ilTorinese

Embraco, Sicchiero: “Draghi prenda in mano la vertenza”

Il Sindaco di Chieri Alessandro Sicchiero nei giorni scorsi ha presenziato al corteo di protesta dei lavoratori in occasione della partenza del Giro d’Italia: «Bisogna superare lo stallo e trovare una soluzione per gli ammortizzatori sociali.»

 

«La rabbia e la delusione degli operai della ex Embraco/Ventures sono pienamente comprensibili e condivisibili. Si sentono abbandonati e traditi dalle istituzioni, l’unica cosa certa sono le lettere di licenziamento per lo stabilimento del chierese, e per quello veneto l’autorizzazione alla vendita dell’azienda. Per questo ho voluto ancora una volta essere al loro fianco, nel corteo che ha raggiunto piazza Castello in occasione della partenza del Giro d’Italia. Resto convinto che lo sblocco del progetto Italcomp rappresenti la più concreta possibilità per dare un futuro ai 400 lavoratori che vedranno scadere la cassa integrazione il 22 luglio, e su questo fronte non solo si registra un completo stallo, ma il primo a non essere convinto pare proprio il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, che nei giorni scorsi ha invocato un intervento privato, come se mai nessuno prima ci avesse pensato. Ma Cirio, Allasia ed i vertici piemontesi della Lega su questo non hanno nulla da dire? Tirare in ballo ora scenari non più praticabili, è solo un modo per nascondere la mancanza di capacità politica nel perseguire il progetto Italcomp. Piuttosto, si dovrebbero prevedere vere incentivazioni per gli imprenditori locali disponibili ad assorbire quote degli operai ex Embraco, ad esempio attingendo al fondo Escrow.

Per questo mi associo all’appello lanciato dal Sindaco di Borgo Valbelluna, Stefano Casa, dove ha sede Wanbao Acc, che ha chiesto al Presidente del Consiglio Mario Draghi di prendere in mano le redini della vertenza Acc-Embraco, garantendo che l’azione del governo sia connotata da condotte trasparenti, affidabili e ispirate all’interesse generale. Solo il premier Draghi può chiarire la linea del Mise ed impedire al progetto Italcomp di naufragare. Al tempo stesso, visto che tecnicamente non pare possibile far rientrare i 400 lavoratori ex Embraco/Ventures nella cassa Covid, è urgente trovare una soluzione per prolungare per qualche mese gli ammortizzatori sociali. Non voglio credere che neppure su questo si riesca a dare una risposta alle aspettative delle lavoratrici e dei lavoratori dell’ex Embraco».

Gli asparagi di Santena a Eataly Lingotto

Una grande eccellenza del Piemonte sarà protagonista a Eataly Lingotto: con la primavera arriva infatti l’Asparago di Santena, in vendita nel Mercato ma anche al centro di una cena a tema, in collaborazione con l’Associazione dei Produttori dell’Asparago di Santena, che ne tutela la produzione.

A causa della chiusura prolungata dei ristoranti, i produttori di asparagi si sono trovati per il secondo anno di seguito in difficoltà nella vendita. La collaborazione tra Eataly Lingotto e l’Associazione dei Produttori è così un’occasione di ripartenza in più per far conoscere questi asparagi di grande qualità e dare sollievo alla filiera produttiva.

Gli asparagi di Santena d’altronde sono un prodotto d’eccellenza della tradizione italiana e piemontese. Santena, la città di Camillo Cavour, il principale artefice dell’Unità d’Italia, da secoli è specializzata nella coltivazione di questo germoglio, al quale è riconosciuta la qualifica di PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale). Il segreto della sua bontà sta nel saper fare dell’agricoltore, nell’attenta raccolta e soprattutto nel consumo a tempo zero. L’ingrediente principale è proprio la freschezza: trattandosi di un tenero, delicato e dolce germoglio, il tempo trascorso tra la raccolta e il consumo fa la differenza.

