Mercoledì 23 marzo alle ore 17,30 al Centro “Pannunzio” in via Maria Vittoria 35H, la giornalista Bruna Magi, nota critica cinematografica, presenterà, in dialogo con Pier Franco Quaglieni, il suo libro “Visto si stampi. Storie pubbliche e private”, Edizioni Bietti. Una carrellata di situazioni e di ritratti visti da vicino, da Montezemolo a Craxi, da Fellini a Fabrizio De André.
Lo spettacolo, nel cartellone dello Stabile torinese, alle Fonderie Limone sino al 3 aprile

Non conoscevo Alessandro Serra, non conoscevo il suo teatro, mea culpa, non conoscevo la sua compagnia, Teatropersona, con cui dal 1999 mette in scena le proprie opere e porta avanti una visione di teatro del tutto personale. Non ho conosciuto, mea culpa, quel suo “Macbettu” shakespeariano che aveva radici sarde, che ha portato in mezzo mondo e per cui ha vinto nel 2017 il Premio Ubu quale miglior spettacolo. L’ho conosciuto, poche sere fa, alle Fonderie Limone di Moncalieri, con “La tempesta”, ultima opera del grande Bardo (1611), spettacolo prodotto dagli Stabili di Torino e di Roma, da ERT e dal Sardegna Teatro, in collaborazione con Fondazione I Teatri Reggio Emilia e Compagnia Teatropersona, in scena sino al 3 aprile. Bellissima, entusiasmante sorpresa. Andando a memoria, mi ritrovavo ancora ancorato all’edizione di Binasco o, molto più in là, alle vele azzurre che ondeggiavano furiose sul palcoscenico del Lirico milanese per l’edizione di Strehler con Carraro e Giulia Lazzarini che volteggiava piena di timori a parecchi metri d’altezza: ho conosciuto, finalmente, la sua fame di impadronirsi totalmente della grande macchina teatrale che ha avviato giorno dopo giorno al debutto, non soltanto ha curato la regia, ma anche le luci, i suoni, i costumi. Ho conosciuto la sua genialità nel costruire la “sua” scena – un quadrato di legno chiaro e spoglio al centro del palcoscenico, l’isola del naufragio, a delineare e contenere lo svolgimento della vicenda, una superficie piana lievemente intervallata da impercettibili buchi o da più visibili fessure, benedette imperfezioni da sfruttare nello e per lo spettacolo; e nell’”inserire” (ma forse il termine è poca cosa e non rende la totale quanto entusiasmante bellezza visiva che ne deriva) i suoi attori, posizionarli, fermarli e renderli vivi ad ogni momento, arricchirli di animi e di gesti, di centralità e di destre e di sinistre, nel farli soffrire, amare, divertire, urlare, tradire, perdonare dentro lo spazio. Poi, oltre quella, come un taglio di Fontana, uno squarcio sul fondo che è il resto del mondo, un “altro” luogo che è l’origine delle varie entrate in scena, e certe sciabolate di luce, fiammeggianti, dai lati, grandiose come un grandioso bianco e nero cinematografico.
“La tempesta” di Serra ha un inizio che è un piccolo poema dentro lo spettacolo. Le urla dei naufraghi, la rabbia delle onde nei suoi colori grigiastri, il caos dei tanti suoni, il grande telo che avvolge ogni cosa e da cui Ariel – una eccellente Chiara Michelini, dolce, umana e persuasiva, leggera come i passi di danza con cui procede, l’interpretazione più convincente tra tutti e dodici gli attori che attraversano la scena – si sradicherà. Poi “La tempesta” s’avventura in un viaggio doloroso all’interno dei sentimenti umani, aggirandosi tra il sopruso e il tradimento, il potere violato e l’inganno e i pentimenti, tra l’amore di due anime giovani e sensibili, d’opposti genitori, quasi nuovi Romeo e Giulietta (Fabio Barone e Maria Irene Minelli, che convincono appieno), sino alla compassione e al perdono che lo spirito dell’aria farà conoscere e accettare al mago Prospero, vecchio sovrano spodestato. Mago di piccola taglia, quasi senza importanza, una magia “rozza”, capace tuttavia di far nascere tempeste e di imprigionare gli spiriti della natura, chiuso nel suo desiderio di vendetta e per troppo tempo privo di quella spiritualità e di quella trascendenza che dovrebbero indurlo ad uscirne fuori.
