ilTorinese

Confindustria e Intesa Sanpaolo alleate per il rilancio di Torino e del Piemonte

La transizione verso la mobilità sostenibile, il consolidamento di settori recentemente vincenti come agri-eno-food, l’innalzamento della competitività delle filiere storiche come tessile, aerospazio e lusso. Sono queste alcuni dei temi emersi nel corso dell’evento “Le priorità di sviluppo per le imprese” organizzato da Confindustria Piemonte e Intesa Sanpaolo.

“Stiamo attraversando un momento complicato, di grande transizione, trasformazione e incertezza. Dopo la lunga crisi pandemica, stiamo vivendo la tragedia della guerra che colpisce la popolazione ucraina, tragedia immane e spaventosa, un conflitto che coinvolge e tocca ciascuno di noi. Siamo qui per confrontarci sulle criticità e sulle priorità di sviluppo delle imprese del Piemonte, sul ruolo che ciascuno di noi vuole e deve avere. A noi, come Confindustria, il compito di supportare il sistema imprenditoriale e di condividere con le istituzioni la visione industriale di una regione che per tornare a correre deve iniziare a crescere almeno del 3% all’anno in maniera strutturale. Oggi è il momento di condividere priorità e responsabilità, mettendo in campo il coraggio di affrontare i prossimi mesi: perché siano un punto di partenza solido” ha dichiarato Marco Gay, presidente di Confindustria Piemonte, introducendo i lavori.

Sviluppo che secondo i presidenti delle otto territoriali piemontesi di Confindustria, i leader dei giovani imprenditori, della piccola industria e dell’Ance Piemonte deve seguire le direttrici del Piano Industriale presentato alla Regione da Confindustria Piemonte l’anno scorso. Al centro, oltre alla transizione energetica e tecnologica, ci sono le occasioni che arrivano da settori in forte crescita come life-science, medicina, biotech e salute. Così come si devono sviluppare l’economia circolare, la sostenibilità e la green economy. Allo stesso tempo anche il turismo può diventare un’industria di sistema, mentre le costruzioni devono puntare alla rigenerazione e all’innovazione di materiali e tecnologie. Tutto questo deve avvenire diffondendo intelligenza artificiale, robotica e big data nelle specializzazioni locali. All’orizzonte c’è poi il completamento di alcune fondamentali infrastrutture materiali, che possono consolidare il ruolo del Piemonte anche come piattaforma logistica di terza generazione.

Temi evidenziati e condivisi anche dal presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, e da Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte, che hanno aperto il convegno con un indirizzo di saluto. Nel corso del dibattito sono stati toccati anche molti altri punti nodali per le imprese, a cominciare dalla necessità di sempre maggiori risorse su formazione e qualificazione professionale del capitale umano, di una reale semplificazione amministrativa e normativa, anche per cogliere al meglio le opportunità che derivano da Pnrr e dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr). A conclusione dei lavori è intervenuto il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi.

“Questo incontro è un’occasione importante per capire le nuove esigenze delle imprese e per mettere a punto il miglior sostegno possibile. Non solo per affrontare le oggettive difficoltà. Siamo nel pieno di un’ampia trasformazione produttiva e dei consumi nel segno della sostenibilità. In Piemonte abbiamo già erogato 200 milioni di finanziamenti green e circular. Questo è un territorio ricettivo all’innovazione” ha spiegato Stefano Barrese, a capo della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo.

La dura lotta per la sopravvivenza

IL PUNTASPILLI di Luca Martina 

 

I timori che la fase storica nella quale siamo immersi ci riporti per un po’ ad un mondo più piccolo (ne ho scritto qualche giorno fa https://www.linkedin.com/posts/luca-martina_la-fine-della-globalizzazione-activity-6915332559522410496-YQ5V?utm_source=linkedin_share&utm_medium=member_desktop_web), difficile da esplorare e con minori scambi commerciali, sono assolutamente fondati.

 

Vi è però anche il rischio di sopravvalutare i (tanti) rischi di questa situazione (meno globalizzazione e maggiori nazionalismi) innescatasi con la crisi finanziaria del 2007 e rafforzata poi dal cambio di marcia imposto alla Cina da Xi Jin Ping (con una fortissima attenzione al riequilibrio delle tensioni sociali interne, alla “prosperità comune”, a discapito della crescita ad ogni costo perseguita dai suoi predecessori).

