Inseguita dalle volanti per 15 km e arrestata
Intervenuti gli agenti della squadra volante
Quindici chilometri di fuga spericolata, tanta è stata la lunghezza del tragitto percorso da una donna che l’altra sera intorno alle ore 21, non si è fermata all’alt della volante.
Transitando in Corso Vercelli, gli agenti della squadra volante notano un’auto attraversare l’incrocio nonostante la luce rossa. I poliziotti intimano all’auto l’alt ma la conducente ignora le indicazioni e si dà alla fuga. A questo punto inizia l’inseguimento. Dopo aver superato altri due incroci con il rosso, la donna alla guida dell’auto continua la sua folle corsa in direzione Mappano, per poi giungere a Leinì da dove si dirige in direzione A4. Durante la corsa, l’autovettura invade più volte la corsia di marcia opposta, rischiando di collidere con veicoli provenienti in senso contrario e mettendo in pericolo l’incolumità di altri utenti della strada. Giunta all’ingresso “Volpiano Sud”, l’auto in fuga va a collidere con il guard rail dove termina la sua corsa.
A bordo dell’auto ci sono due persone: un’italiana di 39 anni e un’altra persona risultata estranea ai fatti. Nel corso della perquisizione dell’auto, gli agenti trovano sul tappetino lato conducente un involucro poi risultato contenere cocaina. Nella successiva perquisizione domiciliare, vengono rinvenuti e sequestrati due bilancini di precisione e una carabina ad aria compressa.
A seguito dei fatti, la donna viene arrestata per resistenza a pubblico ufficiale e denunciata in stato di libertà per detenzione di stupefacenti, oltraggio a pubblico ufficiale, detenzione abusiva di armi e guida in stato di alterazione psicofisica. La stessa è stata anche sanzionata amministrativamente per diverse infrazioni al codice della strada.
La Settima Conferenza operaia del PCI si svolse a Napoli dal 3 al 5 marzo 1978. Il sindaco della città partenopea, una delle “capitali della crisi”, era a quel tempo Maurizio Valenzi. La relazione introduttiva venne tenuta da Giorgio Napolitano. Tra i tanti intervennero Luciano Lama, Sergio Garavini, Gerardo Chiaromonte e, ovviamente, Enrico Berlinguer.
La nostra delegazione era piuttosto composita e partecipata: una ventina di delegati dei quali ero responsabile, nonostante i miei vent’anni. Il viaggio verso Napoli fu alquanto avventuroso. Saliti sul treno in due gruppi, tra Domodossola e Fondotoce, raggiungemmo la stazione Centrale di Milano dove era previsto il cambio di convoglio. Uno dei nostri, ferroviere che lavorava in dogana, disse: “Tutti con me! So ben io dove bisogna andare!”. E noi, fiduciosi, lo seguimmo, salendo sui vagoni di un treno fermo tre binari più avanti. Meno male che era “del mestiere”: per un pelo non rischiammo di finire al Brennero. Fortunatamente, a scanso di equivoci, per toglierci ogni residuo di dubbio, chiedemmo informazioni a un controllore. In fretta la “truppa”, avvertita del tragico errore, si spostò sul binario giusto, accomodandosi nei posti prenotati sulla Freccia del Sud, il direttissimo 590/591 che collegava il capoluogo lombardo con la Sicilia. Ognuno si era portato le sue cose in valigia o in borsa. Restammo a bocca aperta quando il segretario della cellula comunista della Rumianca di Pieve Vergonte mostrò il suo bagaglio: un semplice tascapane conteneva il minimo indispensabile per i cambi di calze e mutande, un fiasco di vino, un salame felino lungo quasi mezzo metro e un largo filone di pane. Tenne a precisare che i viveri erano la dotazione di base, ridotta all’essenziale per il viaggio d’andata. Partimmo e molti manifestarono i primi segnali di stanchezza. Durante il viaggio notturno accadde un episodio incredibile. Messi in guardia dal capotreno sui frequenti furti ad opera di lesti borseggiatori, ci si attrezzò per assicurare un’adeguata chiusura degli scompartimenti che ospitavano le cuccette. Quattro dei nostri, operai alla Montefibre di Pallanza e alla Cartiera di Possaccio, legarono attorno alle maniglie della porta una cintura dei pantaloni. A notte fonda, transitando sull’Appennino qualcuno tentò di aprire il loro scompartimento incontrando però la resistenza della striscia di cuoio.
