ilTorinese

Apertura impianti a Prato Nevoso, in funzione anche la seggiovia esaposto

Apertura impianti a Prato Nevoso, giungono importanti novità: da lunedì 24 novembre entrerà in funzione anche la seggiovia esaposto Caudano-Vallon a servizio della pista 3, aumentando il dominio sciabile già fruibile nella stazione del Mondolé Ski.

Inoltre, si potrà sciare tutti i giorni dalle 8.30 alle 17 lungo le piste dell’area della Conca ed effettuare i primi trick nella parte alta dello Snowpark, che nelle prime ore della stagione 2025/2026 hanno registrato un’ottima affluenza, complici le strepitose condizioni della neve.

Grazie alla copiosa nevicata di venerdì 21 novembre e al lavoro d’innevamento programmato svolto dallo staff di Prato Nevoso per mezzo della tecnologia TechnoAlpin, è lecito attendersi ulteriori aggiornamenti in materia di nuove aperture.

Attenzione: fino a nuova comunicazione sarà aperta solo la biglietteria centrale della Conca.

Vi invitiamo a restare connessi sul nostro sito www.pratonevoso.com e sui nostri canali social per essere sempre informati su piste, impianti e attività.

Il Duo Rodin vince il Premio Renzo Giubergia

Lunedì 24 novembre alle ore 21, presso il Conservatorio Giuseppe Verdi  di Torino, verrà conferito il Premio Renzo Giubergia 2025, giunto alla sua XII edizione, al Duo Rodin, costituito da Sofia Manvati al violino e Giorgio Lazzari al pianoforte.

La cerimonia di assegnazione si svolge nell’ambito del concerto di lunedì 24 novembre, sempre alle ore 21, presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, con un  programma che prevede la Sonata in do minore n. 7, op. 30 n. 2 di Ludwig van Beethoven, la Sonata in la maggiore di César Franck e i Tre Capricci di Paganini op. 90 di Karol Szymanowski.
Dopo otto edizioni dedicate ai solisti, dal 2022 il Premio Renzo Giubergia si è rivolto ad ensemble da camera e nello specifico, per l’edizione in corso, la selezione era aperta a formazioni di duo con violino e pianoforte, violoncello e pianoforte, senza vincolo di nazionalità, la cui età media non dovesse superare i 27 anni. Del valore di 13 mila euro il riconoscimento è stato conferito da una commissione composta da Andrea Lucchesini, Alessandro Moccia, Francesco Dillon, Carlo Bertola e Andrea Malvano attraverso due prove, eliminatoria su materiale registrato e finale in diretta streaming.
Il Duo Rodin si è costituito nel 2020 dall’unione di Sofia Manvati, al violino, e Giorgio Lazzari al pianoforte  e si distingue per programmi che affiancano capolavori del repertorio a pagine meno note e deve il suo nome allo scultore August Rodin, simbolo di profondità e autenticità interpretativa.
Vincitore del Premio Guglielmo 2023 e finalista al concorso  “Amur per i nuovi talenti “ 2024 ha suonato per importanti stagioni, tra cui gli Amici della Musica di Padova, il Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo, il teatro Ponchielli e la sala Verdi di Milano.
Tra i prossimi impegni figurano i concerti per Musica Insieme Bologna e la Società dei Concerti di Milano.

Il concerto si aprirà con la Sonata in do minore n. 7 di Ludwig van Beethoven, la più intensa e innovativa delle tre sonate dell’op. 30 composte nel 1802 e dedicata all’imperatore  di Russia Alessandro I. Quasi contemporanea alla Seconda Sinfonia e al Testamento di Heilingenstadt, l’opera rivela un tono drammatico e appassionato, capace di introdurre importanti novità formali che segnano un passo decisivo verso l’evoluzione del linguaggio cameristico del grande compositore, ormai affetto da una grave forma di sordità.
La Sonata in la maggiore di César Franck  venne eseguita per la prima volta nel 1886 con la partecipazione del celebre violinista Eugène Ysaye e riscosse un successo immediato. La composizione riflette la volontà dell’autore di imporsi  all’interno del genere della Sonata e il desiderio di conferire all’opera un profilo monumentale, con la sua intensità lirica, la sua grande espressività  e il suo rigore formale. Fra coloro che ne subirono il fascino figura Marcel Proust  e si narra che questa Sonata, per la sua ciclicità, sia stata una fonte di ispirazione per la sua Recherche.
Il programma culmina con i Tre Capricci di Paganini op. 40 arrangiati da Karol Szymanowski, compositore di grande ingegno e apertura culturale,  figura centrale della musica polacca del Novecento. I brani sono tratti dalla raccolta di Paganini e elaborati per violino e pianoforte nel 1918 e rivelano il gusto romantico dell’autore, sospeso tra lirismo e virtuosismo.