 

La grave recessione che negli anni 70 aveva funestato il mondo presenta dei tratti comuni con la nostra attualità che ci rendono inquieti: elevata inflazione (con petrolio e materie prime alle stelle) e bassissima crescita economica (la temutissima “stagflazione”).

 

La storia tende a non ripetersi ma a presentare dei tratti comuni che però, per complicare le cose, spesso si riassemblano in modo diverso generando trasformazioni non sempre in linea con le attese.

 

La selezione naturale non fa sconti e, come ricordava Charles Darwin, non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento.

 

A confortarci è il fatto che i sistemi economici di 50 anni fa erano molto più dipendenti dall’industria manufatturiera, la più colpita dall’aumento del prezzo delle materie prime, mentre oggi i servizi la fanno da padrone, e dai consumi di petrolio (il cui peso sul PIL era più che doppio di quello attuale).

 

Avremmo quindi avere la possibilità (oltreché la necessità vitale) di dimostrarci, per usare un termine abusato, più resilienti e “antifragili” del passato ed il ritorno alla normalità potrebbe alla fine sorprenderci positivamente (pur senza renderci immuni dai danni e dalle difficoltà del caso).

 

Il primo ministro inglese Benjamin Disraeli amava dire che nulla è più educativo che una avversità e qualche anno dopo era un altro grande cancelliere britannico, Winston Churchill, a recitare il suo monito: “Mai lasciare che una buona crisi vada sprecata”.

 

Pur non volendo eccedere con l’ottimismo, potremmo chiudere con la dichiarazione di Mark Twain, apparsa per smentire l’errata pubblicazione del suo necrologio, sul New York Journal il 2 giugno 1897: “Le notizie sulla mia morte sono una grossolana esagerazione”.

Lo rapina degli occhiali in pieno centro

L’uomo arrestato da una volante giunta subito sul posto

I fatti sono accaduti venerdì mattina, in pieno centro. Intorno alle ore 9:30 la prima vittima è stata avvicinata con una richiesta d’aiuto e, dopo l’aggressione, è stata privata degli occhiali che indossava. L’uomo ha cercato di far desistere il ladro, avvisandolo che gli occhiali in questione erano graduati e quindi non immediatamente rivendibili. Il gesto, però, non ha fatto altro che accrescere la rabbia del soggetto che,  in risposta, ha danneggiato gli occhiali e li hai poi gettati  a terra.

Dopo aver chiamato le forze dell’ordine, la vittima ha seguito l’uomo, un 33enne di origine tunisina con precedenti di polizia, che poco più avanti aggrediva un secondo passante, prima di essere arrestato dagli agenti della Squadra Volante giunta sul posto in pochi minuti.

Sicurezza, petizione sulle telecamere: il commento di Fissolo

Da Palazzo Civico


INSTALLAZIONE DI TELECAMERE TIPO ARGO INTERFACCIATE CON LA POLIZIA TRA VIA MASSERANO E MARIA AUSILIATRICE

Il Commento del Capogruppo dei Moderati in Comune Simone Fissolo

Le nuove tecnologie ci permettono di aumentare la sicurezza delle nostre strade con attività molteplici.
Serve un’infrastruttura digitale in grado di permettere il collegamento di telecamere mobili e fisse in base alle esigenze specifiche dei vari luoghi.
È necessaria l’integrazione tra telecamere pubbliche e private che lo richiedano.
Dobbiamo fornire doverose risposte ai fenomeni di spaccio, prostituzione e atti vandalici. Certamente dobbiamo tutelare la privacy dei cittadini ma di fronte all’illegalità ritengo che la tecnologia possa funzionare da deterrente per tali fenomeni, che nessuno ama avere nei dintorni di casa propria o della propria attività. La privacy dei cittadini è maggiormente tutelata proprio quando il loro intorno vive senza pressioni di natura criminale. Ogni giorno concediamo alle aziende i nostri dati in maniera non controllata tramite il nostro smartphone; l’uso di telecamere è invece regolamentato e segue disposizioni specifiche che però aiutano in molti casi dove vi sia illegalità.