“Omaggiare il teatro con i mezzi del teatro”, dice Alessandro Serra. E dice ancora: “La magia del teatro risiede proprio in questa possibilità unica e irripetibile di accedere alle dimensioni metafisiche attraverso la cialtroneria di quattro assi di legno, una compagnia, pochi oggetti e un mucchietto di costumi rattoppati”. E “La tempesta” diventa un variopinto gioco di teatro nel teatro, un viaggio dicevamo doloroso e comico al tempo stesso per quegli intermezzi che hanno i lazzi di Stefano (con la napolitaneità di Vincenzo Del Prete che si ritaglia un buon successo) e Trinculo (un godibilissimo Massimiliano Poli), che paiono usciti da un’altra commedia, con la complicità di altre fonti, un omaggio fatto da un capocomico e dai suoi attori al teatro stesso, con gli stessi mezzi di cui il teatro vive. Prospero è il mago pronto a divenire il metteur en scène, colui che dispone e dirige e guida, nella propria magia e nella propria successiva umanità. Marco Sgrosso ne fa un personaggio solido e dignitoso, eccellente nel delineare la forza della paternità come gli aspetti anche negativi, il suo potere su Caliban (Jared McNeill), anche con quelle amare frange di colonialismo d’altro tempo esposte nella schiavitù e nella distruzione di una lingua.
Serra, prima che si spenga il guizzo finale di Ariel, ci apre la parete di fondo e ci lascia intravedere gli attori (o sono ancora i personaggi?) alle prese con i loro costumi, quegli stessi costumi che prima, scendendo dall’alto, hanno unito il cielo e il palcoscenico: la certezza della vita del teatro, del suo universo, del suo essere chiamato a risollevare i tempi bui. Tra le piccole e le grandi magie.
Elio Rabbione
Le foto dello spettacolo sono di Alessandro Serra; nell’ordine Maria Irene Minelli (Miranda) e Marco Sgrosso (Prospero); Chiara Michelini (Ariel); Jared McNeill (Caliban), Vincenzo del Prete (Stefano) e Massimiliano Poli (Trinculo); Jared Mc Neill (Caliban)
Brothers in Arms
IL PUNTASPILLI di Luca Martina
Il prolungarsi del conflitto in corso sta generando timori e paure di un suo possibile allargamento su scala europea o addirittura (se dovesse essere coinvolto uno dei Paesi appartenente alla Nato) mondiale.

E’ difficile sottovalutare la gravità della situazione ma ritengo che possa essere di aiuto cercare di comprendere, esaminando la spesa militare delle parti in campo, quanto questo timori siano fondati.
La parte di gran lunga più importante della spesa militare mondiale è sostenuta dagli Stati Uniti che nel 2020 hanno investito (dati 2020 forniti dal SIPRI, Stockolm International Peace Research Institute) 778 miliardi di dollari, pari al 39% dell’intero pianeta.
Al secondo posto figura la Cina, che ha destinato a questo settore investimenti pari circa ad un terzo degli americani.
La Russia, infine, ha speso meno di un quarto degli “amici” cinesi: quanto basta per avere ragione dell’Ucraina, uno dei Paesi più poveri d’Europa, ma non certo per potere sostenere una lunga e dispendiosa campagna di riconquista dei territori della ex Unione Sovietica, la cui dissoluzione è stata, secondo le parole pronunciate nel 2005 da Vladimir Putin, “la più grande catastrofe geopolitica del XX secolo”.
