ilTorinese

Manifestanti no vax e no mask: 49 multe

DA PALAZZO CIVICO – La Sala Rossa ha discusso oggi pomeriggio della manifestazione dei ‘no task’ e ‘no vax’ in piazza Castello dello scorso 20 marzo. Il consigliere Francesco Tresso (Lista civica per Torino) ha chiesto le comunicazioni in Aula della Giunta per avere notizie sulla posizione della Giunta riguardo l’accaduto. 

La sindaca Chiara Appendino ha condannato con una presa di distanza netta dell’Amministrazione comunale lo svolgimento della manifestazione e ha ringraziato le forze dell’ordine per l’operato. “Si tratta di comportamenti oltraggiosi verso chi combatte la pandemia” ha detto per poi ricordare che i partecipanti erano duecentocinquanta e che sono state elevate quarantanove sanzioni: ventotto per assenza di mascherina, ventuno per spostamenti al di fuori del Comune di residenza, oltre a un indagato per resistenza a pubblico ufficiale.

Francesco Tresso (Lista civica per Torino) ha espresso soddisfazione per la condanna da parte della Giunta. “Credo siano manifestazioni da stigmatizzare per un doppio motivo; sono occasioni di contagio e hanno la pretesa di convincere a sproposito altri delle loro posizioni quando invece occorrono dei luoghi di discussione in sicurezza. Bene le sanzioni comminate, sono giusti il rigore e la non tolleranza visto anche il rischio di possibili emulazioni.” 

Lorenza Patriarca (Pd): “Apprezzo la condanna della sindaca; per uscire dalla pandemia le soluzioni non sono molte – la vaccinazione e il rispetto severo delle prescrizioni – e ogni manifestazione senza le misure di sicurezza previste dalle norme anti covid non va autorizzata.” 

Raffaele Petrarulo (Forza Italia): “Va conciliata la normativa anti covid con quanto sta succedendo alle attività commerciali. Non sono opportune autorizzazioni alle manifestazioni pubbliche quando poi si chiede alla popolazione il rispetto severo delle norme e, allo stesso tempo, si chiudono gli esercizi pubblici.”

Andre Russi (M5S): “Condivido quanto detto dai consiglieri e stigmatizzo queste manifestazioni di cialtroni che esprimono idee senza prove scientifiche. In un momento così difficile mi appello al ruolo determinante dei sistemi di informazione per evitare il sensazionalismo di eventi avversi alla distribuzione dei vaccini. Sarebbe molto meglio rimarcare il buon andamento della campagna vaccinale.”

Cane, lega: “Riparte la toelettatura per animali”

Riceviamo e pubblichiamo / “In queste ultime settimane, dopo numerose segnalazioni da parte di operatori del settore, ho fatto in modo che potesse essere garantita la possibilità di apertura per le toelettature, incrociando le direttive anti Covid con i pareri degli esperti del settore veterinario; – dichiara il consigliere regionale della Lega Salvini Piemonte Andrea Cane, che da circa un anno segue la tematica al fianco dei toelettatori del Piemonte -.

L’ordinanza, firmata poco fa dal presidente Alberto Cirio dopo numerose consultazioni con la Prefettura e i responsabili dei settori regionale Emergenza Covid 19 e Prevenzione e Veterinaria, parte dal presupposto che l’attività dei servizi di cura degli animali da compagnia sia necessaria per la salute e il benessere degli animali d’affezione e per la sicurezza dei contesti domestici che li ospitano. A far data da oggi, 29 marzo, e fino al termine dello stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili, nei periodi in cui sono applicabili alla Regione Piemonte le misure del contenimento del contagio che si applicano in Zona rossa è consentita l’attività dei servizi di cura degli animali da compagnia (Codice ATECO 96.09.04), previo appuntamento e autodichiarazione da parte del proprietario che l’animale non convive con persone poste in quarantena o affette da COVID-19, esclusivamente con modalità che non prevedano l’ingresso dei clienti presso i locali dell’esercizio e limitino all’essenziale i contatti tra gli addetti e i clienti, tenuti tutti a utilizzare i mezzi di protezione personale anche durante i contatti con l’animale e garantendo il distanziamento sociale. Ringrazio quindi per la collaborazione il presidente Alberto Cirio e in generale l’ufficio di Presidenza della Giunta regionale per l’ottimo lavoro di ascolto e comprensione verso una categoria che attendeva delle indicazioni per poter lavorare in piena sicurezza, al fine di assicurare il benessere e l’igiene dei piccoli amici che accompagnano ogni giorno la vita delle nostre famiglie piemontesi. Ulteriore motivo d’orgoglio è aver avuto la conferma anche dalla Federazione Nazionale Toelettatori che siamo stati tra le prime Regioni in zona rossa ad aver valutato da tempo un’apertura reale nei loro confronti, tramite un’ordinanza precisa e coerente con i pareri epidemiologici”.

