La società lancia una campagna per supportare il settore museale offrendo uno sconto del 50% sulle corse da e per i principali musei di Torino
-Dopo diversi mesi di chiusure forzate finalmente anche i musei hanno riaperto le porte delle loro meraviglie in tutte le regioni gialle. Appassionati di arte, cultura e non solo potranno nuovamente perdersi tra la bellezza delle opere d’arte. Per l’occasione Uber vuole offrire il proprio contributo per far ripartire le attività museali e far riavvicinare i cittadini italiani alle bellezze, alla storia e all’orgoglio del proprio paese.
A partire da lunedì 17 maggio, con la campagna “Uber ti porta al Museo”, tutti gli utenti dell’app avranno la possibilità di avere due corse scontate del 50% per andare a visitare i principali musei (lista allegata) di Torino. L’offerta è valida fino al 31 maggio.
Per utilizzare l’offerta, gli utenti devono inserire il codice promozionale UBERMUSEI nella propria app prima di prenotare un viaggio: nel momento in cui la destinazione o l’arrivo della cosa è uno dei musei della lista la tariffa viene automaticamente scontata del 50%. Il codice è utilizzabile massimo 2 volte da ogni utente dell’app, quindi andata e ritorno, ed è valido fino al 23 maggio.
“Vogliamo offrire il nostro contributo per supportare la ripartenza delle diverse attività nel paese ora che ci sono sempre meno restrizioni. Dopo il nostro annuncio a febbraio di 20 mila corse gratuite per supportare la campagna vaccinale, oggi annunciamo questa iniziativa volta a riportare le persone a visitare i musei e contribuire così alla ripartenza di un’unicità italiana che ha vissuto un lungo periodo di sofferenza”, ha dichiarato Lorenzo Pireddu, general manager di Uber Italia.
Grazie al Protocollo di Sicurezza “Porta a Porta” Uber garantisce agli utenti dell’app un’opzione di trasporto nel rispetto di tutte e misure di sicurezza per passeggeri e autisti che sono state introdotte sin dalla prima fase dell’emergenza e che continuano a rimanere in vigore, quali: obbligo di indossare la mascherina per autisti e passeggeri; costante sanificazione dei veicoli; Fornitura di gel igienizzante per autisti e passeggeri; Mask verification per gli autisti che devono dimostrare di indossare una mascherina o una copertura per il viso prima di iniziare il servizio, scattandosi un selfie da caricare sull’app; Mask verification per i passeggeri: i passeggeri segnalati in passato per non aver indossato la mascherina, alla successiva prenotazione, dovranno provare di indossarla scattandosi un selfie con l’App per procedere con la corsa. Le foto inviate dagli utenti saranno eliminate subito dopo la verifica, e non saranno condivise con il driver.
Informazioni su Uber
La missione di Uber è creare opportunità attraverso il movimento. Abbiamo iniziato nel 2010 risolvendo un semplice problema: come ci si può spostare semplicemente con un click? Oltre 15 miliardi di corse dopo, continuiamo a lavorare per realizzare prodotti utili ad avvicinare le persone ai luoghi dove vogliono essere. Cambiando il modo in cui le persone, il cibo e le cose si muovono nelle città, Uber è una piattaforma che apre il mondo a nuove possibilità.
Torino
- Musei del Palazzo Reale di Torino
- Museo Egizio
- Museo del Cinema
- Venaria Reale
- Mauto: museo automobile di Torino


Con grande onestà intellettuale ricorda la sua personale partecipazione ai cortei in cui si urlava la violenza e arriva a scrivere che nessuno di quei giovani può dirsi completamente innocente, anche se non ha mai sparato, non ha mai scagliato le molotov o i cubetti di porfido. E’ vero che hanno una qualche responsabilità morale e anche politica perchè – contrariamente a quanto è stato autorevolmente detto- non è affatto vero che non ci siano stati dei nessi tra ‘68, autunno caldo e la stagione successiva della violenza terroristica. L’ultrasinistra è nata nelle università in fiamme e nelle fabbriche in cui il sabotaggio era considerato più che legittimo legittimo. C’è stato un rapporto evidente tra la iniziale violenza verbale e il ricorso progressivo alla teorizzazione e alla pratica della violenza più o meno rivoluzionaria . Fino ad un certo punto lo stesso Pci che fu un prediletto bersaglio di certa contestazione , non ha avuto almenoper un certo tempo le idee chiare su cosa stava accadendo. Alcuni suoi iscritti finirono nelle Br. Sarebbe persino fastidioso ricordare i “compagni che sbagliano“ e le “sedicenti Br”, ma anche quelle frasi appartengono a quella storia. Mi ha stupito apprendere una vulgata ufficiale sul ‘68 che non credo corrisponda al vero. Certo non va criminalizzata la contestazione in quanto tale, ma la sua esaltazione acritica suscita qualche lecito dubbio. Non è possibile scindere il ‘68 rispetto a quanto accadde dopo perché per una parte di contestatori la militanza, ad esempio, in Lotta Continua fu una scelta naturale e scontata. Oliva ,parlando di verità etica, mette in evidenza che anche chi non ha commesso reati, ha una qualche responsabilità, una responsabilità che non si può giustificare con il giovanilismo degli anni formidabili. Aver indossato o non indossato l’eskimo fa una qualche differenza.