Il dispendio di mezzi (materiali, finanziari ed umani) con il quale la Russia finirà probabilmente abbattere la coraggiosa resistenza ucraina non lascerà a Putin spazio per altre avventure per un po’ di tempo e non sarà certo la Cina ad intervenire in suo aiuto, prestando il fianco ad azioni che potrebbero destabilizzare l’equilibrio interno che Xi Jin Ping sta cercando di consolidare (con una ridotta attenzione all’Europa e lo sguardo rivolto agli Stati Uniti).
La pressoché perfetta complementarità tra la Russia (ricchissima di materie prime e povera di strutture produttive su vasta scala) e la Cina (povera di materie prime ma strutturata come un enorme stabilimento produttivo) ha la potenzialità di sfociare in un matrimonio di interesse ma non certo al costo di trascinare il gigante asiatico nella lista dei cattivi (dalla quale sta cercando faticosamente di uscire da molti anni).
Le dolorose vicende devono però renderci consapevoli della necessità di un sistema difensivo europeo che sia in grado di esercitare un potere dissuasivo convincente di fronte a chi avesse in animo, un giorno, di affacciarsi con intenzioni bellicose ai nostri confini.
Sarebbe forse il caso di provare a riannodare i fili della CED (la Comunità Europea di Difesa) che nel 1952 la Francia presentò, in collaborazione con l’Italia di Alcide De Gasperi, e che venne sottoscritta dai sei Paesi “fondatori” della EU: Italia, Francia, Germania dell’Ovest, Belgio, Olanda e Lussemburgo.
L’ambizioso progetto, innescato nel 1950, con il “Piano Pleven” (dal nome dell’allora primo ministro francese), dal padre fondatore dell’Unione Europea Jean Monnet, su pressioni statunitensi, per una collaborazione militare tra stati europei in contrapposizione alla crescente potenza sovietica, finì per essere bocciato proprio dal Parlamento transalpino nel 1954 e venne così definitivamente abbandonato.
Il recente annuncio della Germania di volere incrementare la spesa militare dall’attuale 1,4% a più del 2% (il livello richiesto dalla NATO ai Paesi aderenti) tradisce ancora una volta la mancanza di un’azione concordata con i partner europei e dovrebbe farci riflettere sulla insufficiente coesione di azioni ed obiettivi di comune interesse.
Gli investimenti militari tedeschi sono così destinati a crescere dagli attuali (dati 2021) 57.5 miliardi di dollari ad 83,5 nel 2024, portando la Germania ad occupare il terzo posto della classifica, dopo americani e cinesi.
Occorre sempre ricordare come gli investimenti nel settore della difesa hanno importanti ricadute economiche (gli investimenti producono ricchezza e occupazione) e tecnologiche (è spesso in ambito militare che vengono sviluppate importanti innovazioni, internet ne è un esempio, che trovano poi diffuse applicazioni in ambito civile) e la Grande Germania, giocando d’anticipo con la sua azione isolata, potrebbe scavare un fosso ancora più profondo con gli altri Paesi dell’Unione.
Passata la fase più acuta e guerreggiata della crisi attuale sarà fondamentale per il nostro Paese presentarsi nuovamente al centro del progetto europeo che ha contribuito a fondare e sostenere, con il fondamentale appoggio della Francia, un’azione concertata che renda il nostro continente più sicuro e all’avanguardia, pronto per affrontare le sfide di un futuro sempre più incerto e difficile da prevedere.
Solo così potremo provare a eludere il rompicapo costituito, e non certo da oggi, dalla Russia che, come scriveva Winston Churchill “è un rebus avvolto in un mistero che sta dentro un enigma”.
Un arrestato per spaccio e resistenza.
I fatti avvenuti in C.so Giulio Cesare. L’uomo alla vista degli agenti ha gettato il coltello, ma il gesto non è passato inosservato.
I fatti sono avvenuti giovedì sera quando il personale, sul posto per la segnalazione di un furto, ha notato il tentativo dell’uomo di disfarsi dell’oggetto.
Subito gli agenti hanno riscontrato che l’uomo, un 34enne di origine marocchina, aveva gettato un coltello lungo 35 cm. Cercando di sottrarsi all’identificazione l’uomo si accaniva e minacciava gli agenti, tutto sotto gli occhi dei passanti.