Mara Martellotta

Roccolo e Verzuolo, due castelli da visitare in un Piemonte sempre meraviglioso da scoprire

Gite settembrine nel cuneese

Siamo tornati tutti (o quasi) “alla base’, le vacanze estive si concludono, i colori della natura circostante cominciano a virare sul giallo, marrone e oro. Le giornate si accorciano e le onde del mare sono sempre più lontane e increspate. Le gite giornaliere e i fine settimana prendono il posto della villeggiatura e costituiscono una misura morbida e graduale per rientrare nel ritmo della quotidianità traghettandoci, così, fino all’autunno (la mia stagione preferita).

Questo momento di interregno che ci spinge definitivamente fuori dalle ferie è caratterizzato da un clima più mite che consente di stare all’esterno senza patire caldo e afa, perfetto, dunque, per visitare due gioielli piemontesi siti in provincia di Cuneo: il Castello del Roccolo a Busca, sofisticato esempio di architettura neogotica ottocentesca, e il Castello di Verzuolo, sito nell’omonimo paese, con la sua memoria medievale.

Il Castello di Roccolo, edificato nel 1831 per volontà del marchese Roberto Tapparelli d’Azeglio, è un luogo da fiaba grazie alle sue suggestioni romantiche: merli ghibellini, archi moreschi, bifore slanciate, trompe-l’œil e vetrate colorate ne fanno, infatti, un luogo incantato che conduce in una dimensione spazio temporale magica e antica. L’arredo è curato e raffinato ed è visibile l’imponente intervento di restauro che ha reso questo maniero un borgo di grande pregio.

Il grande parco ottocentesco, tra serre, laghetti e terrazze panoramiche, completa la visita come un’esperienza a contatto con la natura e le sue meraviglie. Ben conservato e accessibile, è aperto al pubblico con visite guidate che ne svelano la storia e gli ospiti illustri avuti nel corso della storia, da Cavour a Silvio Pellico.

Il Castello di Verzuolo nasce, invece, con una diversa vocazione, era nato infatti nel Trecento come una fortezza costruita per il volere di Federico II del Marchesato di Saluzzo e, ancora oggi, conserva il fascino del suo passato eroico e difensivo. Qui si sono intrecciate vicende militari e momenti di fasto signorile, fino alla trasformazione in residenza elegante con giardini e torri panoramiche.
La configurazione originaria, ben diversa da quella attuale prevedeva pochissime finestre, solai in legno e un tetto piano progettato per sostenere le macchine da guerra in caso di assedio. All’inizio del Novecento, il castello entrò in un periodo di decadenza e nonostante l’intervento del professor Sacco del Politecnico di Torino e del Genio Civile di Cuneo, la crisi economica impedì i necessari consolidamenti, portando, nel 1936, alla demolizione della sua parte sud. Tuttavia, il Conte Ademaro Barbiellini Amidei, con lucida lungimiranza, finanziò i lavori di consolidamento raccogliendo una vasta corrispondenza internazionale così da preservarne la memoria storica e architettonica.

Oggi si possono ammirare gli ambienti unici come il maestoso salone al piano terra, le eleganti camere del piano primo e le particolari sale dove arte e architettura si fondono in un accordo di bellezza ed eleganza. Le visite guidate sono arricchite da curiosità e aneddoti, un vero e proprio viaggio indietro nel tempo.