Qui di seguito la dichiarazione congiunta di Francesca Larghi e Alessandra Guzzon, rispettivamente Vicepresidente e Consigliere nazionale referente piemontese della Federazione Nazionale Toelettatori: “La Fnt in collaborazione con la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media impresa, dopo aver presentato il protocollo di sicurezza e le prassi igienico sanitarie agli organi competenti per i saloni di toelettatura, ha finalmente ottenuto la riapertura delle toelettature in Piemonte. Ci auspichiamo che anche tutte le altre regioni seguano l’esempio del Piemonte: un sentito ringraziamento alla Cna e alla Regione Piemonte”.

A Brozolo c’è il toposcopio

E’ stata collocata, a cura dell’Amministrazione Comunale di Brozolo, nei pressi del Parco Giochi, una tavola di orientamento (toposcopio) per meglio godere dello splendido panorama sulle Alpi Nord Occidentali.
La tavola consente infatti di identificare le principali cime, ben visibili da Brozolo nelle giornate serene, nonchè di individuare la direzione in cui si trovano città, valli e vari punti di riferimento geografici del Piemonte di Nord Ovest. Una tappa imperdibile nelle passeggiate brozolesi!

Una scuola allo sbando

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Oggi il “Corriere della sera” dedica il suo titolo di apertura alla scuola e alle possibili bocciature anche di fronte ad un anno scolastico caratterizzato da un insegnamento anomalo in Dad.

Siamo alla vigilia di Pasqua e ci sono regioni che vorrebbero riaprire le scuole per pochi giorni prima delle vacanze” agli arresti domiciliari” di genitori e figli. Un segnale demagogico di scarsa intelligenza. Azzolina, per grazia di Dio, è stata allontana dopo che ha provocato gravissimi danni alla scuola, ma il nuovo ministro non appare migliore. E’ un provinciale ferrarese adatto al massimo a fare l’assessore. Ministri così sono stati la rovina costante della scuola italiana: pensiamo alla Fedeli o al fascista De Vecchi.
Infatti invece di affrontare di petto la situazione di una scuola che di fatto è rimasta quasi sempre chiusa, ci si balocca sul tema che a molti genitori sta più a cuore ma che appare del tutto marginale :si può con la Dad continuare a bocciare? E i presidi già temono ricordi al TAR e rilasciano preoccupate dichiarazioni in proposito.

E’ mai possibile che anche in tempo di pandemia non si sia almeno recuperato un minimo senso di buon senso e di serietà? Quest’ anno va considerato un anno perduto. Possono anche regalare senza problemi a tutti la promozione, ma il lavoro non fatto,lo studio episodico ed approssimativo senza verifiche adeguate, il pressappochismo e anche la demagogia di certe proteste studentesche restano e mostrano ancora una volta che la scuola italiana ,così come è, non va.

Il ministro tace e forse in certi casi è meglio tacere che dire le sciocchezze della Azzolina.
Appare in ogni caso sconcertante che il maggiore quotidiano italiano dedichi il suo titolo di prima pagina alle possibili bocciature. E’ la scuola che andrebbe bocciata insieme ai suoi ministri e a una buona parte di dirigenti che non hanno saputo garantire la sicurezza necessaria alle lezioni in presenza . Oppure va detto e scritto che ci hanno preso in giro,sapendo già in partenza che pandemia e scuola in presenza erano e sono incompatibili, come hanno subito capito i rettori di Università.