Grazie al professionale approccio degli agenti l’uomo è stato messo in sicurezza e da successivi controlli venivano trovate 83 pastiglie riconducibili a diverse sostanze psicotrope e circa 3 grammi di hashish. L’uomo, che ha continuato tuttavia a rivolgere minacce agli agenti e alle persone presenti, è stato poi denunciato per porto abusivo d’armi e arrestato per resistenza, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e tradotto presso la Casa Circondariale.
Dall’Anpas nuovi aiuti per l’Ucraina
INVIO AMBULANZE, RACCOLTA FONDI E ACCOGLIENZA PROFUGHI
Anpas (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) ha avviato numerose iniziative, in coordinamento con il Dipartimento della Protezione Civile e i partner della rete internazionale Samaritan International, finalizzate ad aiutare la popolazione ucraina.
Anpas ha attivato una raccolta fondi destinata all’emergenza umanitaria in Ucraina, volontarie e volontari Anpas sono operativi nell’accoglienza, in attività di assistenza, nella raccolta dei materiali da inviare e in attività logistiche.
Sono in viaggio per l’Ucraina le ambulanze Anpas che lo Stato Italiano donerà per sostenere il sistema sanitario locale già colpito dalla guerra.
Il Dipartimento della Protezione Civile ha infatti scelto dieci ambulanze tra le oltre 35 messe a disposizione dalle Pubbliche Assistenze Anpas di tutta Italia; tre di queste sono partite dal Piemonte e sono state messe a disposizione, con il supporto di Anpas Sociale, da Croce Bianca di Orbassano, da Croce Verde di Vinovo e dai Volontari del Soccorso Ceresole e Noasca.
Tutte le Associazioni Anpas del Piemonte, in collaborazione con le istituzioni locali, sono inoltre attive su tutto il territorio regionale: la Croce Verde di Asti metterà a disposizione un automezzo e personale volontario per l’eventuale trasferimento di profughi ucraini nell’astigiano, cederà una sua autoambulanza che verrà utilizzata per le attività nei luoghi dell’emergenza e ha avviato una raccolta di materiali e farmaci. Raccolta di materiali anche da parte della Croce Verde di Perosa Argentina in collaborazione con il Sermig di Torino.
La Croce Bianca di Volpiano ha fornito assistenza e supporto logistico a 62 profughi arrivati in Italia grazie all’Associazione Arca Solidale di Orio Canavese.
La Sala Operativa di Protezione Civile Anpas del Piemonte, in coordinamento con la Regione Piemonte, è impegnata soprattutto in attività di accoglienza e di trasferimento di famiglie, arrivate dall’Ucraina, presso le unità abitative sul territorio individuate dalla Regione.
Ricordiamo qui di seguito le coordinate bancarie per partecipare alla raccolta fondi Anpas a favore della popolazione ucraina: Banca Intesa San Paolo; IBAN: IT 56 A 03069 09606 100000067621; SWIFT/BIC: BCITITMM; intestato a: Anpas – Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze; causale: emergenza umanitaria Ucraina.
Anpas (Associazione Nazionale PubblicheAssistenze) Comitato Regionale Piemonte rappresenta oggi 82 associazioni di volontariato con 9 sezioni distaccate, 10mila volontari (di cui 3.829 donne), 5.904 soci, 492 dipendenti, di cui 62 amministrativi che, con 430 autoambulanze, 211 automezzi per il trasporto disabili, 237 automezzi per il trasporto persone e di protezione civile e 5 imbarcazioni, svolgono annualmente 520.967 servizi con una percorrenza complessiva di oltre 17 milioni di chilometri.
“Sul caro energia e carburante il decreto del governo poteva e doveva essere più concreto. Siamo ancora in tempo per cambiare passo ma se anche il ministro Giovannini afferma che quanto fatto finora ‘non basta’ evidentemente bisogna fare di più”. Lo dichiara Daniela Ruffino, deputata di Azione.