Contrariato lanciò un’invettiva che –stando a quanto udirono– pareva si trattasse di un piccato “Maiali!”. Solo Roberto Spadini, sfoggiando un’invidiabile e britannica flemma, intuì la cosa come un annuncio. “Ho sentito bene. Hanno detto “Giornali!”, e con quell’idea fissa in testa,infilate le ciabatte, andò in lungo e in largo per il treno a cercare quel signore che vendeva i quotidiani. Non trovandolo, sostando il treno alla stazione di Santa Maria Novella a Firenze, scese – sempre in ciabatte – e cercò l’edicola che, a quell’ora, aveva ancora la serranda abbassata. Deluso e dubbioso, scuotendo la testa, risalì. Il resto della nottata trascorse tranquillo e ci lasciammo alle spalle anche la capitale. Dopo l’alba, più o meno tutti svegli, scostate le tende scure, si guardava dai finestrini il panorama agreste che scorreva davanti agli occhi ancora assonnati. Un delegato sindacale della Montefibre d’origine campana assicurò che entro un’ora abbondante saremmo giunti alla meta. Dieci minuti dopo il treno iniziò a rallentare fino a fermarsi. Il cartello della stazione annunciava “Napoli Campi Flegrei”. Il panico si diffuse all’istante: eravamo a destinazione! Il buon Arturo aveva toppato alla grande e ora tutti cercavano di scendere il più in fretta possibile. Chicco scese in mutande, altri vestiti in fretta e furia, trascinandosi borse e valigie. Spadini scese in ciabatte e quando il treno ripartì si accorse che verso Salerno se ne andavano anche le sue scarpe che, liberatesi dei piedi del povero Roberto, proseguirono orfane e mute verso un ignoto futuro. L’inizio dell’avventura era stato poco promettente ma il seguito non fu da meno. La destinazione della prenotazione alberghiera, per ragioni strettamente economiche motivate dall’inflessibile senso del risparmio di Bruno, il nostro amministratore, ci portò a Torre del Greco, a trenta chilometri da Napoli. Camere dignitose, pulite. Vitto da dimenticare. Tutta la delegazione fuggiva ogni sera verso pizzerie, trattorie, ristorantini nei pressi del luogo dove eravamo confinati, evitando di consumare la cena che faceva parte dell’accordo stipulato. Solo il capodelegazione, vale a dire chi scrive, venne precettato una sera dal maître che l’obbligò a sorbirsi una sciapa minestrina, due fette di spalla cotta che non faceva onore alla parte anteriore della zampa del suino al quale era appartenuta, un formaggino Mio e una mela cotta che, in origine, doveva essere già avvizzita. Dalla sera successiva e dalla seguente l’esperienza venne evitata grazie ad abili sotterfugi.