Piazza d’Armi, rimossa la roulotte bruciata

Ieri il Reparto Sicurezza Stradale Integrata della Polizia Locale ha completato l’intervento di rimozione dei veicoli abbandonati, iniziato la scorsa settimana, sulla Piazza d’Armi.

Venerdì scorso, infatti,  durante le operazioni di pulizia dell’area, il mezzo utilizzato per la rimozione dei veicoli ha avuto un guasto tecnico al braccio meccanico sul quale era agganciata la pinza di sollevamento e, pertanto, non era stato possibile completare l’intervento.

Sul posto era rimasta ancora una carcassa di roulotte bruciata che oggiil personale specialistico della Polizia Locale ha provveduto a rimuovere mediante l’utilizzo di un carro attrezzi.

Al Museo Accorsi Ometto le luci e i colori dei costumi teatrali di Caramba

In scena in una mostra di grande fascino

Il mese di aprile si apre al Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto con una mostra di eccellenza, dal titolo “In scena! Luci e colori nei costumi di Caramba”. Si tratta di un omaggio alla bellezza intesa non soltanto come eleganza delle forme, ma anche preziosità dei tessuti e cura dei particolari, attraverso un’esposizione dedicata al maestro dei costumi teatrali Luigi Sapelli, in arte Caramba.

La mostra mette in risalto l’elevato livello della produzione del costumista piemontese, attraverso una quarantina di suoi costumi, scelti tra gli oltre tremila appartenenti alla collezione Devalle di Torino. La Casa d’Arte Caramba fu fondata a Milano nel 1909. Tra i pezzi più iconici da lei realizzati figurano preziosi esemplari per il dramma dannunziano “Parisina” e per la prima rappresentazione della Turandot di Puccini, avvenuta nel 1926, con la direzione del maestro Arturo Toscanini al teatro alla Scala di Milano. Figurano anche i costumi rinascimentali realizzati con i preziosi velluti di Mariano Fortuny e i costumi per Elisa Cegani e Luisa Ferida, firmati da Gino Carlo Sensani nel film intitolato “La corona di ferro”, realizzato dal regista Alessandro Blasetti nel 1941.
Sono presenti in mostra anche diversi tessuti della manifattura Mariano Fortuny, a sottolineare la collaborazione tra i due artisti, che prese avvio all’indomani della creazione della Casa d’Arte Caramba, in cui si riunivano molteplici professionalità, dalle ricamatrici ai sarti, dai calzolai ai fabbri, in grado di dar vita a costumi di grande valore artistico.
Sono anche presenti i bozzetti della collezione della Sartoria teatrale Pipi di Palermo, che mostrano raffinati dettagli dal punto di vista pittorico rispetto alla consueta produzione di Caramba.
Ricerche e studi intrapresi per la realizzazione dell’esposizione hanno permesso di compiere entusiasmanti scoperte, tra cui quella dello splendido manto piumato esposto in mostra che, fino a oggi, non si sapeva per quale opera fosse stato realizzato. Finalmente è stato assegnato alla “Parisina” di Pietro Mascagni su libretto di Gabriele d’Annunzio. E stesso destino è capitato al manto usato da Elisa Cegani nel film “La corona di ferro”, che ha ricevuto una corretta attribuzione. È stato indossato dalla celebre soprano Maria Callas per il Nabucco, andato in scena al teatro San Carlo di Napoli, il 20 dicembre 1949.
Caramba fu un vero e proprio “Mago del costume”, artista e imprenditore, capace di rivoluzionare il campo dei costumi teatrali. Aboli’ la tradizione del “trovarobato”, figura cui era affidata la scelta de costume di scena, fondando la propria Casa d’Arte omonima e imponendo la sartoria teatrale come un autonomo atelier e vestendo con abiti nuovi dai protagonisti fino all’ultima comparsa.
Caramba, nome d’arte di Luigi Sapelli, nacque a Pinerolo nel 1865 e morì a Milano nel 1936. Costumista e scenografo, iniziò la sua carriera da autodidatta come caricaturista a Torino, disegnando poi gli allestimenti per le compagnie d’opera Dalla Guardia, Vitale, Marchetti. Quando fondò la Casa d’Arte Caramba, iniziò a fornire abiti di scena ai maggiori teatri, La Scala, la Fenice di Venezia, il Regio di Torino, l’Opera di Roma, il Metropolitan di New York, realizzando costumi storici e contemporanei e collaborando anche con il Vate. Fu il vero interprete del costume di scena in chiave moderna e innovativa, rivoluzionandone la concezione. Direttore dell’allestimento scenico alla Scala dal 1923 fino alla morte, realizzò anche costumi di fantasia liberamente ispirati alla storia, curati nei particolari, nella scelta dei colori, nei disegni e nel taglio. Oggi sono conservati nei depositi del Teatro alla Scala o al teatro dell’Opera di Roma. Ispirati alcuni all’antico Egitto, altri al costume esotico, al Settecento e Ottocento, i suoi abiti di scena, pur ricalcando un’epoca, la interpretano in maniera assolutamente innovativa. Fu amico dell’artista e scenografo catalano Mariano Fortuny e fu capace di usare formule nuove per i tessuti e creare effetti di luce per valorizzare la scena. La sua bravura consisteva nella capacità di curare i particolari, da un bottone a un’asola.
La sua vita fu anche ricca di rapporti con importanti personalità del mondo artistico e musicale dell’epoca, quali Toscanini, Puccini, Mascagni, Leoncavallo, Eleonora Duse, Emma Gramatica, Guido Marchetti, Ruggero Ruggeri, il coreografo Massine, Marco Praga, Sem Benelli e gli artisti Wildt e Bistolfi.

