parte del nostro ente (come la somministrazione di mascherine ffp2 e ffp3, l’attivazione di sistemi di purificazione dell’area, la riduzione della ratio alunni-docente, etc.), l’unica misura prevista resta quella del vaccino, coerenza imporrebbe la riapertura delle scuole dopo il completamento dell’iter di somministrazione dello stesso. A ben vedere, si tratterebbe di attendere solo 40-60 giorni lavorativi, un periodo decisamente accettabile, se si considera il numero di vite che si possono salvare.
La scelta opposta, quella del rientro, non fa che aprire le porte alla diffusione di germi patogeni con il rischio di far incorrere il soggetto competente nel corrispondente livello territoriale in responsabilità di varia indole, non solo politica. La preoccupazione del CNDDU è che gli enti regionali e locali potrebbero vedersi destinatari di numerose azioni in sede penale e civile, non essendo l’orientamento nazionale sufficiente a tutelare la posizione giuridica del singolo organo decisionale.
Valga, infatti, ricordare che lo strumento DPCM è stato considerato incostituzionale, con la conseguenza di lasciare “scoperti” ad eventuali azioni Presidenti di regione, Prefetti, Sindaci e delegati.
A ben vedere, non si tratta nemmeno di “arrendersi” come taluni hanno impropriamente osservato, ma di adottare la migliore strategia per vincere la “battaglia” contro il Coronavirus. Quando si è privi di “armi” per combattere, o quantomeno di “scudi” per proteggersi, non basta né il “coraggio”, né la “vocazione docente” a rendere immuni.
Si sta chiedendo ai docenti di rientrare a scuola senza strumenti di protezione (che, invece, vengono forniti a medici, biologi, cassieri di supermercato, etc.), senza sistemi che garantiscano il ricambio di aria (come avviene, invece, negli ospedali, ma anche nei supermercati). Occorre comprendere, una volta per tutte, che la vita di un solo docente, quella di un solo alunno o di un familiare, vale sicuramente l’attesa di poche settimane.
Invitiamo, perciò, il lettore a domandarsi, onestamente “Fermerebbe la didattica in presenza per 3 settimane, per salvare la vita di un suo caro?” ed a riflettere sul fatto che la scuola, ad oggi, non è mai stata chiusa e non è mai stata ferma; che l’istruzione non si è mai arrestata, ma si è sviluppata con la didattica a distanza; che tutti i dirigenti hanno adottato misure per salvaguardare l’accesso alle risorse didattiche fornendo anche in comodato strumenti tecnologici a chi ne avesse bisogno.
Sono, pertanto, avulse da ogni riscontro con la realtà, le propagande portate avanti da piccoli gruppi che sono sorti con l’intenzione spesso di porre le basi ad azioni legali finalizzate al rientro a scuola e che pubblicizzano dati irreali sull’adesione di gruppi di genitori spesso inesistenti. Si avvisano, in proposito, anche i Governatori che tali condotte appaiono finalizzate solo a realizzare una pressione mediatica su scelte che non possono basarsi sul mero timore di azioni legali. Non c’è chi non veda all’orizzonte, dopo eventuali ricorsi sul rientro, anche ricorsi circa l’eliminazione dell’obbligo di mascherina in classe, come avvenuto recentemente, con l’Ordinanza Tar-Lazio n. 7468/2020 del 04.12.2020 che, addirittura, ribalta la strategia di ritorno definita a livello centrale, lasciando trasparire che la fascia di alunni meno indicata per il rientro e l’uso della mascherina in aula è quella con età tra i 6 e gli 11 anni. Quali garanzie di tutela avranno i docenti e il personale scolastico? Quali garanzie le famiglie? Quante responsabilità dovranno assumere gli amministratori del territorio interessato?
Prof. Alessio Parente Segretario generale CNDDU
prof. Romano Pesavento Presidente CNDDU
È online la campagna di crowdfunding per finanziare la post-produzione de
Il ragazzo bocciato in ginnasio che rimediò un diploma professionale, ha sicuramente fatto molta strada.E’ stato direttore de “L’Unità”, leader, con scarso successo, del Pd, ministro, Sindaco di Roma per dieci anni, deputato e tanto altro. Nei rapporti istituzionali che ho avuto con lui si è sempre rivelato corretto, forse anche per la stima che aveva per Mario Soldati. Un politico di lungo corso ha inevitabilmente fatto cose buone e cose cattive e non basta il suo amore per il cinema a riscattarlo dagli errori. Il grande Giampaolo Pansa nel suo Bestiario lo definiva il “perdente giulivo “, già immaginando le sue aspirazioni quirinalizie Tra i tanti leader comunisti e poi del PD non è certamente stato dei peggiori. Pur avendo aderito al PCI giovanissimo, diceva di sé di non essere mai stato comunista, senza mai aver spiegato una frase abbastanza contraddittoria, non essendo l’Italia un partito unico come l’URSS. Certo, rispetto al ferreo D’Alema è stato meno dottrinario, ma è anche molto meno colto anche se ambedue non sono laureati… Quando moderai un dibattito tra Amato e D’Alema, mi resi conto del valore di quest’ultimo anche rispetto al dottor Sottile che avrei visto bene al Quirinale al posto di Mattarella e che ritengo l’unico statista sopravvissuto. La classe politica italiana di destra e di sinistra fa pena e c’è in questo Parlamento una sola candidata valida per cultura, equilibrio, terzietà, la Presidente del Senato Casellati che potrebbe anche guidare un Governo di salute nazionale che estrometta Conte. Si tratta di una donna umanamente ed intellettualmente straordinaria apprezzata, al di là delle valutazioni politiche di parte, come difensore ferreo delle prerogative parlamentari spesso calpestate dall’attuale governo senza che dal Colle siano giunti rilievi significativi.
Un tema legato all’ambiente figura anche sulla palazzina del
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Poi nella sua vita irrompe una ventata di aria fresca e giovane. Si chiana Joseph, ha 22 anni, è di colore e si arrabatta tra più lavori per sbarcare il lunario. E’commesso in una macelleria (adocchiato dalle donne per il suo sex appeal), fa anche l’allenatore sportivo, ma il suo grande sogno è diventare un deejay.
“Si chiamava Magda. Nessuno saprà mai chi è stato. Non l’ho uccisa io. Qui giace il suo cadavere” Il romanzo inizia con questo messaggio scritto su un biglietto e lasciato in un bosco, che viene ritrovato dalla 72enne Vesta Gul, durante la sua passeggiata insieme al suo cane Charlie.
E’ il primo romanzo dell’inglese Beth Morrey che ha la passione della scrittura da quando aveva 20anni e ha già pubblicato alcuni racconti.
L’antropologa forense Kathy Reichs, una delle autrici di thriller di maggior successo ci regala un’altra storia mozzafiato.