“Il governo deve lavorare per abbattere in maniera consistente il costo della benzina altrimenti le difficoltà che tanti settori produttivi lamentano si trasformeranno ostacoli insormontabili. Dopo due anni di pandemia che hanno messo in ginocchio intere filiere produttive – aggiunge Ruffino – non possiamo permetterci ricadute sociali drammatiche che segnebbero ancora di più interi aertori della nostra economia”.
Prc: “Acqua pubblica resta miraggio”
Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
DEAMBROGIO: A 11 ANNI DAL REFERENDUM L’ACQUA PUBBLICA RIMANE UN MIRAGGIO. NO ALLA GESTIONE PRIVATISTICA DELLE MULTISERVIZI.
Il 22 marzo si celebra ovunque la Giornata Mondiale dell’Acqua. In vista di questo appuntamento Alberto Deambrogio, segertario regionale, ha dichiarato: “Il 22 marzo deve diventare un appuntamento di rinnovata mobilitazione di tutte le persone, che in Piemonte e altrove in Italia, si erano espresse per l’acqua pubblica nell’appuntamento referendario di 11 anni fa. Siamo di fronte al palese tradimento di quel risultato visto che, come ha sostenuto padre Alex Zanotelli, ‘nessuno dei sette governi che si sono succeduti ha rispettato la volontà del popolo italiano’. Oggi, in realtà siamo di fronte ad un ulteriore salto di qualità in senso negativo”.
“In particolare – continua Deambrogio – il governo Draghi concentra nel PNRR e nel ddl ‘Concorrenza’ le sue azioni per rovesciare completamente la logica vittoriosa del referendum del 2011. Da una parte infatti investe 4,3 miliardi verso le grandi aziende multiservizi del nord, dall’altra impone la privatizzazione dei servizi pubblici dei Comuni, includendo l’acqua, in spregio all’art. 118 della Costituzione”.
“Tra le multiservizi che riceveranno finanziamenti per gestire privatisticamente l’oro blu – continua ancora Deambrogio – ne troviamo una ben nota in Piemonte: Iren. Quest’ultima si prepara a fare grandi affari soprattutto al sud, proprio laddove sono nate esperienze positive di ripubblicizzazione come quella dell’Azienda Speciale di Napoli”.
“Oggi più che mai – conclude Deambrogio – è il momento di agire per ottenere lo stralcio dell’art. 6 del ddl ‘Concorrenza’ in modo da assicurare agli Enti Locali la possibilità di gestire l’acqua in modo diretto e democratico. Invito in questo a sostenere la campagna lanciata dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua pubblica inviando la propria adesione a: segreteria@acquabenecomune.org. Il Piemonte ha una lunga tradizione di lotta, impersonata anche da figure di prestigio come Mariangela Rosolen, saprà dunque fare la sua parte non cedendo agli enormi interessi economici in campo”.
“Fuoriclasse”
Il settimo episodio disponibile su SalTo+
Obiettivo del Progetto “raccontare lo sport attraverso storie, libri, riferimenti cinematografici e letterari, cronaca e radiocronaca”. Nella sua settima puntata, il podcast “Fuoriclasse”, progetto digitale del “Salone Internazionale del Libro” di Torino, prende ispirazione dal torneo rugbistico “Sei Nazioni” per puntare la sua attenzione sullo sport della palla ovale nel mondo ed in Italia. Realizzato dai curatori Marco Pautasso e Federico Vergari, con un contributo del giornalista esperto di rugby Marco Pastonesi, l’episodio è ormai disponibile da giorni disponibile su SalTo+ e sulle principali piattaforme di streaming gratuite.
