«Fatima non è caduta. Lui l’ha lanciata dal balcone. Stavamo discutendo, prima l’ha scaraventata a terra, poi l’ha buttata giù».
Questa la testimonianza della mamma della piccola Fatima Skika, morta a tre anni il 13 gennaio, caduta da un balcone di un edificio in via Milano, rilasciata agli inquirenti. La donna, che in passato avrebbe subito maltrattamenti dall’ex compagno, si sarebbe confessata con una poliziotta. Immediatamente dopo la tragedia, dopo aver saputo che la sua bambina era morta, non aveva rilasciato dichiarazioni complete e lucide. Potrebbe ora avere trovato la forza di parlare, superata la prima fase di shock.
Prodotti difettosi e garanzie, ecco le novità di legge. Al via una normativa che riscrive le regole del gioco per i produttori, per i quali è sempre consigliabile una verifica giuridico-legale preventiva dei propri formulari contrattuali al fine di renderli il più possibile adempienti e sicuri anche per chi fa impresa, in special modo per le PMI. “A partire dal 1° gennaio 2022 è entrato in vigore il decreto legislativo 170/2021 che modifica gli articoli da 128 a 135 del Codice del Consumo (e introduce gli articoli da 135bis a 135septies), in attuazione alla direttiva europea n. 2019/771 sulla vendita di beni che si applica a tutti contratti conclusi successivamente al 1° gennaio 2022”, esordisce Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, dal 1955 a oggi la prima, più antica e autorevole associazione consumeristica italiana.
I delinquentelli devono essere messi a lavorare per chi sta male. Il Servizio civile obbligatorio sarebbe un primo passo reale. Giovani parte di un procedimento penale davanti al tribunale dei minori che non si conclude con l’applicazione di una misura restrittiva devono essere obbligati a dare supporto dove c’è vero dolore. Allora sì che passerà loro la voglia di fare i gradassi sulle nostre strade” commenta il deputato torinese di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli.

Nei paesi francofoni andavano matti per quell’eroe di carta, il pilota più veloce di tutti i tempi, capace di mettere il muso della sua “Vaillante” davanti a quello delle altre auto alla 24 ore di Le Mans. Più affascinante di Jacky Ickx, simpatico come Mario Andretti, estroverso come Clay Ragazzoni, metodico come Niki Lauda. E lei, divorandone il fumetto, sognava ad occhi aperti di scendere in pista con la tuta e il casco integrale, infilandosi nello stretto abitacolo della monoposto e sfrecciare via contro vento. Una ragazza in gamba, Laura. Sveglia, simpatica e piena d’entusiasmo. La passione per le corse derivava dall’eccezionalità della sua famiglia? Nulla di più strano. Figlia di contadini, cresciuta nelle campagne del “profondo” Piemonte, non aveva ricevuto nessuna spinta verso i motori in genere. Sul retro del cascinale c’era, ben riparato da una tettoia, un vecchio trattore Fiat 25R, datato 1951, dal colore arancione ormai smunto. Alimentato a gasolio, con ruote non troppo grandi, stretto per poter viaggiare nel frutteto, quand’era in moto lanciava tutt’attorno un ruggito cupo e ansimante, determinato dall’usura e dal peso degli anni. Lo guidava suo zio Giovanni, con abilità e destrezza. Ma anche Laura, appena possibile, si metteva al volante e con il vecchio Fiat improvvisava corse impossibili sull’aia e nel grande prato dietro alla cascina. Il rombo del trattore seminava terrore tra gli animali. Le galline fuggivano, chiocciando disperate; i pulcini pigolavano in preda al terrore. I tacchini gloglottavano caracollando su e giù, minacciando le oche che, schiamazzando atterrite, avevano perso ogni parvenza di coraggio.
all’appuntamento organizzato per la “Sagra del Pisello” si erano ripromessi di mettere in campo abilità, tenacia, ma soprattutto la propria esperienza e le proprie abilità. Sì, perché a parte la giovanissima Laura, tutti i competitori – poco meno di una decina – erano dei veterani della corsa che si snodava tra i campi da Val Chiapini a Val Frascherina per terminare nella piazza principale del paese con la gimkana fra i birilli. Per vincere occorreva completare il percorso nel minor tempo possibile senza incorrere in penalità. Cosa non facile sulle stradine, sulle piste agro-silvo-pastorali, sui viottoli tra i campi, tra i covoni di fieno e le cascine.