E allora asparagi freschissimi da Santena arriveranno in vendita a partire dalla prossima settimana sui banchi del Mercato di Eataly Lingotto, da portare direttamente a casa. E poi martedì 11 maggio alle ore 19.30 un appuntamento a tavola da segnare in agenda: la Grande Cena degli Asparagi, nell’ampia Terrazza al primo piano di Eataly. Sarà una serata per conoscere meglio questo ortaggio, grazie anche alla presenza del Presidente dell’Associazione Produttori, Gino Anchisi, che ne racconterà peculiarità e curiosità, e gustarlo in tante preparazioni, dai grandi classici ai piatti più originali, a cura dell’Executive Chef Patrik Lisa. La materia prima sarà ovviamente a km 0 e a tempo 0: gli asparagi, infatti, verranno raccolti a Santena il giorno stesso della cena, in modo da garantirne la freschezza e preservarne tutti i sapori e gli aromi. La cena è proposta al pubblico al prezzo di € 40, con posti limitati ed è su prenotazione, su www.torino.eataly.it

Menu:

Crudi in insalata con estratto di asparagi, turioni e pecorino

Tempura di asparagi con salsa di miele, senape e soia

Ravioli di asparagi con brodetto al Parmigiano Reggiano e prosciutto crudo Ruliano 20 mesi

Asparagi al forno con uovo pochè, salsa olandese e bottarga di gallina

Sorbetto agli asparagi, cioccolato bianco e fragole disidratate

Abbinamento vini

Acqua

Caffè

Alla rete Anas del Piemonte la gestione di mille chilometri di strade. Lavori per 18 milioni

Nelle prossime settimane graduale avvio degli interventi di manutenzione sulla nuova rete in gestione. E ad aprile attivati con anticipo rispetto alla decorrenza formale lavori per oltre 18,6 milioni di euro. L’obiettivo: migliorare la qualità del servizio con manutenzione omogenea e aumento standard di sicurezza

Con la sottoscrizione del verbale di consegna da parte di tutti gli Enti coinvolti,  è stato formalizzato il rientro nel perimetro di gestione Anas (Gruppo FS Italiane) di circa 1.000 km nominali di strade sul territorio regionale, in esecuzione dei DPCM del 21 novembre 2019. La rete gestita da Anas in Piemonte raggiunge così un’estensione di circa 1.700 km.

Il Piano Rientro Strade ha molteplici obiettivi che riguardano l’ambito della sostenibilità nell’ottica di migliorare la qualità del servizio complessivo offerto agli utenti. Aumenterà l’efficienza della gestione dell’intera rete, con interventi di manutenzione programmata più omogenei tramite il potenziamento degli standard di sicurezza con benefici in termini di accessibilità a tutti i territori e alle aree interne. Inoltre, l’accentramento delle competenze in un unico gestore, che ha un unico core business, eviterà la frammentazione delle competenze nella gestione delle strade e dei trasporti.

Al fine di intervenire il prima possibile su alcune infrastrutture che necessitano di intervento urgente, nel corso delle scorse settimane Anas ha avviato con anticipo rispetto alla presa in consegna interventi di manutenzione straordinaria per un investimento complessivo di oltre 18 milioni e 600 mila euro.

Risanamento pavimentazione

A partire da metà aprile è stato avviato il risanamento della pavimentazione sulla provinciale 11 “Padana Superiore”. Gli interventi, conclusi in tempo utile per consentire lo svolgimento in sicurezza della tappa del Giro d’Italia ‘Stupinigi-Novara’ di ieri 9 maggio, hanno interessato la provinciale 11 in tratti saltuari tra Castelrosso, nel comune di Chivasso (km 25,720) e Rocca Nuova, nel comune di Villareggia (km 37,330) in provincia di Torino, e tra località Campora, nel comune di Vercelli (km 73) e Novara (km 93,300). L’investimento complessivo per l’esecuzione dei lavori ammonta a circa 4,6 milioni di euro.

In vista della tappa del Giro ‘Abbiategrasso-Alpe di Mera’ in programma per il 28 maggio, dalla settimana scorsa sono in corso lungo la provinciale 229 “del Lago d’Orta” i ripristini nel tratto compreso tra Gozzano (km 33,200), in provincia di Novara, e Gravellona Toce (km 60,150), nella provincia del VCO, per un investimento complessivo pari a circa 4,3 milioni di euro.

Inoltre, è in corso il ripristino della pavimentazione lungo la strada provinciale 460 “di Ceresole” nel tratto compreso tra Caselle Torinese (km 0,365) e Feletto (km 18,365), in provincia di Torino. In questo caso l’investimento per l’esecuzione degli interventi ammonta a circa 3,8 milioni di euro.