Questi mesi che ci separano dalla fine dell’anno sono inutili per sanare una situazione compromessa. La sola parola recupero in una scuola seria evoca il facilismo e l’improvvisazione dei recuperi settembrini dei debiti dopo che vennero aboliti gli esami di settembre.
Non hanno saputo neppure trovare locali in disuso per fare lezione in ambienti diversi dalle aule. Alcuni pensavano che bastassero i cortili degli istituti ,senza considerare i problemi che provoca l’inverno. Si potrebbe fare un volume con tutte le dichiarazioni sciocche che abbiamo letto sui giornali da giugno 2020 in poi.
Vogliamo cercare di pensare seriamente a cosa fare per settembre 2021? Vogliamo affrontare il problema dei trasporti in modo serio e pensare ad una vera rimodulazione degli orari scolastici, riprendendo i doppi turni che si fecero negli anni ‘70 del secolo scorso per mancanza di aule ?I doppi turni non crearono problemi insormontabili neppure negli istituti tecnici dove c’erano le ore di laboratorio.

Questo, di fatto, è il secondo anno perso. Una situazione che non ci fu neppure durante la seconda guerra mondiale . Un segno negativo che resterà nella formazione dei giovani che non debbono tuttavia farsi passare per vittime perché c’è gente che ha già perso il frutto di una vita di lavoro. Infatti anche durante la chiusura degli edifici scolastici non vige il divieto di leggere,di studiare, di far lavorare il cervello. Può sembrare un discorso banale, ma non lo è perché bighellonare significa dimostrare di non sapersi rapportare con le difficoltà della vita.  Molti giovani che amano la vita facile, come ha scritto un uomo di sinistra come Michele Serra, hanno purtroppo confuso la pandemia per una vacanza prolungata molto speciale e si sono lasciati andare alle movide e agli assembramenti più irresponsabili nelle piazze e persino davanti a scuola: un contributo irresponsabile all’aggravamento della situazione che non può passare sotto silenzio.

La foto di Vincenzo Solano

Magnifica Torino / Il Duomo e la ballerina. A cura di #respiratorino con Elisa Lacicerchia con la poesia di Gabriele Casano

EL DUENDE

Così, nella prima luce del giorno, si scioglie la trama del viaggio. Sulla piazza, il riverbero del cielo e del vento dell’ultimo inverno ricorda le storie di terre disperse ai confini del pensiero; dove la realtà si confonde con l’immaginazione, la carne si spoglia in magia, dove piovono risate e non lacrime di sete.

Hanno fame queste membra assuefatte dal movimento della musica. Nei meandri delle arterie, nei vicoli delle vene, una pulsante frenesia si irradia fin oltre lo sguardo. Fluisce sulle pagine da scrivere sotto i piedi, si diffonde nell’aereo disegnare delle estremità di mani e nel disperdersi di capelli color dell’inchiostro.

Mentre il tempo ci illude di una felicità già tramontata all’alba, l’eco delle notti di follie e di danze sfrenate alla periferia della solitudine ci coglie e ci trasporta verso l’infinità della vita.

Un desiderio vitale ci prende, ci trascina e ci inebria fino agli albori di una dolce tristezza. Per alcuni attimi, per certi infiniti istanti sospesi, si vola.

Nel clamore dell’estasi di una follia infantile, cerchiamo risposte alle malinconie del tempo, irrequieto di astuzie e di inganni famelici.

Poi l’estasi ci abbandona, ma rimane il ricordo di un ramo di ciliegio fiorito. Come silenzio, si rivela alla città la gonna voluttuosa della primavera.

Coreografa e danzatrice: Elisa Lacicerchia

Autore testo: Gabriele Casano

Video diretto da: Lorenzo Antonicelli

Si ringrazia: Vincenzo Solano – Il TorineseDancers in Turin

EL DUENDE:

Duende” o “tener duende” è un termine spagnolo per un elevato stato di emozione, espressione e autenticità, spesso collegato alle forme di espressione artistica, come la danza, la poesia e il canto, che richiedono una drammaturgia corporea. El Duende è lo spirito dell’evocazione, una forza misteriosa che sale interiormente dalla pianta dei piedi. È ciò che ti dà i brividi, ti fa sorridere o piangere come reazione corporea a una performance artistica particolarmente espressiva.