La ragazzina cercava di tenere il ritmo dell’avversario, ma il veicolo dello Strappapeli era decisamente più veloce. Il destino, tuttavia, riserva sempre sorprese inaspettate, a volte anche spiacevoli. Fu proprio una di queste ultime a spegnere il ghigno che, fino a pochi attimi prima, sembrava stampato sul volto del meccanico. La sorpresa di materializzò sotto forma di una buca la cui profondità era celata dall’acqua che l’aveva riempita a seguito del forte acquazzone della sera prima. La ruota anteriore destra del Landini finì nella buca, il conducente perse per un istante il controllo e finì sbalzato nel fosso di scolo delle acque di irrigazione, provocando un fuggi fuggi di rane e rospi. Il trattore non si ribaltò e terminò la corsa contro un gigantesco ontano nero. Il conducente, coperto di fango, assistette attonito alla scena; illeso, ma moralmente scornato. Rimasta senza avversari, Laura percorse l’ultimo tratto tra gli applausi del pubblico che riconobbe in quella ragazzina la stoffa di una vera campionessa, caparbia nel carattere e diabolicamente in gamba nella guida. Il meritato successo le fece guadagnare, oltre ai premi, anche belle foto e ammirate parole sui giornali locali. Era felice per aver dimostrato di essere davvero una ragazzina in grado di farsi valere. Ma, nei giorni successivi, rendendosi conto che quella prova quasi temeraria le era costata moltissimo in termini di ansia, apprensioni e inquietudini decise di riflettere se continuare o meno a cimentarsi in quel genere di avventure. Non che fossero tante le occasioni per gareggiare con mezzi agricoli, ma, a suo parere, valeva la pena di riflettere su ciò che aveva provato. Ci ragionò abbastanza e, infine, prese una decisione. La passione per i motori faceva ormai parte delle sue passioni e non era certamente sua intenzione rinunciarvi. Le competizioni, invece, erano un altro paio di maniche. Troppa irrequietudine nelle fasi preparatorie, troppa fatica e trepidazione durante la gara. Decise, quindi, di lasciar perdere. Il desiderio della prova d’abilità se l’era tolto, in fin dei conti. Quando le fosse venuta voglia di far correre il trattore nei campi, tempo permettendo, il suo Fiat 25R era a disposizione, pronto ad assecondarne i voleri. Qualora avesse avvertito il desiderio di mettere le mani su cilindri e bielle, alberi motore e ingranaggi vari, annusando gli odori di benzina e del grasso lubrificante, nessun problema: la giovane avrebbe avuto modo di soddisfare la sua passione per la meccanica, mettendo in mostra l’innato talento senza dover sacrificare lo studio e chissà quali altre possibilità la vita le avrebbe offerto.
Si riparte. Si prova a ripartire. A elencare un calendario teatrale che, pandemia permettendo, possa reggersi in piedi, al di là di interruzioni o chiusure, con ogni sua forza. C’è la passione, c’è la raffinata bravura, c’è la caparbietà di un gruppo ma a volte ogni cosa è insufficiente. I teatri si chiudono, i teatri vanno (?) chiusi, con il rischio assurdo di mettere un tappo alla cultura e soffocarla. Dopo una settimana di applauditissime repliche al Gobetti con “Memorie dal sottosuolo”, merito soprattutto della prova di Paolo Orrico, per cui il termine perfezione non è sprecato, dopo una trasferta milanese, i Marcido (Marcidorjs e Famosa Mimosa: ma da sempre e per tutti, i Marcido) tornano alla loro tana, al luogo d’elezione, alla casa madre di corso Brescia 4bis, al loro Marcidofilm, al loro minuscolo quanto agguerrito teatro in formato bonsai, pronti a riaprire i battenti per una nuova avventura.
