ilTorinese

100 milioni al Gruppo Iren per gli obiettivi di sostenibilità

BPER Banca, attraverso la divisione Corporate & Investment Banking guidata da Marco Mandelli, e il Gruppo Iren hanno sottoscritto in data odierna una Linea di Credito Term Loan pari a 100 milioni di euro, della durata di 6 anni, a supporto degli investimenti correlati ad obiettivi di sostenibilità, contribuendo al rafforzamento della solidità finanziaria del Gruppo.

Il finanziamento, di tipo Sustainability Linked, è destinato a sostenere il piano di investimenti previsti nella strategia al 2030 del Gruppo Iren perseguendo gli obiettivi di riduzione dell’intensità carbonica, della riduzione delle perdite di rete idrica, nonché un uso più razionale delle risorse e la progressiva crescita nella produzione di energie rinnovabili.

L’operazione si inserisce nel contesto del rafforzamento della struttura di liquidità del Gruppo adeguata agli attuali livelli di rating e con condizioni di tasso e durata allineate agli standard di Iren. Un’ulteriore operazione che evidenzia la completa integrazione tra gli obiettivi industriali e di sostenibilità e che coniuga questi due aspetti attraverso il meccanismo premio/penalità legato al raggiungimento dei target prefissati.

Marco Mandelli, Responsabile della Direzione Corporate & Investment Banking di BPER Banca, dichiara: “La diffusione della cultura ESG interna ed esterna alla Banca è tra gli obiettivi principali del recente Piano Industriale 2022-2025, che vede un’importante previsione di spesa, tra le altre cose, nell’erogazione del credito green. La linea di credito sottoscritta con un Gruppo importante come Iren ci consente una condivisione di valori importanti, uno su tutti il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità, tema fondamentale per entrambe le realtà.”

Anna Tanganelli, CFO del Gruppo Iren ha inoltre commentato: “La sottoscrizione di questa nuova linea di credito con BPER Banca, evidenzia la capacità del gruppo di diversificazione delle fonti di finanziamento supportata dal solido merito di credito riconosciuto dal mercato oltre che dalle consolidate relazioni bancarie anche in ambito territoriale. Al contempo viene rafforzato il ruolo della Finanza come strumento di completo allineamento agli obiettivi di sostenibilità del Gruppo”.

Miss mamma Italiana è di Orbassano

Lo scorso fine settimana, a Parma, si è svolta la 29° Finale Nazionale di “Miss Mamma Italiana GOLD 2022”.

Miss Mamma Italiana” è il primo concorso nazionale di bellezza e simpatia, con marchio registrato, dedicato alla figura della mamma, una produzione di esclusiva nazionale della Società Te.Ma Spettacoli di Paolo Teti.

Il concorso è riservato a tutte le mamme italiane ed è suddiviso in tre categorie: fascia di età 25/45 anni (le cui Fasi Finali si è svolgeranno dal 5 al 10 settembre a Bellaria – Riviera Romagnola), la fascia “Gold”, per le mamme aventi un’età tra i 46 ed i 55 anni e la fascia “Evergreen”, per le mamme con più di 56 anni.

Il concorso, giunto quest’anno alla sua 29° edizione non vuole premiare solo la bellezza ma intende valorizzare il ruolo della mamma come donna impegnata in famiglia, nel lavoro e nella società.

“Miss Mamma Italiana” sostiene Arianne, Associazione Onlus per la lotta all’Endometriosi, una malattia progressiva ed invalidante, ancora poco conosciuta, che colpisce 4 milioni di donne italiane in età fertile.

 

Le mamme finaliste, provenienti da diverse regioni italiane, hanno sfilato prima in abito elegante, poi in costume da bagno, tutte hanno sostenuto una prova di abilità come cantare, ballare, cimentarsi in esercizi ginnici e in varie prove creative o sportive.