I controlli anti-Covid dei carabinieri forestali

Proseguono i controlli sulle misure volte a prevenire il fenomeno epidemico da Covid-19 da parte dei Carabinieri Forestali.

I militari del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale (NIPAAF) del Gruppo Carabinieri Forestale di Torino ha eseguito mirate verifiche sullo svolgimento delle attività di caccia esercitata nei Comprensori Alpini della Città Metropolitana di Torino.

In deroga alle misure restrittive sugli spostamenti disposte a livello governativo, per il prelievo di alcune specie di animali (cinghiale, capriolo, cervo, cornacchia nera e grigia, gazza volpe e minilepre) in zona arancione è consentito svolgere l’attività venatoria al di fuori del proprio comune purché si resti all’interno dell’Ambito Territoriale di Caccia e Comprensorio Alpino di residenza venatoria (ATC o CA in cui si è ritirato il tesserino venatorio) o nel Azienda Faunistica Venatoria o Agrituristico venatoria di appartenenza, come chiarito da apposita circolare interpretativa della Direzione della Giunta Regionale Piemontese.

La verifica effettuata nel mese di gennaio da parte dei Carabinieri Forestali ha però evidenziato che decine di cacciatori, pur ammessi all’esercizio venatorio, provenivano da comparti e ambiti territoriali di caccia diversi da quelli di residenza, in alcuni casi addirittura da fuori regione, violando le norme antiCOVID ed aumentando quindi i connessi rischi di contaminazione e diffusione del virus e delle sue varianti.

All’esito delle verifiche sono state elevate, nei confronti dei cacciatori,sanzioni amministrative per complessivi 6.800 Euro per il mancato rispetto del divieto di spostamento dal Comune di residenza giustificato da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità ovvero per motivi di salute

Quelle lettere dal passato che riaprono la storia

“Lettere dal Confine Orientale” è l’ultima fatica letteraria della scrittrice torinese Maria Teresa Rossitto, edita per Parallelo45

Segue la sua prima opera, il libro di racconti ‘Vite Sospese’ del 2011 ed il romanzo ‘Schopenauer 24’ nel quale una teoria del filosofo tedesco viene ad essere il fondamento principale del movente di un giallo ambientato nella Torino bene del quartiere Crocetta.

‘Lettere dal Confine’ orientale, invece, è una storia di fantasia ma che si muove sullo sfondo reale del dramma del dopoguerra causato dell’esodo degli istriani, giuliani e dalmati. Vengono narrate le vicende di una profuga istriana che vive per moltissimi anni tra Bologna e Ferrara senza conoscere le origini de suoi genitori. Ad un certo momento, negli anni Novanta del secolo scorso, viene chiamata a Lubiana per un’apertura di un testamento e in quella occasione apprende di avere un padre sloveno, notaio, ed una madre, profuga di Pola. Pertanto ritorna nella città della mamma, riscopre tutta la vicenda degli esuli e quello che alla madre era capitato. Troverà in quello che resta della vecchia casa delle lettere e da lì riuscirà a capire. Il romanzo si conclude con due capitoli molto forti, nei quali l’autrice ricostruisce due vicende vere. E’ un libro che vuole cercare di coprire il vuoto di conoscenza sul dramma degli istriani e aiutare ad ampliare la memoria di quel difficile periodo storico. “L’idea di parlare dell’Istria – dice Maria Teresa Rossitto – mi è venuta avendo una forte suggestione vedendo un video sulla città di Pola e da lì ho approfondito la vicenda degli istriani e di quanto era accaduto”, un ricordo storico che non è di destra, né di sinistra ma un fatto accaduto dal quale non si può prescindere. E’ sicuramente un romanzo interessante, ricco di suggestioni, ben scritto che merita senza’altro di essere letto ed è occasione di meditazione su alcune brutture della storia.

Massimo Iaretti

 

Incendi boschivi: scattata la “massima pericolosità”

Assessore Gabusi: «Grazie ai 1.200 volontari degli Antincendi Boschivi, che con il loro impegno e il loro coraggio stanno salvando i nostri boschi da danni di incalcolabile portata»

  

La Direzione Opere Difesa del suolo, Protezione civile Trasporti e Logistica della Regione Piemonte ha dichiarato lo stato di massima pericolosità incendi boschivi su tutto il territorio da venerdì 26 marzo, sulla base del livello di pericolo e dei prodotti forniti dal Centro funzionale regionale di Arpa Piemonte.   