 

Galleria Verta a Omegna

Sempre ad aprile Anas ha consegnato all’impresa esecutrice i lavori di rifacimento degli impianti a servizio della galleria Verta, lungo la strada provinciale 229 “del Lago d’Orta”, nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola, chiusa al traffico nel 2018 dal precedente gestore per motivi di sicurezza. Il valore complessivo dei lavori ammonta a oltre 6 milioni di euro.

Gli interventi in progetto consentiranno di riaprire al transito la galleria a senso unico entro aprile 2022. Il programma di intervento prevede nella prima fase lo smantellamento di tutti gli impianti e a seguire la posa di tutte le nuove installazioni. L’avvio dei lavori si è svolto alla presenza del Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e dei rappresentanti degli Enti territoriali.

SP 456 “del Turchino”

Completati i rilievi da parte dei tecnici Anas sul fronte di frana prossimo alla provinciale 456 “del Turchino” in località Gnocchetto, nel comune di Ovada (AL), è stata avviata la progettazione degli interventi di messa in sicurezza del tratto stradale. La progettazione è in via di completamento.

I lavori che Anas prevede di realizzare sono finalizzati alla riapertura al transito del tratto attualmente chiuso e consistono nell’installazione sul versante di barriere e valli paramassi. La conclusione degli interventi che consentiranno la riapertura del tracciato è prevista entro la fine della stagione estiva. Nella fase successiva i lavori per la messa in sicurezza definitiva del versante proseguiranno senza interferire con la viabilità.

Nelle prossime settimane Anas proseguirà con l’attivazione graduale di ulteriori lavori sulla nuova rete concentrandosi inizialmente sul risanamento della pavimentazione, nella sostituzione delle barriere laterali di sicurezza e nel rifacimento di cordoli e barriere di sicurezza sui viadotti al fine di adeguare progressivamente la rete di rientro agli standard in vigore sui tracciati già in gestione.

Le ceramiche di Denice. Un museo sotto il cielo del Piemonte

Tra le Langhe e il Monferrato sorge un minuscolo borgo medievale, un delizioso centro di circa 200 residenti, luogo di altri tempi dalla personalità montana.

Con la sua torre del tardo duecento alta 29 metri, l’Oratorio di San Sebastiano in stile Barocco, la semplice e campestre chiesa di San Lorenzo e i suoi affreschi di fine ‘400, Denice è un delizioso e caratteristico comune piemontese, uno tra i meglio conservati dell’area. Tra le sue attrazioni c’è anche una nota mostra di presepi provenienti da varie nazioni e regioni italiane, ma la cosa che affascina e ne fa realmente un posto unico è il suo museo di ceramiche a cielo aperto.


Le opere esposte permanentemente per le strade, sulle facciate delle case, sul muro perimetrale del borgo, ai piedi della torre sono 63 e sono state create da artisti italiani e stranieri.
Questa originale galleria open-air è gratuita e non ha orari, totalmente quindi a disposizione di chi la vuole visitare ed ammirare. Oltre a rappresentare l’attaccamento e l’affetto per la località da parte suoi cittadini e amministratori, questo insolito museo è uno strumento efficace per stimolare la curiosità e attirare turismo.


Dalle bottiglie variopinte, ai piatti dai diversi stili e colori, alle forme plastiche di una ciliegia tira l’altra o gli oggetti impreziositi e protagonisti di una vera e propria ricerca materica, l’esposizione è davvero multiforme ed eclettica. I lavori differenti tra loro, sia per materiali che per tecniche, rappresentano un esempio di abilità creative coinvolgenti che talvolta raccontano storie, che risvegliano la fantasia, che comunicano energia. Un percorso artistico dinamico e innovativo dunque, un esempio di come la convivenza tra passato e moderno possa essere possibile e felice e di come le idee siano capaci di muovere l’interesse per questo nostro meraviglioso paese.

