La Buona Destra del Piemonte, attraverso il suo Comitato per la Buona Destra di Torino, esprime vicinanza e sostegno nei confronti di uno dei settori maggiormente colpiti dalla crisi pandemica. Quello turistico è infatti il settore che forse più di altri sta pagando l’impossibilità di una pianificazione sul medio-lungo periodo, a causa del sistema dei colori e del blocco degli spostamenti regionali.
L’anno di pandemia appena trascorso ha causato una perdita di circa 3 milioni di presenze turistico-alberghiere nei nostri territori e le nuove restrizioni attualmente in corso, determineranno un’ulteriore danno economico al settore. L’attuale situazione rischia di ripercuotersi sui bilanci di quest’anno, con la preoccupazione che il 2021 possa rivelarsi, per l’intero comparto, peggiore del 2020 appena concluso, con tutte le conseguenze sociali, economiche ed occupazionali conseguenti.
Per questo motivo, facciamo nostro l’appello di FederAlberghi Torino, affinché la campagna vaccinale in corso, che ricordiamo essere la nostra unica arma per sconfiggere la pandamia, subisca un processo di accelerazione, in modo da riaprire al più presto i confini tra le regioni, dando respiro ad uno dei settori che più di tutti ha subito le conseguenze economiche dall’emergenza sanitaria in corso.
Diversi paesi europei sono in procinto di riaprire ai flussi turistici la prossima estate, il nostro Paese, che fonda il 13% del proprio PIL sul turismo, non può rimanere indietro.
Auspichiamo che le richieste di Federalberghi Torino, compatibilmente con le necessità sanitarie collettive, possano essere accolte ed attese dalla politica il prima possibile. Mai come in questo momento, dare risposte certe e rapide ai cittadini e alle imprese colpiti dai danni economici e sociali causati dal Covid-19, crediamo essere di fondamentale importanza.
Claudio Desirò Pietro Piazzolla
(Buona Destra Piemonte) (Buona Destra Torino)
Tre parole e il disegno di un triangolo simbolico al cui interno un grande occhio scruta e avverte minaccioso i passanti. Tre parole che danno anche il titolo all’ultimo libro (224 pagine, pubblicate da “Neos edizioni”) del torinese Riccardo Marchina, giornalista e scrittore, che già per “Neos” aveva scritto nel 2011 “L’agenzia dei segreti precari” e nel 2018 “Lo squalo delle rotaie”. E proprio quelle parole affiorano alla mente di Pietro, il protagonista del romanzo, allorché pensa o si trova davanti all’imbarazzante bellezza di Mascia che “aveva grandi cosce, appiccicate a un corpo magro” e sulla schiena “aveva tatuato un sole stilizzato, all’interno del quale c’era un triangolo” e ancora “al suo interno c’era un occhio. Era una sorta di ‘Zeus ti vede’”. Siamo a Torino all’interno del vecchio Borgo Campidoglio, quartiere operaio sorto a fine ‘800, caratteristica isola di case basse (oggi museo a cielo aperto d’arte urbana – il MAU – per le circa 200 opere pittoriche di street – art dipinte sui muri esterni), di botteghe che sono memoria fascinosa di antichi mestieri artigianali, enoteche e caratteristiche piole dai prodotti tipici e dai semplici ma robusti e sinceri vini locali: “periferia ovest della città, dove corso Regina Margherita si perdeva nel parco della Pellerina, prima di diventare una cosa unica con la tangenziale”. E proprio qui si snoda gran parte della storia di Pietro. Quattro figli avuti da due (ex) compagne diverse, quindi due famiglie da mantenere, l’uomo lavora in un’impresa di torrefazione di Torino, fino a quando una multinazionale olandese acquisisce l’azienda e la sua vita comincia a rotolare all’ingiù. Licenziato e addirittura sospettato dell’omicidio della responsabile del personale, con la quale aveva una relazione, Pietro è condannato a giornate scandite da frustranti colloqui di lavoro e convocazioni in commissariato. Sullo sfondo la Torino ch’era un tempo città dell’auto, del caffè, della cioccolata, della birra, della penna a sfera, dell’informatica… e ora é “città sempre più fluida, inafferrabile e infida”. A sostenerlo nei vorticosi tentativi di riprendere in mano la propria vita, c’è però Mascia, giovane e provocante cameriera di una scalcinata ma accogliente trattoria di Borgo Campidoglio. “Giallo” urbano, si diceva. Ma non solo. Con questo romanzo, infatti, Riccardo Marchina intende superare la quotidiana, intricata e avvincente realtà degli eventi, sfruttati a base solida da cui partire per proporci una “riflessione sul mondo del lavoro fatto di acquisizioni aziendali e società di outplacement, di globalizzazione spinta e difesa del made in Italy, di esuberi e bandiere sindacali affisse ai cancelli delle fabbrichette, di responsabili del personale imbevuti di tecniche e filosofie aziendali e start-up come rimedio estremo all’impossibilità di ricollocarsi”. In tal senso, le parole dello scrittore (che per “Neos” cura anche la serie antologica “Spirito d’estate”) ci portano dentro, e fino al fondo di una realtà contemporanea assurda, frenetica e imprendibile, dalla quale non resta che fuggire. “Verso un posto dove Zeus non possa più vederci”.