Fondamentale per la prevenzione degli incendi è prestare la dovuta attenzione e rispettare le regole richiamate nel provvedimento.

Nei periodi di massima pericolosità sono infatti vietate, entro una distanza di cento metri dai terreni boscati, arbustivi e pascolivi, le azioni determinanti anche solo potenzialmente l’innesco di incendio, quali: accendere fuochi, accendere fuochi pirotecnici, far brillare mine, usare apparecchi a fiamma o elettrici per tagliare metalli, usare apparati o apparecchiature che producano faville o brace, fumare, disperdere mozziconi o fiammiferi accesi, lasciare veicoli a motore incustoditi a contatto con materiale vegetale combustibile o compiere ogni altra operazione che possa creare comunque pericolo mediato o immediato di incendio; è vietata qualunque generazione di fiamma libera non controllabile nel tempo e nello spazio. Le violazioni dei divieti e l’inosservanza delle prescrizioni comportano l’applicazione di sanzioni amministrative da un minimo di euro 200 a un massimo di euro 2.000, oltre alle sanzioni penali.

«Il Sistema antincendi boschivi regionale – evidenzia l’assessore alla Protezione civile della Regione Piemonte Marco Gabusi – è impegnato ormai da due settimane nello spegnimento degli incendi che si sono purtroppo sviluppati in molti territori. Un ringraziamento particolare va al piccolo ma fortissimo esercito dei Volontari Antincendi Boschivi: 1.200 uomini e donne instancabili, che con il loro impegno e il loro coraggio stanno salvando i nostri boschi da danni di incalcolabile portata. Il Piemonte vanta un Sistema che raccoglie apprezzamenti da ogni parte; da quasi 30 anni la Regione Piemonte può infatti contare su Volontari Antincendi Boschivi organizzati secondo un modello unico in Italia per l’originalità, la dimensione e la competenza territoriale. Ma anche i cittadini possono fare molto, segnalando tempestivamente le situazioni pericolose e aiutando così ad evitare lo sviluppo di incendi devastanti».

Tutti i cittadini, infatti, possono difendere il territorio in caso di incendio segnalando tempestivamente al numero unico di emergenza 112 anche le prime avvisaglie di un incendio boschivo. Fornendo informazioni il più possibile precise si contribuisce in modo determinante a limitare i danni all’ambiente, consentendo a chi dovrà operare sul fuoco di intervenire con tempestività e prima che l’incendio aumenti di forza e di capacità distruttiva.

Il Sistema antincendi boschivi della Regione Piemonte è attualmente pienamente operativo e la fine dello stato di massima pericolosità sarà stabilita dalla Direzione Opere Difesa del suolo, Protezione civile, Trasporti e Logistica quando cesseranno le condizioni meteorologiche di rischio.

 

Autotorino, un’ottantina di posizioni di lavoro aperte

Il Gruppo chiude il 2020 contenendo l’impatto della pandemia (-10% fatturato, 45.383 vetture vendute tra nuove ed usate) e apre in tutte le sedi la ricerca di figure professionali e specializzate come project managers, laureati in economia e ingegneria. Circa 80 le posizioni aperte

 IL 2021 ANNO DI CONSOLIDAMENTO A PARTIRE DA UN IMPORTANTE INVESTIMENTO IN CAPITALE UMANO

Nel 2020, in uno scenario segnato alla pandemia, Gruppo Autotorino – principale dealer automotive italiano – ha continuato a garantire i propri servizi di mobilità attivandosi per salvaguardare la salute di collaboratori e clienti nel pieno rispetto di tutte le disposizioni sanitarie. Il Gruppo ha assorbito l’impatto della pandemia garantendo i livelli occupazionali e utilizzando le restrizioni imposte per innovazioni di processo. In un 2021, il cui inizio è ancora segnato dalla pandemia, il Gruppo investe nella ricerca di nuove professionalità per essere in linea con le domande e tendenze del mercato, oltre a mantenere l’impegno nella formazione del personale attivo.