 

Maria La Barbera

Da sabato 15 maggio ripartono le visite guidate al Castello del Valentino

La dimora sabauda è sede storica del Politecnico di Torino

Dopo la lunga chiusura dovuta alle misure di contenimento per l’emergenza sanitaria da Covid-19, il Castello del Valentino, sede storica del Politecnico di Torino e residenza sabauda dichiarata Patrimonio dell’umanità UNESCO, riapre finalmente al pubblico da sabato 15 maggio 2021: “Il Politecnico di Torino ha il privilegio di possedere un patrimonio unico: è nostro piacere, ma anche un dovere etico, custodirlo, valorizzarlo e condividerlo con cittadini e turisti”, spiega la professoressa Annalisa Dameri,  referente scientifico per i Restauri del Castello del Valentino.

Il Castello, proprietà del Politecnico, è sede della Scuola di Architettura e residenza sabauda dichiarata Patrimonio dell’umanità Unesco. Le stanze del piano nobile sono visitabili solo durante visite guidate gratuite, con l’accompagnamento del personale laureato selezionato dall’ateneo. L’itinerario di un’ora prevede la visita delle stanze del piano nobile, sala delle colonne e cappella al piano terreno: è possibile che l’itinerario possa subire qualche variazione in caso di lavori di restauro o in caso di sale occupate da convegni.

La visita sarà svolta in assoluta sicurezza, nel rispetto delle norme di sicurezza per evitare il contagio da Covid-19. L’ingresso sarà contingentato per gruppi di visitatori non superiori a 15 persone e verranno adottate le norme di comportamento necessarie all’accesso a luoghi pubblici, come l’utilizzo delle mascherine, la misurazione della temperatura all’ingresso e la prenotazione obbligatoria sul sito ufficiale del castello. Ogni settimana, sarà quindi nuovamente possibile visitare il Castello, con due orari di ingresso al sabato mattina alle 10 e alle 11.30 (prenotazione obbligatoria sul sito del Castello).

“Storia e non storia di Rossella Casini”

LIBRI / Nell’ultimo libro di Sabrina Sezzani, il caso della giovane Rossella, una vita atrocemente spezzata dalla ‘ndrangheta

Il sottotitolo del libro, edito da “Neos Edizioni” , sintetizza con lucida drammaticità la vicenda narrata: “La donna che non mi hanno lasciato diventare”. A parlare è Rossella Casini, nata a Firenze nel 1956 e uno dei nomi di “caduti” per mafia che si leggono ad alta voce ogni 21 marzo, la cui storia però è rimasta a lungo dimenticata.

A raccontarcela, in un centinaio di pagine ricche di sincera empatia, a metà strada fra l’indagine psicologica e quella giornalistica, è oggi Sabrina Sezzani, anche lei – come Rossella – fiorentina e già autrice nel 2017, sempre per “Neos Edizioni”, della raccolta di racconti “Seduta sul tuo splendore. Trenta storie fiorentine al femminile”. Racconta la Sezzani: “In queste pagine mi sono arrogata un diritto che non ho: quello di sostituire i suoi pensieri con quelli che io ho immaginato fossero i suoi. Questo quindi, non è un libro su Rossella Casini, ma un libro della mia Rossella Casini”. Per anni di Rossella si sono occupati in pochi. “Scomparsa” nel 1981 a soli 25 anni, la sua storia è rimasta a lungo dimenticata. Una storia che sembrava destinata al silenzio, finché nel 1994 un pentito racconta agli inquirenti che Rossella Casini, giovane donna vittima di un amore “sbagliato”, era stata rapita, stuprata, fatta a pezzi e gettata in mare nella tonnara di Palmi. Senza dubbio, uno dei più vili, turpi e racapriccianti delitti mai commessi dalla ‘ndrangheta. Quale la sua colpa? Quella di aver convinto il fidanzato Francesco Frisina, calabrese di Palmi (conosciuto alla Facoltà di Pedagogia dell’Università di Firenze), a collaborare con la Giustizia, dopo l’assassinio del padre del ragazzo, imprenditore agricolo, per mano di due killer e il ferimento dello stesso giovane in un agguato tesogli pochi mesi dopo nel dicembre del ’79. Francesco accetta l’invito di Rossella, ma la sua conversione dura poco e il ragazzo ritratta. Rossella si ritrova così coinvolta nella faida mafiosa che vede contrapporsi ferocemente le ‘ndrine Gallico – Frisina contro i Parrello – Condello, finendo stritolata dalle regole dell’omertà mafiosa che s’era illusa di riuscire ad infrangere per amore. “Fate a pezzi la straniera”, fu a quel punto l’ordine dei boss mafiosi. E il 22 febbraio 1981 Rossella scomparve nel nulla. Il suo corpo non fu più ritrovato. I suoi genitori non hanno mai avuto la consolazione di una tomba dove poterla piangere. Il processo, iniziato nel 1997, si concluderà nove anni dopo con l’assoluzione per insufficienza di prove: Rossella non ha mai ricevuto giustizia, la magistratura si è arresa, non è stata in grado di fare chiarezza, di individuare e punire esecutori e mandanti. Ci racconta la giovane con le parole scritte dalla Sezzani: “Per le aule dei Tribunali, io, semplicemente, non sono più. Ho smesso di esistere in una data imprecisata, in un modo imprecisato, per mano di non si sa chi. Sono sparita, ho smesso di dare contezza di me. Il resto è sconosciuto, questo dice la verità processuale”. Ma quale la vera verità? Se lo chiede con palese tormento la scrittrice, riaprendo ferite profonde mai rimarginate, ben consapevole di quanto “sia davvero importante ricercare il perché delle cose, andare alla fonte delle informazioni e cercare di dare un senso alla nostra sete di sapere”.
Il Comune di Firenze ha collocato una targa in memoria di Rossella nel centro storico dove abitava con i genitori, in via Borgo la Croce: “Qui visse Rossella Casini vittima della ’ndrangheta scomparsa dal 22 febbraio 1981 perché per amore infranse la regola criminale del silenzio”. E a Firenze a Rossella è intitolato anche un giardino, una scuola a Scandicci e il presidio di “Libera” a Viareggio. Nel 2019 le è stata conferita la medaglia d’oro al valor civile.