La Conferenza fu un esperienza per certi versi indimenticabile. Per la qualità del dibattito e per l’intervento che il nostro delegato fece dalla tribuna parlando dell’impegno dei lavoratori chimici del nord a sostegno delle rivendicazioni dei loro compagni del sud. Per il clima che si respirava nel Palasport gremito da oltre quattromila delegati, per le parole di molti e soprattutto di Enrico Berlinguer che riassunse nel suo intervento il senso della scritta che campeggiava alle spalle del palco: “Occupati e disoccupati uniti nella lotta per lo sviluppo civile e produttivo di Napoli e del Mezzogiorno”. Ma fu indimenticabile anche le avventure di alcuni di noi che si persero sui mezzi dell’ Atan, l’Azienda Tranvie Autofilovie Napoli, sui bisogni idrici fatti controvento da un delegato in crisi prostatica nel fossato del Maschio Angioino, dalla valutazione della consistenza della sabbia dell’arenile di Torre del Greco da parte del medesimo che, a causa del buio di una notte senza luna e di una persistente sfortuna , si rivelò il prodotto di una deiezione canina, dello scontro fisico tra il capodelegazione e Luciano Lama che incocciarono in una svolta tra i corridoi del Palasport e della rissa che venne sfiorata tra la nostra delegazione e quella di Cremona. Su quest’ultimo episodio è utile aprire una parentesi, per specificare bene l’accaduto e le ragioni che portarono la tensione a un passo dallo scontro. Due delegati della Montefibre di Pallanza (dei quali, per eccesso caritatevole, ometteremo le generalità) ogni mattina tardavano tra i venti e trenta minuti la partenza del pullman a causa del ritardo cronico nello sbarbarsi, lavarsi e vestirsi. Il mezzo che doveva portare le due delegazioni, quella del Vco e i cremonesi, a Napoli non poteva muoversi in loro assenza. Se il primo giorno vi furono solo dei brontolii , il secondo la protesta fu più vivace e la terza e ultima mattina scoppiò una vera e propria rivolta che solo la paziente opera di mediazione dei due capidelegazione riuscì a sedare, non senza qualche difficoltà. Terminata la Conferenza il viaggio di ritorno non riservò sorprese se non uno strascico che si potrebbe definire “a scoppio ritardato”. Infatti, tre settimane dopo, ad una assemblea dei delegati chimici che si tenne a Vercelli dove i lavoratori lottavano come tutti quelli del gruppo Montefibre per salvaguardare il processo produttivo e i posti di lavoro, un esponente del Consiglio di Fabbrica di Pallanza ( lo stesso che era intervenuto a Napoli) pronunciò lo stesso discorso, calcando la mano sul fatto che anche in Piemonte c’era la massima disponibilità a discutere il futuro di realtà come quella della provincia del riso a vantaggio di quelle collocate nelle regioni meridionali del Paese. Apriti cielo! Si dovettero sudare le proverbiali sette camicie per assicurare i vercellesi che nessuno voleva vendere la loro pelle ma che si trattava solo di una interpretazione un poco troppo enfatica del concetto solidaristico che univa il nord al sud nella stessa lotta per lo sviluppo. A riprova che non sempre i buoni concetti, alla prova pratica, vengono condivisi con lo stesso entusiasmo.
Marco Travaglini
Controllo del Vicinato, piemontesi a Mantova
A
Dopo tre anni, sabato 7 maggio 2021 si è nuovamente riunita in presenza, a Mantova, l’Assemblea dei Soci dell’Associazione Controllo del Vicinato per l’approvazione del bilancio di esercizio 2021, per l’elezione del nuovo Consiglio Direttivo e del Presidente
A testimonianza della fattiva collaborazione dell’ACdV con l’Amministrazione Comunale, ha partecipato all’incontro l’Assessore Iacopo Rebecchi, che nel salutare i Soci ha ribadito l’importanza del lavoro svolto dall’associazione sul territorio, per il quale ringraziamo i nostri referenti Daniela Morselli, Giuseppe Bruzzano, Stefano Carboni, Rino Martinazzo, e insieme a loro tutti i coordinatori che con il loro operato contribuiscono alla sensibilizzazione dei cittadini, rafforzando lo spirito di collaborazione e solidarietà che sono i valori su cui si fonda il controllo del vicinato
Il consiglio direttivo uscente ha chiuso un bilancio positivo sia dal punto di vista contabile, ma soprattutto per le molteplici iniziative e attività poste in essere su tutto il territorio nazionale sia nel corso del 2021, sia nel corso di tutto il mandato quadriennale
Nel suo discorso, il Presidente Fedinando Raffero si è detto molto soddisfatto per la vitalità del Direttivo e di tutta l’Associazione, che nonostante le difficoltà e i limiti imposti dalla pandemia non si è lasciata cogliere impreparata, ma grazie al lavoro del suo team tecnico ha saputo rinnovarsi anche dal punto di vista tecnologico, cogliendo l’occasione per sviluppare la propria azione e tenere vivo il contatto con la rete di cittadini aderenti al progetto attraverso un nuovo servizio di newsletter, webinar tematici e creando occasioni di incontri tra i gruppi in video conferenza
Proprio grazie al supporto della tecnologia, molti Soci hanno potuto infatti partecipare all’Assemblea in collegamento da remoto, così come le votazioni dei punti all’ordine del giorno che si sono tenute in modalità telematica.