La giuria ha proclamato vincitrice, con la fascia, la corona ed il trofeo di “Miss Mamma Italiana GOLD 2022” ELENA CERCHIARO, 51 anni, casalinga, di Noventa Padovana (Padova), sposata con Stefano e mamma di Tommaso e Sebastiano, di 20 e 17 anni.

“Miss Mamma Italiana GOLD 2022” è una bellissima donna con i capelli castani e gli occhi verdi, dolce, solare e simpatica, con la passione per il ballo.

 

Altre fasce sono state assegnate dalla giuria:

“Miss Mamma Italiana GOLD DAMIGELLA D’ONORE” ELENA TASSINARI, 53 anni, cuoca, di Castrocaro Terme (Forlì), mamma di Francesco e Michelangelo, di 30 e 20 anni;

 “Miss Mamma Italiana GOLD SPORTIVA” ILARIA DANIELI, 48 anni, titolare di una palestra, di Montecchio Precalcino (Vicenza), mamma di Nicolò di 18 anni;

“Miss Mamma Italiana GOLD FASHION” EMANUELA LOCATELLI, 46 anni, agente di viaggio, di Corbetta (Milano), mamma di Riccardo di 5 anni;

“Miss Mamma Italiana GOLD GLAMOUR” VALERIA FONTANA, 50 anni, titolare di un centro danza e fitness, di Caldogno (Vicenza), mamma di Leonardo e Beatrice, di 18 e 15 anni;

“Miss Mamma Italiana GOLD IN GAMBE” ROSA FUNARO, 47 anni, avvocato, di Napoli, mamma di Angelo di 10 anni;

“Miss Mamma Italiana GOLD DOLCEZZA” SOLIDEA BRAMANTE, 50 anni, assistente di cura, di Maccagno (Varese), mamma di Melissa, Bruno ed Angelica, di 23, 16 e 12 anni;

“Miss Mamma Italiana GOLD SPRINT” SANDRA CAPELLO, 50 anni, imprenditrice, di Ferrere d’Asti (Asti), mamma di Alessio e Francesca, di 13 e 9 anni;

“Miss Mamma Italiana GOLD SORRISO” ENRICA BONAMICI, 55 anni, estetista, di Porto Viro (Rovigo), mamma di Sebastian di 29 anni;

“Miss Mamma Italiana GOLD RADIOSA” LORETTA LICCIARDI, 50 anni, impiegata, di Orbassano (Torino), mamma di Martina di 20 anni;

“Miss Mamma Italiana GOLD ROMANTICA” SILVIA TULIANI, 54 anni, impiegata amministrativa, di Siena, mamma di Sofia di 21 anni;

“Miss Mamma Italiana GOLD SOLARE” VALENTINA NIOI, 47 anni, barista, di Assemini (Cagliari), mamma di Martina di 13 anni;

“Miss Mamma Italiana GOLD SPONSOR TOP” a pari merito, MARINA DI LUZIO, 55 anni, cuoca, di Ravenna, mamma di Alex e Manuel, di 36 e 27 anni e CHIARA DI DONATO, 49 anni, casalinga, di Firenze, mamma di Alessio ed Alberto, di 15 e 10 anni.

 

Elena Cerchiaro e le altre mamme vincitrici di questa edizione saranno protagoniste del Calendario “Miss Mamma Italiana GOLD 2023”, giunto quest’anno alla sua 20° edizione.

L’evento è stato presentato da Barbara Semeraro e da Barbara Petrella. Nel corso della serata, la Società Te.Ma Spettacoli, ha assegnato il Premio alla Bellezza legato alla figura della Mamma e della Donna ad Angelika Schmid, con questa motivazione: “Ad Angelika Schmid, il riconoscimento Premio alla Bellezza, per le sue doti umane e imprenditoriali profuse da oltre 30 anni nella gestione di quell’angolo di paradiso terrestre che è Villa Eden The Leading Park Retreat di Merano (Bolzano). Caratteristica che è valsa a Villa Eden numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali e l’apprezzamento incondizionato della stampa italiana ed estera”.

