Entrambi arrestati dagli agenti del Commissariato Centro
Domenica pomeriggio, transitando in via Roma gli agenti del Commissariato Centro notano all’incrocio con via Buozzi un uomo con il cappuccio della tuta indossato che cammina con fare sospetto. I poliziotti lo fermano e dai successivi accertamenti emerge che l’uomo doveva essere a casa nel quartiere Barriera Milano poiché sottoposto agli arresti domiciliari. Per l’evaso, un ventunenne cittadino tunisino, scatta l’arresto per evasione.
Analoga situazione era accaduta qualche giorno prima sempre in centro città e sempre con gli agenti del Commissariato Centro come protagonisti. Nella circostanza, i poliziotti avevano fermato in piazza Statuto la persona evasa dai domiciliari. Anche in questo caso, l’uomo, un italiano di 27 anni, era a una notevole distanza dalla propria abitazione che era ubicata in periferia. Il ventisettenne, infatti, era residente nel quartiere Mirafiori.

“La tempesta” di Serra ha un inizio che è un piccolo poema dentro lo spettacolo. Le urla dei naufraghi, la rabbia delle onde nei suoi colori grigiastri, il caos dei tanti suoni, il grande telo che avvolge ogni cosa e da cui Ariel – una eccellente Chiara Michelini, dolce, umana e persuasiva, leggera come i passi di danza con cui procede, l’interpretazione più convincente tra tutti e dodici gli attori che attraversano la scena – si sradicherà. Poi “La tempesta” s’avventura in un viaggio doloroso all’interno dei sentimenti umani, aggirandosi tra il sopruso e il tradimento, il potere violato e l’inganno e i pentimenti, tra l’amore di due anime giovani e sensibili, d’opposti genitori, quasi nuovi Romeo e Giulietta (Fabio Barone e Maria Irene Minelli, che convincono appieno), sino alla compassione e al perdono che lo spirito dell’aria farà conoscere e accettare al mago Prospero, vecchio sovrano spodestato. Mago di piccola taglia, quasi senza importanza, una magia “rozza”, capace tuttavia di far nascere tempeste e di imprigionare gli spiriti della natura, chiuso nel suo desiderio di vendetta e per troppo tempo privo di quella spiritualità e di quella trascendenza che dovrebbero indurlo ad uscirne fuori.
Serra, prima che si spenga il guizzo finale di Ariel, ci apre la parete di fondo e ci lascia intravedere gli attori (o sono ancora i personaggi?) alle prese con i loro costumi, quegli stessi costumi che prima, scendendo dall’alto, hanno unito il cielo e il palcoscenico: la certezza della vita del teatro, del suo universo, del suo essere chiamato a risollevare i tempi bui. Tra le piccole e le grandi magie.