Mara Martellotta

La mostra sarà aperta dal 7 aprile al 4 settembre 2022 presso il Museo Accorsi Ometto in via Po 55.
Orari: martedì, mercoledì, venerdì dalle 10 alle 18
Giovedì dalle 10 alle 21
Sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 19.
Chiusura il lunedì.
Tel 011837688

Arriva Draghi, presidio di Rifondazione

NO AL GOVERNO DELLA GUERRA E DEL CAROVITA!

Martedì 5 aprile il Presidente del Consiglio Mario Draghi sarà a Torino. Rifondazione Comunista, insieme ad altre realtà politiche, sindacali, associative manifesterà a partire dalle ore 14 in piazza Castello per protestare contro un governo che, anziché adoperarsi per una soluzione di pace in Ucraina, invia nuove armi e aumenta le spese militari, proprio nel momento in cui esplode il carovita e viene rilanciata la privatizzazione dei servizi locali.

Il Governo Draghi, afferma Fausto Cristofari segretario provinciale di Rifondazione Comunista, anziché adoperarsi per la cessazione immediata delle ostilità e per una soluzione diplomatica della crisi, propone come fondamentale l’aumento del sostegno militare all’Ucraina.
Ma davvero Draghi pensa che la pace si realizzi alimentando l’economia della guerra?
Rifondazione Comunista vuole in questo modo sottolineare la necessità di un’alternativa politica e sociale all’economia di guerra del governo Draghi, che ancora una volta si vuole far ricadere sulle spalle delle classi popolari. NO ALLE SPESE MILITARI, SI ALLE SPESE SOCIALI: SCUOLA, SANITÀ, WELFARE, AMBIENTE!
Partito della Rifondazione comunista

Il Tavolo della crisi idrica in Piemonte

L’assessore regionale Marco Protopapa: “Importante momento di confronto sulla gestione delle acque in agricoltura”

Si è tenutoa Torino il tavolo regionale per l’irrigazione e la bonifica, convocato dall’assessore Marco Protopapa, con lo scopo di supportare e fornire indirizzi alle politiche regionali in materia. Al tavolo hanno partecipato i rappresentanti dei consorzi irrigui, delle organizzazioni professionali e delle cooperative degli agricoltori, del mondo scientifico.

Il confronto assume particolare importanza nel periodo attuale caratterizzato da un’estrema preoccupazione per la scarsissima disponibilità di acqua a scopo irriguo. I partecipanti hanno infatti evidenziato l’assoluta anomalia del momento che rischia di determinare, per la scarsità di precipitazioni e soprattutto di riserve idriche, una riduzione molto intensa della produzione agricola regionale ed in molti casi la stessa semina delle colture, come ad esempio nel caso del riso per cui risultano in molti casi  non possibili gli allagamenti delle camere delle risaie.