g. m.

Per info: “Neos Edizioni”, via Beaulard 31, Torino; tel. 011/7113179 o www.neosedizioni.it

Al via i lavori di riqualificazione di via Nizza. Proseguiranno fino al 30 giugno

Sono partiti ieri e proseguiranno sino al 30 giugno 2021 i lavori di riqualificazione di Via Nizza.

 

Le prime attività ad essere svolte saranno quelle inerenti i sondaggi nel sottosuolo con la presenza di piccoli cantieri. Successivamente si procederà con la rimozione dei binari tranviari ed il rifacimento del manto stradale di via Nizza nel tratto compreso tra Via Farigliano e Corso Maroncelli.
I lavori in programma saranno svolti in più fasi per garantire sempre il transito dei mezzi pubblici e privati.

Parallelamente, sulla carreggiata Ovest di via Nizza, nel tratto compreso tra via Millefonti e corso Caduti sul Lavoro, verranno avviate le attività di ricostruzione della fognatura a cui farà seguito il ripristino del manto stradale. La riapertura al traffico veicolare di questo tratto di strada è prevista per la metà del mese di Giugno.

Torino: una sinistra in comune a sostegno di Angelo D’Orsi

Nelle prossime ore sarà formalizzata la candidatura di Angelo D’Orsi, illustre storico torinese,  da sempre uomo di sinistra,  a candidato sindaco di un’ampia coalizione di sinistra a cui abbiamo lavorato in prima persona in questi mesi.

 

Un risultato straordinario. Una candidatura di grande prestigio per un coalizione che raccoglie svariate forze di sinistra (Rifondazione Comunista, Dema, Sinistra Anticapitalista, Torino solidale, Pci, Fronte Popolare, Potere al Popolo e altre forze ancora). Siamo soltanto all’inizio di un percorso che ha come obiettivo l’allargamento ulteriore della coalizione di forze di sinistra, per la costruzione di una sinistra in comune, a sostegno della candidatura di Angelo d’Orsi, una coalizione che scende in campo in alternativa agli schieramenti attuali di centrodestra, centrosinistra, M5s.

Rifondazione Comunista di Torino

Vaccini, test sierologici per verificarne l’efficacia

Test sierologici per verificare l’efficacia dei vaccini. Vengono eseguiti sul personale sanitario, ma anche i cittadini possono farli a tariffe contenute. Lo hanno spiegato i direttori generali della Città della Salute di Torino, Giovanni La Valle, del San Luigi di Orbassano, Claudio Baccon e del Mauriziano Maurizio Dall’Acqua, in un’audizione del gruppo di lavoro della regione  sulla gestione dell’emergenza sanitaria, presieduto da Daniele Valle.   