Per informazioni

https://www.castellodiverzuolo.it/

http://www.castellodelroccolo.it/it/

Maria La Barbera

Inaugura al Museo MIIT  la mostra “Trame di vita”

Martedì 25 novembre inaugura, a partire dalle ore 18, al Museo MIIT diretto da Guido Folco, sito in Corso Cairoli 4 a Torino la mostra intitolata “Trame di vita”, in occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle donne. In questa occasione verrà presentato il libro  di Vania Perale “Vorrei rinascere cormorano” della Phasar edizioni.
La mostra, curata dalla galleria  Guido Folco, Italia Arte e il Museo MIIT, ha un carattere internazionale, come nella migliore tradizione del Museo MIIT, nato per effettuare scambi artistico culturali con musei, fondazioni, gallerie pubbliche e private di tutto il mondo.
Tra gli artisti in mostra Milena Buti, Valentino Camiletti, Nadia Canevaro, Secondo Capra , Naty Lorella Chiapparini, Ekaterina Chiorina, Vito Garofalo, Bianca Maria Macario-Gioia, Anna Montanaro, Mariagrazia Omodeo, Maria Elena Ritorto, Anna Rota Milani, Maria Pia Giacomini, Marilena Visini, Chiuto, Susanna D’ore, Antonella Elleri, Francesco Larghi, Mila Margini, Vania Perale, Margherita Realmonte, Francesca Riva, Skyblonde ( Elvira Marzorati) e Maria Sturiale.
Sabato 29 novembre dalle ore 18 verrà presentato, sempre presso il museo MIIT, il libro “Sotto il ponte che non si farà “di Matteo Bottari con le fotografie di Domenico Cogliardo. Gaspare Editore. Interverranno gli autori con i professori Giuseppe Lo Castro e Vittorio Marchis.

Museo MIIT

Corso Cairoli 4

Orari mar-sab15.30-19.30

Info 0118129776

MARA MARTELLOTTA

Più di 1.600 i runner alla Torino City Run

Sono stati oltre 1.600 i runner che hanno partecipato alla Torino City Run, la corsa non competitiva e benefica a favore della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro che si è svolta oggi nell’ambito della FIAT Torino City Marathon. Una risposta solidale e significativa.

Per il quarto anno consecutivo Santander è stata al fianco della manifestazione, consentendo in questo modo di raccogliere 20 mila euro per le attività di cura e ricerca sul cancro dell’Istituto di Candiolo –IRCCS. L’assegno simbolico è stato consegnato al Direttore Generale della Fondazione, Gianmarco Sala.

Si è dunque rinnovata la charity partnership con Team Marathon S.S.D., che in questi anni ha permesso di devolvere alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro quasi 100 mila euro.

Come l’anno scorso al termine della manifestazione la Fondazione ha assegnato il premio per ricordare Laura Annaratone, ricercatrice dell’Istituto di Candiolo – IRCCS prematuramente scomparsa nel 2021. Il riconoscimento è stato consegnato dal Direttore Scientifico dell’ Istituto di Candiolo – IRCCS, Anna Sapino, al Dottor Marco Cortese, un giovane ricercatore under 40 dell’Istituto di Candiolo – IRCCS  per il miglior lavoro pubblicato in ambito “oncologico sperimentale”. Alla consegna del premio erano presenti la famiglia di Laura e alcuni suoi colleghi.

La Regione valorizza il patrimonio tartufigeno

Il viaggio di Tuber Next Gen 2025, il percorso regionale dedicato alla pianificazione e alla valorizzazione del patrimonio tartufigeno piemontese, si è concluso ieri a Torino, nel giorno della Giornata nazionale degli alberi.

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Dopo le tappe di Alba, Asti e Alessandria, il Grattacielo Piemonte ha accolto l’ultimo appuntamento di un percorso che, tappa dopo tappa, ha raccolto l’interesse di amministratori, tecnici, professionisti, associazioni di cercatori e realtà territoriali. Un coinvolgimento che ha confermato quanto la tutela del tartufo sia percepita come un tema strategico non solo dal mondo agricolo e forestale, ma anche da chi si occupa di pianificazione, gestione del paesaggio e sviluppo urbano.