“Il tavolo di confronto è stato proficuo – afferma l’assessore Protopapa – grazie alla disponibilità di tutti gli intervenuti e sono emerse idee su come agire attivamente sulla programmazione dei prossimi anni nella gestione delle acque. Saranno calendarizzati prossimi tavoli tecnici per dare maggiore supporto alle future decisioni.

In particolare è stata apprezzata dai rappresentanti del mondo agricolo la scelta della Regione Piemonte di attivare nelle prossime settimane un bando per oltre 2 milioni di euro, che abbiamo  condiviso, a sostegno dei consorzi per interventi sulla rete irrigua del Piemonte per l’adeguamento al cambiamento climatico in atto che tende a modificare le caratteristiche del nostro territorio”..

Il bando è rivolto ai consorzi gestori di comprensorio e canali demaniali per il finanziamento delle spese di progettazione di opere infrastrutturali finalizzate a migliorare e rendere più efficiente la gestione dell’irrigazione in Piemonte.

Torino meta ambita per le vacanze di Pasqua da italiani ed europei (soprattutto spagnoli e portoghesi)

Torino è tra le mete preferite da europei e italiani per la Pasqua 2022 secondo Jetcost
Le ricerche di voli e hotel sono già su livelli simili al 2019, l’anno prima della pandemia
La ripresa del turismo è un dato di fatto dopo questi due anni difficili di pandemia e sembra siano tornate anche la fiducia e la voglia di viaggiare per godersi finalmente una meritata vacanza; secondo il potente motore di ricerca di voli e hotel www.jetcost.it, le ricerche di voli sono aumentate del 150%, mentre quelle di alberghi sono aumentate del 210% nei primi tre mesi del 2022. Infatti, le ricerche per la Pasqua sono già tornate su livelli simili al 2019. Inoltre, gli utenti passano il 30% di tempo in più nella ricerca di diverse soluzioni, budget e date alternative, il che dimostra che c’è un interesse concreto e una reale intenzione di viaggiare e trovare una buona occasione.
Molti degli europei che hanno deciso di viaggiare durante la Pasqua 2022 stanno scegliendo l’Italia. L’alto livello di vaccinazione della popolazione, la diminuzione dell’incidenza e il minor pericolo della variante Omicron, insieme al piacevole clima primaverile nel Bel Paese, la ricchezza di cultura, paesaggi, tradizioni, così come la ricca offerta di enogastronomia e ospitalità hanno fatto in modo che l’Italia sia diventata il secondo paese più ricercato su Jetcost per trascorrere queste vacanze, dietro alla Spagna e prima del Portogallo.
Jetcost.it analizza regolarmente le ricerche effettuate attraverso il suo sito, in modo da ottenere dati molto affidabili visto che si tratta di ricerche reali e non di sondaggi. I dati che analizzano i risultati delle ricerche di voli durante la Pasqua 2022 indicano che una grande maggioranza ha optato per Torino, che è diventata la nona città più richiesta dai viaggiatori spagnoli e l’undicesima dai portoghesi.