 

Già da sabato 06 agosto, la Te.Ma Spettacoli, tornerà “in pista” con le nuove selezioni per l’edizione 2023. Le iscrizioni al Concorso sono gratuite, maggiori informazioni si possono ottenere contattando la segreteria di “Miss Mamma Italiana” al numero 0541 344300 o consultando il sito www.missmammaitaliana.it

 

La strage di Bologna e la ricerca della verità

Sono passati quarantadue anni dal 2 agosto 1980.

Quel giorno, alle  10.25 di un caldo mattino di sabato, avvenne uno degli atti terroristici più
gravi del secondo dopoguerra, il più sanguinoso e criminale degli anni
della strategia della tensione. Nella sala d’aspetto di seconda classe
della stazione ferroviaria di Bologna Centrale esplose un ordigno a
tempo, nascosto in una valigia abbandonata. Ottantacinque persone
persero la vita e oltre duecento riportarono ferite molto serie. La
violenta esplosione venne avvertita nel raggio di parecchi chilometri.
Un’intera ala della stazione crollò come un castello di carta,
investendo il treno Ancona-Chiasso che sostava sul primo binario e il
parcheggio dei taxi antistante l’edificio. Tra le ottantacinque vite
innocenti che furono spezzate quel giorno quattro erano piemontesi.
Mauro Alganon, 22 anni, era di Asti e viveva in casa con i genitori
pensionati. Ultimo di tre figli lavorava come commesso in una libreria
ed era appassionato di fotografia. Era partito molto presto quella
mattina con un amico per andare a Venezia. A Bologna dovevano cambiare
treno, ma, a causa di un ritardo, persero la coincidenza. Faceva caldo
e
cercarono ristoro nella sala d’aspetto, uscendo a turno a prendere un
poco d’aria. L’esplosione lo uccise mentre stava leggendo un giornale.
L’amico che era uscito dalla stazione riuscì a salvarsi. Rossella
Marceddu aveva 19 anni e viveva con i genitori e la sorella a Prarolo,
piccolo comune a sud di Vercelli. Studiava per diventare assistente
sociale e aveva appena trascorso alcuni giorni di vacanza con il padre
e
la sorella al Lido degli Estensi. Stava rientrando a casa per
raggiungere il fidanzato. Inizialmente, con l’amica che l’accompagnava,
avevano pensato di fare il viaggio in moto, poi scelsero il treno
ritenendolo più sicuro. Quella mattina si trovavano sul marciapiede del
quarto binario in attesa del treno diretto a Milano. L’aria era afosa e
così decise di andare a prendere qualcosa da bere. La bomba scoppiò
mentre la ragazza stava andando al bar e la uccise. L’amica rimasta sul
quarto binario si salvò. Il cinquantaquattrenne Amorveno Marzagalli
viveva ad Omegna sul lago d’Orta, con la moglie Maria e il figlio
Marco.
Lavorava come dirigente in una ditta produttrice di macchine da caffè.
In quell’estate dell’ottanta aveva accompagnato la famiglia al Lido
degli Estensi, in provincia di Ravenna e, poi, avrebbe dovuto
raggiungere il fratello a Cremona con il quale aveva programmato una
gita sul Po. Erano dieci anni che il fratello lo invitava, ma solo
quella volta Amorveno acconsentì, anche per non lasciarlo solo dopo la
morte della madre avvenuta in giugno. La mattina del 2 agosto si fece
accompagnare alla stazione di Ravenna e di lì, dopo vent’anni che non
saliva su un treno, si mise in viaggio alla volta di Bologna dove lo
attendeva una coincidenza in partenza alle 11.05 che però non riuscì
mai a prendere. La quarta vittima aveva 33 anni, si chiamava Mirco
Castellaro ed era nato a Frossasco in provincia di Torino. Nel paese a
due passi da Pinerolo, dove il padre Ilario era stato sindaco, aveva
vissuto a lungo per poi trasferirsi a Ferrara dove risiedeva con la
moglie e il figlio di sei anni. Capoufficio presso la ditta Vortex
Hidra
a Fossalta di Copparo, nel ferrarese, aveva da poco acquistato
un’imbarcazione in società con un amico, accarezzando il progetto di
avviare una attività rivolta ai turisti. In quell’estate del 1980