Una vera novità per l’Associazione.
È stato quindi eletto il nuovo Consiglio Direttivo, costituito da sei Soci, e per il quale c’erano in lista otto candidati, mentre il Presidente Raffero, ricandidatosi, ha ottenuto la conferma per un nuovo mandato con voto plebiscitario
L’Assemblea ha quindi concluso i lavori con il rituale pranzo societario presso il ristorante Ai Garibaldini, cogliendo così l’occasione per condividere un momento di convivialità
Uniti nella logistica dell’ultimo miglio, firmata la convenzione con Postalcoop
È stata firmata il 9 maggio scorso la convenzione tra APGO Fedagro Torino, CAAT e Postalcoop, azienda leader nel settore dell’outsourcing, che collabora con brand internazionali e che, recentemente, ha anche aperto una sede operativa all’interno del Centro Agroalimentare di Torino.
Il progetto prevede una prima fase di sperimentazione di logistica di ultimo miglio, essenzialmente dedicata a clienti business, durante la quale le aziende grossiste avranno l’opportunità di provare gratuitamente il servizio di delivery nei confronti della città di Torino e l’area metropolitana, con la possibilità di usufruire di alcuni mezzi isometrici ad alimentazione elettrica, che sono stati messi a disposizione da Postalcoop.
Viva soddisfazione è stata espressa per l’obiettivo raggiunto dal Presidente di A.P.G.O Stefano Cavaglia’.
“Con questa convenzione fortemente voluta dalla nostra associazione APGO Fedagromercati e sostenuta dall’ente gestore – spiega il presidente di A.P.G.O Stefano Cavaglia’ – è stato fatto un passo importante a vantaggio degli operatori grossisti di CAAT. Ritengo che gli ortomercati di domani saranno rappresentati da importanti piattaforme multiservizi, dei veri e propri hub, dove la differenza sarà fatta dalla componente di servizio, mantenendo allo stesso tempo, quale punto di forza di queste realtà, il loro ruolo centrale tra la domanda e l’offerta di prodotti freschissimi e l’elevata professionalità degli Operatori che li animano.
Per questo motivo sono convinto che la collaborazione con un operatore logistico, che già lavora con un partner di livello internazionale, quale è Postalcoop, rappresenti un ottimo punto di partenza per il Centro Agroalimentare di Torino, finalizzato ad uno sviluppo dell’offerta di servizi da parte dei Grossisti.
Considerato l’impegno che A.P.G.O sta approfondendo nel progetto ambizioso di portare l’apertura e l’operatività del CAAT in orario diurno, sotto l’ala della Fedagromercati Nazionale, la Convenzione con Postalcoop risulta di estremo interesse e potenzialmente cruciale per consentire alle aziende associate e ai rispettivi clienti di essere sostenuti nella potenziale transizione da un supporto logistico di eccellenza e con mezzi adeguati alle loro esigenze”.
“Esprimo viva soddisfazione – ha anche dichiarato il Presidente del CAAT Marco Lazzarino – per questa convenzione che consente al CAAT e ai propri operatori di proseguire lungo un percorso che è quello della sostenibilità ambientale, un percorso che abbiamo da anni abbracciato con convinzione e che oggi vede un’ulteriore accelerazione.
Consentiamo in questo modo ai nostri grossisti di avvalersi di un servizio innovativo e a bassissimo impatto ambientale, che vedrà vantaggi sia per gli operatori, sia per i loro clienti”.
