Protagonista della personale che si apre il 15 febbraio alla galleria d’arte Mazzoleni
Gianfranco Zappettini è il protagonista della personale che la galleria d’arte Mazzoleni ospita da martedì 15 febbraio al 7 aprile prossimo nella sua sede torinese di piazza Solferino 2.
La mostra, intitolata “The golden age”, segue e completa, a due anni di distanza, la presentazione della produzione recente dell’artista esposta nell’omonima mostra londinese, durata dal febbraio all’aprile del 2020 e curata da Martin Holman.
Cofondatore negli anni Settanta del movimento internazionale della pittura analitica, Gianfranco Zappettini è considerato uno tra i più importanti artisti astratti italiani viventi. La sua evoluzione artistica ha seguito, in parallelo, il suo percorso di ricerca interiore e spirituale snodandosi, a partire dagli anni Novanta e Duemila fino ai primi anni del 2010, per approdare, infine, ai recenti dipinti in color oro.
La pittura per questo artista risulta esercizio spirituale, operazione rituale capace di tradursi nella distribuzione di diverse campiture di colore, che scandiscono la tela, e nella stratificazione di materiali che sono di origine comune o industriale, ma sempre lavorati con una grande maestria artigiana e un notevole rigore alchemico.
Nato a Genova nel 1939, Gianfranco Zappettini si è orientato, così, nella sua arte pittorica, verso mezzi poveri, scartando a priori quelli tradizionalmente più nobili, “affinché – affermava l’artista negli anni Settanta – il suo fare, abbandonata ogni possibile condizione di privilegio, assumesse il carattere di anonimita’- lavoro. Mentre la pennellata tende alla gestualità, alla connotazione autobiografica, il rullo non produce un oggetto, ma un “movimento” impersonale non riconoscibile”.
L’artista iniziò a esporre all’inizio degli anni Sessanta e a metà decennio le sue opere prima accolsero vari colori, poi si ridussero alla dualità del bianco e del nero. In quegli anni emerse anche la sua vicinanza alle opere degli anni Cinquanta di Mario Nigro ma, soprattutto, alla lezione dell’architetto tedesco Konrad Wachsmann, che ne accentuò l’interesse per la struttura interna del quadro e della superficie. A partire dal 1973 Zappettini iniziò a dipingere i suoi bianchi, superfici apparentemente monocrome, ma attraversate, in realtà, da linee ortogonali di luce non voluta, ma ottenuta. Alle superfici acriliche l’ artista avrebbe poi affiancato il ciclo delle tele sovrapposte, un’operazione di carattere analitico in cui veniva ottenuto il grado zero, una superficie senza segni, pronta per essere ri-disegnata, in una ciclicità che era destinata a diventare seriale.
Mara Martellotta
Galleria Mazzoleni, piazza Solferino 2
Tel 011534473
L’ingresso è consentito ai visitatori che esibiscono il Supergreen pass, in ottemperanza alle disposizioni governative vigenti.
(Foto Italics.art)
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