A Domenico Rossi (Pd), che ha chiesto se le aziende sanitarie abbiano previsto test sierologici sul personale sanitario vaccinato, i direttori di Città della Salute e Mauriziano hanno appunto risposto affermativamente: “sono in corso degli studi per verificare la risposta immunologica al vaccino e capire se e quando sarà necessario sottoporsi a richiamo. Per i cittadini al momento il test può essere eseguito solo a pagamento, ma le aziende applicano tariffe basse per consentire a tutti di poter accedere alla prestazione”.

Sono stati anche elencati una serie di dati riferiti alle tre ondate. Nei presidi di Città della Salute, nella prima sono stati aperti progressivamente 17 reparti Covid con circa 200 posti letto, 19 nella seconda, 18 nella terza, con un tasso di occupazione che è andato dall’85 al 99 per cento. Al San Luigi di Orbassano nella prima fase il 50 per cento dei posti letto è stato riconvertito in Covid e quelli in terapia intensiva sono passati in due settimane dagli 8 a regime a 24; il picco di posti letto occupati è stato di 250 su 380 complessivi nel mese di novembre. Situazione analoga al Mauriziano, dove nella prima fase l’intero blocco operatorio è stato trasformato in rianimazione e si è arrivati al 60 per cento di posti letto occupati da pazienti Covid.
“Nella prima ondata abbiamo dovuto affrontare molti problemi legati all’eccezionalità dell’evento sul piano logistico e organizzativo – hanno spiegato – a partire dall’individuazione di percorsi separati per pazienti Covid e non, la conversione di reparti ordinari in reparti Covid, la carenza di personale e di dispositivi di protezione individuale all’interno delle strutture”.
“Le ondate successive ci hanno trovati più preparati, grazie ad interventi strutturali e percorsi consolidati, procedure di sicurezza e Dpi, ma sono continuati i problemi nella gestione dei flussi dei pazienti. È stato inoltre possibile ridurre in misura inferiore l’attività chirurgica ordinaria. Il forte arresto dell’attività di screening fa invece prevedere un aumento dei casi di patologie oncologiche nel prossimo futuro”.
Alessandro Stecco (Lega), ha domandato se l’istituzione del Dirmei abbia avuto un ruolo dirimente nella   rimodulazione delle attività cliniche e delle reti assistenziali. I direttori hanno espresso un giudizio ampiamente positivo, per il lavoro di raccordo fatto tra le aziende sanitarie e la funzione di guida nella riconversione dei posti letto.

Su richiesta del presidente Valle, gli auditi hanno poi fatto il punto sull’avanzamento dei cantieri previsti dal piano Arcuri per aumentare i posti letto dei presidi ospedalieri.

La “Scuola di fantasia” di Rodari

Rodari seppe “lavorare di fantasia”, diventando uno dei più grandi scrittori per l’infanzia di tutti i tempi.  Alcuni anni fa Einaudi ha ripubblicato la sua  “Scuola di Fantasia”, con l’introduzione di Mario Lodi, il grande pedagogista (morto nel 2014) che ha ridisegnato il valore educativo della scuola, cambiandone aspetti e metodologie

 

Gianni Rodari nasceva ad Omegna il 23 ottobre 1920, in riva al Lago d’Orta dove i genitori, originari della Val Cuvia nel Varesotto, si erano trasferiti per lavoro. Nasceva in via Mazzini, una delle vie principali di Omegna, dove il padre, Giuseppe Rodari, fornaio, svolgeva la sua attività.

Così lo ricordava lo stesso Rodari: “La parola ‘forno’ vuol dire, per me, uno stanzone ingombro di sacchi, con un’impastatrice meccanica sulla sinistra, e di fronte le mattonelle bianche del forno, la sua bocca che si apre e si chiude, mio padre che impasta, modella, inforna, sforna. Per me e per mio fratello, che ne eravamo ghiotti, egli curava ogni giorno in special modo una dozzina di panini di semola doppio zero, che dovevano essere molto abbrustoliti. L’ultima immagine che conservo di mio padre è quella di un uomo che tenta invano di scaldarsi la schiena contro il suo forno. È fradicio e trema. È uscito sotto il temporale per aiutare un gattino rimasto isolato tra le pozzanghere. Morirà dopo sette giorni, di broncopolmonite. A quei tempi non c’era la penicillina“. Nonostante l’infanzia segnata da quel lutto, Rodari seppe “lavorare di fantasia”, diventando uno dei più grandi scrittori per l’infanzia di tutti i tempi.