l’obiettivo era di sistemare il natante ormeggiato in Sicilia e di fare
alcuni piccoli viaggi di rodaggio. Una serie di imprevisti costrinse
Mirco a ritardare la partenza. E l’appuntamento con il destino lo colse
quel maledetto sabato di agosto alla stazione di Bologna.
L’individuazione delle responsabilità della strage di Bologna
rappresenta una delle vicende giudiziarie più complicate, lente e
discusse della storia contemporanea del nostro Paese. Una vicenda che
ha
conosciuto tentativi di depistaggio e che, viceversa, nella ricerca
della verità, ha visto l’impegno dell’associazione tra i familiari
delle vittime della strage, costituitasi il 1° giugno dell’81. Dopo
vari gradi di giudizio si giunse a una sentenza definitiva di
Cassazione
solo quindici anni dopo la strage, il 23 novembre 1995: vennero
condannati all’ergastolo come esecutori dell’attentato i neofascisti
dei
NAR Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro (che si sono sempre
dichiarati innocenti, pur avendo apertamente rivendicato vari altri
omicidi di quegli anni). Per i depistaggi delle indagini furono
condannati l’ex capo della P2 Licio Gelli, l’ex agente del Sismi
Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro
Musumeci e Giuseppe Belmonte. Il 9 giugno del 2000 la Corte d’Assise di
Bologna emise nuove condanne per depistaggio e sette anni più tardi
venne condannato a trent’anni per l’esecuzione della strage anche Luigi
Ciavardini (minorenne all’epoca dei fatti). Altri due imputati,
Massimiliano Fachini (anch’esso legato agli ambienti dell’estrema
destra
ed esperto di timer e inneschi) e Sergio Picciafuoco (criminale comune,
presente quel giorno alla stazione di Bologna, per sua stessa
ammissione), vennero condannati in primo grado, ma poi assolti in via
definitiva, rispettivamente nel 1994 e nel 1996. Nel 2017 venne
rinviato
a giudizio per concorso nella strage di Bologna l’ex terrorista dei Nar
Gilberto Cavallini. Nell’ambito di questo procedimento venne richiesta
una nuova perizia sui reperti della stazione ancora conservati. La
perizia segnalò il ritrovamento di quello che poteva essere
l’interruttore che fece esplodere l’ordigno. Nuovi e recenti scenari si
aprirono due anni fa: il 9 gennaio del 2020 Cavallini, sulle cui spalle
pesavano già otto ergastoli, fu condannato con sentenza di primo grado,
per concorso nella strage. A maggio la Procura generale del capoluogo
emiliano chiese il rinvio a giudizio dell’ex militante di Avanguardia
nazionale Paolo Bellini, in quanto esecutore dell’attentato alla
stazione mettendo in rilievo che avrebbe agito in concorso con Licio
Gelli, con l’ex capo dell’ufficio Affari riservati del Viminale
Federico
Umberto D’Amato, con l’imprenditore e finanziere piduista Umberto
Ortolani e col giornalista Mario Tedeschi, tutti morti nel frattempo e
tutti coinvolti come possibili mandanti o finanziatori dell’eccidio.
“_La giustizia non ha fine_”, disse un giorno Paolo Bolognesi,
presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime del 2 Agosto.
Ma in questo 2022, esattamente nell’aprile scorso, una parola fine
almeno per quanto riguarda il nuovo processo della strage alla stazione
è arrivata, 42 anni dopo: ergastolo per Paolo Bellini, ex di
Avanguardia Nazionale accusato di concorso nella strage, con un anno di
isolamento diurno. Quello che venne definito come ‘”_l’uomo nero_”, è
stato riconosciuto da questa sentenza come il quinto attentatore, in
concorso con i Nar condannati in definitiva, Giusva Fioravanti,
Francesca Mambro e Luigi Ciavardini e, in primo grado, Gilberto
Cavallini. Si è giunti finalmente a gettare luce sui mandanti? E’ stata
messa la parola fine a questa interminabile vicenda? E’ augurabile che
sia così per dare finalmente dei volti e dei nomi a chi decise di
colpire al cuore la nazione, stroncando la vita e i sogni di tanti
innocenti e delle loro famiglie.

