Una grande eccellenza del Piemonte sarà protagonista a Eataly Lingotto: con la primavera arriva infatti l’Asparago di Santena, in vendita nel Mercato ma anche al centro di una cena a tema, in collaborazione con l’Associazione dei Produttori dell’Asparago di Santena, che ne tutela la produzione.
A causa della chiusura prolungata dei ristoranti, i produttori di asparagi si sono trovati per il secondo anno di seguito in difficoltà nella vendita. La collaborazione tra Eataly Lingotto e l’Associazione dei Produttori è così un’occasione di ripartenza in più per far conoscere questi asparagi di grande qualità e dare sollievo alla filiera produttiva.
Gli asparagi di Santena d’altronde sono un prodotto d’eccellenza della tradizione italiana e piemontese. Santena, la città di Camillo Cavour, il principale artefice dell’Unità d’Italia, da secoli è specializzata nella coltivazione di questo germoglio, al quale è riconosciuta la qualifica di PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale). Il segreto della sua bontà sta nel saper fare dell’agricoltore, nell’attenta raccolta e soprattutto nel consumo a tempo zero. L’ingrediente principale è proprio la freschezza: trattandosi di un tenero, delicato e dolce germoglio, il tempo trascorso tra la raccolta e il consumo fa la differenza.
E allora asparagi freschissimi da Santena arriveranno in vendita a partire dalla prossima settimana sui banchi del Mercato di Eataly Lingotto, da portare direttamente a casa. E poi martedì 11 maggio alle ore 19.30 un appuntamento a tavola da segnare in agenda: la Grande Cena degli Asparagi, nell’ampia Terrazza al primo piano di Eataly. Sarà una serata per conoscere meglio questo ortaggio, grazie anche alla presenza del Presidente dell’Associazione Produttori, Gino Anchisi, che ne racconterà peculiarità e curiosità, e gustarlo in tante preparazioni, dai grandi classici ai piatti più originali, a cura dell’Executive Chef Patrik Lisa. La materia prima sarà ovviamente a km 0 e a tempo 0: gli asparagi, infatti, verranno raccolti a Santena il giorno stesso della cena, in modo da garantirne la freschezza e preservarne tutti i sapori e gli aromi. La cena è proposta al pubblico al prezzo di € 40, con posti limitati ed è su prenotazione, su www.torino.eataly.it
Menu:
Crudi in insalata con estratto di asparagi, turioni e pecorino
Tempura di asparagi con salsa di miele, senape e soia
Ravioli di asparagi con brodetto al Parmigiano Reggiano e prosciutto crudo Ruliano 20 mesi
Asparagi al forno con uovo pochè, salsa olandese e bottarga di gallina
Sorbetto agli asparagi, cioccolato bianco e fragole disidratate
Abbinamento vini
Acqua
Caffè
Con la sua torre del tardo duecento alta 29 metri, l’Oratorio di San Sebastiano in stile Barocco, la semplice e campestre chiesa di San Lorenzo e i suoi affreschi di fine ‘400, Denice è un delizioso e caratteristico comune piemontese, uno tra i meglio conservati dell’area. Tra le sue attrazioni c’è anche una nota mostra di presepi provenienti da varie nazioni e regioni italiane, ma la cosa che affascina e ne fa realmente un posto unico è il suo museo di ceramiche a cielo aperto.

A raccontarcela, in un centinaio di pagine ricche di sincera empatia, a metà strada fra l’indagine psicologica e quella giornalistica, è oggi Sabrina Sezzani, anche lei – come Rossella – fiorentina e già autrice nel 2017, sempre per “Neos Edizioni”, della raccolta di racconti “Seduta sul tuo splendore. Trenta storie fiorentine al femminile”. Racconta la Sezzani: “In queste pagine mi sono arrogata un diritto che non ho: quello di sostituire i suoi pensieri con quelli che io ho immaginato fossero i suoi. Questo quindi, non è un libro su Rossella Casini, ma un libro della mia Rossella Casini”. Per anni di Rossella si sono occupati in pochi. “Scomparsa” nel 1981 a soli 25 anni, la sua storia è rimasta a lungo dimenticata. Una storia che sembrava destinata al silenzio, finché nel 1994 un pentito racconta agli inquirenti che Rossella Casini, giovane donna vittima di un amore “sbagliato”, era stata rapita, stuprata, fatta a pezzi e gettata in mare nella tonnara di Palmi. Senza dubbio, uno dei più vili, turpi e racapriccianti delitti mai commessi dalla ‘ndrangheta. Quale la sua colpa? Quella di aver convinto il fidanzato Francesco Frisina, calabrese di Palmi (conosciuto alla Facoltà di Pedagogia dell’Università di Firenze), a collaborare con la Giustizia, dopo l’assassinio del padre del ragazzo, imprenditore agricolo, per mano di due killer e il ferimento dello stesso giovane in un agguato tesogli pochi mesi dopo nel dicembre del ’79. Francesco accetta l’invito di Rossella, ma la sua conversione dura poco e il ragazzo ritratta. Rossella si ritrova così coinvolta nella faida mafiosa che vede contrapporsi ferocemente le ‘ndrine Gallico – Frisina contro i Parrello – Condello, finendo stritolata dalle regole dell’omertà mafiosa che s’era illusa di riuscire ad infrangere per amore. “Fate a pezzi la straniera”, fu a quel punto l’ordine dei boss mafiosi. E il 22 febbraio 1981 Rossella scomparve nel nulla. Il suo corpo non fu più ritrovato. I suoi genitori non hanno mai avuto la consolazione di una tomba dove poterla piangere. Il processo, iniziato nel 1997, si concluderà nove anni dopo con l’assoluzione per insufficienza di prove: Rossella non ha mai ricevuto giustizia, la magistratura si è arresa, non è stata in grado di fare chiarezza, di individuare e punire esecutori e mandanti. Ci racconta la giovane con le parole scritte dalla Sezzani: “Per le aule dei Tribunali, io, semplicemente, non sono più. Ho smesso di esistere in una data imprecisata, in un modo imprecisato, per mano di non si sa chi. Sono sparita, ho smesso di dare contezza di me. Il resto è sconosciuto, questo dice la verità processuale”. Ma quale la vera verità? Se lo chiede con palese tormento la scrittrice, riaprendo ferite profonde mai rimarginate, ben consapevole di quanto “sia davvero importante ricercare il perché delle cose, andare alla fonte delle informazioni e cercare di dare un senso alla nostra sete di sapere”.