“Abbiamo inoltre – aggiunge il Presidente del CAAT Marco Lazzarino – scelto di inaugurare il lancio di questo servizio con due consegne gratuite di frutta e verdura all’associazione “L’angolo”, che ospita 170 mamme e bambini provenienti da un Paese in guerra, l’Ucraina. Sono grato ai grossisti del CAAT che, ancora una volta, hanno dimostrato sensibilità e generosità, donando i loro prodotti per finalità benefiche”.
Infine il Direttore Generale del CAAT Gianluca Cornelio Meglio ha dichiarato che questa convenzione conferma le grandi potenzialità del centro e che possono essere espresse tra operatori economici utili sinergie per l’organizzazione di servizi in grado di soddisfare le mutate esigenze che provengono dal mercato.
“L’avvio della sperimentazione – ha precisato il Direttore Generale del CAAT Gianluca Cornelio Meglio – consentirà la raccolta di dati al fine di un’analisi puntuale volta a definire, nel dettaglio, i contorni di un nuovo servizio in grado, nell’immediato futuro, di ampliare le opportunità di business da parte dei nostri grossisti”.
MARA MARTELLOTTA
RIGUARDANO I SANITARI DELLA PANDEMIA NON STABILIZZABILI NEL PUBBLICO
Un nuovo protocollo d’intesa sulla gestione post-emergenza delle Rsa è stato siglato tra gli assessori regionali alla Sanità e al Welfare e i rappresentanti dei gestori dei presidi delle Rsa piemontesi.
Scoppia il caso delle molestie all’Eurovision
Diverse hostess hanno detto di essere state importunate da alcuni artisti internazionali presenti all’Eurovision.
I presunti colpevoli sarebbero alcuni ballerini, che avrebbero allungato le mani e fatto apprezzamenti non proprio eleganti in occasione del party inaugurale di domenica alla Reggia di Venaria. Il caso è stato sollevato dal Corriere della Sera. Le chat di alcune volontarie dell’evento parlano delle molestie subite. Il Comune di Venaria nega ci siano stati episodi del genere.
Disponibilità per un tavolo con le istituzioni interessate
Dopo la comunicazione dell’azienda Aedes SIIQ della rinuncia ai permessi di costruire per gran parte degli interventi relativi al progetto Open Mall, in un incontro in Prefettura accoglie la richiesta di interessamento per un tavolo per superare lo stallo ultraventennale.
Leini, 10 maggio 2022 – In un incontro in Prefettura, su richiesta del Sindaco di Leini, Renato Pittalis, è stata confermata la disponibilità a favorire la convocazione di un tavolo con gli enti competenti, in primis Città Metropolitana di Torino, per la costruzione delle rotonde all’uscita della SS460 sulla SP10, crocevia fondamentale per l’accesso a Leini e all’aeroporto di Caselle. L’incontro, previsto da qualche settimana, è giunto proprio all’indomani dell’annuncio da parte di Aedes Siiq SpA, azienda titolare delle concessioni per la costruzione a Caselle del centro commerciale Open Mall, della rinuncia ai permessi di costruire per gran parte degli interventi previsti. Una rinuncia che, nei fatti, mette la parola fine alla prospettiva della costruzione delle rotonde come opera a scomputo del nuovo centro commerciale.