Le città italiane più ricercate dai turisti europei durante Pasqua 2022:
Tedeschi……..Britannici………Francesi……….Spagnoli……..Olandesi……..Portoghesi
1. Roma…………1. Milano……….1. Roma…………1. Roma……….1. Roma………..1. Roma
2. Milano………..2. Roma………..2. Venezia………2. Milano………2. Napoli……….2. Milano
3. Napoli………..3. Venezia………3. Napoli……….3. Venezia……..3. Milano ……..3. Venezia
4. Catania………4. Napoli………..4. Palermo……..4. Firenze……..4. Bari………….4. Firenze
5. Palermo……..5. Firenze……….5. Milano……….5. Napoli……….5. Venezia…….5. Napoli
6. Venezia………6. Pisa ………….6. Bari………….6. Bologna……..6. Firenze……..6. Bologna
7. Bari…………..7. Verona……….7. Firenze………7. Pisa………….7. Palermo ……7. Palermo
8. Firenze………8. Bologna………8. Catania…….. 8. Palermo…….8. Catania…….8. Cagliari
9. Lamezia……..9. Catania………9. Cagliari………9. Torino ………9. Verona……..9. Pisa
10. Olbia……….10. Palermo…….10. Olbia………..10. Bari………..10. Pisa……….10. Bari
11. Cagliari……11. Genova……..11. Pisa………….11. Genova……11. Bologna…..11. Torino
12. Genova……12. Cagliari……..12. Bologna…….12. Catania……12. Olbia………12. Alghero
Anche per gli stessi italiani è Torino la 22esima città più ambita al mondo per trascorrere questi giorni di riposo e svago. Inoltre, le capitali e le città principali dei paesi europei sono, insieme ad altre città italiane, le prime destinazioni più desiderate: Barcellona al quarto posto, Parigi al sesto, Amsterdam al settimo, Madrid al nono, Lisbona all’undicesimo, Londra al tredicesimo, Siviglia al sedicesimo, Valenzia al diciassettesimo e Tenerife al ventesimo. Quelli che hanno scelto destinazioni a lungo raggio hanno optato invece per Dubai al 14esimo posto e New York al 15esimo.
Le città più ricercate dai turisti italiane durante Pasqua 2022:
1. Roma
2. Catania
3. Napoli
4. Barcellona
5. Palermo
6. Parigi
7. Amsterdam
8. Milano
9. Madrid
10. Bari
11. Lisbona
12. Lamezia Terme
13. Londra
14. Dubai
15. New York
16. Siviglia
17. Valenzia
18. Venezia
19. Bologna
20. Tenerife
21. Brindisi
22. Torino
23. Cagliari
24. Firenze
25. Fuerteventura
Ignazio Ciarmoli, Direttore Marketing Jetcost, ha detto: “Dopo due anni di pandemia sta finalmente tornando la normalità nelle nostre vite e con essa anche il desiderio degli europei di viaggiare. È una grande notizia vedere che l’interesse dei turisti per Torino si sia mantenuto per un’altra Pasqua e che continui a essere una delle principali destinazioni turistiche del mondo, tra i buoni prezzi che offre, in confronto ad altre città, la sua ricchezza culturale e le sue bellezze in questo periodo dell’anno; la sua variegata offerta gastronomica e i suoi buoni hotel e servizi continuano a sedurre un gran numero di turisti per essere una delle città italiane preferite sul motore di ricerca Jetcost. Non sorprende quindi che con le sue numerose attrazioni sia ancora una volta anche una delle città più ricercate dagli italiani per pasqua 2022”.
Su Jetcost:
Jetcost è un motore di ricerca per tariffe aeree, hotel e autonoleggi.