“Il nostro spirito aziendale – commenta Luca Genini, (nella foto) Responsabile HR del Gruppo Autotorino –   messo alla prova lo scorso anno è rimasto molto forte e coeso, confortato da risultati che ci fanno traguardare con serenità i prossimi mesi. Le sfide ci spronano a fare sempre meglio: continueremo ad aumentare gli investimenti tanto nella rete di prossimità, quanto nell’ecosistema digitale, ed in particolare in nuove figure professionali per sostenere le sfide dell’evoluzione del mercato e delle modalità di fruizione della mobilità, sviluppando servizi che soddisfino le aspettative dei clienti in termini di soluzioni e di qualità. In questo percorso, le persone e le loro professionalità sono al centro della nostra attenzione: sono il motore della nostra squadra e ci impegniamo perché possano realizzarsi nel lavoro che svolgono. La prospettiva che adottiamo è quella del cambiamento continuo, infatti l’innovazione è ciò che ci rende competitivi. Per questo lo sviluppo di nuovi processi e canali di contatto, la formazione dei collaboratori e la ricerca di professionalità ben specifiche vanno di pari passo: digitale sì, ma con un pervasivo tocco umano” – conclude Luca Genini.

Autotorino, attraverso circa 80 posizioni attualmente aperte, punta così al consolidamento dell’organico, che oggi conta 1.670 collaboratori, le cui professionalità rappresentano l’asse strategico del Gruppo, tramite ricerca di nuove figure professionali sia negli ambiti dell’area tecnica e del post-vendita, che della consulenza globale alla vendita, con specializzazioni in servizi finanziari e assicurativi. Nel quadro della gestione globale del Gruppo, invece, le figure ricercate riguardano il digital marketing e il project management con opportunità anche per neolaureati in ingegneria gestionale, per sviluppatori di business intelligence e per esperti in data governance.

I nuovi consulenti commerciali beneficeranno dell’inserimento nell’Autotorino Sales Academy, dove potranno maturare esperienza nel settore automotive e conseguire diversi livelli di certificazione aziendale immergendosi nella consulenza alla mobilità. Un percorso che nel 2020, nell’intero Gruppo, ha sviluppato 1.047 ore di formazione, di cui il 45% come attività di tutoraggio, e certificato 7.128 moduli formativi conclusi con successo nella piattaforma di e-learning.

In un 2020 in cui il mercato italiano chiude a -22% le immatricolazioni ai privati, Gruppo Autotorino ha contenuto l’impatto della pandemia sul fatturato (-10%) chiudendo l’anno con 45.383 vetture vendute tra nuove ed usate per un giro d’affari di 1,1 miliardi di euro.  Nel post lock down Autotorino ha saputo fornire ai clienti nuove esperienze relazionali orientate alla semplificazione e flessibilità dei servizi offerti. Il Gruppo ha anche realizzato il portale Ecoincentivi, che in sei mesi ha contato oltre 250.000 pagine viste dai consumatori in cerca di informazioni, aiutandoli ad orientarsi nella tematica dei nuovi ecobonus con cui accedere a modelli sempre più efficienti e sostenibili, nonché alla crescente offerta elettrificata.

Questi risultati sono stati ottenuti grazie alla forte capillarità della rete di Autotorino che può contare su 4 sedi in Piemonte30 in Lombardia7 in Emilia-Romagna7 in Friuli-Venezia Giulia, e 4 in Venetoa cui si sono aggiunte 2 nuove sedi a Verona ad inizio 2021; aspetti che ne fanno il primo dealer automotive italiano, a partire dalla presenza territoriale e dalla dimensione occupazionale.

L’isola del libro

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria

Richard Russo    “Le conseguenze”    -Neri Pozza-    euro  19,00

Richard Russo, nato a Johnstown, New York, nel 1949, – Premio Pulitzer nel 2002 con “Il declino dell’impero Whiting”-  è uno di quegli scrittori che sanno ascoltare il cuore più profondo dell’America, grande protagonista dei suoi molti romanzi e racconti, alcuni riadattati per il cinema.