Al centro del confronto torinese le nuove Carte di Attitudine dei Suoli alle Produzioni Tartufigene e le Carte di Potenzialità Territoriale elaborate per la Regione da IPLA, strumenti conoscitivi aggiornati che tengono insieme qualità dei suoli, uso del territorio, presenza di foreste, filari e aree agricole, offrendo un quadro indispensabile per orientare le scelte di gestione e protezione del patrimonio tartufigeno.

All’incontro sono intervenuti l’assessore alla Pianificazione territoriale, Urbanistica, Biodiversità e Tartuficoltura Marco Gallo, il consigliere delegato della Città Metropolitana di Torino Alessandro Sicchiero, i rappresentanti dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali e dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori Paesaggisti e Conservatori.

«La tappa di Torino conclude un percorso che ha visto una buona partecipazione da parte dei territori – ha dichiarato l’assessore Gallo –. In ogni provincia abbiamo trovato un interesse profondo per il patrimonio tartufigeno, che è prima di tutto un patrimonio di suoli, boschi, biodiversità e paesaggio. Con Tuber Next Gen abbiamo messo a sistema questi elementi, facendo dialogare strumenti tecnici e conoscenza locale. La crescita delle superfici vocate individuate e la qualità dei contributi dei partecipanti dimostrano che il Piemonte ha la capacità di guardare lontano, unendo pianificazione e cura del territorio».

Così il consigliere di Città Metropolitana, Sicchiero: «Puntare sul nostro patrimonio tartufigeno è fondamentale e la Città metropolitana è parte attiva di questo percorso. L’utilità delle Carte è molto alta per i Comuni, sia sul piano agricolo e colturale, sia per la tutela del patrimonio tartufigeno. È fondamentale promuovere comportamenti consapevoli da parte dei cittadini, attraverso una comunicazione chiara che aiuti a proteggere il nostro territorio. In Piemonte le aree vocate si sono ridotte anche a causa dei cambiamenti climatici, tema che è stato giustamente richiamato».

Torino e provincia: un territorio che cresce nella conoscenza e nella pianificazione

Nel territorio della Città Metropolitana di Torino, le superfici vocate ricadono in tre Ambiti di Integrazione Territoriale, Torino, Chivasso e Chieri. Ambiti nei quali il Piano Territoriale Regionale pone obiettivi chiave legati anche alla valorizzazione del patrimonio agricolo e forestale, alla tutela del paesaggio rurale e allo sviluppo della gestione forestale sostenibile.
Su questa struttura si innestano le nuove Aree Forestali, tra cui l’Area 22 “Torinese e Chierese” e l’Area 24 “Chivassese”, all’interno delle quali saranno predisposti i Piani Forestali di Indirizzo Territoriale.

Il lavoro del PFIT potrà contare su un quadro conoscitivo aggiornato: dalle carte forestali alla viabilità silvo-pastorale, fino alla nuova edizione della carta pedologica e delle attitudini tartufigene. È proprio quest’ultima ad aver evidenziato un cambiamento significativo: la superficie vocata è infatti passata da circa 5.000 a 22.000 ettari, con 2.000 ettari ad alta attitudine e 20.000 a media attitudine.

Anche il numero dei Comuni vocati cresce sensibilmente. Ai 24 già riconosciuti negli anni scorsi si aggiungono oggi Baldissero Torinese, Cambiano, Chieri, Moncalieri, Pavarolo, Pecetto Torinese e Trofarello, per un totale di 31 Comuni. Territori caratterizzati da una forte presenza di ambienti favorevoli dal punto di vista ecologico alle specie tartufigene.

Accanto all’attitudine dei suoli, le nuove Carte di Potenzialità Territoriale integrano dati su urbanizzazione, colture agrarie e soprassuolo forestale, mostrando come querceti, saliceti, pioppeti e filari rurali possano incrementare la capacità produttiva anche in aree dove l’attitudine è solo media o bassa. Sotto questa lettura, il territorio metropolitano presenta circa 19.000 ettari a potenzialità alta o media, con una parte significativa di suoli inizialmente a bassa attitudine che, grazie alla presenza di foreste o filari, riescono a esprimere, nei contesti rurali e urbani, valori di potenzialità più elevati.