“Ho voluto coinvolgere nuovamente la Prefettura – spiega il Sindaco, Renato Pittalis -, per porre ancora una volta l’accento sul contrasto tra l’urgenza della costruzione delle rotonde, per motivi di sicurezza, innanzitutto, e i numerosi differimenti nell’operazione Open Mall che ne hanno ritardato e messo a rischio l’effettiva realizzazione. Proprio in vista dell’incontro, la società a cui sono stati attribuiti i permessi edificatori e sulla quale ricadeva la realizzazione delle opere a scomputo, ha comunicato la rinuncia a gran parte dei titoli, in funzione di una ridefinizione dell’utilizzo dell’area. In pratica, credo proprio che il centro commerciale non si farà e con esso le due rotonde. L’incontro con la Prefettura, che ringrazio per la disponibilità e l’attenzione, è diventato quindi l’occasione per l’analisi della situazione con le recenti novità: da questo incontro è stata comunque confermata la disponibilità della Prefettura a favorire la convocazione di un tavolo con tutti gli enti competenti, in primo luogo Città Metropolitana di Torino e Comune di Leini, perché si trovi una soluzione a questa annosa vicenda che, lo ricordo, si protrae da oltre vent’anni tra rinvii, modifiche ai progetti, fino alla soluzione direi quantomeno fantasiosa di affidare la realizzazione di un’opera fondamentale per la viabilità e la sicurezza alle opere a scomputo di un intervento commerciale già complesso di suo e messo seriamente in difficoltà dall’emergenza sanitaria. Il tutto mentre la Città Metropolitana, proprietaria della strada, continua nel suo ottimo percorso di investimento sulla viabilità, costruendo rotonde con ritmo elevato. Ovunque, tranne che a Leini. Una situazione che, l’ho detto chiaramente anche ieri mattina nell’incontro in Prefettura, il Comune non è disposto ad accettare. Non più”.
In programma all’Auditorium del Sermig l’11 maggio
Sono stati inaugurati nella serata di martedì 3 maggio scorso i nuovi locali della sede del Coro CAI UGET, che si trovano in via Monte Ortigara 95, alla presenza della Presidente della Terza Circoscrizione, Francesca Troise, del vicesindaco della Città Metropolitana di Torino Jacopo Suppo, dell’ex sindaco della Città di Torino Valentino Castellani e del Presidente del Gruppo consiliare dei Moderati in Consiglio Regionale Silvio Magliano.
Per i prossimi anni ospiteranno una realtà importante come quella del CAI UGET che, dal 1947, si fa portatrice di una tradizione di cultura, condivisione e amicizia.
Il prossimo appuntamento del Coro CAI UGET sarà per mercoledì 11 maggio prossimo alle 21, in un luogo assolutamente emblematico quale è l’Auditorium Helder Camara del Sermig, presso l’Arsenale della Pace, in piazza Borgo Dora 61.
L’evento vuole essere la riproposta, dopo l’arresto provocato dalla pandemia, di un momento di svago e di ottimismo in un mare di problemi che, da anni, ormai ci affliggono e ci hanno portato a ragionare sulle nostre fragilità umane.
I canti che fanno parte del repertorio del Coro CAI Uget fanno per lo più riferimento alle due guerre del secolo scorso. Si tratta, infatti, di canti di fredde trincee, ma anche di amori lontani, di partenze improvvise e di morte.
L’interpretazione del coro è a cuor leggero, in quanto, pur nella loro drammatica tragicità, si tratta di momenti del passato, episodi che rimangono scolpiti nella storia, si sperava a sempiterna memoria delle generazioni successive. Purtroppo, invece, ci ritroviamo sommersi in una guerra che ha dell’assurdo, molto più pericolosa, su più fronti, di tante altre guerre e enormemente più presente nella vita delle persone, perché mediatizzata. Sono tremila i chilometri che ci separano dal fronte ma, sicuramente, non devono essere una mera giustificazione per tenere lontana da noi una realtà come questa, quotidianamente vissuta sul campo di battaglia.
Il Coro CAI Uget ha uno strumento prezioso, che è quello del canto. Per questo motivo si è associato ad una realtà torinese che, con il Sermig, si sta prodigando per analizzare le cause e supportare le vittime di questa tragedia. Questa è la motivazione che sta alla base dell’organizzazione del concerto benefico promosso insieme al Sermig, per supportare chi, in questo momento, non trova pace.
L’ingresso al concerto, in programma mercoledì 11 maggio prossimo alle 21, presso l’Auditorium Helder Camara del Sermig, in piazza Borgo Dora 61, è gratuito, anche se si tratta di un concerto di raccolta fondi. Il Coro CAI Uget e il Sermig contano, infatti, sulla generosità di tutti per dare una mano a chi ha profonda necessità in questo periodo.
MARA MARTELLOTTA