Il “Sei Nazioni”, che in questo 2022 ha preso il via il 5 febbraio scorso per terminare sabato 19 marzo, è il torneo di rugby che vede annualmente in gara le nazionali di Francia, Galles, Inghilterra, Irlanda, Italia e Scozia. Nata nel 1883, é la più antica competizione a squadre dello sport mondiale e la nuova puntata di “Fuoriclasse” ne ripercorre i momenti storici più significativi. Ricorda ad esempio l’anno fatidico del 2000, quando la squadra italiana debuttò al torneo al fianco delle temute potenze rugbistiche europee. Ma si concentra anche sul grande rugby al femminile, rendendo omaggio alla “nazionale in rosa”, che si è qualificata con orgoglio ai mondiali in Nuova Zelanda a ottobre e novembre, mentre lo scorso anno si era piazzata al quinto posto del ranking mondiale, arrivando quarta al “Sei Nazioni”. Alla puntata va inoltre il merito di sottolineare la carica umana e lo spirito civile che animano – e hanno animato – le tante squadre rugbistiche in Italia, ricordando ad esempio l’Aquila Rugby, team che oggi non esiste più, per elogiare il coraggio dei suoi giocatori, non tanto sul campo, quanto nell’aiuto e soccorso dato ai malati all’Ospedale “San Salvatore” durante i giorni del terremoto. Oppure spiegando agli ascoltatori come il campo dell’“Unione Rugby Capitolina” a Roma sorga su un terreno confiscato alla banda della Magliana e sia diventato simbolo virtuoso di un progetto di sport e di vita.
Tra i riferimenti bibliografici di questa settima puntata: “L’Uragano nero – vita morte e miracoli di Jonah Lomu” (66thand2nd) e “Ovalia. Il dizionario erotico del rugby” di Marco Pastonesi (Baldini+Castoldi); “Il Sei Nazioni” di Marco Pastonesi e Enrico Pessina (Zelig); “Sei Nazioni” di Alessandro Troncon e Daniele Resini (Mondadori); “La grande meta. L’Italia del Sei Nazioni” di Angelo Croce e Christian Marchetti (Ultra).
Il settimo episodio fa seguito alle altre puntate di “Fuoriclasse”, ciascuna dedicata a particolari discipline sportive e ai suoi protagonisti: le Olimpiadi invernali a Pechino e la Valanga Azzurra, l’omaggio agli Europei di calcio nella prima puntata; il racconto dedicato alle Medaglie d’oro femminili nel secondo appuntamento; i campioni del ciclismo Alfredo Binda e Gianni Bugno nel terzo audio; il mondo del tennis e le Atp Finals nel quarto episodio; le testimonianze su tanti campioni e campionesse che hanno brillato nel 2021 nel quinto pezzo.
Spiegano i curatori, Marco Pautasso e Federico Vergari:
“Lo sport è (anche) un linguaggio e come tale è in continua evoluzione. L’obiettivo di ‘Fuoriclasse’ è quello di fotografare questo cambiamento. Nell’epoca dello storytelling applicato a qualsiasi cosa, politica compresa, non si può pensare a un evento sportivo senza un adeguato racconto. Che avvenga per radio, in video, su un sito, con un libro o su un quotidiano è ormai un dato di fatto che la qualità della narrazione influirà sensibilmente sulla costruzione di un preciso ricordo sportivo. L’epica sportiva non manca ultimamente. Ci sono trasmissioni TV, case editrici e riviste che fanno dello sport una questione prima letteraria e poi sportiva. Parlare di sport significa prima di tutto parlare di uomini e donne. Ogni uomo e ogni donna si portano dietro una loro storia. Ognuno con la sua storia, ognuno con la voglia di spostare i limiti un po’ più in là”.
Per rimanere aggiornati sui podcast successivi: www.salonelibro.it – SalTo+.
g. m.
Nella foto: Marco Pautasso e Federico Vergari
E presto aperture su Torino e Milano
SkyAlps, la compagnia aerea della montagne che rappresentano la spina dorsale dell’Europa, scopre il mare.
E, grazie all’Ente Sloveno per il Turismo ed all’operatore SloveniaVacanze, lancia un nuovo collegamento con voli charter tra Maribor, Bolzano, Pisa e Napoli a partire da giugno. Ma è solo un inizio poiché, dall’autunno di quest’anno e proseguendo nel biennio 23/24, i collegamenti verranno estesi a Torino, Milano, Genova, Roma, Palermo e Bari.
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