In “Le conseguenze” lo scenario è uno dei suoi preferiti, l’isola di Martha’s Vineyard, dorato rifugio estivo dei democratici della costa est e dei suoi personaggi. E’ lì che ambienta la storia che

parla di amicizia, aspettative e sogni giovanili, disillusioni della vita, rapporti complessi con i genitori ….e un mistero da risolvere.

A Martha’s Vineyard si ritrovano tre vecchi amici, ormai veleggianti intorno alla sessantina, nella casa di uno di loro, dove 45 anni prima avevano festeggiato la laurea insieme alla giovane Jacy. Con lei all’università formavano un gruppo di fab four, legati dal motto “Tutti per uno, uno per tutti”. Tutti e 3 ne erano innamorati e continuano a chiedersi che fine abbia fatto, perché dopo quell’incontro era sparita per sempre dai loro radar.

Non è un giallo, piuttosto l’intrigante racconto di come i sogni di gioventù possono schiantarsi contro la dura realtà.

I 3 amici sono diversissimi tra loro, nessuno all’inizio è sincero fino in fondo, tutti hanno una parte di storia che tengono segreta.

Si trovano nella casa che Lincoln ha ereditato dalla madre e ora vuole vendere. Ha saputo fare i conti con due genitori non facili e con qualche sorpresa ed è’ diventato un agente immobiliare di successo. Dei 3 forse è il più realizzato, con una moglie affidabile e 6 figli a riempirgli la vita.

Poi c’è il problematico Teddy – i cui amori sono segnati per sempre da un incidente di gioventù- che ha creato dal nulla una piccola casa editrice di nicchia.

Infine Mickey, che subito dopo la laurea era scappato in Canada per non essere mandato a morire in Vietnam. La sua è stata una vita di alti e bassi, tra concerti di musica rock, droghe, successi e miseria. Ora si occupa di una giovane cantante tossicodipendente e talentuosa…che ricorda tanto Jacy. E lei dove è finita?

Di più posso solo anticipare che la parte più bella del libro è proprio quella in cui Russo racconta la

complicata   famiglia in cui Jacy è cresciuta e ci conduce a poco a poco, con enorme maestria, a scoprire cosa il destino le ha riservato. Aspettatevi sorprese …una dopo l’altra.

 

Se questo autore vi piace e non l’avete ancora letto, suggerisco  “Il declino dell’impero Whiting” scritto da Russo nel 2001 e che gli è valso il Premio Pulitzer l’anno seguente. E’ un affresco corale ambientato nel Maine, a Empire Falls, che dopo aver conosciuto progresso e fioritura economica, sta scivolando rapidamente verso il declino.

Al centro della storia le vicende della famiglia Whiting, in passato a capo di un impero. E’ la più potente del luogo, proprietaria di mezza città, delle industrie tessili e delle segherie che davano lavoro alla popolazione. Ora gli ultimi eredi stanno svendendo tutto a una multinazionale e gli abitanti della cittadina assistono impotenti alla disfatta.

Dialoghi brillanti, destini mutevoli, tanto humor misto a tragedie, personaggi indimenticabili alle prese con la vita e i rovesci della fortuna… e tanto altro.

 

Snowden Wright   “American Pop”    -Nutrimenti-   euro    20,00

Anche questo romanzo narra la parabola di una famiglia che dapprima ha incarnato perfettamente il sogno americano, salvo poi scivolare verso il fallimento e l’estinzione.

Sono i Forster, fondatori della prima grande azienda di bibite a livello mondiale, la Panola Cola, il cui successo è legato a una formula segreta (e viene spontaneo pensare a marchi celebri come la Coca Cola e la Pepsi).

La storia abbraccia il secolo tra 1876 e 1976 con uno strascico fino agli anni 80; va avanti indietro tra Mississippi, New York, Los Angeles, Parigi e Sudamerica, ripercorrendo le vicende di più personaggi.

Tutto ha inizio da Hougton Forster, nato da genitori europei,   immigrati  nella seconda metà del’800 in un’ America che ha molto da offrire a chi vanta idee, tenacia e voglia di rimboccarsi le maniche. Hougton è giovane e lavora nella bottega del padre sedicente farmacista, poi ha un’illuminazione e inventa una nuova bibita, che battezza Panola Cola. E’ gasata, dolce, piace perché  è corroborante e soprattutto gli studenti fuori sede -che la mischiano agli alcolici- ne decretano la diffusione in tutti gli  States.