Partecipazione e qualità dei contributi: un percorso che rafforza il ruolo del Piemonte

Il ciclo Tuber Next Gen ha registrato una partecipazione costante: circa 200 persone, tra amministratori, tecnici forestali, agronomi, trifolau, rappresentanti delle associazioni agricole e di categoria hanno preso parte al tour.

È emersa una forte richiesta di informazioni e di una maggiore consocienza di strumenti di consultazione immediati, come il Geoportale regionale, che già pubblica tutte le carte aggiornate. Prezioso il primissimo contributo del mondo dei professionisti della pianificazione urbanistica e paesaggistica, che ha offerto una prospettiva di lavoro comune sulle dinamiche di tutela del paesaggio rurale.

Tra i temi da sviluppare nel prossimo futuro, un dialogo sempre più strutturato con il sistema camerale, in particolare per quanto riguarda il rafforzamento delle filiere forestali e le possibilità di realizzare compensazioni ecologiche scegliendo boschi e aree  vocate del territorio piemontese.

Le nuove indennità tartufigene: uno strumento più efficace e vicino ai Comuni

Parallelamente al percorso di pianificazione, la Regione Piemonte ha aggiornato il sistema delle indennità per la conservazione del patrimonio tartufigeno.

La revisione adegua i contributi al valore ecologico delle piante tartufigene: fino a 20 euro per le querce, 18 euro per le altre specie idonee e 12,50 euro per il nocciolo. Le nuove disposizioni ampliano inoltre la finestra temporale dei Comuni per le istruttorie delle domande e chiariscono i criteri per individuare i raccoglitori esperti indicati dalle associazioni che affiancheranno le Commissioni comunali, garantendo un’applicazione più uniforme e attenta alle esigenze dei territori. Il nuovo bando è aperto: le domande si possono presentare fino al 27 gennaio 2026.

«La tutela del tartufo passa dalla tutela degli alberi e degli ecosistemi che lo rendono possibile – ha aggiunto l’assessore Gallo –. Queste nuove indennità rafforzano un approccio che non parla solo di prodotto, ma di ambiente, paesaggio e cura del territorio. È un investimento sul futuro delle nostre comunità e sulla qualità del Piemonte».

“Natale di luce” illumina le circoscrizioni di Torino 

 

Tornano a splendere nelle circoscrizioni cittadine le luminarie di Natale di Luce, progetto della Città di Torino curato e realizzato da Iren, per una terza edizione arricchita da due nuove installazioni.

“Anche quest’anno – afferma il sindaco Stefano Lo Russo – porteremo installazioni luminose, ispirate alle creazioni artistiche che nel periodo delle feste si vedono in numerose capitali europee, nelle vie e nelle piazze di numerosi quartieri cittadini. Il momento dell’accensione, previsto per questo fine settimana, sarà un momento di festa e insieme un’occasione per ritrovarsi e per sentirsi parte della comunità”.

“Siamo ormai alla terza edizione di Natale di Luce – aggiunge l’assessora alla Cultura Rosanna Purchia – un progetto che, anche grazie al prezioso contributo di Iren, continua a crescere e ad arricchirsi, quest’anno con due nuove installazioni luminose. Ogni anno portiamo queste luci in luoghi diversi della città per diffondere l’atmosfera del Natale e coinvolgere sempre più quartieri, con scenografie da vivere e da fotografare, che tutti possono apprezzare: dai bambini agli adulti, fino ai visitatori che scelgono Torino per le feste. L’invito è quindi a percorrere la città, lasciarsi sorprendere e cogliere l’occasione per stare insieme e vivere l’atmosfera delle feste nei nostri quartieri”.

Il Natale di Luce si accende nel fine settimana di sabato 22 novembre e domenica 23 novembre, alla presenza del sindaco Lo Russo e dell’assessora Rosanna Purchia.

Sabato 22 novembre il tour delle accensioni è iniziato alle ore 16 da piazza Risorgimento (Circoscrizione 4) con Christmas Gifts, una delle due nuove installazioni di questa edizione. Alle 16.45  in piazza Benefica (Circoscrizione 3) con Galassie, alle 17.30 ai giardini Emilio Pugno (Circoscrizione 2) con Sfere celesti, alle 18.15 in piazza Santa Rita (Circoscrizione 2) con Boules de lumière, per concludersi alle 19 in piazza Galimberti (Circoscrizione 8) con Cielo stellato.