Marco Travaglini

“Ludovico detto Vico”, il secondo romanzo di Alberto Magatti

Informazione promozionale

Nelle librerie e sulle piattaforme on line  

E’ disponibile dal 25 luglio  nelle librerie e sulle piattaforme on line “Ludovico detto Vico”, il secondo romanzo di Alberto  Magatti, scrittore ed imprenditore mandellese già autore di “Dado e le farfalle silenti” (Tam edizioni), un piccolo caso letterario con oltre 5.000 copie vendute grazie ad una storia avvincente e al passaparola.

“Ludovico detto Vico” è in qualche misura un romanzo di formazione. Si svolge tra la Sicilia ed un paese  “inventato ma non troppo” del lago di Como, dalla fine degli anni 50 ai giorni nostri. Racconta le vicende di  Anna, una ragazza siciliana orfana di madre e che perde il padre nella tragedia di Marcinelle ed è costretta a fuggire dalla sua casa a causa di una violenza sessuale. Riparerà a Palermo nell’orfanotrofio dei Cento Scalini,  dove incontrerà il suo destino che ha il volto di due fratelli, Ludovico e Sofia con cui sarà nuovamente  costretta alla fuga.

Sullo sfondo delle vite dei protagonisti scorre la storia del nostro Paese, di un’Italia che  abbiamo dimenticato: quella dell’emigrazione, dei matrimoni riparatori, delle Fiat Seicento e del boom economico.

Un romanzo che testimonia l’evoluzione del Magatti scrittore che ha affrontato questa seconda prova con  maggior consapevolezza, anche attraverso lo studio dei personaggi; un libro che ancora una volta parla al  cuore e accompagna il lettore “dentro” l’anima stessa dei protagonisti, con uno stile narrativo immediato, quasi visivo e come sempre personalissimo.

Ancora una volta sono molti i temi affrontati nel romanzo, destinato a colpire per l’intensità della narrazione e la singolarità delle vicende.

“È  stato un lungo cammino, intenso e profondo – dichiara Magatti – ed è proprio vero che alla fine ci si innamora davvero dei propri personaggi. Dentro a “Ludovico detto Vico” ho potuto affrontare le questioni che più mi stanno a cuore, quelle a cui il più delle volte è difficile dare delle spiegazioni logiche: l’amore incontenibile che lega le persone e la difficile scelta di lasciare andare chi si ama per davvero, la maternità del cuore e non del corpo, quella che sancisce affetti particolari tra figli adottivi e i propri genitori; la straordinaria sensazione nel provare a stringere la mano ad una persona con un dono speciale e una luce vivida nello sguardo. Insomma, mi sono fatto un sacco di domande alle quali ognuno di voi, tra le righe, troverà le sue risposte. Ma la cosa più importante per me è rimanere sempre  dalla parte di più deboli, dove mi piace stare”.

Il terreno su cui si avventura Magatti con questo romanzo non è semplice: i temi che affronta colpiscono  duro, ma non mancano la terrenezza dello sguardo incantato sull’amore e la sua capacità di leggere i  “piccoli spostamenti del cuore” che restituiscono intensità alla vita.

 E poi c’è Vico, il protagonista: un irresistibile “ragazzino” a cui la vita ha chiesto e dato molto.

