Terminano gli appuntamenti dell’ estate in città.
E’ in programma, a chiusura del ricco calendario di appuntamenti che hanno regalato a rivolesi e visitatori giornate animate (tra cultura, divertimento e promozione del territorio), nei due mesi passati, un lungo week-end organizzato dalla Pro Loco.
“Abbiamo presentato un ampio programma alla Città fatto di musica, teatro, arte, sport e ogni anno cercheremo di ampliarlo sempre di più. La città di Rivoli è stata valorizzata per il suo patrimonio artistico e culturale nelle varie zone del territorio cittadino, penso ai tanti appuntamenti creati insieme alla Biennale d’arte moderna e contemporanea del Piemonte e all’Istituto Musicale Città di Rivoli Giorgio Balmas nei giardini di Palazzo Piozzo di Rosignano, ai vari percorsi turistici creati dal Consorzio TurismOvest. – afferma il Vice Sindaco Laura Adduce – Chiudiamo il calendario di quest’ Estate rivolese con una fantastica Mongolfiera in Piazza Aldo Moro e con tante altre attrazioni insieme agli amici della ProLoco sperando come sempre di rendere Rivoli una meta turistica.”
Dal 22 al 24 luglio questi gli appuntamenti in cartellone per il “Festival d’ Estate” organizzato dalla Pro Loco di Rivoli in collaborazione con Cuochi Master in piazza Aldo Moro.
Da venerdì 22 luglio, in piazza Aldo Moro, per tre giorni, ci saranno i gazebo di Cuochi Master per proporre ai visitatori Quality Street Food (cucine dal mondo e dalle regioni d’ Italia), le giostrine ed i gonfiabili per i bambini, le bancarelle degli artigiani e spettacoli.
Venerdì 22 alle 21 ci sarà lo spettacolo delle fontane danzanti e luminose.
La sera di sabato 23 luglio, la musica sarà protagonista con una Tribute band a Laura Pausini.
Sabato 23 e domenica 24 luglio sarà possibile salire sulla Mongolfiera e la sera della domenica un altro concerto con Tribute Band a Zucchero.
Concerti: gioie degli italiani, ma, talvolta, anche dolori
Due giganti. Due giganti di superba, straordinaria bellezza. Incute perfino una sorta di reverenziale rispetto la coppia di sculture in bronzo, di imponente monumentalità (in cui la suggestione del mito si intreccia a cifre narrative di marcata impronta letteraria), che da giovedì 21 luglio e fino a martedì 27 novembre stazionano – suggestivo il colpo d’occhio – in piazza Ottinetti ad Ivrea. A realizzarle (una nel 2001, l’altra nel 2010) il grande Igor Mitoraj, nato nel 1944 a Oederan (poco lontano da Dresda) e scomparso a Parigi nel 2014, ma sepolto, per suo espresso desiderio, a Pietrasanta, la sua “Piccola Atene”, dove Mitoraj arrivò (dopo un irrequieto girovagare fra Parigi, New York, Messico e Grecia) nel 1979, innamorandosene a tal punto da stabilirvisi nel 1983, scegliendo come abitazione e atelier un vecchio laboratorio di marmo in disuso, che ristrutturò e che oggi rappresenta la sede di riferimento per la gestione e conservazione del suo immenso patrimonio artistico: l’“Atelier Mitoraj”, cui appartengono le due opere esposte oggi ad Ivrea, in occasione delle celebrazioni di “Ivrea 2022. Capitale Italiana del Libro”. Curata da Costanza Casali (assessore eporediese alla Cultura) e da Luca Pizzi (componente dell’ “Atelier Mitoraj”), l’esposizione, dal titolo emblematico di “Mitoraj a Ivrea. Mito e letteratura” mette in luce, sottolineano i curatori, “il mito, punto di incontro tra la letteratura e l’arte, campo privilegiato del lavoro di Mitoraj. Il suo lavoro infatti affonda le radici nella tradizione classica e nel mito greco: una forma di resistenza, di difesa, di attaccamento ‘al bello’ che oggi rappresenta più che mai un messaggio di speranza”. Senza tuttavia escludere le voci, a lui più consone e vicine, della contemporaneità, di quell’arte post-moderna che in Mitoraj si concretizza attraverso l’interruzione, brutale ma voluta e ben studiata, di un singolarissimo lavoro plastico (busti maschili, soprattutto) in cui la figura si appalesa con arti e teste troncate: fratture che per l’artista alludono al mistero dell’antico che arriva a noi per frammenti, allusioni ed evocazioni. D’altronde, raccontava lo stesso Mitoraj, “un’opera d’arte non è mai finita”. “La creazione – aggiungeva – è come il viaggio di Ulisse verso Itaca. La cosa più importante è quello che succede durante. Perché Itaca da sola non può dare molto”. La meta da sola non può dare molto. In mezzo c’è la sofferenza, i mille dubbi, il lavoro incessante. Fare arte, per lui, era come “costruire una muraglia cinese: mattone dopo mattone”. E sentenziava deciso: “Se un artista può sopportare tre giorni senza creare, significa che non è la sua strada. Se qualcuno non è convinto del suo cammino non è felice”.

