Interventi su tutti i 7 km del tracciato, la conclusione in primavera
Sono iniziati a Pasta, con la rimozione della vecchia staccionata, i lavori di manutenzione al
tracciato della pista ciclabile lungo il Sangone. Dopo oltre 15 anni di onorata carriera, infatti,
la ciclabile che corre lungo il fiume ha bisogno di essere rimessa a nuovo e in sicurezza.
L’intervento riguarderà tutti i 7 km di tracciato, avrà un costo di 160.000 € e sarà realizzato
dall’impresa Maplex di Alpignano.
Due le direttrici dell’intervento: la prima prevede che, partendo da via Piossasco, sarà
realizzato un nuovo passaggio ciclopedonale in prossimità della fontanella. In tal modo
verrà regolarizzato e messo in sicurezza il percorso attualmente sterrato e disconnesso per
garantire un accesso più comodo al bicigrill e all’area giochi.
Più consistenti, invece, i lavori, nel tratto che costeggia il quartiere Pasta. Qui, una volta
rimossa la vecchia staccionata in legno, verrà posizionata una barriera in materiale
riciclato. Verrà poi ripristinato l’asfalto laddove manca e messo in sicurezza nei tratti in cui le
radici degli alberi lo hanno scalzato. Saranno anche eliminate la recinzione e i piantoni in ferro
che delimitano l’area boscata in prossimità della Polisportiva Pasta e riqualificato l’accesso al
parco da via Aleramo con la rimozione del vecchio asfalto e la realizzazione di un percorso
ciclopedonale sino alla pista esistente.
«Sono finalmente partiti, così come previsto, i lavori di manutenzione straordinaria della nostra
ciclabile -spiega l’assessore ai Lavori pubblici Ivana Garrone – interventi che riguarderanno
tutto l’asse rivaltese, da via Piossasco sino al confine con Beinasco, che non potevano più
essere rimandati. La pista, da sempre molto frequentata anche da cicloamatori che arrivano da
fuori Rivalta, aveva infatti bisogno di consistenti opere di messa in sicurezza, dal manto
stradale alle protezioni lungo le sponde del Sangone».
«L’auspicio è che tutto sia pronto per l’arrivo della primavera» conclude ancora l’assessore.
I lavori, tempo permettendo, verranno infatti completati entro la fine del mese di aprile.

Abruzzo, anni settanta. Giuseppe è poco più che adolescente quando per caso si imbatte in una caverna alle pendici della Maiella; lì sono occultati dei preziosi che l’ultimo Re d’Italia, in fuga verso Pescara, tentò di trafugare nel lontano 1943. La straordinaria scoperta rimane segreta; passano gli anni e Giuseppe attingerà più volte a quel tesoro, potendo così sostenersi negli studi al Politecnico di Torino e progettando il suo avvenire. Decisivo sarà in tal senso l’incontro con Mirjam, una splendida ragazza maliana, i cui racconti sul paese d’origine convinceranno Giuseppe a farsi carico di importanti responsabilità verso la popolazione locale. I sogni dei due innamorati trovano “campo fertile” nell’arida Africa sub-sahariana ma vengono ostacolati dagli intestini contrasti tra le autorità religiose che si contendono il territorio. Ha qui inizio un’avventura ricca di colpi di scena e capovolgimenti di ruoli e situazioni, dove si fa sempre più difficile de finire prede e predatori, persino quando “entra in gioco” uno spietato terrorista islamico… Un’opera di straordinario impatto e potenza, primo capitolo di una trilogia in fase di definizione. Prezioso l’appello contenuto nelle prime pagine del romanzo, dove è racchiusa una originale proposta su come arginare il fenomeno della immigrazione.
Giuseppe Pierdomenico laureato in ingegneria al Politecnico di Torino, nel 1998 ha fondato una sua azienda che ha operato in Libya per oltre venti anni. Nel 2011 era presente a Tripoli durante la rivoluzione di febbraio. È rimasto in questo paese fino a fine maggio, fintanto che non è riuscito a far rimpatriare tutti i suoi tecnici e operai, non solo europei. Nel 2015, dopo un attacco dei miliziani dell’Isis a un sito petrolifero di Mabruk, l’uccisione di nove militari e il rapimento di tre operai filippini, ha condotto le trattative per il loro rilascio; dopo circa quattro mesi gli ostaggi sono stati liberati e rimpatriati. L’esperienza vissuta è stata spunto per la narrazione del presente romanzo. Parte del ricavato dalla vendita di questo libro sarà destinato alla realizzazione e al sostegno dei laboratori solidali di scrittura LetterariaMente.
Stiamo parlando della maschera tradizionale torinese; “Gioan” si inscrive nel vasto gruppo costituito da altri altrettanto celebri personaggi provenienti da altre zone italiane, quali il campano Pulcinella, il ligure Capitan Spaventa, l’emiliano Dottor Balanzone, il lombardo Meneghino, i toscani Stenterello e Burlamacco o ancora i famosi Arlecchino, Pantalone, Colombina, Rosaura e Brighella dall’inconfondibile accento veneto.
Anche se con rammarico, è opportuno che mi fermi qui con la mia “tiritera” sul Carnevale, festa che mi sta decisamente a cuore e che tutt’ora mi affascina come quando ero piccina e mi travestivo da Lady Oscar. Tuttavia mi preme intrattenermi sul “nostro” caro Signor Gianduia, anche lui relegato ad una serie di scontati stereotipi commerciali che lo assimilano al cioccolato, al vino e a quel sorridente viso “paciarotto”. Egli in realtà è una figura assai complessa, così come lo è la sua storia; lo sa bene Alberto Viriglio che così descrive la maschera piemontese ne “Torino e i Torinesi” (1898): «Gianduja non è una maschera, è un carattere», sostiene, e continua che, sotto l’apparente ingenuità, il personaggio cela un’astuzia e una prontezza di riflessi non comuni. È dotato di una grande sensibilità «sembra spaventato da un grillo» … «piange allo spettacolo dell’innocenza oppressa» ma è anche provvisto di coraggio «lotta col diavolo, non senza prima presentare le proprie ragioni»; con noncuranza «scherza col boia che lo vuole impiccare» … «è pronto alla picchiata e picchia sodo».
Con il passar del tempo la figura di Gianduia si lega intrinsecamente a Torino, ne segue i mutamenti e i cambiamenti più significativi: la città diviene un principale centro industriale e la maschera piemontese si associa alle “galuperie” dolciarie. Nel 1866 viene fondata la “Società Gianduia” che insieme al Circolo degli Artisti promuove un’operazione del rilancio del Carnevale piemontese nel segno della nuova direzione industriale.