Sarà un successo, l’inizio di un impero e della famiglia che Hougton crea con la bellissima Annabelle, figlia del proprietario di una compagnia di navigazione.

Il romanzo riavvolge le vite dei figli della coppia.

Il primogenito Montgomery, apparentemente sicuro -ma segretamente gay- partecipa come volontario nella Prima Guerra Mondiale; al fronte conosce Nicholas, giovane aristocratico inglese, del quale si innamora perdutamente.

Poi ci sono i gemelli Lance e Ramsey: il primo è senza scrupoli, ma è soprattutto la sorella

a tenerci incollati alle pagine. E’ spregiudicata ed irrequieta, sposa uno spietato produttore cinematografico, poi plana a Parigi dove nel 1939 incontra e si innamora della star dell’epoca, la ballerina creola Josephine Baker, con la quale avrà una liaison dangerouse che lascerà il segno.

Infine c’è Harold, penalizzato da un ritardo mentale e il più sfortunato della progenie, tenacemente attaccato al passato glorioso della sua famiglia, che però è anche disfunzionale e sotto l’apparenza nasconde verità che scoprirete leggendo.

Snowden Wright, attraverso le vicende dei vari personaggi,  traccia un quadro accurato della storia americana in cui sono imbastiti vari fili: conservatorismo, razzismo, pozze di immoralità, voglia di successo, mito e il grande sogno americano che soprattutto Hougton Forster incarna.

 

 Katharina von Arx   “La  viaggiatrice leggera”  -L’Orma –  euro  18,00

Curiosità, spirito di avventura, capacità di adattamento e coraggio sono stati i tratti di maggior rilievo della viaggiatrice e giornalista svizzera Katharina von Arx, nata nel 1928 e morta nel 2013.

Giovane donna fuori dagli schemi è stata una pioniera del viaggio on the road e hippie tanto in voga negli anni 70, inconsapevolmente precorritrice del turismo low cost, che è un po’ la costante del giro del mondo in solitaria che l’ha resa famosa.

Questo libro è il suo divertente e scanzonato diario di viaggio, ricco di incontri, esperienze, descrizioni degli usi e costumi dei paesi visitati. Tutto arricchito dai suoi disegni che rendono bene l’idea di persone e luoghi con pochi tratti di matita.

A soli 25 anni, nel 1953, parte da Zurigo, destinazione l’India, poi Birmania, Hong Kong, Giappone e America.

E’armata di un micro bagaglio: pochi vestiti, un casco tropicale, pennelli, una tavolozza e un ukulele. Una manciata di soldi, ma tanto talento come pittrice e artista poliedrica, una sorprendente capacità di arrangiarsi, di fare conoscenza facilmente  e di  saper cogliere le opportunità sul suo cammino. Si mantiene offrendo lavoretti domestici in cambio di ospitalità, oppure vendendo i suoi quadri.

Nel diario ci racconta spostamenti precari e avventurosi, a partire da come è riuscita ad accaparrarsi un biglietto gratuito di terza classe sulla nave da crociera Asia in partenza da Genova.

Forse il viaggio è iniziato come una sorta di gioco, ma strada facendo si è evoluto in continue scoperte dal sapore antropologico, sull’onda di una sorprendente sete di conoscenza che l’ha spinta ai vari angoli del mondo.

Tra viaggi su mezzi di fortuna, autostop, passaggi vari che la portano in megalopoli orientali, nella giungla, in villaggi sperduti, ma anche nell’harem di un principe, a un coktail party a Calcutta o la visita al Taj Mahal dove ha rischiato grosso e scoprirete perché.

Moltissimi i personaggi incontrati, compresi alcuni uomini facoltosi che l’aiutano e proteggono con l’intento di sedurla o addirittura sposarla.

Lei, a volte ingenua, riuscirà comunque a dribblare le trappole e fiutare gli inganni, e passerà quasi indenne oltre i pregiudizi nei confronti di una giovane donna che viaggia da sola, osa indossare pantaloni e gira a capo scoperto.