“Ghiaccio”, angosciosa e lucida messinscena intorno alla mente del serial killer

Il testo di Bryony Lavery sul palcoscenico del Gobetti, sino a domenica 10 aprile

C’è un grumo rosso (come quello che attraversava l’orrore del ghetto di Cracovia sotto l’occhio in bianco e nero di Steven Spielberg in “Schindler’s List”, la bambina tragicamente smarrita e avvolta nel suo cappottino) sul palcoscenico del Gobetti che fino a domenica 10 aprile ospita “Ghiaccio” dell’autrice inglese Bryony Lavery, nella traduzione di Monica Capuani e Massimiliano Farau e messo in scena da Filippo Dini. È l’impermeabile della piccola Rhona, una Cappuccetto Rosso che non è uscita dalla penna dei Grimm ma che è travolta e immersa nell’orrore del nostro quotidiano, che mentre portava alla nonna un paio di cesoie da giardino ha incontrato il lupo cattivo, Ralph, un pedofilo, uno stupratore e killer seriale di bambine e ne è rimasta sopraffatta.

Il testo della pluripremiata (dopo il debutto nel 1998 al Birmingham Repertory Theatre) Lavery – che nel 2019 “The Indipendent” incluse nella sua classifica dei 40 testi teatrali migliori mai scritti – non è una favola, non è neppure l’amaro resoconto di un caso realmente avvenuto pochi o più anni fa, è un raggrupparsi di tante storie diverse, di attimi neri catturati qua e là, laceranti e sconvolgenti, che si raccolgono nella disperazione di una madre, Nancy, e nella distruzione di una intera famiglia, nella tragedia in cui si dibatte il mostro, nello scompiglio della sua mente criminale, nella esistenza angosciosa di una psichiatra americana di origini islandesi, Agnetha, che combatte con il ricordo della morte di un amico e che tra attacchi di panico tenta di portare avanti il proprio intervento, “Serial killer: si può perdonarli?”, e un personale studio secondo cui viene attribuito “a lesioni nei lobi frontali l’assenza di inibizione che induce comportamenti criminali”. Sottolineando che “il mio intervento è un esame critico delle differenze tra crimini frutto di malvagità e crimini frutto di patologia”.

Non soltanto questi tre personaggi. Non li vediamo in scena, ma ne avvertiamo la presenza, debolissima di Bob, il marito di Nancy, ben più presente quella di Ingrid, la figlia maggiore della coppia, attraverso le parole della madre un dolore che muta, che all’inizio affonda nella pretesa consapevolezza di una dolorosa sopravvivenza per poi passare ad una ribellione e al rifiuto di vivere nel culto della vittima, per affrontare un percorso buddistico, un viaggio verso l’Oriente all’inizio poco credibile, un misticismo di profonde radici che saprà liberarla dalle colpe che lei ha immaginato. Il risultato visivo sono quelle interminabili file di bandierine tibetane con cui Dini inonda nella conclusione la sala teatrale, multicolori, leggere, riappacificatrici. Due zone, un prima e un poi, per tutti. Le tre vite principali intrise di crimine e di vendetta, la determinazione a sopravvivere nel gelido stato, nel ghiaccio della conservazione, nel tentativo, nel mestiere di vivere: poi, dopo giorni mesi anni di disperazione e sempre eguali la scoperta del perdono da un lato, l’affrontare con il suicidio la propria cruenta realtà dall’altro. La vita riprendere a scorrere, non è più quella di prima ma porta finalmente con sé un alleggerimento, uno sguardo diverso, lo scioglimento di quel ghiaccio. La disgregazione in qualche modo si ricompone. “Ghiaccio” è uno spettacolo da vedere e applaudire, duro, di massima tensione, “crudele” nelle parole e negli atti, lo sguardo esatto da parte di Dini delle angosce dei personaggi, della disperazione, della morte dentro, che ci mette lucidamente di fronte ad una realtà troppe volte letta sui giornali o vista nei tiggì, in monologhi o in un dialogo aspro e faticoso e rotto, che riversa la propria ansia giù tra il pubblico, in un freddo labirinto inventato da Maria Spazzi, corridoi e plastica, sotto le luci improvvise o accecanti di Pasquale Mari. Uno spettacolo con tre spettacolari interpreti, che rendono appieno gli spasimi, i dolori, le incertezze, il cammino completo di Nancy, di Ralph, di Agnetha: Mariangela Granelli rende con una bravura rara ogni particolare del dolore e dell’inimmaginabile perdono di una madre, Filippo Dini concretizza la fragilità e il terrore come il rimorso del suo killer, Lucia Mascino disegna con magnifica convinzione i momenti di paura e il denso pensiero della sua psichiatra.


A proposito di perdono. Chi frequenti il cinema ricorderà un film del 2009 di Peter Jackson tratto dal romanzo omonimo di Alice Sebold, “Amabili resti”, dove la giovane protagonista Susie – come la Rhona della Lavery – è vittima del vicino di casa, che la violenta e la uccide. Si ritroverà a “sopravvivere” in un passaggio intermedio, tra il mondo terreno e il paradiso, ad osservare anche qui lo sfacelo della propria famiglia e le mosse dell’assassino. Considerate dopo le proiezioni di prova le reazioni degli spettatori, che considerarono le scene della morte del killer non troppo soddisfacenti e rivolte piuttosto ad un’agonia e ad una fine più cruda e atroce, Jackson s’impegnò a rifarle, “ho dovuto creare una scena di morte piena di sofferenza solo per dare alla gente la soddisfazione che desiderava”. Il perdono, in quell’occasione, rivolse gli occhi da un’altra parte. E non credo fosse soltanto pretesa spettacolarizzazione.

Elio Rabbione

Le immagini dello spettacolo sono di Luigi De Palma