Un romanzo “senza pelle”: da leggere d’un fiato.

Alberto è alla sua seconda prova letteraria, il secondo romanzo, ma aveva già dato alle stampe “Dall’officina alla cucina”: un “diario culinario” in cui spiegava che non c’è poi molta differenza tra “tornire un pezzo” e realizzare un piatto: passione e precisione sono sempre gli ingredienti principali.

Il cinquantasettenne mandellese è inoltre da alcuni anni alla guida di una cooperativa sociale, la cooperativa Incontro che si occupa di inserimento lavorativo di disabili e persone con fragilità.” “Un’esperienza molto formativa – conferma – troppo spesso si crede di fare queste attività per essere utili agli altri, ma poi la vita ci dimostra che sono gli altri ad essere utili a noi: in coop ho imparato tantissimo, sulle persone, certamente, ma soprattutto su me stesso”.

Il suo rapporto con la scrittura è autentico e intenso: “E’ terapeutica, l’ho incontrata nel lockdown ed è stata la mia medicina più preziosa. Mi piace pensarmi come un esploratore: la “mia terra misteriosa” sono i sentimenti, le emozioni che le storie sanno suscitare”.

Ultimo saluto a una donna emblema dell’imprenditoria

E’ deceduta l’imprenditrice e dirigente di Confcommercio Aurelia Della Torre, di 72 anni. Era ricoverata all’ospedale Santa Croce di Cuneo.
Nata il 6 aprile 1950, aveva conseguito la maturità classica e compiuto studi di giurisprudenza. Divento’  una protagonista dell’imprenditoria femminile nelle associazioni di categoria. Suo il negozio Giocagiò di via Cavallotti. Fu anche  vicepresidente dell’Associazione Commercianti di Cuneo. Vasto cordoglio in città e nella provincia Granda.
NOTIZIE DAL PIEMONTE

Per il Banco del Sorriso ancora solidarietà grazie a Lions e Fondazione Ulaop – Crt

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Dall’inizio della collaborazione nel 2015 sono stati raccolti oltre 365 mila prodotti per la cura e l’igiene della persona. Da quest’anno il Distretto 108 Ia1 metterà anche in campo un programma di screening oculistici e laboratori educativi e di sensibilizzazione sulla cura di sé e sull’igiene personale.

È stata rinnovata ufficialmente la partnership che coinvolge i Lions Club di Torino e cintura e la Fondazione ULAOP-CRT Onlus per il progetto “Il Banco del Sorriso”. La convenzione ha l’obiettivo di integrare la fornitura di generi di prima necessità con prodotti specifici per l’infanzia (pannolini, prodotti per l’igiene, materiale scolastico, ecc.) e proposte di carattere culturale ed educativo.
Nata nel 2015, la collaborazione tra Lions Club e Fondazione ULAOP, continua quindi con un nuovo accordo che si integra con il Mercato Solidale della Consulta per le Persone in Difficoltà all’interno della Rete Torino Solidale. Sono 65 gli enti destinatari coinvolti, tra cui parrocchie, centri di ascolto, Sermig, Cottolengo, e altre realtà dell’area metropolitana di Torino, di Collegno e Rivoli, per un totale di circa 2.700 famiglie beneficiarie e 3.000 bambini nella fascia d’età 0-12 anni.
“Dall’inizio della partnership, nel 2015, sono stati donati dai Club Lions del Distretto 108 Ia1 alle famiglie beneficiarie 362.284 pannolini, 2.400 pacchetti di salviette, 1.080 bagnoschiuma” dice il neo Governatore Carlo Ferraris. “Tutto è stato possibile grazie alla disponibilità di privati come Fondazione Torino Musei e Chiesa del Santo Volto, che hanno messo a disposizione i loro spazi e collaborato agli allestimenti in occasione dei concerti di raccolta fondi, grazie alla collaborazione con alcune farmacie di Torino e con ITA Giolitti, alle raccolte dirette nei supermercati, all’organizzazione di eventi di raccolta fondi come concerti al pubblico e spettacoli di magia per bambini”, aggiunge Giovanna Sereni, Coordinatrice Service “Bambini Nuovi Poveri” e membro Commissione Multidistrettuale Attività di Service.