Recentemente Einaudi ha ripubblicato la sua  “Scuola di Fantasia”, con l’introduzione di Mario Lodi, il grande pedagogista che ha ridisegnato il valore educativo della scuola, cambiandone aspetti e metodologie. I testi raccolti nelle due parti di questo libro (la prima, dedicata a bambini, genitori e professori; la seconda al rapporto tra bambini, libri e scrittori) rappresentano i contributi più significativi – risalenti agli anni dal 1966 al 1980 –  di Gianni Rodari che ha espresso, in modo semplice e chiaro, le sue idee e le sue riflessioni sull’universo formativo, sul rapporto educativo adulti-bambini, sui processi e sulle finalità della formazione delle nuove generazioni. “Un bambino, ogni bambino, bisognerebbe accettarlo come un fatto nuovo, con il quale il mondo ricomincia ogni volta da capo”, scriveva Rodari, accompagnando le sue riflessioni con tante proposte concrete per restituire all’immaginazione, grazie al potere liberatorio della parola, lo spazio che le compete nella vita dei propri figli. Nella seconda parte del libro è particolarmente interessante la classifica che Rodari stila ( in nove punti) riferendosi ad alcuni discutibilissimi sistemi che possono far nascere nei bambini “ una nausea inestinguibile verso la carta stampata”. Lo scrittore omegnese  li indicava “piuttosto alla buona , ma non senza convinzione“. Vale la pena di trascriverli ( e di farne tesoro).

1.Presentare il libro come una alternativa alla Tv (I bambini trovano divertente e utile rimanere davanti alla televisione, i cui meriti educativi superano gli immancabili demeriti e si ritiene che negare un’occupazione, sentita come piacevole, sia un modo per gettare sulla diversa attività proposta un’ombra di fastidio e di castigo)

 

2.Presentare il libro come una alternativa al fumetto (Non essendoci un rapporto di causa e effetto tra la passione per i fumetti e l’assenza di interesse per le buone letture, è evidente che tale interesse deve nascere da qualche altra parte, dove le radici dei fumetti non arrivano)

 

3.Dire ai bambini di oggi che i bambini di una volta leggevano di più (Non si può chiedere ai ragazzi di amare un passato che non è il loro)

 

4.Ritenere che i bambini abbiano troppe distrazioni (Sono la società, la famiglia e la scuola a dover organizzare il tempo libero dei ragazzi, offrendo biblioteche ricche e invitanti…)

 

5. Dare la colpa ai bambini se non amano la lettura (Dare la colpa ai bambini oltre che facile è comodo, perché serve a coprire le colpe proprie…Necessitano “divulgatori” di qualità, che sappiano suscitare la curiosità cognitiva dei ragazzi…)

6. Trasformare il libro in uno strumento di tortura (Determinati compiti assegnati dalla scuola, quali, per esempio: trascrivere pagine, riassumere, mandare a memoria, descrivere le illustrazioni, trasformano il libro in uno strumento di fatica, perché tali esercizi moltiplicano le difficoltà della lettura, anziché agevolarla e, così, non nasce il bisogno culturale della lettura)

 

7. Rifiutarsi di leggere al bambino (La voce di un genitore e dell’insegnante fa una funzione insostituibile. Necessitano pazienza e abilità: occorre saper leggere con espressione e con entusiasmo)

 

8. Non offrire una scelta sufficiente (È indispensabile l’allestimento di una bibliotechina personale, o collettiva, ricca e aggiornata)

 

9. Ordinare di leggere (La tecnica della lettura si può imparare “a scapaccioni”; ma l’amore per i buoni libri non è una tecnica, è qualcosa di più interiore e legato alla vita e non s’impara con le maniere drastiche e contestabilissime).

Che dire di più? L’immaginazione (o la fantasia, che è la stessa cosa) contribuisce in modo notevole a disinibire la mente, a farla uscire dagli schemi precostituiti, aprendo la strada alla creatività. Una grande lezione di quell’omegnese straordinario che fu il  “maestro” Rodari.

Marco Travaglini