Domenica 23 novembre gli appuntamenti inizieranno alle ore 16 in piazza Montale (Circoscrizione 5) con Universo, per proseguire alle 16.45 in corso Grossetto, angolo via Lulli (Circoscrizione 5), con il Tunnel luminoso. Alle 17.30 il tour farà tappa in piazza Foroni (Circoscrizione 6) con Bouquet di luce, alle 18.15 in piazza Chiaves (Circoscrizione 7) con Shimmering Lounge, la seconda nuova installazione di questa edizione, e si concluderà alle 19 ai giardini Madre Teresa di Calcutta (Circoscrizione 7) con Stelle e pianeti.

Gli appuntamenti saranno ravvivati dalla musica delle marching band General Vincent, Bandaradan e Tequila, che accompagneranno diversi momenti del tour di inaugurazione.

Iren, partner del progetto, ha curato la realizzazione e l’allestimento di tutte le installazioni luminose, perfezionandone anche gli aspetti estetici e di integrazione urbanistica, in particolare privilegiando l’utilizzo di elementi sospesi. Per questa terza edizione di Natale di Luce si rinnova inoltre una forte attenzione alla sostenibilità: grazie a circa 375mila sorgenti luminose a Led, Iren fornirà maggiore luminosità e ridotti consumi, con 3 km di linee elettriche e una potenza complessiva di soli 18 kW.

La gallina Maddalena e gli opossum

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Nel santuario torinese di piazza Santa Rita da Cascia, con un gesto cristianamente dubbio e poco credibile considerate le sue convinzioni religiose, Carletto accese una candela davanti alla statua della santa degli Impossibili ringraziandola, confidando nella sua divina intercessione affinché venisse mantenuta nel tempo quella grandissima invenzione che gli anglofoni chiamavano smart working e gli autoctoni avevano tradotto in lavoro agile. A dire il vero, almeno per lui e per chi apparteneva a quello che alcuni ribattezzarono “il club degli opossum”, la parola lavoro provocava un naturale rigetto, una sorta di eritema dell’animo. Cerimonioso, abilissimo a svicolare gli impegni e a rendersi quasi invisibile per schivare il lavoro, Carletto aveva interpretato a modo suo il lavoro a distanza, da casa. Omettendo il riferimento a tutto ciò che significasse attività, servizio, impiego, mansione, compito, responsabilità, azione oppure risultato si era concentrato sulla parte dell’agile da intendere come un processo di inoperosità, massima aspirazione per coloro che non provavano alcun rimorso nell’essere dei perdigiorno, degli scansafatiche. Pazienza se poi questo atteggiamento sfociasse nell’imbroglio o nella truffa, ingannando il prossimo e principalmente chi gli aveva affidato il lavoro.