Si uccide con un colpo alla testa davanti agli impianti sportivi

Ieri uomo di 72 anni si è tolto la vita nel parcheggio dei campi sportivi di Piscina, nel Torinese. Il suicida è un pensionato, che viveva da solo a Piossasco. Si è ucciso sulla sua auto, una Fiat Stilo. Sul posto i carabinieri della stazione di Cumiana, il 118 e il medico legale che ne ha constatato la morte.
(Foto archivio)

Camionista muore carbonizzato nella cabina del tir

Un tragico incidente ha coinvolto un tir  che ha preso fuoco  sulla tangenziale, nei pressi  dello svincolo di Stupinigi, a Nichelino. Il camionista alla guida è  morto carbonizzato all’interno della cabina. L’incendio è scoppiato a causa di un incidente avvenuto in direzione nord, sulla tangenziale sud, che non ha coinvolto altri veicoli. Dopo l’urto con il guard-rail il camion si è ribaltato e ha preso fuoco. Le fiamme erano visibili a grande distanza.

La Palazzina di Caccia di Stupinigi apre le porte dei suoi spazi segreti chiusi al pubblico

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Sabato 3 settembre 2022

Le stanze chiuse del re

 

“Le stanze chiuse del re” è il nome della visita guidata straordinaria, in programma sabato 3 settembre, all’appartamento di Ponente di Carlo Felice con le sue particolari decorazioni a tema marino. Opposto allo speculare appartamento di Levante, l’appartamento in attesa di restauro è l’insieme delle stanze appartenute al Re Carlo Felice e alla duchessa Cristina di Borbone.

Gli spazi vennero ampliati sotto la direzione di Benedetto Alfieri nel XVIII secolo per accogliere le stanze di Vittorio Emanuele, duca d’Aosta e figlio di re Vittorio Amedeo III. L’appartamento si apre all’ingresso con un atrio contraddistinto da due statue in marmo dei fratelli Collino rappresentanti rispettivamente Meleagro e Atalanta. Le due anticamere successive sono contraddistinte da una decorazione della seconda metà del XVIII secolo ascrivibili alla scuola del Cignaroli con scene di caccia e di vita agreste. Tutte le sovraporte degli ambienti raffiguranti Marine, datate 1755, sono riconducibili alla maniera di Francesco Antoniani. Nelle camere da letto i lampadari in vetro di Murano con bracci a cornucopie, risalgono alla fine del XVIII secolo così come i letti intagliati e laccati. I camini di tutto l’appartamento sono in marmo di Valdieri, il pavimento in seminato alla veneziana.

La visita rientra nel programma di Passepartout, le visite guidate straordinarie alla (ri)scoperta degli spazi segreti, normalmente chiusi al pubblico, della Palazzina di Caccia di Stupinigi. L’appartamento di Ponente, gli ambienti della servitù e la cupola juvarriana sono gli spazi della corte, in alcuni casi aperti per la prima volta ai visitatori, che raccontano la storia della Palazzina nelle sue diverse fasi abitative e il progetto architettonico alla base della sua costruzione.

 

INFO

Palazzina di Caccia di Stupinigi

piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino (TO)

Le stanze chiuse del re – Visita all’appartamento di Ponente

Sabato 3 settembre, ore 10.30, 12, 14.30 e 16

Durata: un’ora circa.

Prossimi appuntamenti: 1 ottobre, 5 novembre, 6 novembre, 12 novembre

Costo del biglietto: 17 euro.

Per partecipare alle visite guidate è obbligatoria la prenotazione.

