Bei tempi!
Accadde oggi
Bei tempi che sembrano lontani anni luce:quando il calcio italiano ed il nostro campionato erano i più belli d’Europa e del mondo. Lo ricordiamo con piacere e tanta nostalgia nella nostra rubrica “Accadde oggi“.18 aprile 1990, 32 anni fa ben 4 nostre squadre finaliste nelle coppe europee. In Coppa dei Campioni il Milan va in finale dopo aver eliminato il Bayern Monaco, vincendo 1-0 all’andata con un rigore di van Basten e perdendo al ritorno per 2-1 con il gol rossonero firmato da Borgonovo. La squadra di Sacchi alzerà la coppa battendo il Benfica con una rete di Rijkaard. In Coppa delle Coppe la Sampdoria in finale all’ultimo atto battendo il Monaco; dopo il 2-2 esterno, i blucerchiati vincono 2-0 con i gol di Vierchowod e Lombardo. A Goteborg, nella finalissima, sono due gol di Vialli nei supplementari a regalare la coppa ai doriani. In Coppa Uefa addirittura sono due le italiane ad andare in finale: la Juventus che elimina il Colonia e la Fiorentina che pareggia per due volte contro il Werder Brema, ma si qualificano in virtù del gol in trasferta firmati da Nappi. Nella finalissima fu la Juve a festeggiare, vincendo 3-1 in casa con le reti di Galia, Casiraghi e De Agostini, dopo il momentaneo pari di Buso, al ritorno pareggio 0-0 ad Avellino.
Altri tempi davvero quando il calcio italiano dominava in Europa e tutti ci temevano!
Enzo Grassano
L’artista italiano Salvatore Zito è tra i primi a inaugurare le personali della nuova galleria parigina Art Research Paris (A.R.P.). Proprio di fronte all’Eliseo, il gallerista Jean-Jacques Wattel, già noto esperto d’arte della casa d’aste Tajan, ha infatti appena aperto con François Coudert un grande spazio innovativo per l’arte e ha scelto, tra le personali da ospitare, quella dedicata agli “stick” inconsumabili del torinese Zito, che il filosofo Gianni Vattimo ha definito “un pittore dell’ulteriorità, che nasconde e fa presenti gli orizzonti ulteriori”.

Il romanzo narra una storia di sradicamento e lontananza e, anche se l’acqua compare poco nelle pagine, il mare è l’elemento che collega i due luoghi tra i quali si muove il protagonista. Da un lato l’oceano Indiano che lambisce l’Africa Orientale e dall’altro quello della cittadina costiera inglese dove approda.
Si inizia con la scrittrice Karen Blixen, nata Isak Dinesen in una residenza di campagna non lontano da Copenaghen, poi planata in una fattoria africana. Kankimäki decide di recarsi in Africa seguendo le orme dell’autrice de “La mia Africa” e utilizza ogni sorta di materiale per ripercorrerne la vita; dal pessimo matrimonio con il barone Bror al grande amore per Denis Finch Hatton che andava e veniva a suo piacimento tra le braccia di Karen.
Cresce, legge, si forma idee personalissime e precise sul mondo che la circonda; soprattutto sulla condizione femminile chiusa in un perimetro di pensiero, azione e occupazioni decisamente limitato ed asfittico. Quando conosce la fondatrice di un quotidiano locale ha l’illuminazione che guiderà i suoi futuri passi: decide di diventare giornalista.
ha cercato di immobilizzarla, che Giulia ha trovato la forza di superare quel limite.