Rosina, sua socia in tutto e per tutto (aspetti sentimentali a parte), la pensava ovviamente alla stessa maniera. Erano davvero una bella coppia e, affidandosi all’immortale capolavoro di Collodi, non si faticava a identificarli con il gatto e la volpe. O con l’opossum e la sua nota strategia di fingersi morto per scoraggiare i predatori. Solo che, nel caso dei due, si trattava di un buon modo per schivare lavoro e impegni, infrattandosi al fine di rendersi indivisibili e silenziosi. Il lavoro reclamava attenzione e presenza? Chissenefrega e buonanotte ai suonatori, tanto c’era sempre qualcuno sul quale si poteva, in qualche maniera, scaricare le incombenze. Rosina era nipote di Mario, conosciuto dai più come “il Mario pulito”, uno stradino originario della provincia di Rovigo il quale, mantenendo fede al suo soprannome, aveva sempre e tenacemente operato per ottenere con il minimo sforzo la massima resa dalla sua attività. A differenza di sua moglie Maria che si “tirava nera” a lavorare, lui era diventato famoso per la proverbiale abilità a sdraiarsi ai bordi della strada dove, disteso su un vecchio plaid, allungava le mani nelle cunette per estirpare le erbacce con movimenti tanto lenti quanto studiati. Ben attento a non faticare troppo e a non sporcarsi gli abiti. Se ne accorse anche il vecchio cavaliere Hoffman, pentendosi amaramente di avergli offerto il lavoro di giardiniere nel parco della sua villa. Il buon Mario si sdraiava sotto gli alberi sul finire dell’estate in pigra attesa che le foglie cadessero e solo quand’erano tutte a terra, con una gran flemma, iniziava a raccoglierle, una ad una. E lo stesso in primavera quando, dopo la sosta invernale dove veniva pagato per non far nulla, attendeva che l’erba crescesse fino ai polpacci per rasare il prato con il tosaerba riservandosi tutto il tempo che riteneva necessario. La nipote non poteva certo smentire quell’attitudine perché, come si usa dire, buon sangue non mente. Eppure i due, nonostante tutto, erano simpatici e nemmeno lontanamente paragonabili a Stella, conosciuta come “la gallina Maddalena”, parafrasando una canzone di Roberto Vecchioni. A parte l’idiosincrasia per il lavoro che, forse, poteva accomunarla a Carletto e Rosina ma in una versione molto più acuta, la sua personalità era contorta e poco raccomandabile. Falsa come il peccato di Giuda, cattiva d’animo e terribilmente pettegola, anche lei come la gallina Maddalena si credeva una faraona e ingrassava “senza fare mai le uova”. Piena di se e sempre pronta a cambiar bandiera, tagliuzzava i vestiti addosso al prossimo con la sua linguaccia ma non voleva essere criticata (“io, le cose, non le mando mica a dire… Io, le cose, non le faccio alle spalle. Non è vero che io non abbia mai torto: sono gli altri che non hanno mai ragione”). Quel posto di lavoro per lei era solo un rifugio all’ombra del politico compiacente e lo smart working lo intendeva non come lavoro a distanza ma la maggior distanza possibile dal lavoro che, peraltro, non era in grado di fare a causa dei propri limiti e dell’assenza di un seppur piccolo barlume di volontà. Ma come spesso capita le cose possono cambiare improvvisamente e non è detto che i cambiamenti siano in meglio. Anzi. E così capitò che un giorno finì il suo credito con la fortuna e dovette ridare indietro tutto ciò che aveva ottenuto con intrighi e piccole furbizie. In poche parole, dalla sera alla mattina, la gallina rimase “senza penne sul di dietro”. Ancora una volta quella canzone del grande maestro ritornava quasi fosse una condanna (“Maddalena dei lamenti, che stà lì, che aspetta e spera; Maddalena senza denti, vittimista di carriera; Maddalena dei padroni che van bene tutti quanti: le stanno tutti sui coglioni, però manda gli altri avanti”). Quelli che definiva i suoi santi in Paradiso caddero in disgrazia e per quanto manifestasse la sua disperazione, le toccò andare a lavorare in un fast food. Tra le otto e le dieci ore al giorno a friggere ali di pollo e patatine senza il conforto di un aeratore che funzionasse erano il risultato dell’applicazione della legge del contrappasso per chi, come lei, aveva sempre riso in faccia a chi era costretto a faticare per mettere insieme il pranzo con la cena. E lì la presenza al lavoro era obbligatoria, non facoltativa. Qualche volta capitò che dei conoscenti ai quali aveva riservato in passato le sue attenzioni, delle quali avrebbero fatto volentieri a meno, si fermassero a fare un boccone in quel locale canticchiando “Maddalena, Maddalé, Maddalena dei funamboli: prima c’era e poi non c’è, Maddalena, Maddalé; Maddalena dei tuoi comodi: basta che va bene a te; Maddalena dei pronostici: “io l’avevo detto che…”. Maddalena dei colpevoli: tutti quanti tranne te, Maddalena, Maddalé”.

Marco Travaglini

Ragazzo di 21 anni gravemente ferito in un incidente

E’ ricoverato in gravi condizioni dopo un incidente stradale verificatosi questa mattina sulla A4 Torino-Milano: si tratta di un 21enne rimasto coinvolto in un sinistro nel tratto tra Volpiano e Settimo, poco prima delle otto del mattino, quando la sua vettura si è ribaltata per cause da accertare.