Prenotazione obbligatoria al numero: 011 6200633, dal martedì al venerdì 10-17,30, entro il venerdì precedente la visita.

www.ordinemauriziano.it

“Gli uomini senza idee, per primi vanno a fondo”

Music Tales, la rubrica musicale 

Non devi credere, no, vogliono far di te

Un uomo piccolo, una barca senza vela

Ma tu non credere, no, che appena s’alza il mare

Gli uomini senza idee, per primi vanno a fondo”

Il brano di cui voglio scrivere oggi è “ragazzo mio” di Luigi Tenco. Il brano è uscito per la prima volta nel ’64 mentre la versione che vi proporrò a fine articolo è di quarantaquattro anni dopo. La canzone è un invito a non distruggere i propri sogni dando retta alle persone senza idee, che giudicano senza sapere o, spesso, per l’incapacità di realizzare cose.

 

Luigi Tenco, uno dei maestri cantautori della canzone italiana ed esponente di spicco della scuola genovese, pubblicava quindi nel 1964 il brano da lui scritto “Ragazzo mio” sul lato A del 45 giri che comprendeva sul lato B “No, non è vero”. Il pezzo veniva inserito l’anno successivo nell’LP “Luigi Tenco”. Il pezzo avrà diverse cover eccellenti, tra le più famose ricordiamo quella di Loredana Bertè e di Ivano Fossati.

“Ragazzo mio”, è dedicata da Tenco al giovane Alessandro, figlio dell’amico Roy, come quest’ultimo affermerà nel suo libro (Caso Tenco. È stato un suicidio?). Il cantautore rivolge paternalmente al ragazzo, che in questa canzone rappresenta la generazione futura, preoccupato che da grande potrebbe non capire l’impegno da lui e da quelli come lui profuso per combattere il conformismo della società. È da prediligere un’interpretazione che vede Tenco impersonare direttamente le sembianze del padre del ragazzo e, dunque, riferire la locuzione “tuo padre” a se stesso. L’autore non nasconde al figlio di sentirsi giudicato dalla società per essere un sognatore ed idealista. Tuttavia, coloro che giudicano sono parte di quella società fatta di piccoli uomini che alla prima difficoltà si arrendono perchè senza ideali.

 

Ancora una volta Tenco dimostra di essere avanti. Ma dalle sue parole già traspare una solitudine. Probabilmente proprio quella solitudine degli idealisti che lo perseguiterà per tutta la vita e che potrebbe aver giocato un ruolo importante in quell’ albergo durante il Festival di Sanremo del 1967, quando avvenne la sua morte, tutt’oggi avvolta nel mistero.

 

Ad otto anni dalla sua scomparsa, vorrei ricordarla sulle corde di Giuseppe Mango, altra gran voce tolta a questa nostra vita terrena. Mango mai interessato alla musica italiana (se non qualche brano di Lucio Battisti n.d.r.) nel 2008 pubblica “Acchiappanuvole”, un album che ho acquistato e consumato.

L’album contiene le cover di alcuni famosi brani di artisti artisti italiani quali Claudio Baglioni, Fabrizio De André, Lucio Battisti, e Francesco De Gregori. Tra le canzoni incluse vi sono Senza Pietà di Anna Oxa e anche alcuni successi degli anni 2000, come Luce (tramonti a nord est) di Elisa e La disciplina della Terra di Ivano Fossati.

 

A voi Ragazzo mio …

 

 

buon ascolto, vi piacerà ne sono certa

 

https://www.youtube.com/watch?v=8BMJziuGtcA&ab_channel=Mango-Topic

Chiara De Carlo

 
 

 

Sì: sono un sognatore. Un sognatore è colui che riesce a trovare la sua strada solo al chiaro di luna, e la sua punizione è che vede l’alba prima del resto del mondo”

scrivete a musictales@libero.it se volete segnalare eventi o notizie musicali!

Ecco a voi gli eventi da non perdere!
 
GIOVEDI 04 AGOSTO CONAD DI RIVOLI ORE 20.00 ….NON POTETE MANCARE!!